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Home   »    Schede   »    Scheda n. 46

Tomba dei Dipinti

di Laura

 

Inventario:

 

46-A-022 - Tomba dei Dipinti (Tomba dei dipinti, o degli affreschi, al Museo Nazionale Romano).

Categoria:

 

Bene componente del Complesso archeologico delle Tombe di via Ravizza, di cui fanno anche parte: delocalizzato presso il Museo Nazionale Romano

Collegamenti:

 

Tomba di via Ravizza n. 10 - Tomba di via Ravizza
Tomba 2 di via Ravizza n. 11 - Tomba 2 di via Ravizza
Tomba degli Stucchi n. 47 - Tomba degli Stucchi

Risorse:

 

» Galleria fotografica: Tomba dei Dipinti
» Monografia: Tomba dei Dipinti.

 

Collocazione:

 

Didascalia

  Didascalia

Area:

 

Marconi

Indirizzo:

 

Delocalizzato, al Museo Nazionale Romano.

Ind. satellitare:

 

n.d..

Visibile?

 

delocalizzato.

Categoria:

 

Bene componente del Complesso archeologico delle Tombe di via Ravizza, di cui fanno anche parte: delocalizzato presso il Museo Nazionale Romano

 

Cronologia:

Didascalia

 
Didascalia  

Epoca: 03 - Età imperiale, 27 a.C. - 410 d.C. (vedi schede come questa)

Si può visitare? accesso a pagamento

A chi chiedere per una visita? Museo Nazionale Romano.

 

Aspetto architettonico:

Forma: tomba romana (vedi schede come questa)

Stato di conservazione: musealizzato

proprietà: sconosciuta - (per quanto noto)

 

Notizia storica:

 

Tomba dei dipinti al Museo Nazionale Romano (foto Antonello Anappo)

 

La Tomba affrescata di via Q. Majorana è un sepolcro a camera di epoca romana, scoperto nel 1951 nella ex Raffineria Permolio.

Fa parte del vasto complesso della Necropoli Portuense e risale alla prima metà del II sec. d.C. È appartenuta ad un unico nucleo familiare, benestante, con uno stuolo di ancelle e servi. Un piccolo cippo marmoreo ha restituito il nome del liberto Protus Zosimus e del suo patrono Publius Aelius; alcuni graffiti nello stucco tramandano quelli di Timius frater Horinae (fratello di Horina), Pardula anima bona (dal buon carattere), una tale Asclepia e i liberti Alexander, Philetus, Aphrodisia, Eutychia e Felicissima.

La tomba è scavata nel tufo, misura 9 mq ed ha pianta grossomodo rettangolare. Presentava 26 nicchie per le urne cinerarie dei defunti (utilizzate solo in parte), 6 fosse per inumazione e 2 sarcofagi. La ricca decorazione a fresco è distribuita sulle quattro pareti e sul soffitto. I dipinti più noti sono: la Scena dei Campi Elisi, la Navicella sul fiume Lete, il Banchetto dei Giusti, i Geni delle stagioni. Compaiono sulle pareti laterali una Coppia di pavoni e una Scena di lotta tra due caproni. Nella parete frontale sono raffigurati i coniugi padroni della tomba e, in due medaglioni, i ritratti di due giovani.

Il sepolcro è emerso durante la dismissione della Permolio. L’Istituto Centrale per il Restauro ha curato il taglio dal costone tufaceo e il trasporto al Museo Nazionale Romano, dove è oggi visitabile. I professori Aurigemma e Felletti-Mai vi hanno compiuto accurati studi. È stato restaurato nel 2008.

 

 

Affresco dei Campi elisi (particolare). Il gioco del Trigon, antenato della moderna pallavolo (foto Antonello Anappo)

 

Il trigon è un gioco sportivo, assai popolare nella Roma imperiale, simile allo sphaeristerium (il gioco della palla). La sua rappresentazione più antica è contenuta nella Scena dei Campi Elisi nella Tomba affrescata di via Majorana.

Tre giovani imberbi dalle tuniche variopinte, disposti ai vertici di un triangolo, con il braccio destro alzato colpiscono la pila trigonalis, una palla dura realizzata con un sacco di pelle conciata, imbottito di sabbia o sassolini. Manca una partizione in squadre: l’obiettivo comune è mantenere la sfera sospesa in aria il più a lungo possibile, finché, compiuta una sequenza di palleggi, uno dei giocatori vi pone termine, probabilmente con un lancio.

Purtroppo non si conoscono le regole esatte, sebbene in epoca moderna siano state suggerite varie ricostruzioni. Diffuso, nelle scuole italiane, è un gioco assai simile chiamato schiacciasette, sorta di trigon a più giocatori che prende a prestito le regole mancanti dalla pallavolo.

I Romani conoscevano numerosi giochi con la palla. Nel pulverulentus in grandi spazi sterrati gli adolescenti maschi si contendevano una palla dura, l’harpastum, per scagliarla nel settore avversario. Ai bambini di entrambi i sessi erano graditi i palleggi con una grande sfera leggera, la paganica, riempita delle piume di animali da cortile. Esisteva anche un grande pallone gonfiato d’aria, il follis: gli adulti vi giocavano nelle terme al ludere expulsim (“alla respinta”). Ma il follis era un lusso davvero per pochi: nella Tomba di via Majorana per rappresentare la beatitudine dei Campi Elisi bastava una pila trigonalis.

 

 

Per approfondire:

 Galleria fotografica: Tomba dei Dipinti

 Galleria

  •  Testo generalista: Villa Bonelli nell'area della Via Portuense, di Carla Benocci (ed. QuinTilia, 2005)
  •  Saggio: assente
  •  Testo scientifico: assente

 

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Curiosità:

Didascalia

Questo luogo è anche conosciuto come: Tomba dei dipinti, o degli affreschi, al Museo Nazionale Romano.

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Autore principale: Laura.

Si ringrazia: Soprintendenza Archeologica di Roma (clicca sul link per vedere altre schede realizzate con la stessa collaborazione).