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La Basilica di Papa Giulio

di Antonello Anappo (on line dal 23/10/2007, 374 letture)

 

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  L'area in cui ipoteticamente si localizzava la Perduta Basilica di Papa Giulio (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.

La Basilica di Papa Giulio è un edificio cristiano (una ecclesia) in uso tra IV e VIII secolo, non noto archeologicamente.

Il Catalogo Liberiano ne attribuisce l’edificazione a Papa Giulio (337-352) e lo colloca in via Portese miliario III, cioè al terzo miglio della Via Portuense-Campana. Non è oggi possibile risalire con certezza alla posizione del terzo miglio, in quanto la Via (di cui si sa solo che nasceva dalla Porta Trigemina e seguiva grossomodo il corso del Tevere) non ha restituito pietre miliari.

Il Catalogo Liberiano chiarisce la sua collocazione al di sopra del cimitero sotterraneo del Martire Felice. Tale informazione è meglio specificata dalla Notitia ecclesiarum che chiarisce che la basilica sorge ad corpus, cioè esattamente al di sopra delle reliquie del Martire (« ecclesia beati Felicis martiris in qua corpus eius quiescit »). Gli itinerari altomedievali accennano ad una posizione di altura, dominante un punto paludoso del Tevere. Peraltro vi è incertezza anche sull’identità del Martire Felice, che fonti discordanti descrivono sia come un presbitero martirizzato sotto Diocleziano, sia come un anti-papa del IV secolo.

Del sito si ha notizia anche al tempo di Papa Adriano (772-795), che vi compie un restauro (« Ecclesiam Sancti Felicis positam foris Portam Portuensem noviter restauravit »). Poi si perdono definitivamente le tracce.

 

 

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Sommario:

» La Basilica di Papa Gi...
» Felice II, anti-papa d...
» Casa Rosa
» L’Oratorio Damasiano
» Portuense
» Le Cave romane alla ex...

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Dossier Dossier

 
Un'immagine dal film Codice DaVinci. Della spinosa disputa dottrinale ariana si occupò nel IV sec. l'antipapa Felice. Amareggiato, si ritirò alla Magliana.
Foto: Antonello Anappo.
 

Felice II, anti-papa della Magliana

Il caso letterario “Codice da Vinci” di Dan Brown attinge a piene mani dalla “polemica ariana” (‘Cristo era un uomo?’), che infiammò l’Europa del IV sec.. Un tassello di questa storia passa anche per la Magliana, e riguarda l’antipapa Felice (356-357), che con nobiltà d’animo si occupò della spinosa disputa dottrinale.

Occorre però fare un passo indietro. Se per l’ebraismo Cristo è un uomo al pari degli altri profeti, già nei Vangeli emerge la sua specialità nel disegno della Creazione. Il Concilio di Nicea (325) fissa questo concetto in un dogma (‘il Figlio è della stessa sostanza del Padre’) e condanna come eretica la dottrina del monaco Ario, sostenitore della natura umana di Cristo.

Terminato il Concilio la disputa prosegue, ora prevalendo l’ortodossia, ora l’arianesimo, grazie al sostegno di cui Ario gode alla corte di Costanzo II, imperatore d’Oriente. Nel 335 Costanzo II compie un colpo di mano: caccia via da Costantinopoli il vescovo Atanasio, che del Concilio di Nicea era stato il principale animatore.

L’illustre uomo di fede si rifugia a Roma, accolto prima da papa Giulio, e poi da papa Liberio (353-356). Entrambi i pontefici si oppongono con forza alla richiesta imperale di condannare Atanasio. Costanzo II opera allora un nuovo colpo di mano: depone papa Liberio e lo sostituisce con la mite figura dell’arcidiacono Felice (356-357), pontefice col nome di Felice II.

L’Imperatore non immaginava certo quale energia papa Felice avrebbe dimostrato, opponendo all’eresìa ariana un’avversione fiera, maggiore dei suoi predecessori Giulio e Liberio. L’Imperatore corre ai ripari, e perdona in gran fretta Liberio, concedendogli un secondo pontificato (357-366) in cui lui e Felice avrebbero governato congiuntamente la Chiesa.

Ma papa Felice non accetta la nuova situazione: abbandona l’abito pastorale e si ritira in preghiera nel suo poderetto alla Magliana (“in praediolo suo qui est via Portuense”), conoscendo infine il martirio.

Sepolto nelle catacombe di San Felice, è oggetto di grande venerazione popolare, tanto che il suo culto si fonde con quello del martire Felice, e le catacombe prendono il nome di “Ad duo Felices”, in memoria dei due uomini di fede. Gli equivoci di omonimia sono stati risolti solo nel secolo scorso, dagli studiosi De Rossi, Duhesne e Verrando che ne hanno separato del biografie.

Il “rifiuto” di papa Felice è stato per lo più condannato. Nel 1505 l’umanista Vigerio ottiene da Giulio II (1503-1513) una riabilitazione, ma Gregorio XIII (1572-1585), cui si deve il riordino dell’elenco dei pontefici (e la loro divisione in ‘papi’ eletti da conclave e ‘antipapi’ nominati dall’imperatore), cancella addirittura Felice II dal novero dei pontefici, relegandolo tra gli antipapi. Nel 2005 la disputa ariana è tornata di attualità, grazie al bestseller di Brown, in cui lo studioso Langdon inseguendo il Sacro Graal si imbatte nell’umanissima discendenza del matrimonio tra il Cristo e la Maddalena.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Casa Rosa, cimitero degli animali (scorcio).
Foto: Primo Gambini.
 

Casa Rosa

Casa Rosa è un cimitero interamente dedicato agli animali, con 800 tombe di cani e gatti, insieme a conigli, oche, piccioni, pappagalli, cavalli, una scimmia e un leone.

La prima sepoltura risale al 1923. Il veterinario Antonio Molon, proprietario della pensione per cani di via dell’Imbrecciato, ricevette da Mussolini l’insolita richiesta di seppellire una gallina, amata compagna di giochi dei suoi figli. Si aggiungono poco dopo i cani di Casa Savoia e negli anni successivi la moglie Rosa Molon e il figlio Luigi accolgono via via i cani di Peppino De Filippo, Sandro Pertini, Palma Bucarelli, Aldo Fabrizi, Federico Fellini e il gatto di Anna Magnani.

Il All’ingresso un monumento commemora “quelli che non hanno un padrone”; all’interno (1600 mq) la stele con la “Preghiera del cane” di Jerome si affianca al tempietto della gatta Stellina, al busto del gatto Isidoro, alle lapidi dell’oca Barbarossa, della leonessa Greta e del coniglio Tappo. Vi sono tombe familiari (una ha forma a piramide) o accoppiate, come per i piccioni Pizzica e Pennacchione.

Le iscrizioni dichiarano affetto e riconoscenza (“piccolo grande bassotto”, “ciao, gigante buono”, “grazie per la compagnia”) e talvolta accennano ad una dimensione celeste (“continua ad amarci da lassù”). Una scritta “danke” ringrazia in tedesco la micetta Emma. Al gatto Arturo è dedicato un elogio in latino.

 

Si ringraziano per questo articolo le preziose guide Luigi Molon e Primo Gambini.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Le Catacombe di Generosa.
Foto: Antonello Anappo.
 

L’Oratorio Damasiano

L’Oratorio Damasiano (o Basilica Damasiana) è un luogo di culto del IV sec., sito in via delle Catacombe di Generosa, di fronte al civico 48, alla Magliana vecchia.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e di interesse archeologico; è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.
 

Portuense

Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato).

I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere.

Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme.

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Cave romane di via Portuense e via Belluzzo a Vigna Pia (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.
 

Le Cave romane alla ex Purfina

La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)