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Villa Baccelli

Villa Baccelli, monografia pp. 2 di Antonello Anappo (Fondo Riva Portuense, Roma 2006 )

 

Villa Baccelli è una dimora signorile del Primo Ottocento, oggi in abbandono, appartenuta al ministro dell’Istruzione Guido Baccelli e poi a suo figlio Alfredo.

Sorge sul fianco sud della Collina di Monte Cucco, in pendìo, e si compone di quattro nuclei edilizi: la casa padronale a due piani (id. 970751), la dipendenza (970752), la cappella privata (970753) e la grande vasca quadrata per la raccolta delle acque (970754). Guido Baccelli (1830-1916) fu un medico insigne, più volte Ministro della Pubblica Istruzione nei primi anni dell’Italia unita. Dal 1894 riforma i programmi scolastici, introducendo i lavori manuali, agricoli e donneschi. Introduce l’educazione civica nelle scuole. A Baccelli si debbono l’istituzione della Galleria Nazionale di Arte Moderna, del Policlinico e della Passeggiata archeologica; gli scavi di Pompei e delle Terme di Caracalla.

 


Un rivoluzionario tranquillo

 

Guido Baccelli nasce a Roma il 25 novembre 1830, figlio dell’illustre chirurgo Antonio Baccelli.

Conduce gli studi giovanili con passione e talento, ma con animo irrequieto. A 17 anni si iscrive tra i volontari della I Guerra d’Indipendenza: la famiglia si oppone e lo segrega in Collegio. Quando nel 1849 la rivoluzione giunge a Roma Baccelli è tra gli insorti garibaldini. Interviene nuovamente la famiglia, che lo preleva dalle Mura Gianicolensi, dove infuria la battaglia contro i francesi, e lo rinchiude in meditazione e preghiera nel borgo di San Vito Romano. Il suo posto non è con Garibaldi, è con il Papa Re. Quando Pio IX torna sul trono il giovane Guido ottiene il perdono e viene riammesso al Collegio. Viene sorpreso a scrivere su un muro un’invettiva contro il Pontefice: il ragazzo - destinato a diventare in seguito ministro dell’Istruzione - viene espulso.

Baccelli viene avviato agli studi universitari dall’archiatra pontificio Benedetto Viale. Sotto la cappa della Restaurazione si dedica completamente agli studi. Nel 1852 si laurea in medicina; nel 1853 in chirurgia. Nel 1856 Baccelli è professore all’ospedale Santo Spirito.

In quegli anni dà corso ad una fitta sequenza di pubblicazioni sulle malattie cardiache e polmonari. Nel 1857 pubblica Ascoltazione e percussione nella Scuola Romana; l’anno seguente L’origine anatomica del tubercolo; nel 1859 La patologia del cuore e dell’aorta. Nel 1862 diventa titolare della cattedra di clinica medica. Si contraddistingue come un eccellente insegnate. Alterna le lezioni sul cadavere e sul malato: insieme studio anatomico dei danni delle malattie e applicazione pratica delle terapie. Elabora il concetto dell’anatomismo clinico, condensato nella frase: «La clinica moderna è scuola di anatomia viva».

Nel 1863, mentre nasce il figlio Alfredo, dimostra sperimentalmente la Legge di Baccelli sui rumori endocardiaci. Studia il soffio al cuore, elabora una spiegazione razionale dei movimenti cardiaci delle sistole e delle diastole. Dedica gli anni tra il 1863 e il 1864 alla pubblicazione di un’opera monumentale in tre volumi: Patologia del cuore e dell’aorta. Nel 1864 si dedica alla pettiroloquia e alla diplofonia; elabora un metodo per la diagnosi dei tumori alle ovaie e al pancreas. Nei congressi medici la sua parola è sempre quella più attesa. A soli 34 anni Baccelli è considerato un luminare.

Si dedica alla malaria, localizzando l’infezione nei globuli rossi. Scopre la febbre subcontinua tifoidea. Ottiene lusinghieri successi con l’audace metodo dell’introduzione del chinino per endovenosa. Cura la sifilide con il sublimato corrosivo, sempre per endovenosa. Cura lo scompenso cardiaco con la strofantina, sempre per endovenosa. Trova una cura per il tetano, con le iniezioni sottocutanee di acido fenico.

Il clima politico intanto torna rovente: i piemontesi fanno breccia a Porta Pia, Pio IX è destituito. Questa volta Baccelli non prende parte alla lotta nazionale: i piemontesi lo considerano un reazionario e il suo incarico di direttore della clinica medica del Santo Spirito vacilla. Eppure i suoi successi medici sono notevoli. Si dedica in questo periodo agli studi sulla polmonite; elabora un metodo di diagnosi dei versamenti pleurici attraverso l’ascolto endoscopico (il c.d. Segno di Baccelli).

 

Il ministro dell’Istruzione

 

Per due anni Baccelli è sempre in bilico: medico sicuro, patriota incerto. Per mettere a tacere i dubbi Baccelli si impegna attivamente in politica. È conosciutissimo: non è difficile per lui farsi eleggere deputato (1874). Seguono altre pubblicazioni scientifiche: I tumori ovarici (1876) e La trasmissione dei suoni attraverso i liquidi endopleurici (1877). Nello stesso anno pubblica la sua prima opera politica: Discorsi sulla legge forestale. Nel 1878 pubblica quello che è a lungo considerato una pietra miliare della scienza clinica: La malaria.

L’occasione della vita Baccelli la ha quando Vittorio Emanuele II è colto da una improvvisa crisi respiratoria. Chiamato al capezzale del re morente, Baccelli fa la diagnosi di una polmonite: i polmoni del Re non funzionano più, l’illustre paziente è spacciato. Con il consenso della famiglia reale Baccelli tenta per la prima volta nella storia della medicina la somministrazione diretta di ossigeno nei polmoni, con respirazione indotta da macchine. È il primo caso di mantenimento artificiale in vita nella letteratura medica, letto da taluni come il primo caso clinico di accanimento terapeutico. Il re muore solo pochi giorni dopo, ma prestigio di Baccelli è al culmine. E, avendo lottato per salvare la vita al re, nessuno nutre ormai più dubbi sui suoi sentimenti patriottici.

Il 2 gennaio 1881 il Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli lo nomina Ministro della Pubblica Istruzione nel Gabinetto Cairoli III. Il suo successore Agostino Depretis conferma Baccelli nella carica (Depretis IV e Depretis V, fino al 1884).

Da ministro, Baccelli tira fuori la grinta di un rivoluzionario. Dopo il discorso L’autonomia dell’Università (1881) trasferisce alcuni poteri tenuti dall’amministrazione centrale ai rettori delle università e ai presidi degli istituti superiori. Desta scalpore quando assegna una cattedra universitaria a allo psicologo Roberto Ardigò, ignorando l’ammonizione del precedente ministro che bollava le sue teorie come «difformi dalla coscienza della maggioranza dei contribuenti».

Con il Discorso al Re (1881) ottiene l’ampliamento degli organici degli istituti scientifici pratici e delle facoltà mediche. Nel 1883 pubblica il libro-manifesto Policlinico e Palazzo delle Scienze in Roma, nel quale preconizza la costruzione di un ospedale polivalente a Roma.

Nel 1884, da privato cittadino, Baccelli si dedica alla pubblicazione della produzione poetica del figlio Alfredo, ispirata a motivi paesistici, rievocazioni alpine e temi di varia umanità (Diva Natura, 1885). Nel 1888 intanto vede la luce il suo progetto di ospedale polivalente, con la nascita del Policlinico (oggi Umberto I). Dal 1893 è il direttore della rivista medica Il Policlinico. A tutti appare ormai evidente la grande virtù di Baccelli: riformare dall’interno, portare la società a compiere grandi balzi in avanti senza uscire dal solco della tradizione.

 

La vecchiaia

 

Il 15 dicembre 1893 il primo ministro Francesco Crispi lo richiama in servizio, di nuovo alla guida della Pubblica istruzione nel Governo Crispi III.

Sono passati 12 anni dal primo mandato, e lo spirito dei tempi questa volta è completamente diverso. Non occorre più fare balzi in avanti, ma consolidare con saggezza i passi fatti sinora. Nei discorsi ufficiali, perfino nel Discorso della Corona del 1894, Baccelli tiene atteggiamenti estremamente cauti, in cui mette in guardia dall’elargire al popolo una cultura in misura superiore al necessario.

Baccelli mette in cantiere la riforma dei programmi elementari, che si traduce in un energico sfrondamento dei programmi, giustificato con l’esigenza di non affastellare troppe nozioni nella mente del fanciullo. Parallelamente, Baccelli si dedica al patrimonio archeologico, d’arte e paesistico: istituisce la Galleria Nazionale d’Arte moderna; progetta la Passeggiata archeologica; ripristina il Pantheon (liberandolo dalle sovrastrutture) e le Terme di Caracalla; infine si dedica alla piantumazioni di alberi a Roma, e alla difesa delle zone panoramiche, favorendo le prime norme per la tutela del paesaggio. Baccelli intanto favorisce l’ascesa politica del figlio Alfredo, favorendone l’elezione a deputato (1895).

Dopo un periodo di riposo, Baccelli è nuovamente ministro sotto il Governo Pelloux I e Pelloux II, dal giugno 1898 al giugno 1900. Baccelli può ora completare la riforma dei programmi elementari. Introduce i lavori manuali, agricoli e donneschi. E compensa il maggiore spazio dato all’educazione religiosa con l’introduzione di una nuova materia: l’educazione morale, civile e patriottica. Baccelli progetta anche, senza realizzarla, la Coscrizione scolastico-militare, insieme scuola elementare e addestramento alle armi, per i giovani tra i 16 e i 19 anni. Tra le materie previste: esercizio ginnico, arte militare, etica civile, etica militare, storia patria e disegno.

Il 4 agosto 1901 per Baccelli arriva un nuovo incarico, l’interim del Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio, sotto il Governo Zanardelli, assistito dal figlio Alfredo come sottosegretario all’Agricoltura.

Baccelli scopre in questa fase gli interessi sociali: si dedica al bonificamento dell’Agro Romano; favorisce nelle scuole rurali la pratica dei campicelli scolastici; istituisce la cerimonia della Festa degli alberi; combatte l’afta epizootica diffondendo la pratica delle iniezioni di sublimato; promuove il miglioramento della coltura dei grani. Ricopre incarichi minori fino al 1903, per poi ritirarsi, definitivamente, a vita privata.

Il figlio Alfredo riferisce che il padre mantiene fino alla tarda vecchiaia una piena efficienza intellettuale e fisica. Baccelli anziano è ancora un oratore fluido, ispirato ai modelli classici; parla e scrive correntemente il latino. Il vecchio ministro torna ad aiutare il figlio, sostenendolo nella pubblicazione di una nuova raccolta poetica (Sentimenti, 1905) e variegate novelle e saggi. Il figlio pare però più interessato alla carriera politica e diviene ministro delle Poste (1906).

Guido Baccelli muore a Roma il 10 gennaio 1916. Tre anni dopo il figlio subentra al ruolo del padre, divenendo a sua volta ministro della Istruzione Pubblica (1919-20). Nel 1923 pubblica il volume di ricordi Mio padre, memorie di Guido.

 

La Vasca quadrata

 

In prossimità di Villa Baccelli si trova un invaso per la raccolta delle acque piovane, conosciuto, per via della sua forma, con il nome di Vasca quadrata.

Risale al Primo Novecento e consiste in una costruzione in muratura a pianta quadrangolare, parte fuori terra parte in scavo, il cui fondo e le pareti sono foderate di malta idraulica. La destinazione d’uso è la raccolta delle acque piovane, da reimpiegare per l’irrigazione. È probabile che la realizzazione della vasca sia stata commissionata dallo stesso ministro Baccelli, contestualmente all’impianto del giardino arboreo per la sua villa: a poca distanza dalla vasca esistono infatti un pozzo e persino una sorgente naturale, ma esse ricadono entrambe nella proprietà vicina. La Vasca è stata censita dalla S.B.A.P. di Roma, con la scheda inventariale n. 970754 (R. Banchini, catalogatore F. R. Peixoto De Oliveira).

 


Scuola Baccelli, stampa cm 30 × 20 di Anonimo, in Collezione d’Arte (Corridoio) inv. 26 /A

Villa Baccelli, monografia pp. 2 di Antonello Anappo, in Biblioteca (Sala 2) inv. 220 /B

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Ruderi di Villa Baccelli (anno 2005) (foto di Antonello Anappo, altre 138 immagini nel Fondo fotografico)

scheda inventariale

Inventario

 

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