La Madonna di Pompei
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
|
In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: La Madonna di Pompei - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Madonna di Pompei, bene storico artistico - Il Casale Angelè - Casa Agolini - Il Casaletto di Vigna Consorti - Le Terme di Pozzo Pantaleo - Casal Sodini - Gesù Divino Lavoratore - Le tombe portuensi - Casal Fabrizi - Il Casale D’Arcangeli - Pag. 16: La IV di Copertina. |
|
La Madonna di Pompei di Antonello Anappo
La Madonna di Pompei (già Chiesa del Santo Rosario di Pompei fuori Porta Portuense) è un luogo di culto del Primo Novecento, dichiarato nel 2009 edificio di interesse storico-artistico nazionale. Viene edificata nel 1908 e completata nel 1915 nell’ambito dell’urbanizzazione della Borgata Magliana. Nello stesso anno avviene la costituzione della parrocchia, con il decreto Quamdiu per Agri Romani. Dal 2008 la chiesa è dipendenza della nuova chiesa parrocchiale del Rosario, che ne continua il titolo e la devozione mariana e il culto dei Martiri Portuensi. L’impianto architettonico è a navata unica con tetto a capanna sormontato da un campaniletto. La chiesa ha abside quadrangolare a scarsella ispirato alla tradizione degli Ordini mendicanti. Il lato maggiore, orientato verso via della Magliana e il Tevere (che in origine aveva funzione di facciata), è di ispirazione neoclassicista, con paraste di ordine tuscanico e cortine in tufo e laterizio a vista. Il lato su piazza Madonna di Pompei (ingresso attuale) ne replica l’impostazione stilistica su dimensioni minori. In prossimità della Scalinata di San Rufo si trova un’edicola a mosaico dedicata ai Martiri Portuensi. Fino ad anni recenti si trovava, tra la chiesa e la vicina stazione ferroviaria, un pino monumentale. La chiesa è visibile da strada e può essere visitata prima o dopo gli orari delle funzioni (per gruppi contattare la sede parrocchiale). Documentazione di studio si conserva al Ministero per i Beni culturali e Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 700751, Sacchi G. - catalogo Giampaoli-Fracasso). |
|
Madonna di Pompei, bene storico artistico di Maurizio Vacca
La Chiesa di Santa Maria del Rosario alla Magliana Vecchia ha avuto dal Ministero per Beni e le Attività culturali l’importante riconoscimento di edificio di interesse storico artistico. La chiesa costituisce una testimonianza storica delle vicende dell’Agro Romano, ponendosi - come si legge sulla relazione storico-artistica del Ministero - «come elemento focale e tutt’ora di maggiore riconoscibilità dell’originario nucleo insediativo a carattere rurale, in ciò svolgendo un ruolo prezioso per la conservazione dell’identità del luogo, ormai raggiunto dalle recenti espansioni edilizie». L’edificio è stato costruito tra il 1908 ed il 1915 e sorge lungo via della Magliana, ai piedi delle colline che, secondo la denominazione tradizionale, erano conosciute come Monte delle Piche e Colli di Affogalasino. Esso trova origine dalla creazione della borgata rurale conosciuta in seguito anche come Borgo Maccaferri, sorto per accogliere gli operai degli Stabilimenti Maccaferri - officine nate nel 1917 in piena Prima Guerra Mondiale per iniziativa di un imprenditore emiliano con il sostegno del Governo -, destinati alla produzione di filo spinato, di cui vi era grande necessità per le esigenze belliche. Si affaccia sulla piazza Madonna di Pompei ed è posizionata strategicamente vicino alla Stazione della Magliana che era già attiva agli inizi del Novecento. Il 1° marzo 1915 la chiesa fu eretta a parrocchia, con decreto del Cardinale vicario Basilio Pompili, sotto il titolo del Santo Rosario di Pompei fuori Porta Portuense. Il riconoscimento agli effetti civili del provvedimento vicariale fu decretato il 4 marzo 1917. Dal punto di vista architettonico la chiesa si presenta a navata unica con tetto a capanna e con una piccola abside quadrangolare (scarsella). È una impostazione che si rifà volutamente alla tradizione architettonica degli Ordini Mendicanti. «L’impaginato architettonico - scrive il Ministero nella sua relazione - si presenta austeramente classicistico», con le parete laterali «realizzate in blocchetti di tufo e laterizio a faccia a vista e dall’equilibrata elegante intelaiatura, costituita da paraste di ordine tuscanico». Da evidenziare la particolarità che tutti e due i fronti esterni su via della Magliana e piazza Madonna di Pompei sono trattati come facciate. Il fronte più lungo, corrispondente al fianco sinistro della chiesa, doveva svolgere inizialmente tale funzione. Una conferma è rilevabile da una fotografia del 1940 circa, in cui il lato corto sulla piazza non presenta una qualsiasi qualificazione architettonica. Tale soluzione sembra fosse dettata dalla volontà iniziale di privilegiare l’affaccio verso la Magliana e l’antistante stazione ferroviaria. Solo in seguito venne completato il fronte che si apriva sulla piazza, a seguito probabilmente della realizzazione di un nucleo abitato più significativo, e quindi di una più definita sistemazione della piazza stessa. |
|
Il Casale Angelè di Antonello Anappo
Casale Angelè è un casale ottocentesco, del tipo rurale della campagna romana, situato al civico 101 di via dell’Imbrecciato. Sorge nella parte mediana dell’antico percorso di crinale che attraversa i Colli di Santa Passera, a fronte strada. Si compone di un corpo principale a pianta rettangolare longitudinale (a due piani con tetto a doppia falda coperto di tegole e comignoli fumari), di un corpo addossato più basso e di un corpo di fabbrica posto ad L col corpo principale in posizione interna. I tre corpi, unitamente al muro perimetrale, delimitano una graziosa corte con giardino. Le murature, intonacate, sono probabilmente costituite in laterizio e pezzame di tufo, come gli altri casali della zona. G. Tantini, che nel 2005 ha catalogato il casale per le Belle Arti (repertorio n. 00970669), ha annotato: « Mantiene sostanzialmente l’impostazione originaria, pur avendo subito trasformazioni e ristrutturazioni che ne hanno alterato l’aspetto, specialmente a causa del rifacimento totale degli intonaci e delle tinteggiature della facciata ». Il nome popolare di Casale Angelè riprende il cognome della famiglia proprietaria. L’uso storico, così come l’uso attuale, è abitativo. |
|
Casa Agolini di Antonello Anappo
Casa Agolini è un edificio rurale di inizio Ottocento, le cui fondazioni reimpiegano parte delle murature del Balneum, l’impianto termale in uso nel III sec. d.C. ai Sacerdoti Arvali del Lucus Deae Diae. Vi sono stati rinvenuti mosaici in tessere bianche e nere con motivi marini e vegetali. Il caseggiato sorge al civico 585 del vecchio tratto di via della Magliana presso vicolo dell’Imbarco, caratterizzato dalla presenza di casali di tipo rurale tradizionale dell’Agro Romano e dalle costruzioni del Primo Novecento della Borgata Magliana. Si compone di un doppio corpo di fabbrica a pianta mistilinea, a due piani, e di una serie di corpi di edificazione più recente. Le murature sono in tufo, laterizio e pietre coperte ad intonaco. Il nome popolare di Casa Agolini deriva dal cognome di una delle famiglie proprietarie (attualmente appartiene alla famiglia Mazzocchi). L’edificio è stato studiato nel 2005 dall’architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira per le Belle Arti (repertorio n. 00970756) e risulta identificato tra i « beni di interesse estetico tradizionale ». |
|
Il Casaletto di Vigna Consorti di Antonello Anappo
Il Casaletto di Vigna Consorti è il primo di quattro edifici rurali che si incontrano risalendo il viale alberato di via del Trullo, in direzione di Casetta Mattei. Si tratta di quattro casaletti assai simili fra di loro, inquadrabili stilisticamente come architettura rurale tradizionale dell’Agro Romano, ed identificati come « beni di interesse storico-monumentale ». Il nostro casale è riconoscibile per il colore rosso dei vecchi intonaci a calce, la posizione leggermente distaccata dagli agli altri tre, e la presenza tutt’intorno di un boschetto in condizioni di naturalità. Risale ad inizio Ottocento e la destinazione d’uso storica era di abitazione rurale, verosimilmente di vignajuoli. Si sviluppa secondo la struttura tipica del casaletto, su un corpo di fabbrica unico a due piani su pianta rettangolare, con tetto a due falde dal manto di copertura a tegole, ancora oggi in posa. Le murature sono in laterizio, tufo e pietre. Nelle immediate vicinanze era posto un corpo edilizio di minori dimensioni oggi crollato (forse un magazzino). Nel 2005 il casale è stato catalogato per le Belle Arti dall’architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira (repertorio n. 00970738). Il casale appartiene alla Congregazione ecclesiastica delle Pie Discepole del Divin Maestro. |
|
Le Terme di Pozzo Pantaleo di Moena Giovagnoli
Le Terme di Pozzo Pantaleo sono un edificio di età imperiale in opera laterizia e vittata (blocchetti di tufo), destinato alle abluzioni in acque calde e fredde (bagni), al ritrovo e la socialità. Tra il 1983 e il 1989 la Soprintendenza Archeologica di Roma rinviene i resti del calidarium (la sezione destinata ai bagni caldi e ai bagni di vapore). Il pavimento è retto da suspensurae, sorta di pilastrini al di sotto dei quali passa l’aria riscaldata prodotta dalla fornace (praefurnium). Nelle pareti sono presenti tubuli, ossia laterizi speciali a sezione rettangolare, anch’essi destinati alla circolazione dell’aria calda. I bagni si svolgevano in acque aromatizzate con spezie, profumi e talvolta vino, mentre il lavaggio vero e proprio si svolgeva con pietra pomice e cenere. È venuto alla luce anche un ambiente esterno, probabilmente parte del frigidarium (destinato ai bagni freddi) o del tepidarium (moderatamente riscaldato), con pavimenti in mosaico bianco e nero decorati con figure mitologiche. Attorno a questi ambienti dovevano trovarsi gli spogliatoi e una sala per i massaggi, non individuati. I resti delle terme sono oggi riparati dagli agenti atmosferici con una tettoia e sono chiusi al pubblico. |
|
Casal Sodini di Antonello Anappo
Casal Sodini è un casale rurale ottocentesco, facente parte del nucleo della Borgata Magliana alla Magliana Vecchia. L’odierno accesso carrabile è da una traversa di piazza Madonna di Pompei, anche se la presenza di un balcone padronale sul lato opposto lascia supporre che l’accesso storico doveva probabilmente trovarsi in direzione della strada che costeggia la stazione ferroviaria (oggi via del Tempio degli Arvali), parallela a via della Magliana. La tipologia edilizia è quella rurale della campagna romana, ampiamente presente nella zona. Il casale si sviluppa su una pianta quadrangolare, a due piani, con esterni intonacati e coperture a falde e alcuni corpi di fabbrica minori addossati. L’edificio è in buono stato di conservazione ed è adibito a privata abitazione. Il nome popolare deriva da quello di una famiglia che ne è stata proprietaria. Non è purtroppo visitabile ma è agevolmente visibile da strada, dal civico 7 di via dei Martiri Portuensi, 7. Il casale è stato catalogato dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (repertorio n. 00700749, a cura di Giampaoli & Fracasso). |
|
Gesù Divino Lavoratore di Antonello Anappo
Gesù Divino Lavoratore è una chiesa parrocchiale, realizzata dall’architetto Raffaele Fagnoni tra il 24 marzo 1955 (prima pietra) e il 15 maggio 1960 (consacrazione). La struttura a pianta ellittica è in cemento armato, con i setti di nervatura a vista e disposti radialmente a sostenere la cupola. « La spazialità avvolgente - scrive lo studioso Massimo Alemanno -, che riesce a coinvolgere visivamente lo spettatore, e il ricorso alla pianta centrale con la cupola nervata impostata sulla pianta ellittica, rimandano ad una tradizione barocca, reinterpretata secondo le esperienze dell’architettura moderna ». Una scala in marmi rosa e bianchi conduce al presbiterio, leggermente sopraelevato. L’altare ha come fondale un pannello in tessere dorate, a sostegno della croce. Esternamente, l’edificio sacro è rivestito di mattoni di tufo rossi ed è cinto da una fascia di vetri policromi. Separato dall’edificio si trova il campanile. Alla parrocchia sono annessi la Polisportiva, l’istituto religioso femminile Missionarie della Dottrina cristiana e la scuola materna Angiola Maria Migliavacca. Dal 22 aprile 1969 la parrocchia è assegnataria - su decreto di Paolo VI - del titolo cardinalizio di Gesù Divin Lavoratore. A seguito della ridefinizione dei confini operata nel 1991, la parrocchia cura oggi circa trentamila anime. |
|
Le tombe portuensi di Moena Giovagnoli
Nel 1996, durante saggi di scavo per la posa di cavi dell’alta tensione, emergono sulla Via Portuense in località Pozzo Pantaleo dei resti di edifici funerari romani. Si tratta di una serie allineata di tombe a camera, le cui celle sono ordinate secondo l’asse del vicino tratto di Via Campana, individuato e scavato fra il 1983 e il 1989. Le celle sono variamente delimitate da muri in opera mista, reticolata e laterizia, con pareti ornate con stucchi e intonaci dipinti. Talvolta sulle pareti si aprono le nicchiette di colombari (dove venivano deposte le urne funerarie) o dei recinti (piccoli spazi chiusi per la deposizione delle ollette con le ceneri dei defunti più poveri). Le pavimentazioni sono in opus spicatum (a listelli alternati, a comporre il disegno di spighe) e talvolta musivum (a mosaico). Tra di esse la tomba più interessante è quella detta di Petronia. Il mosaico del pavimento presenta uno schema decorativo ad arabesco vegetale e animale, in tessere nere su fondo bianco. L’iscrizione funeraria - studiata da Tomei nel 2006 - è in tessere di pasta vitrea, inserite nell’ordito. Essa porta una dedica con consacrazione ai Mani, le divinità dell’Oltretomba, offerta dai genitori per la defunta figlia Petronia. Tali ritrovamenti, in posizione esterna al terreno ex Purfina, dove erano già avvenuti significativi ritrovamenti archeologici, rafforzano l’ipotesi che la superficie della necropoli si estenda ben al di là dell’area oggetto di indagini. |
|
Casal Fabrizi di Antonello Anappo
Casal Fabrizi è un casale rurale del XIX sec. circa, oggi in stato di abbandono. Sorge nella parte finale del Crinale dell’Imbrecciato - caratterizzato dalla diffusa presenza di casali del tipo rurale della campagna romana -, fronte strada, al civico 150 di via dell’Imbrecciato. Si compone di un corpo principale a pianta quadrangolare a due piani (originariamente ad uso abitativo), di un corpo longitudinale più basso e di una serie di corpi di fabbrica minori, per lo più addossati e di modeste dimensioni. Non si dispone purtroppo di una cronologia delle varie fasi costruttive. Il nome popolare di Casal Fabrizi riprende il cognome di una delle ultime famiglie comproprietarie (Fabrizi, Maniccia e Perugini). Le murature sono in laterizio e pezzame di tufo, in talune parti coperte di intonaco. Nonostante il degrado i solai sono ancora presenti. Nel 2005 il casale è stato catalogato dalle Belle Arti (repertorio n. 00970675). G. Tantini, nella relazione, ha annotato: « Casale che mantiene ancora le originali caratteristiche, anche a causa degli scarsi interventi di manutenzione e del completo abbandono degli ultimi anni. Interessanti e indicativi di uno stile più maturo e quasi urbano sono le finiture delle finestre e la forma della copertura ». |
|
Il Casale D’Arcangeli di Antonello Anappo
Casale D’Arcangeli è un piccolo complesso rurale posto sulla sommità nord-est della collina dell’Imbrecciato, in posizione un tempo dominante sul Fosso di Santa Passera, il cui alveo asciutto è oggi percorso da via Pietro Frattini. Nel 2005 è stato catalogato dalle Belle Arti, dall’architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira (repertorio n. 00970742). È identificato tra i « beni d’interesse storico-monumentale ». Il caseggiato, del XIX sec. circa, del tipo rurale della campagna romana, è costituito da un corpo doppio a piante rettangolari, con elevazioni di uno o due piani e coperture a falda singola o doppia. Le murature sono in tufo, laterizi e pietre, ricoperte ad intonaco. Sono presenti dei corpi minori e un ricovero per mezzi agricoli, di edificazione successiva. Il fondo agricolo è caratterizzato da un uliveto, segnalato per pregio, produttività ed estensione nel Piano costitutivo della Riserva naturale regionale Valle dei Casali. L’accesso attuale, a monte, è dal civico 191 di via dell’Imbrecciato, mentre l’ingresso storico era probabilmente da fondovalle. Della piccola tenuta della famiglia D’Arcangeli faceva parte anche un secondo complesso rurale, situato nel fondovalle, oggi in condizioni degradate. |
Credits:
On line dal 04/12/2007, 1006 letture.