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di Antonello Anappo (on line dal 02/04/2002, 1131 letture) |
In costruzione.
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Sommario: » Il Vecchio Ponte della... |
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Le insegne del Reggimento Magliana La Collezione di Rivaportuense ha recuperato lo specimen cartonato (cm 12,50 x 17,50) delle insegne militari del XIII° Reggimento di artiglieria campale "Magliana", distintosi per valore nella battaglia dell'8/9/'43 al Ponte della Magliana. Le insegne riportano sul medesimo scudo i simboli locali affiancati da quelli del corpo dei Granatieri: la Lupa (Acca Larentia, madre degli Arvali) che allatta i gemelli Romolo e Remo, e i Quattro mori di Sardegna. Lo scudo è sormontato da elementi di artiglieria con il n. 13 indicativo del reggimento ed un elmo che identifica l'appartenenza di corpo. Il cartiglio propone il motto: "DURA LA VOLONTA'; FERMA LA FEDE". Il retro contiene un appunto che permette di identificare il contingente con certezza: "13° Gr.A.cam. Magliana" (gruppo di artiglieria da campagna). Il 13° Magliana - efficiente ed armato con cannoni 75/27, obici 100/17 e mortai da 81 mm. - tenne testa con strenuo valore alle artiglierie mobili della II Fallshirmjager Division germanica, al Ponte della Magliana (8-9 settembre 1943). Il gen. Solinas, nelle sue memorie sulla tragica notte della Magliana, riporta che furono gli Artiglieri ad aprire la battaglia, allo scadere dell'ultimatum italiano: "Alle 22,10 precise due vampe sulla collina dell'Esposizione mi annunciavano, prima del suono dei colpi, che i pezzi dislocati sul Caposaldo n. 5 avevano aperto il fuoco". L'ultimatum nasceva da un'imboscata tedesca: "Mi assalì allora un impeto di sdegno - scrsse Solinas - , e decisi senz'altro di dare la parola al cannone". (Antonello Anappo)
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All’una della notte tra l'8 e il 9 settembre 1943 la II divisione germanica Fallschirmjäger riceve rinforzi e lancia una seconda violenta offensiva contro il Caposaldo della Magliana. I Tedeschi si impadroniscono del Ponte, per poi perderlo, riconquistarlo e infine riperderlo. I feriti sono numerosi da entrambe le parti. Quelli italiani sono raccolti dentro forte Ostiense e assistiti dalle suore di Sant’Anna, che fanno la spola con il campo di battaglia, incuranti delle bombe. Un macabro aneddoto vuole che, essendo finito il colorante, le suore si fossero rese riconoscibili disegnando una croce rossa sulle vesti con il sangue. Un altro aneddoto vuole che Suor Teresina, di fronte ad un tedesco che le sbarrava il passaggio a mitra spianato, lo abbia affrontato con una croce in ottone. A notte fonda i Tedeschi lanciano il terzo e decisivo attacco. Nel frattempo gli italiani hanno ricevuto dei rinforzi, ma decidono di non contrattaccare. Si rivelerà un errore: i tedeschi si impadroniscono senza contrasto del Palazzo dell’Impero (oggi della Civiltà italiana), di Ponte della Magliana e poi dell’intero Caposaldo n. 5. Gli italiani riparano confusamente dentro forte Ostiense. Alle 5,50 le artiglierie italiane di Palazzo dell’Impero sono ridirette contro il bastione centrale di forte Ostiense, e il forte è posto sotto un pesante cannoneggiamento. Sappiamo, dalle note del cappellano militare don Pietro che dentro il forte “alle 7 non v’è più un vetro sano”. Quando nel forte scoppia un terribile incendio, tocca a don Pietro formalizzare la resa. (Antonello Anappo)
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La Chiesa inferiore di Santa Passera La Chiesa inferiore di Santa Passera è un luogo di culto dell’VIII secolo (su preesistenza), da taluni considerato in origine una domus ecclesiae. Si trova al civico 1 di via di Santa Passera, con accesso dai locali della sagrestia della Chiesa superiore. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e di interesse archeologico; non è direttamente visibile da strada (è al di sotto del piano stradale); attualmente non è visitabile (restauri in corso). È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970730A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.). (Antonello Anappo)
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L’ipogeo dei martiri Ciro e Giovanni è una camera sepolcrale romana, di modeste dimensioni, datata tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., nella quale avrebbero riposato in epoca altomedievale le spoglie dei due santi egiziani. Esso viene realizzato al di sotto del piano di calpestio del Mausoleo di Santa Passera, all’epoca in cui questo era già saturo di sepolture. Vi si accede da una ripida scaletta; l’ambiente trae luce unicamente dal foro della scala e da un’apertura centrale nella volta. Già in antico lo spazio interno viene ridotto, con una controparte sul lato ovest, per ricavarne ulteriori spazi funerari. La decorazione pittorica è oggi quasi completamente perduta: non solo per gli straripamenti del vicino Tevere, ma soprattutto per le spicconature di quanti, nel tempo, hanno cercato senza esito di recuperare le reliquie dei martiri. I pochi resti si presentano campiti su un fondo d’intonaco chiaro delimitato da fascioni, partiture semicircolari e quadranti rossi, con soggetti di repertorio funerario, a fresco con dense pennellate senza linee di contorno. Nella parete nord vi è il c.d. Ciclo della dea Dike, con la dea, un volatile e un pugile; nella parete sud vi è una pecora; nella volta grandi stelle decorative a 6 e 8 punte). La controparte si presenta coperta di uno spesso strato pittorico con soggetti non riconoscibili, sul quale, a fine XIII sec., è stata aggiunta una Natività, oggi perduta. L’ipogeo, interrato dopo il 1706, è stato riscoperto nel 1904. (Antonello Anappo)
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