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di Antonello Anappo (on line dal 04/12/2007, 640 letture) |
La Madonna di Pompei (già Chiesa del Santo Rosario di Pompei fuori Porta Portuense) è un luogo di culto del Primo Novecento, dichiarato nel 2009 edificio di interesse storico-artistico nazionale. Viene edificata nel 1908 e completata nel 1915 nell’ambito dell’urbanizzazione della Borgata Magliana. Nello stesso anno avviene la costituzione della parrocchia, con il decreto Quamdiu per Agri Romani. Dal 2008 la chiesa è dipendenza della nuova chiesa parrocchiale del Rosario, che ne continua il titolo e la devozione mariana e il culto dei Martiri Portuensi. L’impianto architettonico è a navata unica con tetto a capanna sormontato da un campaniletto. La chiesa ha abside quadrangolare a scarsella ispirato alla tradizione degli Ordini mendicanti. Il lato maggiore, orientato verso via della Magliana e il Tevere (che in origine aveva funzione di facciata), è di ispirazione neoclassicista, con paraste di ordine tuscanico e cortine in tufo e laterizio a vista. Il lato su piazza Madonna di Pompei (ingresso attuale) ne replica l’impostazione stilistica su dimensioni minori. In prossimità della Scalinata di San Rufo si trova un’edicola a mosaico dedicata ai Martiri Portuensi. Fino ad anni recenti si trovava, tra la chiesa e la vicina stazione ferroviaria, un pino monumentale. La chiesa è visibile da strada e può essere visitata prima o dopo gli orari delle funzioni (per gruppi contattare la sede parrocchiale). Documentazione di studio si conserva al Ministero per i Beni culturali e Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 700751, Sacchi G. - catalogo Giampaoli-Fracasso).
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Sommario: » La Madonna di Pompei |
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In costruzione. (Antonello Anappo)
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L’Asilo nido Fantasia (ex ONMI - Opera Nazionale Maternità e Infanzia) è un edificio scolastico edificato nel 1939, sito in via Volpato, 20, a Marconi. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente). (Antonello Anappo)
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La Tomba affrescata di via Q. Majorana è un sepolcro a camera di epoca romana, scoperto nel 1951 nella ex Raffineria Permolio. Fa parte del vasto complesso della Necropoli Portuense e risale alla prima metà del II sec. d.C. È appartenuta ad un unico nucleo familiare, benestante, con uno stuolo di ancelle e servi. Un piccolo cippo marmoreo ha restituito il nome del liberto Protus Zosimus e del suo patrono Publius Aelius; alcuni graffiti nello stucco tramandano quelli di Timius frater Horinae (fratello di Horina), Pardula anima bona (dal buon carattere), una tale Asclepia e i liberti Alexander, Philetus, Aphrodisia, Eutychia e Felicissima. La tomba è scavata nel tufo, misura 9 mq ed ha pianta grossomodo rettangolare. Presentava 26 nicchie per le urne cinerarie dei defunti (utilizzate solo in parte), 6 fosse per inumazione e 2 sarcofagi. La ricca decorazione a fresco è distribuita sulle quattro pareti e sul soffitto. I dipinti più noti sono: la Scena dei Campi Elisi, la Navicella sul fiume Lete, il Banchetto dei Giusti, i Geni delle stagioni. Compaiono sulle pareti laterali una Coppia di pavoni e una Scena di lotta tra due caproni. Nella parete frontale sono raffigurati i coniugi padroni della tomba e, in due medaglioni, i ritratti di due giovani. Il sepolcro è emerso durante la dismissione della Permolio. L’Istituto Centrale per il Restauro ha curato il taglio dal costone tufaceo e il trasporto al Museo Nazionale Romano, dove è oggi visitabile. I professori Aurigemma e Felletti-Mai vi hanno compiuto accurati studi. È stato restaurato nel 2008. (Antonello Anappo)
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Il Lucus Deae Diae (o dei Fratres Arvales) è un bosco sacro, dedicato al culto della dea madre (Dea Dia, in seguito identificata con Cerere), posto sotto la protezione di Marte. Al suo interno sorgevano gli edifici sacri dei Sacerdoti Arvali. Il Lucus era compreso in una più ampia distesa boschiva, la Silva Moesia, originariamente sotto il controllo militare degli Etruschi di Vejo. Macrobio colloca il passaggio sotto l’influenza latina già in epoca arcaica, identificando il Pastore Faustolo, marito di Acca Larentia nutrice di Romolo, con il personaggio etrusco di Tarunzio, leggendario possessore di quelle terre (Saturnalia, I-10). Tito Livio differisce l’incontro etrusco-romano al tempo di Anco Marzio, riferendo che gli Etruschi furono indotti ad evacuare la Selva sotto minaccia armata (“Silva Moesia Vejentibus adempta”, Historiae, I-33). Il Bosco sacro si sviluppava in pendìo (clivus), dall’ansa fluviale di Magliana Vecchia risalendo la collina di Monte delle Piche. La parte rivierasca, chiamata Antelucum, ospitava gli edifici sacri minori e di servizio (Caesareum, Tetrastylum, Balneum, Papiliones e forse il Circo). La parte centrale, intersecata dalla Via Campana, ospitava il grandioso Tempio rotondo di Dia (Aedes deae Diae) e quello più antico di Fors-Fortuna. Infine, vi era un settore d’altura, che si arrampicava con un’organizzazione a terrazze, fino alla sommità della collina, dove si trovava l’Ara sacra dei Lari. La sua conformazione è nota attraverso gli Acta Fratrum Arvalium, di epoca imperiale. (Antonello Anappo)
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