Memorie di Casa Balzani
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Memorie di Casa Balzani - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Villa Bonelli - Ultime vicende della Tenuta Bonelli - Pagani, vignarolo in leasing - Il progresso secondo Bonelli - La Necropoli di Pozzo Pantaleo - Portuense - Le Cave romane alla ex Purfina - La Tomba A al Drugstore - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Memorie di Casa Balzani di Antonello Anappo
I Balzani (e poi i Trinchieri) sono proprietari di Villa Bonelli per mezzo secolo, dal 1870 al 1926. Le loro vicende familiari sono state ricostruite dagli studi attenti di Carla Benocci. Alla morte del capostipite Giuseppe Balzani, nel 1885, ereditano congiuntamente la vedova Virginia Ciocci-Balzani e i figli Saverio, Giuseppe e Silvia. Virginia Ciocci-Balzani muore due anni dopo, nel 1887, e la proprietà si consolida nei tre figli. La comproprietà non deve essere stata facile, tanto che il 28 gennaio 1900 si arriva ad una spartizione: la tenuta Balzani viene assegnata in via esclusiva alla figlia femmina, andata sposa ad Emilio Trinchieri. Alla morte di Silvia Balzani-Trinchieri, nel 1902, la proprietà passa in eredità congiuntamente al marito Emilio e alla numerosa figliolanza: Virginia, Giuseppe, Emma, Giovanna, Giovan Battista e Marcello. Intorno al 1906 sono attestati degli abbellimenti che portano la dimora ad assumere carattere signorile e “forma ad L”, e ad essere indicata nelle mappe come “Casa Balzani” o già “Villa Balzani”. La sua estensione, delimitata dalle attuali vie Montalcini, Fuggetta, Baffi, Ribotti e Valli, è di 113 mila mq. Gli eredi Trinchieri vendono la propetià a Bonelli il 29 ottobre 1925. |
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Villa Bonelli di Antonello Anappo
Villa Bonelli (già Casa Balzani) è una villa ottocentesca, legata alla memoria dell'agronomo Michelangelo Bonelli, cui si deve l'impianto della Tenuta Due torri, l'organizzazione a terrazze del parco e la ristrutturazione edilizia della villa. Il casino agricolo originario (del 1839) passa nel 1906 ai Balzani e nel 1925 all’ing. Bonelli, già proprietario dal 1923 della attigua paludosa Proprietà Due Torri. L'opera di bonifica condotta da Bonelli avrà del prodigioso: unificate le proprietà, prosciuga le acque stagnanti con idrovore di sua invenzione, scava canalizzazioni (se ne possono riscontrare i tracciati nelle attuali via della Magliana nuova e via di Pian Due torri) e, con vasche e chiuse, porta l’acqua per l’irrigazione sù in collina. In pochi anni la valle si copre di carciofi e altri ortaggi, il pendìo collinare di vigna pregiata e frutteto. Bonelli commissiona all'architetto Busiri-Vici ingenti ristrutturazioni sul casolare esistente (trasformandolo in villa, con l'aggiunta di un nuovo corpo di fabbrica e una serra-studio). Il parco si addolcisce con scalinate, fontane e terrazze prospettiche, e con alberature di querce, pini e cipressi. La tenuta rimane produttiva fino agli anni Sessanta, per poi frazionarsi e conoscere una attività edilizia speculativa. Negli anni ’80 Villa Bonelli passa al Comune; nel 2004 gli architetti Panunti e Santarelli hanno progettato il restauro, completato nel marzo 2005. Il parco (con accessi da via Camillo Montalcini, 1 e via Domenico Lupatelli, snc) misura oggi 4,5 ettari. Nella Villa risiede la Presidenza del Municipio XV Arvalia-Portuense. Villa Bonelli è stata studiata dalla Sovrintendenza Comunale di Roma e dalla Soprintendenza ai BB.AA. e del Paesaggio di Roma (cfr. Roberto Banchini, Scheda inventariale n. 970673 - Sopr. BBAA e Paesaggio Roma. Catalogo di G. Tantini). |
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Ultime vicende della Tenuta Bonelli di Antonello Anappo
Fra il 1818 e il 1839 il Sancta sanctorum rileva le quote ‘pro indiviso’ del Gonfalone e dei proprietari privati, e costituisce la proprietà unitaria “Tenuta di Pian due Torri, tutta in piano”, coltivata a rotazione tra seminativo e maggese. Poco dopo vende al conte Filippo Cini di Pianzano, e suo figlio rivende a monsignor Angelo, della casata locale dei Bianchi. Il Monsignore tenta l’unificazione della piana con la sovrastante collina di S. Passera, con motivazioni assai semplici: differenti quote altimetriche tengono al riparo dai capricci del fiume, e permettono di variegare le colture. Le stesse intuizioni, mezzo secolo dopo, saranno alla base dell’opera di Bonelli. La studiosa Benocci ha ricostruito le acquisizioni fondiarie di Angelo Bianchi: i primi acquisti di “terreni e casali ad uso vignarolo” datano 1870, in comproprietà con Salvatore, figlio del capostipite Luigi Bianchi; alla morte di Salvatore, nel 1885, la sua quota passa al figlioletto Luigi (con lo stesso nome del nonno); quando anche monsignor Angelo muore, nel 1897, il giovane Luigi eredita la quota dello zio, e si ritrova unico proprietario di un latifondo da 72 ettari. Luigi rimane proprietario fino al 1912, anno in cui la proprietà si frammenta nuovamente. La piana viene acquistata nel 1923 da Bonelli, che nel 1926 la gira alla società anonima GIT (“Gestione Immobili Torino”). Nel 1938 la società diventa in nome collettivo, e dal 1941 passa ad Adriano Tournon, genero di Bonelli. |
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Pagani, vignarolo in leasing di Antonello Anappo
Un documento fiscale del 1693 nomina l’abate Cenci e monsignor Pallavicini, proprietari della vigna “in contrada Vicolo Inbrecciato”, per la quale pagano le tasse più alte del comprensorio. Un secolo dopo e oltre, il Catasto gregoriano (anno 1818, mappa 159, particella 235) attesta una “casa con corte per l’uso del Vignarolo”, primo nucleo della moderna Villa Bonelli, su una superficie di 32 centesimi catastali. La proprietà è ancora ecclesiastica - precisamente della chiesa di S. Maria in via Lata - ma su di essa il vignarolo Giuseppe Pagani vanta il diritto di “enfiteusi perpetua”, una sorta di affitto a basso canone, riscattabile, molto vicino al moderno contratto di “leasing”. Non solo. Pagani ha in enfiteusi anche l’intera “vigna” (particella catastale 234) che misura 8 quadrati, 8 tavole e 27 centesimi, e il “fienile” (particella 233) che misura 6 centesimi. Verso il 1839 l’operoso vignarolo aggiunge al casale un corpo perpendicolare (visibile nella mappa della Congregazione del Censo), ma verso metà Ottocento l’attività deve conoscere un rapido declino: nelle mappe la nuova ala è crollata, e un documento del 1878 annota che il fienile è ormai “diruto”. L’enfiteusi sarà “riscattata” (pagando il valore capitalizzato del canone) verosimilmente intorno al 1870, anno in cui la piena proprietà passa a Giuseppe Balzani. |
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Il progresso secondo Bonelli di Antonello Anappo
L’agronomo portuense Michelangelo Bonelli pubblica nel 1897 un trattato in due volumi, dal titolo “La Concimazione razionale”. In essa Bonelli introduce nelle tecniche di coltivazione tradizionali le applicazioni pratiche della nuova chimica di fine Ottocento. Bonelli sostiene che taluni elementi fertilizzanti - come l’azoto, la potassa (potassio), l’acido solforico, i fosfati e la calce (calcio) - possono correggere le manchevolezze di un terreno, rendendolo adatto ad ogni coltivazione. Il principio cardine dell’opera è infatti che la concimazione chimica deve essere limitata dall’uso della ragione: non deve esserci concimazione laddove le condizioni del suolo sono già ottimali; e non vanno concimati i terreni nei quali la concimazione chimica offrirebbe una maggiorazione della resa inferiore al 6%. Rese inferiori al 6% sono accettabili solo sui terreni incolti o improduttivi, in vista del cosiddetto ampliamento dello spazio agrario. L’impianto dell’opera è estremamente pratico. La lettura di un breve passo ci può fare capire come si usa un fertilizzante. “Il pisello, avendo tenere radici, vuole terreno di media consistenza, fresco, non umido. Le varietà destinate all’uso domestico si dovranno coltivare in terreni argillosi o silicei. Prospera benissimo anche in suolo di calcare, ma il frutto riesce di difficile cottura. Se il terreno è sabbioso o sabbioso-argilloso riesce utilissima la concimazione potassica unita alla concimazine fosfatica [...]. Da noi il pisello non entra nelle rotazioni perché lo si coltiva associato al mais o su piccoli appezzamenti. Volendolo porre in rotazione si coltiva dopo un cerale di primavera e gli si fa succedere un cereale d’inverno. Prima di coltivarlo sul medesimo campo si lascino passare 6 o 10 anni”. Il trattato si articola in due volumi, pubblicati per la prima volta a Torino dall’editore Casanova. Il trattato valse a Bonelli il titolo di Accademico dell’Agricoltura. Il trattato è oggi introvabile in forma completa. Il 1° volume è conservato alla Biblioteca nazionale a Firenze. Il 2° volume è conservato nel Fondo Riva Portuense (si tratta di un volume appartenuto al senatore genovese Bombrini, con annotazioni manoscritte del 1908). |
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La Necropoli di Pozzo Pantaleo di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza). Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo. Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale. Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi. |
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Portuense di Antonello Anappo
Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato). I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere. Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme. I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti. |
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Le Cave romane alla ex Purfina di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Tomba A al Drugstore di Antonello Anappo
Dal drugstore di via Portuense, 313 (oggi chiuso al pubblico) si accede ad un complesso funerario di 5 ambienti, frequentato dal I al IV sec. d.C. La camera A, scavata nel tufo con volta a botte, ha intonaci giallo e porpora, e pavimenti in mosaico bianco e nero, con le rapresentazioni dionisiache di Licurgo inebriato che assale la ninfa Ambrosia e delle fasi della vendemmia. La camera B è un piccolo locale in mattoni con pitture floreali, preceduto da un recinto esterno per le urne cinerarie dei servi. L’ambiente C, di importanza minore, intagliato nel tufo e intonacato di bianco, conservava i resti di un bimbo di 4 anni. La camera D, anch’essa scavata nel tufo e con intonaci giallo e porpora, presenta quattro file di nicchiette, in cui si leggono graffiti i nomi dei defunti. Vi è stato trovato il corredo in oro di una bimba di 10 anni e quattro sarcofagi, uno dei quali rievoca il culto esotico di Helios e Selene, simboli del ciclo giorno-notte. L’ambiente E, di importanza minore, in muro reticolato e blocchetti di tufo, ha al centro una vasca rettangolare profonda 40 cm. Il sito, che in precedenza ospitava gli Stabilimenti Purfina, è stato scoperto nel 1966 durante la costruzione di una palazzina, e studiato a partire dal 1982. I materiali più preziosi sono oggi al Museo nazionale romano.
Il Drugstore (parte della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana, situato in via Portuense, 313, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Tomba B al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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La Tomba C al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
Credits:
On line dal 05/11/2002, 1242 letture.