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<title>Archivio Storico Portuense</title><link>http://www.arvaliastoria.it/dblog/</link>
<description>Archivio Storico Portuense</description><language>it</language>
<item>
	<title><![CDATA[Nostra Signora di Valme]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Nostra Signora di Valme &egrave; una chiesa parrocchiale contemporanea, il cui titolo ricorda un prodigio, avvenuto nel 1247 durante la <i>Reconquista spagnola</i>.</p>
<p>Il re Ferdinando, durante l&rsquo;assedio di Siviglia, invoca il sostegno della Vergine Maria, con l&rsquo;espressione tardo-latina &laquo;&nbsp;<i>Valme!</i>&nbsp;&raquo; (letteralmente <i>Vali me</i>, cio&egrave; <i>Dammi forza</i>). Subito dalla terra arida sgorga una sorgente di acqua ristoratrice, che permette alle truppe cristiane di riprendere le armi e scacciare, nel sangue, i Mori. Sul luogo del prodigio Ferdinando edifica un santuario, in cui colloca una statua lignea della Madonna, oggetto di grande venerazione popolare. In seguito la statua si trasferisce al santuario di <i>Dos Hermanas</i> e dal 1866 il suo culto &egrave; praticato anche a Roma, nella basilica di Santa Maria Maggiore, gemellata a <i>Dos Hermanas</i>. Dal 28 febbraio 1982, con il decreto del cardinal Poletti <i>A tutti &egrave; ben noto</i>, il culto di Valme &egrave; assegnato al Territorio Portuense, dove si costituisce la nuova parrocchia di Valme.</p>
<p>Da una iniziale sede di fortuna si intraprende, negli Anni Novanta, la costruzione della nuova chiesa progettata dall&rsquo;architetto Spina, conclusa il 24 marzo 1996 con la consacrazione del cardinal Ruini. L&rsquo;Edificio liturgico dalle grandi vetrate si caratterizza per l&rsquo;icona mariana presente sull&rsquo;altare maggiore. Il 10 marzo 2010 sar&agrave; collocata la nuova statua <i>in trono</i> della Vergine di Valme.</p>
<p>La parrocchia &egrave; affidata all&rsquo;<i>Opera della Chiesa</i>, comunit&agrave; cristiana ispirata alla figura di Madre Trinidad. Il <i>Complesso parrocchiale</i> si compone di <i>Comunit&agrave;</i>, <i>Casa dell&rsquo;Apostolato</i> e <i>Casa di risposo</i>. Da Nostra Signora di Valme dipendono le cappelle di S. Giovanni Battista de La Salle e di Papa Giovanni XIII a Borgata Petrelli.</p><br /><div id="technorati">
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	<link><![CDATA[http://www.arvaliastoria.it/public/post/nostra-signora-di-valme-460.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-03-09T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Tirelli e la Luce rivelata]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Marco Tirelli (Roma, 1956) realizza nel 2006 il dipinto murale <i>Luce dalle tenebre</i>, nell&rsquo;ambulacro dell&rsquo;Aula liturgica del Santo Volto.</p>
<p>L&rsquo;opera rappresenta la comparsa della Luce sulla Terra primitiva, per mano del Dio-Creatore. L&rsquo;impianto pittorico segue i canoni formali della <i>Transavanguardia</i>, con tratti ridotti alla sola forma essenziale, e sviluppa i <i>vv. 1-2</i> del <i>Libro della Genesi</i>: &laquo;&nbsp;<i>La Terra era informe e vuota e le tenebre ricoprivano la faccia dell&rsquo;abisso</i>&nbsp;&raquo;. La Terra &egrave; raffigurata come una sfera incolore, dai caratteri indifferenziati; le tenebre sono la corona circolare che avvolge la Terra, color nero impenetrabile; l&rsquo;abisso cosmico &egrave; lo sfondo blu della parete.</p>
<p>I successivi <i>vv.</i> 3 e 4 (&laquo;&nbsp;<i>Dio disse: &ldquo;Sia luce&rdquo;. E la luce fu</i>&nbsp;&raquo;) sono resi non attraverso la pittura ma con un suggestivo espediente ottico: in talune ore della giornata la luce solare proveniente dalla <i>Grande vetrata</i> di Michetti e Breccia penetra nell&rsquo;ambulacro e invade il dipinto murale, aprendo cos&igrave; uno squarcio di <i>luce sacra</i> nel velo delle tenebre.</p>
<p>Taluni critici hanno osservato che le due opere - il murale e la vetrata - sono l&rsquo;una l&rsquo;<i>immagine ribaltata in camera oscura</i> dell&rsquo;altra (replicano specularmente la stessa struttura geometrica) e sono poste fra di loro in confronto dialettico. Il murale sta ad indicare la <i>promessa biblica</i>; la vetrata, che simboleggia l&rsquo;<i>avvento del Mess&igrave;a</i>, il suo mantenimento. Tirelli ha esordito negli Anni Settanta nel solco della <i>metafisica italiana</i> e dell&rsquo;<i>astrattismo europeo</i>, per aderire negli Anni Ottanta alla <i>Nuova scuola romana</i>. La produzione attuale &egrave; ispirata alle <i>architetture di luoghi immaginari</i>.</p><br /><div id="technorati">
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</div>
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	<link><![CDATA[http://www.arvaliastoria.it/public/post/tirelli-e-la-luce-rivelata-456.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-02-12T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Alla corte di Cleopatra]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Tra il 46 e il 44 a.C. la regina Cleopatra trasforma gli <i>Horti</i> di Cesare in una corte reale, sul modello della Corte egiziana di Alessandria. Della breve vita della Corte portuense - caratterizzata da ingenti opere edilizie, ingente sfarzo, ingenti spese -, rimangono oggi solo i racconti degli artisti e delle personalit&agrave; pubbliche che vi soggiornarono.</p>
<p>Le opere edilizie si concentrano sulla villa alle pendici del Gianicolo, ampliata e trasformata in <i>Palatium</i>. Vengono dipinti affreschi con episodi mitologici e viene innalzata la statua colossale di un guerriero gallico. Nei campi portuensi, dove pascolano bradi i cavalli della <i>Mandria Sacra</i>, la circolazione &egrave; regolata da due strade: la Via Campana che taglia dritto verso le terme (oggi Pozzo Pantaleo), e la <i>via alzaria</i> che segue la riva del Tevere. I campi diventano <i>giardini di delizia</i>, con il <i>barcone</i> di Cleopatra all&rsquo;&agrave;ncora nelle darsene (presso l&rsquo;odierno Ponte Marconi). Cesare segue i lavori di persona, tanto che gli oppositori lo accusano per questo di trascurare gli impegni pubblici.</p>
<p>Nella Corte risiedono stabilmente 200 dignitari, 30 cortigiani, il corpo armato della <i>Guardia reale</i> e un numero imprecisato di ancelle e servi. La lingua comunemente parlata &egrave; il <i>greco</i>, nella <i>variet&agrave; alessandrina</i>. Cleopatra ha chiesto a Cesare organici ben maggiori (1000 dignitari e 200 cortigiani), ma Cesare l&rsquo;ha convinta ad accontentarsi, per non rivaleggiare in sfarzo con i suscettibili patrizi della Reggia palatina. Sono numerose infatti nell&rsquo;Urbe le critiche e i chiacchiericci: sia per aver concesso a una straniera onori regali, sia per averle riconosciuto lo status divino di reincarnazione di Iside.</p>
<p>Tra i poeti vi troviamo spesso Sallustio, Asinio Pollione, Lucio Apuleio e i due giovanissimi Virgilio e Orazio. Quest&rsquo;ultimo, che ha appena 21 anni, non fa mistero di detestare la Regina. E tuttavia &egrave; per lui che Cleopatra stravede: Cleopatra si annoia mortalmente nel sentire Sallustio declamare il <i>Bellum Iughurtinum</i> ma quando Orazio prende la parola e racconta le avventure amorose delle sue <i>eroine</i> Cleopatra ascolta ammaliata. Addirittura, pare che Cleopatra stessa si sia cimentata nella composizione di un&rsquo;opera letteraria, andata perduta, sulla cosmesi femminile simile ai <i>Medicamina faciei</i> di Ovidio.</p>
<p>Agli occhi dei poeti Cleopatra appare concordemente bellissima. Cleopatra, racconta Lucio Apuleio, indossa solitamente una conturbante tunica di lino, simile a quelle delle sacerdotesse egizie; possiede anche vesti elaborate, nei colori tradizionali di Roma, il rosso e il giallo, tutte assai discinte rispetto agli standard capitolini. Alla Corte risiedono anche mimi e attori, tra i quali Publilio Siro, e lo scultore greco, Arcesilao, che fonde in <i>euricalco</i> una statua della regina nelle vesti di Iside.</p>
<p>Tra i personaggi pubblici agli <i>Horti</i> sono frequentatori abituali Bruto, Antonio e il giovane Ottavio, dall&rsquo;indole severa e assai critico. Ci sono anche Tolomeo XIV, il <i>fratello-sposo</i> di Cleopatra di appena 13 anni, e l&rsquo;infante Cesarione. Il grande assente dalla Corte portuense di Cleopatra &egrave; Cicerone: per il <i>Padre della Patria</i> Roma ha un&rsquo;<i>unica</i> corte regale, quella sul Palatino.</p><br /><div id="technorati">
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</div>
]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.arvaliastoria.it/public/post/alla-corte-di-cleopatra-455.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.arvaliastoria.it/public/post/alla-corte-di-cleopatra-455.asp</guid>
	<dc:date>2010-02-02T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Il Ponte di Mezzocammino]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Il Ponte monumentale di Mezzocammino &egrave; un attraversamento sul Tevere, fra le due sponde di Mezzocammino e Spinaceto, realizzato nel 1938.</p>
<p>Il 10 luglio 1938 la Societ&agrave; anonima Tudini &amp; Talenti presenta all&rsquo;Ufficio Tevere un elaborato per un <i>ponte su piloni</i>, in sostituzione della <i>chiusa a parat&igrave;e mobili</i> la cui costruzione era stata interrotta dopo la piena eccezionale del 1937. Il ponte misura 362,5 m (385 m compresi i muri di accompagno) e si sviluppa su 15 campate: 5 interamente in acqua (la distanza fra le pile &egrave; di 34 m), 4 intermedie in golena e 6 a sbalzo sulla terraferma. La campata centrale &egrave;, in origine, apribile. L&rsquo;opera comprende un muraglione di 545 m sulla Riva Sinistra e una Cabina di comando.</p>
<p>Le 4 pile d&rsquo;alveo sono impiantate con <i>fondazione pneumatica</i> a quota -25,7 m sotto il livello del mare, su cassoni in cemento armato di 24 m di lunghezza &times; 7,5 di larghezza. Le murature sono in tufo, mentre i rivestimenti esterni sono in <i>calcestruzzo cementizio leggermente armato</i> e travertino. Le <i>travate Gerber</i> dell&rsquo;impalcato sono collocate sulle pile con appoggi in materiali innovativi (lega di piombo e <i>acciaio inox</i> con <i>calcestruzzo cementizio armato</i>). La carreggiata misura 9 m, con marciapiedi di 2 m per ogni lato.</p>
<p>Dal 1951 il ponte &egrave; inserito nel tracciato del Grande Raccordo Anulare. I crescenti volumi di traffico hanno reso necessaria la costruzione a valle di un secondo ponte e poi di un terzo ponte a scorrimento veloce. Dal 2003 il ponte di Mezzocammino, classificato come <i>monumento nazionale</i>, &egrave; utilizzato per la sola viabilit&agrave; in immissione dalla Via del Mare alla nuova carreggiata interna del GRA.</p><br /><div id="technorati">
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<a href='http://www.technorati.com/tag/ponte' target='_blank' rel='tag'>ponte</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/monumento' target='_blank' rel='tag'>monumento</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/mezzocammino' target='_blank' rel='tag'>mezzocammino</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/spinaceto' target='_blank' rel='tag'>spinaceto</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/sponda' target='_blank' rel='tag'>sponda</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/tevere' target='_blank' rel='tag'>tevere</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/fiume' target='_blank' rel='tag'>fiume</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/1938' target='_blank' rel='tag'>1938</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/tudinitalenti' target='_blank' rel='tag'>tudinitalenti</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/pilone' target='_blank' rel='tag'>pilone</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/chiusa' target='_blank' rel='tag'>chiusa</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/campata' target='_blank' rel='tag'>campata</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/alveo' target='_blank' rel='tag'>alveo</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/muraglione' target='_blank' rel='tag'>muraglione</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/cabina' target='_blank' rel='tag'>cabina</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/fondazione' target='_blank' rel='tag'>fondazione</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/pneumatico' target='_blank' rel='tag'>pneumatico</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/tufo' target='_blank' rel='tag'>tufo</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/travertino' target='_blank' rel='tag'>travertino</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/travata' target='_blank' rel='tag'>travata</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/gerber' target='_blank' rel='tag'>gerber</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/piombo' target='_blank' rel='tag'>piombo</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/calcestruzzo' target='_blank' rel='tag'>calcestruzzo</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/cementoarmato' target='_blank' rel='tag'>cementoarmato</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/gra' target='_blank' rel='tag'>gra</a>&nbsp;
</div>
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	<link><![CDATA[http://www.arvaliastoria.it/public/post/il-ponte-di-mezzocammino-454.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.arvaliastoria.it/public/post/il-ponte-di-mezzocammino-454.asp</guid>
	<dc:date>2010-01-26T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Caproni, maestro «senza metodo»]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Un <a href="http://www.arvalia.net/cgi-bin/municipio/dettaglio.asp?ID_Contenuto=1839&amp;ID_Sezione=16&amp;ID_Sottosezione=71">convegno</a> ricorda in questi giorni Giorgio Caproni, maestro elementare, poeta e critico letterario.</p>
<p>Caproni nasce il 7 gennaio 1912 a Livorno e trascorre l&rsquo;infanzia a Genova. La famiglia, di origini modeste, lo incoraggia agli studi musicali e alla lettura. Conosce i <i>nuovi poeti</i> dell&rsquo;epoca: Ungaretti, Barbaro e soprattutto Montale, rimanendo colpito dagli <i>Ossi di seppia</i>. Scrive versi suoi, che dal 1933 pubblica su riviste letterarie. Conseguita l&rsquo;abilitazione magistrale, dal 1935 insegna alla scuola elementare di Loco di Rovegno, in Val Trebbia. Pubblica il volumetto <i>Come un&rsquo;allegoria</i> e nel 1938 <i>Ballo a Fontanigorda</i>, ispirato dall&rsquo;incontro con la sua futura sposa, Rosa Rettagliata, cui si rivolge con il nome letterario di Rina.</p>
<p>Con lei si trasferisce a Roma, dove prende servizio come insegnante ordinario alla Scuola Pascoli. Il soggiorno romano dura solo quattro mesi. Il richiamo alle armi e lo scoppio della Seconda guerra mondiale lo portano sul Fronte occidentale. Dopo l&rsquo;8 settembre 1943 Caproni entra nella Resistenza, nella brigata partigiana della Val Trebbia, maturando l&rsquo;adesione al Partito Socialista.</p>
<p>Dopo la Liberazione riprende ad insegnare a Roma, nelle scuole Pascoli e Crispi. Affronta un problema immediato: i ragazzi non vanno a scuola. Decide di andarli a cercare. Su un registro del 1946 annota con grafia nervosa: &laquo;&nbsp;<i>Accord&agrave;tomi con il Signor Direttore ho fatto un giro nelle case dei recidivi e ora le frequenze sono tornate alla normalit&agrave;</i>&nbsp;&raquo;. L&rsquo;abitudine di scrivere cronache scolastiche lo accompagner&agrave; per tutta la carriera: perplessit&agrave; e soddisfazioni, ostacoli burocratici, ritardi, tutto con un&rsquo;umanit&agrave; profondissima e lucida.</p>
<p>Negli Anni Cinquanta collabora a ritmi frenetici con <i>La Nazione</i>,<i> L&rsquo;Avanti</i>, <i>Mondo operaio</i>, <i>Il Punto</i>, <i>La fiera Letteraria</i>. Traduce dal francese il <i>Tempo ritrovato</i> di Proust, cui seguono altri classici: <i>Fiori del male</i> di Baudelaire, <i>Morte a credito</i> di C&eacute;line, <i>Bel-ami</i> di Maupassant. Conosce scrittori e intellettuali - tra cui Pratolini, Cassola e Fortini - ma si tiene alla larga dai salotti letterari. Rifiuta opportunit&agrave; di comodo disimpegno, convinto della dignit&agrave; del ruolo di maestro. Su un registro del 1952 annota soddisfatto: &laquo;&nbsp;<i>&Egrave; che a furia di far parlare questi marmocchi, facendo finta di &lsquo;non insegnare&rsquo;, sono in parte riuscito a far loro coordinare le idee</i>&nbsp;&raquo;. Il 1959 &egrave; l&rsquo;anno di <i>Il passaggio di Enea</i>, in cui ordina i temi ricorrenti - Livorno, Genova, il viaggio, la madre, la guerra, la Resistenza - con perizia metrica e chiarezza di sentimenti, mescolando lingua popolare e lingua colta, raccontando l&rsquo;attaccamento sofferto al quotidiano e all&rsquo;epica casalinga.</p>
<p>Continua ad insegnare. I vecchi scolari ricordano il Trenino Rivarossi al centro di un&rsquo;aula sgombrata dai banchi, i concertini di violino, gli schizzi sulla lavagna per invogliare al disegno, ma anche le bocciature sdegnose ai disegni stereotipati o di maniera. Caproni sa di essere amato e rispettato. E ricambia con garbo e sorridente comprensione. Nel 1961 scrive: &laquo;&nbsp;<i>Son tutti di 8 anni. Mi salgono sulle spalle, sulle ginocchia. Finiranno col saltarmi anche in testa, come i piccioni di Piazza Grande. Sono morto di fatica ma mi trovo bene tra i piccioni!</i>&nbsp;&raquo;.</p>
<p>Nel 1965 pubblica <i>Congedo del viaggiatore cerimonioso</i> e poi <i>Terzo libro</i>. Passa a una metrica spezzata, esclamativa, con una sintassi ansiosa che riflette la scoperta dall&rsquo;assurdit&agrave; dell&rsquo;esistenza. &Egrave; di questi anni l&rsquo;amicizia con il giovane collega Pier Paolo Pasolini. Nel frattempo cerca la via per far crescere umanamente e intellettualmente i suoi scolari, senza ricette predefinite, definendosi un &laquo;&nbsp;<i>maestro senza metodo</i>&nbsp;&raquo;. Incoraggia la spontaneit&agrave;, educa alla curiosit&agrave; e allo stupore, inventa le <i>lezioni fuori programma</i>, fa fare le ricerche nella <i>Bibliotechina scolastica</i>, organizza la visita alla fabbrica <i>Ferrobed&ograve;</i>. Soprattutto, apre un varco alla poesia, in una didattica ancora basata sull&rsquo;apprendimento mnemonico. La burocrazia scolastica, da sempre sospettosa dell&rsquo;anticonformismo, lo guarda con diffidenza. Caproni ricorda: &laquo;&nbsp;<i>Ero la disperazione dei direttori didattici!</i>&nbsp;&raquo;.</p>
<p>Dopo il pensionamento arriva il grande successo di pubblico, con <i>Il muro di terra</i>, del 1975. Seguono i volumetti <i>Erba francese</i> e <i>Franco cacciatore</i>, fino all&rsquo;ultimo libro, il <i>Conte di Kevenhuller</i> del 1986. L&rsquo;ultima produzione, segnata da un&rsquo;aspra solitudine, accenna ad una <i>religiosit&agrave; senza fede</i>. Caproni scrive: &laquo;&nbsp;<i>Ah, mio dio. Mio Dio. Perch&eacute; non esisti?</i>&nbsp;&raquo;. Muore il 22 gennaio 1990, lasciando <i>Res amissa</i> alla pubblicazione postuma.</p>
<p>Il libro <i>Feci il maestro per caso</i>, di Marcella Bacigalupi e Piero Fossati, rilegge gli appunti di Caproni in oltre 30 registri e si interroga, raccogliendo gli insegnamenti del Maestro, sulle sfide della scuola attuale. La biblioteca personale del poeta e materiali del Fondo Caproni sono oggi alla Biblioteca di via Cardano.</p><br /><div id="technorati">
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	<link><![CDATA[http://www.arvaliastoria.it/public/post/caproni-maestro-senza-metodo-453.asp]]></link>
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	<dc:date>2010-01-19T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Pamela Di Lodovico e Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La Via Crucis di Paladino]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Mimmo Paladino (Paduli, 1948), realizza nel 2006 nella Chiesa del Santo Volto l&rsquo;installazione murale <i>Via Crucis</i>.</p>
<p>La composizione in 15 formelle di terracotta smaltata raffigura il <i>percorso doloroso</i> di Cristo verso la crocifissione sul Monte Golgota, suddiviso per <i>stationes</i> (letteralmente: &ldquo;quadri di fronte ai quali sostare in meditazione&rdquo;). La prima formella disegna, una accanto all&rsquo;altra, le due figure di Cristo e di Ponzio Pilato, nell&rsquo;atto di emettere la <i>Condanna a morte</i>. I soggetti sono larvati e ancestrali, secondo lo spirito della <i>Transavanguardia</i>, corrente artistica che si caratterizza - in contrapposizione alle correnti puramente concettuali - per il recupero della rappresentazione figurativa, seppur ridotta ai soli <i>segni fondamentali</i>. Nel secondo quadro Paladino concentra in una smorfia dolente la sofferenza umana di <i>Ges&ugrave; caricato della croce</i>. La III formella - cos&igrave; come anche la VII e la IX - rendono l&rsquo;immagine popolare delle <i>Cadute</i> lungo il cammino, attraverso la metafora di un volto orizzontale che leva lo sguardo al cielo. Nella IV formella Paladino sintetizza l&rsquo;<i>Incontro con la Madre</i> in un intenso scambio di sguardi tra due volti in bianco e nero.</p>
<p>Nella V formella, con il volto del <i>Cireneo</i> che condivide il pesante fardello della croce, Paladino affronta uno dei suoi temi pi&ugrave; cari: la <i>vita intesa come sacrificio</i>, che &egrave; necessario portare e condividere. La VI formella evoca direttamente la devozione al Santo Volto (cui la chiesa ospitante &egrave; dedicata): l&rsquo;artista raffigura il Volto del Redentore, in forma di <i>sindone</i> sul telo con cui la pietosa <i>Veronica</i> ha asciugato il suo viso. Nell&rsquo;VIII quadro, il colore celeste-turchese depositato sulla croce evoca la presenza delle <i>Pie Donne</i>. Nel X quadro una maschera rotta e abbandonata a terra raffigura <i>Ges&ugrave; spogliato delle vesti</i> e pronto all&rsquo;imminente distacco dalle spoglie terrene. L&rsquo;XI formella condensa la <i>Crocifissione</i> in un&rsquo;immagine assai cruda: una mano sanguinante, trafitta al palmo da un chiodo. Nella XII formella, come gi&agrave; fatto per rappresentare le cadute, Paladino sintetizza la <i>Morte di Cristo</i> in un volto disteso orizzontalmente, con lo sguardo rivolto verso terra. Nel XIII quadro compare un altro degli elementi cari a Paladino: gli oggetti del lavoro manuale, abbandonati e ritrovati per caso all&rsquo;interno della composizione. Una pinza da fabbro, giustapposta alla formella, sta ad evocare il distacco dei chiodi e la <i>Deposizione dalla croce</i>. La sacra rappresentazione si conclude con la XIV formella, che riproduce in forma stilizzata un <i>Sepolcro</i> dalla porta chiusa.</p>
<p>Paladino ha affiancato alla <i>Via Crucis</i> una formella aggiuntiva, la <i>Resurrezione</i>, composta di un fascio di luci che si irradiano in ogni direzione, ad indicare, secondo la consuetudine pi&ugrave; recente, che la morte non &egrave; <i>la fine di tutto</i> e la contemplazione cristiana della Passione si completa nell&rsquo;annuncio della Resurrezione.</p><br /><div id="technorati">
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	<dc:date>2010-01-12T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Calpurnia, la nobile rivale]]></title>
	<description><![CDATA[<p>Calpurnia &egrave; la terza moglie di Caio Giulio Cesare: prima di lei c&rsquo;erano state Cornelia (morta prematuramente) e Pompea (ripudiata).</p>
<p>Uniti in matrimonio dal 59 a.C., Caio Giulio l&rsquo;ha salutata poco dopo le nozze, per impegnarsi nelle complesse fasi dell&rsquo;ascesa al potere assoluto. Calpurnia ha atteso fiduciosa la fine del <i>Bellum Gallicum</i> e del <i>Bellum civile</i>, dedicandosi all&rsquo;amministrazione delle propriet&agrave; familiari, urbane ed extraurbane. Ultima acquisita in ordine di tempo sono gli <i>Horti</i> portuensi tra Gianicolo e Magliana, dove pascolano bradi i cavalli sacri con cui Cesare ha varcato il Rubicone.</p>
<p>Il condottiero, vittorioso in Oriente, torna a Roma solo nel 46. E porta con s&eacute; la regina Cleopatra, ingombrante &ldquo;preda&rdquo; della guerra egiziana, che ospita proprio negli <i>Horti</i>, a debita distanza dall&rsquo;Urbe e da Calpurnia. Calpurnia reagisce con misurato contegno romano. Conosce le infedelt&agrave; del marito e le sue intenzioni: Cesare sta lavorando ad una legge <i>ad personam</i> che gli consenta di avere due mogli, mentre il Senato preme affinch&eacute; ripudi Calpurnia e sposi Cleopatra, allettato dalla prospettiva di acquisire l&rsquo;Egitto (ancora formalmente indipendente) per via ereditaria. Chiusa in un severo silenzio, Calpurnia dalla Reggia Palatina scruta oltretevere gli <i>Horti</i>, dove la rivale si adopera nel trasformare il luogo desolato della sua <i>cattivit&agrave;</i> in una sfarzosa corte orientale.</p>
<p>Il popolo di Roma prende le parti di Calpurnia. Scrittori come Cicerone, graffiti murali e missive anonime la informano che Cesare il <i>Conquistatore</i> &egrave; stato ormai <i>conquistato</i> da Cleopatra, che non &egrave; la sua prima amante ma certo &egrave; la pi&ugrave; pericolosa. Eppure Calpurnia rimarr&agrave; a fianco del marito fino all&rsquo;ultimo, al mattino delle Idi di marzo del 44.</p><br /><div id="technorati">
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</div>
]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.arvaliastoria.it/public/post/calpurnia-la-nobile-rivale-451.asp]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.arvaliastoria.it/public/post/calpurnia-la-nobile-rivale-451.asp</guid>
	<dc:date>2010-01-05T00:00:00+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Antonello Anappo</dc:creator>
</item>
	</channel></rss>