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Home    »     Monografie    »     n. 5
Trullo

di Antonello Anappo (on line dal 29/01/2002, 1302 letture)

 

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  Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.

Il Trullo (Borgata Trullo, già Borgata Costanzo Ciano; toponimi minori: Vigne, Magliana-Stazione) è una partizione urbanistica del Municipio XV Arvalia.Portuense.

L’area, i cui confini sono stati determinati nel 1977, si estende su una superficie grossomodo quadrangolare (determinata dal fiume Tevere e dal fosso della Magliana, da via Portuense, viale Newton e viabilità minore), al cui interno sono riconoscibili tre zone storiche: il Trullo propriamente detto (lungo la valle determinata dal prosciugato torrente Affogalasino); le Vigne (nelle colline sovrastanti, tra il nucleo di Magliana-Stazione e Colle del Sole); la Piana di Affogalasino (in prossimità del Tevere).

L’abitato moderno, sviluppatosi in più fasi tra l'inizio del Novecento e la Seconda guerra mondiale, si snoda lungo via del Trullo, via della Magliana (via del Tempio degli Arvali), via delle Vigne, via Portuense. Vi risiedono 28.133 abitanti (dati 2006).

 

 

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Sommario:

» Trullo
» Un romantico 1950
» Una «cosmonauta» al Tr...
» Il Tevere
» Marconi
» Portuense

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Dossier Dossier

 
Una veduta del quartiere Trullo, nello scatto del fotografo Altan (1950 circa).
Foto: Antonello Anappo.
 

Un romantico 1950

Nel Dopoguerra il bar tabaccheria di Domenico Pescolloni mette in commercio questa cartolina illustrata, dal titolo “Roma - Borgata del Trullo (Magliana)”.

Essa riproduce un'immagine del V Lotto, ultimato da pochi mesi, nello scatto del fotografo E. Altan.

La Collezione di Rivaportuense ne ha acquisito questo esemplare viaggiato, scritto il 22 giugno 1949 ed avviato al destinatario il giorno stesso dal locale ufficio postale.

Il messaggio, scritto con grafia insicura a firma “Maria e Vincenzino”, è rivolto ad una famiglia del Palermitano: bastano quattro parole per esprimere tutta l’ansia sognatrice di un’Italia in attesa degli anni Cinquanta e del boom economico: “Buon 50 romantico baci”.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Una scena dal film Cosmonauta, di S. Nicchiarelli.
Foto: Antonello Anappo.
 

Una «cosmonauta» al Trullo

« Cosmonauta » è un film di Susanna Nicchiarelli ambientato nel quartiere Trullo, premiato a Venezia (Controcampo, 2009), Colonia (miglior esordio alla regia, 2010) e Roma (Premio Verdone, 2010).

Si tratta di un racconto di formazione, in cui la ragazzina Luciana, cresciuta nel mito delle esplorazioni spaziali e dell’infinitamente grande, va alla scoperta del mondo di prossimità: le passioni politiche, il gruppo di amici, gli amori, il quartiere, imparando a conoscere se stessa. La vicenda è ambientata nel 1963, quando, in piena Guerra fredda, due modelli sociali alternativi - l’America capitalista e la Russia comunista - si contendono il primato ideologico sul campo della corsa allo spazio. I Sovietici sono avanti: hanno mandato fuori atmosfera la cagnetta Laika, lanciano i missili orbitanti Sputnik e il primo uomo nello spazio (Yuri Gagarin), e si preparano a lanciare la prima donna (Valentina Tereshkova). L’Occidente segna il passo. Le missioni lunari Apollo sono ancora molto lontane e l’Italia sta a guardare, in bilico tra Est e Ovest, assistendo con ingenuità e fascinazione a quella corsa contro la gravità.

La protagonista è una bimbetta alle prese con il dolore per la perdita del padre e la difficoltà di accettare un nuovo patrigno deciso ad educarla secondo schemi convenzionali (interpretato da Sergio Rubini). Durante la cerimonia della Prima comunione (la scena è girata alla chiesa di San Raffaele) la piccola improvvisamente fugge e inizia a correre a perdifiato per le campagne di Montecucco: è l’inizio della sua corsa verso l’adolescenza, con gli slanci e l’incanto dell’esplorazione del Cosmo.

Accanto a Luciana (l’attrice è una ragazzina di liceo, l’esordiente Miriana Raschillà) c’è il fratello maggiore Arturo (Pietro Del Giudice, anche lui esordiente). È un sognatore, appassionato delle missioni spaziali sovietiche e dei cosmonauti (da non confondere con gli astronauti, che sono americani). Arturo soffre di epilessia e la sua corsa all’adolescenza finisce presto in un’orbita cieca, tutta interiore.

I due si iscrivono alla FIGC, l’associazione giovanile del PCI, dove sono accolti con affetto e tenerezza. La sezione del film è una vera sezione di partito (l’attuale sezione PD del Trullo, che gli scenografi hanno riallestito dipingendo un grande murale con i ritratti di Marx, Engels e Lenin, ancora oggi visibile). E Luciana cresce, affascinata da Valentina Tereshkova, simbolo di un nascente femminismo e della scoperta dell’identità femminile. Arrivano i primi amori e i primi baci, girati nei prati sotto il casolare diroccato di Villa Usai.

Negli amori Luciana è impulsiva, persino spregiudicata e aggressiva. E di pari passo porta avanti sogni sconfinati e straripanti. La ragazzina, inevitabilmente, finisce per combinare disatri. Come quando incendia la sezione dei compagni del PSI, che incolpa di aver tradito gli ideali accettando il compromesso con la DC, o come quando ruba il fidanzatino alla compagna di sezione, beccandosi una sospensione al liceo (la location è la Scuola Collodi).

In breve, Luciana compromette la sua reputazione e si ritrova a fare i conti con la rigida disciplina richiesta dalla sezione. Perché, tra i comunisti di allora, spesso maschilisti e moralisti, la liberazione sessuale non esiste ancora: « Avere più di un fidanzato e rubare il ragazzo a una compagna - ha scritto la regista - sono cose che non si fanno ». Quando arriva la condanna da parte dei compagni adulti, suo fratello non è più al suo fianco come quando erano bambini, e al suo fianco non c’è nemmeno Marisa, la compagna più anziana (interpretata dalla stessa Nicchiarelli), da sempre sua alleata. « Non volevo prenderli in giro e non volevo che fossero grotteschi - scrive la Nicchiarelli -. Sono adolescenti, umani e goffi. Sono degli ottimisti ma poi alla fine sbagliano. Li giustifico perché sono pasticcioni ».

Neanche a dirlo, in famiglia i litigi col patrigno diventano quotidiani. Luciana non sopporta lui e il modo in cui cerca di mantere un precario equilibrio tra gli scossoni di quegli anni. Per la madre (interpretata da Claudia Pandolfi) è una situazione difficilissima, divisa fra le apprensioni per la salute di Arturo e la comprensione per le esuberanze di Luciana. In tutto ciò Luciana cresce, imparando dalle proprie debolezze e da quelle di chi la circonda ad accettare la propria fragilità, a fare i conti con la sconfitta, a riprendere con più slancio dopo ogni battuta d’arresto la sua corsa verso l’esplorazione del Cosmo di prossimità.

Le riprese del film sono durate sette settimane. La produzione (colore, 35 mm, 85 minuti) è della Fandango, in collaborazione con Rai Cinema con il sostegno del Ministero dei Beni culturali. Susanna Nicchiarelli è una regista esordiente, al primo lungometraggio dopo il dottorato in filosofia e il diploma al Centro sperimentale di Cinematografia. Le musiche - temi del pop italiano di quegli anni - sono state riarrangiate da Max Casacci dei Subsonica.

Cosmonauta, seguendo i passi della ragazzina anticonformista in un tempo di grandi trasformazioni, fa il ritratto dei comunisti romani pre-68, in cui si sapeva fare i conti con la realtà ma la prospettiva di realizzare le utopie era tutt’altro che lontana. La narrazione - tenera, drammatica, spesso fiabesca - finisce così per raccontare una storia senza tempo, in cui i sogni di conquista dei cosmonauti si incrociano con gli sguardi dei ragazzi-adolescenti di ogni epoca.

Il film si trova già in DVD. La versione in vendita contiene un extra con il making of, con interviste alle comparse del Trullo.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Tratto di fiume Tevere tra i ponti dell’Industria e di Mezzocammino (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.
 

Il Tevere

Il fiume Tevere è il maggior corso d’acqua dell’Italia centrale. Nasce in Romagna sul Monte Fumaiolo, a 1268 m sul livello del mare, e, dopo un percorso di 403 km tra Toscana, Umbria e Lazio, si getta nel Mar Tirreno. A Roma scorre a quota +15/20 m slm, in una valle delimitata ad ovest dalla Dorsale Monte Mario-Monte Piche (+139 slm a Monte Mario, +60 slm al Monte delle Piche), e ad est dai tradizionali Sette colli di Roma (+40/50 slm) e dall’Altopiano Casilino (+50/60 slm).

Il Tevere è alimentato da due sorgenti stabili: il Peschiera e le Acque Marce. Tuttavia, a causa dell’impermeabilità dell’alveo, gli apporti maggiori provengono da tre suoi affluenti: il Paglia, la Nera e l’Aniene, che ne determinano il carattere stagionale e torrentizio, ben descritto dal poeta Virgilio con le parole: « Tevere, fiume vorticoso e quieto insieme ».

Negli ultimi 30 anni la portata media (misurata dal Servizio idrografico a partire dal 1921 in 232 metri cubi al secondo) è diminuita e si è fatta più regolare, per via della captazione di acqua potabile e delle dighe. I valori massimi si registrano a febbraio; i minimi ad agosto.

Il livello del pelo d’acqua (misurato dall’Idrometro di Ripetta fin dal 1704) si classifica in quattro livelli: magra (inferiore a 5 m), ordinario (5-7), intumescenza (7-10) e piena (10-13). Nella sua storia il Tevere ha registrato, per circa quaranta volte, stati di piena straordinaria (13-16 m) o eccezionale (oltre).

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.
 

Marconi

Marconi è la prima delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV (insieme a Magliana Nuova, Portuense, Corviale, Trullo, Magliana Vecchia e Ponte Galeria), di cui costituisce la parte più vicina al Centro storico.

Le testimonianze archeologiche più antiche sono localizzate alla Ex Mira Lanza, con resti di una postazione commerciale sul Tevere di epoca arcaica. Il popolamento dell’area è compreso tuttavia tra la fine dell’epoca repubblicana (Horti di Cesare) e l’inizio di quella imperiale (Via Portuensis, Villa di Pietra Papa), quando i ceti sociali più deboli di Roma (ma economicamente più vitali: artigiani, portuali, liberti, stranieri) si insediano nella fascia extraurbana a ridosso del Trans Tiberim. In epoca medievale le fonti attestano il ripopolamento agrario (Piana di Pietra Papa) fin dall’anno Mille. Con la costituzione dello Stato unitario nell’area si insediano le prime attività produttive (Mira Lanza, Molini Biondi, Porto fluviale). Nel Dopoguerra inizia l’edificazione in forme intensive, lungo il tridente Oderisi da Gubbio - Viale Marconi - Lungotevere, con origine da Piazzale della Radio.

Il nome del quartiere deriva dalla sua arteria principale (Viale Guglielmo Marconi) che ne attraversa longitudinalmente il territorio da Ponte Marconi al sottopasso di Porta Portese. I confini attuali, determinati nel 1977, comprendono, oltre l’area pianeggiante disegnata dall’ansa fluviale e dalla Ferrovia Roma-Pisa (Pietra Papa), anche la fascia precollinare lungo l’asse di via Quirino Majorana (Ex Purfina e Nuovo Trastevere).

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 35.111 abitanti.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.
 

Portuense

Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato).

I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere.

Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme.

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti.

(Antonello Anappo)