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La Prigione del popolo

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: La Prigione del popolo - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Lettere dalla Prigione del popolo - Il Rapimento Moro - L’Italia piange Moro - La Necropoli di Pozzo Pantaleo - Portuense - Le Cave romane alla ex Purfina - La Tomba A al Drugstore - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

La Prigione del popolo

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Presunta Prigione del Popolo

Via Montalcini è un percorso di crinale, visibile già dal Catasto del 1818, fra Pian Due torri e il “vicolo del Truglio” sulle alture di Santa Passera. La via, urbanizzata negli anni Sessanta, è legata alla memoria del sequestro di Aldo Moro (1916-1978), ad opera delle Brigate rosse.

 

 

Lettere dalla Prigione del popolo

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Il volto dolente dello Statista Aldo Moro, in un'immagine che ha fatto il giro del mondo

Durante la prigionia in via Montalcini lo statista Aldo Moro compila a mano 86 lettere, in cui implora compagni di partito e autorità di trattare con le Br.

“Sto discretamente”, scrive ai familiari, “assistito con premura”; “il cibo è abbondante e sano”, “mangio ora un po’ più di farinacei”, “non mancano mucchietti di appropriate medicine”. Riserva alla moglie Noretta parole toccanti: “Ad Agnese vorrei chiedere di farti compagnia la sera, stando al mio posto nel letto e controllando sempre che il gas sia spento. A Giovanni vorrei chiedessi dolcemente che provi a fare un esame”. “Ho lasciato lo stipendio al solito posto. Aiuta un po’ Anna, data la gravidanza ed il misero stipendio del marito”.

All’astuto Cossiga invia messaggi in codice: “mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato” (= sono nella cantina di un condominio affollato, non ancora perquisito). Ripete di trovarsi a Roma (“io sono qui”; “mandate delegati qui a Roma”), perché - ha appreso - i militari sono fuori pista: setacciano Gradoli, cittadina viterbese indicata in una seduta spiritica.

Per saperne di più:

Archivio900.it, Gli scritti di Aldo Moro dal carcere brigatista.

Le Br intanto formalizzano il ricatto: Moro libero, in cambio di Curcio e altri 12 br. Il Paese si lacera: Pci e maggioranza Dc sono per la fermezza, Psi e minoranza Dc per la trattativa. Moro accusa il nuovo segretario Zaccagnini e la Dc di averlo abbandonato: “Il mio sangue ricadrà su di loro”, scrive rabbioso. Si spinge a chiedere: “Vi è forse, nel tener duro, un'indicazione americana e tedesca?”. “Queste sono vicende di guerriglia, ostinarsi in un astratto principio di legalità è inammissibile”. La stampa, evocando la “sindrome di Stoccolma” (la dipendenza che lega il rapito al rapitore), ne dibatte l’attendibilità. Il 4 aprile la Camera vota per la linea della fermezza.

 

 

Il Rapimento Moro

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Presunta Prigione del Popolo

Le Br sono un’organizzazione eversiva, fondata nel 1970 da Curcio e Franceschini. Nel 74 il generale Dalla Chiesa ne arresta i capi storici, e da allora prende la guida Mario Moretti, che esaspera i caratteri militari e avversa il dialogo in corso fra il Pci di Berlinguer (al 34%) e la Dc di Moro (al 38%).

Nella mattina del 16 marzo 1978, alle 9,15 - quando le Camere stanno per votare la fiducia al governo Andreotti IV, con il sostegno del Pci -, in via Fani va in scena l’agguato: il gruppo di fuoco Br stermina la scorta e rapisce Moro. Iniziano 55 giorni difficilissimi, in cui 9 comunicati informano l’Italia sul processo al “prigioniero Moro”, fino alla tragica sentenza di morte.

All’istante Roma si ferma. La diretta tv riversa fiumi di informazioni, mentre blocchi stradali chiudono il Raccordo. Ma Moro non è andato lontano. A bordo di una Fiat 132 è giunto in un appartamento di via Montalcini, “una strada poco frequentata, senza vetrine né panchine, né capolinea”. L’appartamento, al pian terreno e con un box, è intestato ad Anna Laura Brachetti, che convive con Prospero Gallinari, conosciuto come “ingegner Altobelli”. Nel “carcere del popolo” si alternano altri due carcerieri, Valerio Morucci e Germano Maccari, simulando una normalità di relazioni sociali e familiari.

Moretti, che abita invece in via Gradoli, viene a via Montalcini ogni mattina in autobus, per condurre gli interrogatori. E Moro inizia a parlare: rivela affari scottanti, come Gladio e i finanziamenti illeciti alla Dc. Il comunicato n. 3, con le parole “Il prigioniero sta collaborando”, fa tremare il Palazzo. Il resto del tempo Moro lo trascorre ascoltando una messa su nastro, leggendo giornali e, soprattutto, scrivendo.

 

 

L’Italia piange Moro

di Antonello Anappo

 

 

 
 
IPrima pagina dell'Unità, edizione speciale, del 9 maggio 1978

Dal 18 aprile il sequestro Moro prende una piega visibilmente drammatica. La polizia irrompe a via Gradoli, e si accumulano gli episodi poco chiari: ‘Ndrangheta, Banda della Magliana, le inchieste di Pecorelli, Loggia P2 e servizi deviati, e il falso comunicato che dà Moro morto al Lago della Duchessa.

Sono in molti a desiderare che Moro non torni, anche se non mancano gli interventi autorevoli. Il 25 aprile il segretario Onu Waldheim rivolge un appello per la liberazione, e altrettanto fa “in ginocchio” papa Paolo VI, che lascia sperare in trattative della Santa Sede. Fino all’ultimo comunicato n. 9 del 5 maggio (“Concludiamo la battaglia”), che annuncia la fine del processo e la sentenza di morte. Fanfani (Dc) propone in extremis lo scambio con una brigatista anziana e malata. La Dc e il capo dello Stato Leone approvano, ma è ormai troppo tardi.

Alle 6 del mattino del 9 maggio, nel garage di via Montalcini (ma gli atti processuali non concordano pienamente), Moro entra coperto da un plaid nel bagagliaio di una Renault 4 rossa. Due raffiche di mitraglietta Skorpion 7.65 e due colpi di rivoltella Pkk 9 eseguono la tragica condanna.

L’auto arriva in via Caetani, poco distante dalla sede del Pci. L’immagine straziata dello statista fa il giro del mondo. Sei processi e una ventina di sentenze non hanno tuttavia ancora restituito una verità definitiva sul “sequestro Moro”.

 

 

La Necropoli di Pozzo Pantaleo

di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo

 

 

 
 
Necropoli Portuense (immagine aerea)

La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza).

Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo.

Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale.

Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi.

 

 

Portuense

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia

Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato).

I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere.

Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme.

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti.

 

 

Le Cave romane alla ex Purfina

di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo

 

 

 
 
Cave romane di via Portuense e via Belluzzo a Vigna Pia

La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Tomba A al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba A al Drugstore

Dal drugstore di via Portuense, 313 (oggi chiuso al pubblico) si accede ad un complesso funerario di 5 ambienti, frequentato dal I al IV sec. d.C.

La camera A, scavata nel tufo con volta a botte, ha intonaci giallo e porpora, e pavimenti in mosaico bianco e nero, con le rapresentazioni dionisiache di Licurgo inebriato che assale la ninfa Ambrosia e delle fasi della vendemmia. La camera B è un piccolo locale in mattoni con pitture floreali, preceduto da un recinto esterno per le urne cinerarie dei servi.

L’ambiente C, di importanza minore, intagliato nel tufo e intonacato di bianco, conservava i resti di un bimbo di 4 anni. La camera D, anch’essa scavata nel tufo e con intonaci giallo e porpora, presenta quattro file di nicchiette, in cui si leggono graffiti i nomi dei defunti. Vi è stato trovato il corredo in oro di una bimba di 10 anni e quattro sarcofagi, uno dei quali rievoca il culto esotico di Helios e Selene, simboli del ciclo giorno-notte. L’ambiente E, di importanza minore, in muro reticolato e blocchetti di tufo, ha al centro una vasca rettangolare profonda 40 cm.

Il sito, che in precedenza ospitava gli Stabilimenti Purfina, è stato scoperto nel 1966 durante la costruzione di una palazzina, e studiato a partire dal 1982. I materiali più preziosi sono oggi al Museo nazionale romano.

 

Il Drugstore (parte della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana, situato in via Portuense, 313, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Tomba B al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba B al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba C al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba C al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba D al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba D al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

Credits:

On line dal 29/04/2003, 1033 letture.