Tutti i contenuti dell'Archivio Archivio    »    Faldone n. 101 - B.017 - Casa Petrella n. 101    »    Monografia n. 172 - La Casa Petrella n. 172

La Casa Petrella

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

Entra nella monografia

Versione in PDF (BETA 1.0)

 

In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: La Casa Petrella - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Camillo, fascista n. 44 - Casa Rosa - La Necropoli di Pozzo Pantaleo - Casa Vittoria - Portuense - Le Cave romane alla ex Purfina - La Tomba A al Drugstore - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

La Casa Petrella

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casa Petrella. Casa Balzani, oggi Villa Bonelli, aveva probabilmente un aspetto simile

Casa Petrella è un edificio rurale di inizio Ottocento, sito in via dell’Imbrecciato, 212, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970745A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

 

 

Camillo, fascista n. 44

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casa del Fascio

La Casa del Fascio Portuense “Luigi Platania” aveva - come tutti i gruppi rionali della Federazione dell’Urbe - una sua burocrazia: produceva tessere, registri e documenti.

Essi sono oggi in gran parte conservati alla Biblioteca nazionale di Firenze. Il Fondo Riva Portuense possiede una tessera di iscrizione, e precisamente la n. 44, emessa il 26 luglio 1936 per il fascista Camillo […] e firmata dal caporione Vito [...]. Per entrambi si è scelto di tenere coperti i cognomi, trattandosi di cognomi locali.

La tessera, pieghevole su quattro facciate e stampata in robusto cartone nelle tipografie del Resto del Carlino a Bologna, presenta in epigrafe la scritta PNF (Partito Nazionale Fascista), il nome del gruppo rionale, i numerali II e XV (ad indicare rispettivamente il secondo anno dell’Impero e il quindicesimo della rivoluzione fascista), il busto marziale del dittatore.

Le facciate interne riportano rispettivamente i dati anagrafici del tesserato e il giuramento personale di fedeltà al Duce e alla sua causa. Il giuramento recita: « Nel nome di Dio e dell’Italia giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze, e, se necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione fascista ». In quarta si trova il bollo a secco del gruppo rionale. Esso presenta al centro il simbolo littorio, mentre un doppio giro riporta i riferimenti del Fascio rionale Portuense.

 

 

Casa Rosa

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casa Rosa, cimitero degli animali (scorcio)

Casa Rosa è un cimitero interamente dedicato agli animali, con 800 tombe di cani e gatti, insieme a conigli, oche, piccioni, pappagalli, cavalli, una scimmia e un leone.

La prima sepoltura risale al 1923. Il veterinario Antonio Molon, proprietario della pensione per cani di via dell’Imbrecciato, ricevette da Mussolini l’insolita richiesta di seppellire una gallina, amata compagna di giochi dei suoi figli. Si aggiungono poco dopo i cani di Casa Savoia e negli anni successivi la moglie Rosa Molon e il figlio Luigi accolgono via via i cani di Peppino De Filippo, Sandro Pertini, Palma Bucarelli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini e il gatto di Anna Magnani.

Il All’ingresso un monumento commemora “quelli che non hanno un padrone”; all’interno (1600 mq) la stele con la “Preghiera del cane” di Jerome si affianca al tempietto della gatta Stellina, al busto del gatto Isidoro, alle lapidi dell’oca Barbarossa, della leonessa Greta e del coniglio Tappo. Vi sono tombe familiari (una ha forma a piramide) o accoppiate, come per i piccioni Pizzica e Pennacchione.

Le iscrizioni dichiarano affetto e riconoscenza (“piccolo grande bassotto”, “ciao, gigante buono”, “grazie per la compagnia”) e talvolta accennano ad una dimensione celeste (“continua ad amarci da lassù”). Una scritta “danke” ringrazia in tedesco la micetta Emma. Al gatto Arturo è dedicato un elogio in latino.

 

 

La Necropoli di Pozzo Pantaleo

di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo

 

 

 
 
Necropoli Portuense (immagine aerea)

La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza).

Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo.

Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale.

Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi.

 

 

Casa Vittoria

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casa Vittoria (immagine aerea)

Casa Vittoria (già Società anonima Oliere, o Mendicicomio o Casa dei Vecchi) è una fabbrica dismessa, edificata nel 1895-1927, sita in via Portuense, 220, angolo via Q. Majorana al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970910A, Banchini R. - cat. Isgrò S.).

 

 

Portuense

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia

Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato).

I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere.

Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme.

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti.

 

 

Le Cave romane alla ex Purfina

di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo

 

 

 
 
Cave romane di via Portuense e via Belluzzo a Vigna Pia

La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Tomba A al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba A al Drugstore

Dal drugstore di via Portuense, 313 (oggi chiuso al pubblico) si accede ad un complesso funerario di 5 ambienti, frequentato dal I al IV sec. d.C.

La camera A, scavata nel tufo con volta a botte, ha intonaci giallo e porpora, e pavimenti in mosaico bianco e nero, con le rapresentazioni dionisiache di Licurgo inebriato che assale la ninfa Ambrosia e delle fasi della vendemmia. La camera B è un piccolo locale in mattoni con pitture floreali, preceduto da un recinto esterno per le urne cinerarie dei servi.

L’ambiente C, di importanza minore, intagliato nel tufo e intonacato di bianco, conservava i resti di un bimbo di 4 anni. La camera D, anch’essa scavata nel tufo e con intonaci giallo e porpora, presenta quattro file di nicchiette, in cui si leggono graffiti i nomi dei defunti. Vi è stato trovato il corredo in oro di una bimba di 10 anni e quattro sarcofagi, uno dei quali rievoca il culto esotico di Helios e Selene, simboli del ciclo giorno-notte. L’ambiente E, di importanza minore, in muro reticolato e blocchetti di tufo, ha al centro una vasca rettangolare profonda 40 cm.

Il sito, che in precedenza ospitava gli Stabilimenti Purfina, è stato scoperto nel 1966 durante la costruzione di una palazzina, e studiato a partire dal 1982. I materiali più preziosi sono oggi al Museo nazionale romano.

 

Il Drugstore (parte della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana, situato in via Portuense, 313, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Tomba B al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba B al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba C al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba C al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba D al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba D al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

Credits:

On line dal 31/05/2005, 894 letture.