La Casa di via dei Chiaramonti
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: La Casa di via dei Chiaramonti - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: La Casa di via dei Selvaforte - Arvalia e la linea del tempo - Casa Vittoria - Camillo, fascista n. 44 - Casa Rosa - La Casa Petrella - La Lupa, Faustolo, i Gemelli - La Colonìa Mattei - Corviale - La Valle dei Casali al Portuense - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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La Casa di via dei Chiaramonti di Antonello Anappo
La Casa di via dei Chiaramonti è un edificio rurale verosimilmente dell’Ottocento, sito al civico 17 della via omonima al Corviale. Da una verifica effettuata in loco, e da segnalazioni di cittadini, l'edificio risulterebbe oggi non più esistente. Ne rimane la scheda inventariale presso la Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (n. 00599132A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli). |
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La Casa di via dei Selvaforte di Antonello Anappo
La Casa di via dei Selvaforte è un edificio rurale verosimilmente dell’Ottocento, sito nella via omonima, al civico 28, al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599136A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli). |
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Arvalia e la linea del tempo di Antonello Anappo
L’Archivio Storico Portuense segue un modello lineare del tempo, con gli eventi ordinati in sequenza, secondo l’ordine del prima e del poi. Taluni eventi sono chiamati cesure storiche, perché - portando con sé un cambiamento del tipo di società - determinano anche un passaggio di epoca. Il modello ha individuato nella storia locale 8 eventi di cesura e, conseguentemente, 9 epoche. L’Epoca arcaica va dalle origini al 509 a.C., anno della cacciata del re Tarquinio il Superbo e dell’instaurazione della Repubblica. Questa nuova fase si chiude nel 31 a.C., quando Ottaviano, sconfitti i rivali, assume il potere assoluto. L’Impero termina a Roma con una data simbolica, il 410 d.C., anno del saccheggio dei Goti. Il lungo sonno del Medioevo termina nel 1471, con l’avvento di Papa Sisto IV e dei suoi successori rinascimentali, grandi frequentatori della Tenuta della Magliana. Abbiamo scelto di unificare la breve stagione del Rinascimento ai due secoli della Decadenza (Seicento e Settecento), facendo terminare questa epoca nel 1799, con l’arrivo delle truppe napoleoniche. Segue una fase di straordinaria fioritura urbanistica, il Primo Ottocento, segnata dalla nascita del Catasto e dagli slanci riformatori dei papi-re. La Repubblica Romana del 1848 avvia una nuova epoca, quella del Risorgimento e della nascita del Regno unitario d’Italia. La Marcia su Roma del 1922 apre il Ventennio fascista, che si conclude con la Liberazione del 1944. Da qui ai giorni nostri parliamo infine di Epoca contemporanea. Il modello comprende anche due epoche supplementari: il Futuro, dove classifichiamo i beni culturali progettati ma non ancora realizzati, e una categoria residuale, che include i beni paesistici, per i quali la nozione del tempo storico non rileva. |
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Casa Vittoria di Antonello Anappo
Casa Vittoria (già Società anonima Oliere, o Mendicicomio o Casa dei Vecchi) è una fabbrica dismessa, edificata nel 1895-1927, sita in via Portuense, 220, angolo via Q. Majorana al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970910A, Banchini R. - cat. Isgrò S.). |
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Camillo, fascista n. 44 di Antonello Anappo
La Casa del Fascio Portuense “Luigi Platania” aveva - come tutti i gruppi rionali della Federazione dell’Urbe - una sua burocrazia: produceva tessere, registri e documenti. Essi sono oggi in gran parte conservati alla Biblioteca nazionale di Firenze. Il Fondo Riva Portuense possiede una tessera di iscrizione, e precisamente la n. 44, emessa il 26 luglio 1936 per il fascista Camillo […] e firmata dal caporione Vito [...]. Per entrambi si è scelto di tenere coperti i cognomi, trattandosi di cognomi locali. La tessera, pieghevole su quattro facciate e stampata in robusto cartone nelle tipografie del Resto del Carlino a Bologna, presenta in epigrafe la scritta PNF (Partito Nazionale Fascista), il nome del gruppo rionale, i numerali II e XV (ad indicare rispettivamente il secondo anno dell’Impero e il quindicesimo della rivoluzione fascista), il busto marziale del dittatore. Le facciate interne riportano rispettivamente i dati anagrafici del tesserato e il giuramento personale di fedeltà al Duce e alla sua causa. Il giuramento recita: « Nel nome di Dio e dell’Italia giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze, e, se necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione fascista ». In quarta si trova il bollo a secco del gruppo rionale. Esso presenta al centro il simbolo littorio, mentre un doppio giro riporta i riferimenti del Fascio rionale Portuense. |
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Casa Rosa di Antonello Anappo
Casa Rosa è un cimitero interamente dedicato agli animali, con 800 tombe di cani e gatti, insieme a conigli, oche, piccioni, pappagalli, cavalli, una scimmia e un leone. La prima sepoltura risale al 1923. Il veterinario Antonio Molon, proprietario della pensione per cani di via dell’Imbrecciato, ricevette da Mussolini l’insolita richiesta di seppellire una gallina, amata compagna di giochi dei suoi figli. Si aggiungono poco dopo i cani di Casa Savoia e negli anni successivi la moglie Rosa Molon e il figlio Luigi accolgono via via i cani di Peppino De Filippo, Sandro Pertini, Palma Bucarelli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini e il gatto di Anna Magnani. Il All’ingresso un monumento commemora “quelli che non hanno un padrone”; all’interno (1600 mq) la stele con la “Preghiera del cane” di Jerome si affianca al tempietto della gatta Stellina, al busto del gatto Isidoro, alle lapidi dell’oca Barbarossa, della leonessa Greta e del coniglio Tappo. Vi sono tombe familiari (una ha forma a piramide) o accoppiate, come per i piccioni Pizzica e Pennacchione. Le iscrizioni dichiarano affetto e riconoscenza (“piccolo grande bassotto”, “ciao, gigante buono”, “grazie per la compagnia”) e talvolta accennano ad una dimensione celeste (“continua ad amarci da lassù”). Una scritta “danke” ringrazia in tedesco la micetta Emma. Al gatto Arturo è dedicato un elogio in latino. |
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La Casa Petrella di Antonello Anappo
Casa Petrella è un edificio rurale di inizio Ottocento, sito in via dell’Imbrecciato, 212, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970745A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.). |
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La Lupa, Faustolo, i Gemelli di Antonello Anappo
La Lupa compare sin dal mito di fondazione di Roma, e in quello portuense dell’incontro tra l’etrusco Faustolo (Tarun) e la meretrice latina Acca Larentia. Secondo il linguista Carlo De Simone le parole Roma, Romolus e ficus ruminalis avrebbero una matrice comune nell’etrusco ruma (mammella), che evocherebbe il leggendario allattamento di Romolo e Remo da parte della Lupa. Come l’uomo il lupo è un mammifero, capace di gravidanze gemellari, e la circostanza di un allattamento è rara ma non impossibile. Secondo taluni il termine Lupa starebbe ad indicare la stessa Acca Larenzia. Così afferma Lattanzio, che, ricordando il passato da meretrice di Acca, le dà l’epiteto di lupa, che in latino significa prostituta. Versioni simili si ritrovano in Livio e Ovidio (cfr. Historiae I, 4 e Fasti III, 55). Il pastore Faustolo (Tarun), dunque, prende in consegna i gemelli dalla Lupa e li accoglie nella sua casa, dove un recente lutto aveva strappato alla moglie Acca uno dei suoi dodici figli. Acca assume il ruolo mistico della pietosa nutrice, nobile figura protettiva, nonostante il suo passato di lupa. Dall’arrivo di Romolo e Remo Acca esce rigenerata, riguadagnando la gioia perduta nel lutto. I due gemelli crescono così, con i loro undici fratelli di adozione, nella serenità in un mondo di pastori. Li ritroviamo forti e adulti, pronti a vendicare il nonno Numitore e a fondare una Città. |
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La Colonìa Mattei di Antonello Anappo
La Colonìa o Macchia Mattei è un insediamento agrario di bonifica, esteso tra Portuense e Bravetta, legato al riformismo fondiario di epoca napoleonica. Antica proprietà ecclesiastica, la tenuta passa nel 1527 a Pietro Antonio Mattei. Sotto la nobile famiglia portuense la tenuta produce scarsissimo reddito, alternando vallette insalubri e boscaglia, nella quale i soli che trovano conveniente insediarsi sono i briganti. Nel 1802 papa Pio VII ne promuove la riconversione agricola. I Mattei incassano ingenti somme di denaro (ma al mutare della situazione politica, non esiteranno a passare nelle schiere napoleoniche) e incaricano del disboscamento, bonifica e colonizzazione l’avventuriere Basilio Salvi. L’opera di Salvi è meritoria: realizza cisterne e casali di bonifica, dalla tipica struttura a capanna. L’economia dell’insediamento si regge inizialmente sulla vendita di legname e in seguito sulle risorse di un avaro vigneto. Lo studioso G. Tomassetti descrive la vita epica e durissima dei colòni: quelli che non si ammalano di malaria sono soliti fuggire; Salvi, con pugno di ferro, li riporta alla Colonìa. In breve però Salvi deve arrendersi all’evidenza del fallimento, segnato dalla caduta di Napoleone e dal ritorno del vendicativo Pio VII. Nel 1815 l’Ospedale Santo Spirito rileva in blocco i terreni e l’ingente patrimonio edilizio, iniziandone la vendita frazionata. All’inizio del Novecento la tenuta è divisa fra 7 proprietari privati. La particella più fortunata è quella denominata La Contea, efficiente fino a tempi recenti. |
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Corviale di Antonello Anappo
Corviale è la sesta delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, estesa lungo la destra della Via Portuense, fra via del Casaletto e il fosso della Magliana. Le modeste testimonianze archeologiche (tomba arcaica di Poggio verde, villa romana all’Infernaccio) indicano come in epoca romana il territorio fosse coperto di selve, solcate solo nel I sec. d.C. dalla Via Portuensis. La situazione rimane invariata fino al 1527, quando la famiglia Mattei tenta una colonizzazione agraria intorno alla torre doganale al confine fra le diocesi di Roma e Porto (Casetta Mattei). Nel 1802 Pio VII avvia una nuova colonizzazione, anch’essa senza esito. Il nuovo proprietario, l’Ospedale Santo Spirito, fraziona il territorio in contee (piccole tenute), alcune delle quali destinate alla prosperità, altre al fallimento, altre all’urbanizzazione. La storia recente inizia nel 1972, con la progettazione del Complesso IACP Nuovo Corviale, dell’architetto Mario Fiorentino, ispirato alle unités d’habitation di Le Corbusier. Fin dalle prime assegnazioni e occupazioni le parti destinate a servizi rimangono incompiute, lasciando il posto al degrado e a un lungo difficile recupero. Il dibattito su come reinventare Corviale è ancora aperto. Risiedono nel quartiere, al 31 dicembre 2009, 14.044 abitanti. Vi sono due chiese parrocchiali. Il territorio retrostante è dal 1996 costituito nella riserva naturale Tenuta dei Massimi. |
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La Valle dei Casali al Portuense di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
Credits:
On line dal 01/06/2010, 568 letture.