Lo Scalino del Cardinale
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Lo Scalino del Cardinale - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - La Tomba E al Drugstore - Il Recinto al Drugstore - La Sacra Famiglia - Nostra Signora del Sacro Cuore - I coniugi Monaco, eroi partigiani - Il Portale Forlanini - Tum tum tum, qui Radio Londra - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Lo Scalino del Cardinale di Antonello Anappo
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La Tomba B al Drugstore di Antonello Anappo
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La Tomba C al Drugstore di Antonello Anappo
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La Tomba D al Drugstore di Antonello Anappo
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La Tomba E al Drugstore di Antonello Anappo
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Il Recinto al Drugstore di Antonello Anappo
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La Sacra Famiglia di Antonello Anappo
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Nostra Signora del Sacro Cuore di Antonello Anappo
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I coniugi Monaco, eroi partigiani di Antonello Anappo
Alfredo Monaco, medico di campagna al Portuense, è con sua moglie Marcella tra gli animatori del PSI clandestino a Roma, nei giorni terribili dell’Occupazione nazista. Studente in medicina, Alfredo conosce Marcella nel 1935. “Avevo 17 anni, facevo la seconda liceo - racconta la moglie in Roma città prigioniera di Cesare De Simone -. Scoprimmo di avere le stesse idee. Abbiamo fatto insieme scelte gravi che capivamo pericolose ma imprescindibili: non potevamo sopportare la soppressione della libertà fatta dal fascismo; potevamo forse dare un contributo al ripristinarsi della democrazia”. Divenuto dottore, Alfredo è assegnato al tubercolosario Forlanini. Al Portuense, con la guerra, si perde l’uso del denaro. Racconta Marcella: “Dai clienti di campagna non si faceva più pagare; chiedeva in cambio quello che avevano, e cioè farina, uova, carne”. Rimasto senza casa, Alfredo accetta un secondo incarico: medico di notte al Carcere di Regina Coeli, con il beneficio di un appartamento che dà proprio sul cortile del carcere. Nell’estate 1943 Alfredo ha ormai 32 anni, Marcella 25. Hanno due bambini: Giorgio di 2 anni e il lattante Fabrizio. I Monaco hanno stretto amicizia con il giurista Giuliano Vassalli (28 anni) ed il magistrato Mario Fioretti (sarà ucciso il 4 dicembre 1943). Quando il 25 agosto Vassalli ricostituisce in clandestinità il Partito socialista, i Monaco vi aderiscono, fondando la sezione romana. Conoscono il segretario Pietro Nenni, i vicari Sandro Pertini e Carlo Andreoni, e Saragat, direttore de L’Avanti. Con l’8 settembre a Roma arrivano i Tedeschi: requisiscono il III braccio di Regina Coeli e lo governano con ferocia, così come l’intera città. Il PSI reagisce dandosi una struttura militare, il cui massimo organo è il Comando, affidato a Peppino Gracceva. Roma è divisa in otto settori militari; i Monaco sono a capo della II Divisione Matteotti, con quartier generale proprio a casa loro. Il comandante tedesco Kappler non immagina nulla di quello che avviene nelle mura del carcere. Racconta Marcella: “Non c’era posto più sicuro di Regina Coeli!”. Alle riunioni venivano Nenni, Pertini, Saragat, Gracceva, Severo Giannini, e talvolta Bauer, Rossi Doria e Leone Ginzburg di Giustizia e Libertà e Marazza della Dc. Mio marito portava e riceveva notizie dai detenuti. Aveva alcune guardie fedelissime, che lo informavano di tutto”. L’attività clandestina del PSI si sviluppa in vaste forme di assistenza, con una rete di alloggi protetti, documenti di identità e tessere annonarie false, staffette, azioni di sabotaggio e di salvataggio, raccolta di armi. Monaco, con la complicità di una suora, nasconde dentro il Forlanini un piccolo arsenale. Il rischio è enorme, ma i Monaco se lo impongono come un dovere verso la Patria. Marcella rischia l’arresto due volte. La prima viene fermata con una borsa a doppio fondo carica di rivoltelle; il milite ci casca e dice: “Mutti, vai, vai”. La seconda, sul tram a piazza Sonnino, viene invece scoperta: ha un fucile. L’autista capisce al volo, inchioda e le spalanca le porte. Il 15 ottobre l’organizzazione accusa il colpo più duro: Pertini e Saragat sono arrestati e rinchiusi a Regina Coeli. Li faranno fuggire. |
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Il Portale Forlanini di Antonello Anappo
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Tum tum tum, qui Radio Londra di Antonello Anappo
Dopo l’arresto di Pertini e Saragat (15 ottobre 1943) il medico portuense Alfredo Monaco e sua moglie Marcella progettano l’evasione che passerà alla storia con il nome di Beffa di Regina Coeli. Nello stabile attiguo a Regina Coeli, dove Monaco ha la disponibilità di un alloggio, in qualità di medico notturno, si tiene una riunione d’urgenza della Direzione clandestina del PSI. Occorre fare in fretta: si teme che i due prigionieri, sotto tortura, possano fare i nomi dell’intero organigramma socialista in clandestinità. Spinelli e Colorni propongono un’evasione classica, segando le sbarre. Nenni e Gracceva sostengono invece un assalto militare. Vassalli escogita di liberarli con falsi ordini di rilascio: è questa proposta che viene approvata. Nel frattempo però il numero di detenuti da liberare è salito a 7, con l’aggiunta di Allori, Andreoni, Bracco, Ducci e Lunedei. A comandare l’operazione nelle fasi finali è Marcella Monaco, la moglie del dottore, che può muoversi dentro Regina Coeli senza destare sospetti. Intanto Vassalli e Severo Giannini rubano dal Tribunale militare 7 moduli di scarcerazione in bianco, mentre la guardia carceraria Schlitzer procura un ordine di scarcerazione autentico, da cui copiare timbri e firme. Il 24 gennaio 1944, prima delle 13, Marcella Monaco si presenta a Regina Coeli, accreditandosi alle SS. Il simpatizzante Schlitzer la porta di filato al Centralino e fa protocollare i 7 finti ordini. Il capoguardia Ugo Gala, anch’egli simpatizzante, porta a mano i documenti al direttore carcerario Donato Carretta. Carretta, che nutre intimamente sentimenti antifascisti ma è all’oscuro di tutto, si oppone, poiché per i prigionieri politici occorre anche la vidimazione della Questura. Carretta - resosi probabilmente conto di quanto gli sta accadendo sotto il naso, ma non contrario a che ciò avvenga - suggerisce a Marcella Monaco di trovare qualcuno in Questura per farsi dare un assenso telefonico, chiamato in gergo carcerario lasciare alla porta. Sono le 16,30: nel giro di 30 minuti scatterà il coprifuoco e il piano sarà irrimediabilmente compromesso. La signora Monaco corre in strada, per inscenare con il socialista Lupis una finta telefonata. Tutto va storto: tre telefoni pubblici non funzionano. Marcella e Lupis raggiungono la PAI a San Callisto, dove un simpatizzante elettrotecnico crea un ponte telefonico. Lupis, con sangue freddo, impartisce finalmente al centralinista l’ordine di lasciare alla porta. Alle 17 Carretta firma: i 7 detenuti escono e si disperdono rapidamente, mettendosi in salvo. L’indomani, sera del 25 gennaio, alla radio clandestina la voce di Paolo Treves annuncia: “Tum, tum, tum! Qui Radio Londra. Ieri pomeriggio una patriota italiana ha fatto fuggire dal carcere Pertini e Saragat, i due massimi dirigenti del Partito Socialista Italiano e capi della Resistenza italiana”. Il tedesco Kappler, informatone, va su tutte le furie con Carretta, minacciandolo di morte: sia per avergli taciuto dell’evasione, sia per non avergli detto che i capi del PSI sono stati nelle sue mani. Nei giorni seguenti Pertini torna a guidare il PSI e Saragat a dirigere il giornale L’Avanti. I coniugi Monaco, convinti di non destare sospetti, tornano alla vita di sempre: Alfredo a fare il medico di campagna; Marcella ad accudire i due bambini. Saranno scoperti di lì a poco. |
Credits:
On line dal 01/07/2003, 1047 letture.