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Colle e concimi

La Società Colle e concimi, monografia pp. 4 di Antonello Anappo (Fondo Riva Portuense, Roma 2006 )

 

La Colle e concimi è una fabbrica dismessa, attiva a Pietra Papa fra il 1899 e il 1912, poi confluita nella Mira Lanza.

La Società Prodotti chimici, colla e concimi si insedia su un terreno di 9 ettari nella ex Vigna Ceccarelli, dove sono già presenti alcune fornaci per la lavorazione degli scarti del Mattatoio di Testaccio. Nel 1899 l’ingegner Giulio Filippucci avvia la costruzione di cinque piccoli edifici ad uso «magazzini, forni e depositi per gli acidi», seguiti nel 1907 da altri sei caseggiati. La produzione industriale di colle e fertilizzanti ha breve durata: nel 1913 il Comune di Roma compra terreni, costruzioni e macchine, per poi rivenderli nel 1917 alla Fabbrica dei candele Mira, dal 1924 Mira Lanza (saponi e detersivi). Gli edifici sono stati bombardati nel 1945. Le attività produttive sono continuate fino al 1955.

 

I caseggiati di Filippucci

 

La Colle e concimi si insedia su un terreno di risulta esteso 9 ettari sulla riva destra del Tevere, ricavato dalla Vigna Ceccarelli. Qui, fra il 1877 e il 1890 erano sati depositati i materiali di scarto provenienti dal dragaggio del Tevere in occasione dei lavori per la costruzione dei Muraglioni per la messa in sicurezza di Roma dalle piene fluviali.

Sul terreno sono già presenti alcune fornaci, sorte spontaneamente, che effettuano lavori di trasformazione dei materiali di scarto del vicino Mattatoio comunale di Testaccio.

Il 3 dicembre 1899 l’ingegner Giulio Filippucci, per conto della società, presenta al Comune di Roma un progetto per la «costruzione di magazzini, forni e depositi per gli acidi».

L’inizio dei lavori non è immediato, perché il Comune, nell’accogliere il progetto, prescrive anche il setacciamento degli accumuli di terra presenti sul terreno, per verificare la presenza di resti archeologici, che in effetti affiorano numerosi, sebbene non di speciale importanza.

Vengono edificate cinque piccole costruzioni ad un solo piano: la casina quadrata ad uso ufficio, d’angolo tra via Pierantoni e via Costanzi (oggi è la guardianìa all’ingresso dell’Autoparco della Croce Rossa), due grandi corpi rettangolari su lungotevere dei Papareschi (distrutti durante la Seconda guerra mondiale), il corpo quadrangolare con doppia fornace (bombardato anch’esso: il rudere oggi ospita l’Area coktail all’aperto del Teatro India), ed infine un quinto caseggiato quadrangolare con tetto a doppia falda (ospita oggi il Locale libreria del Teatro India).

La produzione della fabbrica si basa sulla composizione di prodotti chimici diversi (in prevalenza fertilizzanti e collanti industriali), tutti aventi come materia prima gli scarti della macellazione del Mattatoio di Testaccio.

 

Gli ampliamenti del 1907

 

Nel 1907 vengono eseguiti dei lavori di ampliamento, che portano a raddoppiare l’originaria superficie edificata. Vengono realizzati sei nuovi edifici: una casina quadrata su via Costanzi (bombardata), il corpo di fabbrica rettangolare con tetto a doppia falda (oggi parte dell’Autoparco della Croce Rossa), il caseggiato rettangolare con torretta su via Pierantoni (anch’esso parte oggi dell’Autoparco), la palazzina a pianta mistilinea su via Pierantoni (bombardato: ne rimane impiedi solo la piccola porzione dove oggi si trova la Ditta Medici), un corpo di fabbrica rettangolare sul lungotevere (bombardato) e infine il piccolo caseggiato rettangolare con tetto a doppia falda (oggi annesso alla Libreria del Teatro India).

Gli ingrandimenti non ottengono il successo commerciale atteso, e la Colle e concimi entra in crisi. I macchinari della fabbrica si fermano alla fine del 1912. Nel 1913, non si sa bene per farne cosa, il Comune acquista l’intero complesso (terreno, edifici e macchinari).

 
La Mira
 

Nel 1917 l’intera area industriale viene rilevata dalla Fabbrica di candele di Mira.

La Mira è la più antica fabbrica di candele italiana. Viene fondata nel 1831 dal Visconte De Blangj nel borgo veneziano di Mira. La Mira produce le innovative candele steariche, inventate nel 1818. Le candele steariche, rispetto alle candele tradizionali in cera d’api o in paraffina (derivato del petrolio), hanno in più l’aggiunta di un componente grasso di origine animale o vegetale, la stearina, che le rende particolarmente adatte ad un uso da interni: non genera fumi durante la combustione, e previene i rischi di incendio in quanto aumenta la temperatura di fusione e fa sì che le sole parti a cera liquida siano quelle in prossimità dello stoppino acceso. I marchi della fabbrica veneziana - Oceano, Zenith, Excelsior, Palm Tree e Victoria - sono all’epoca conosciutissimi ed esportati in tutto il mondo.

Nel 1880 la fabbrica occupa ben 120 persone e ha esteso la sua attività anche a due settori immediatamente contigui: la produzione di acido solforico e la produzione di saponi industriali in barre, da bucato a mano e i saponi fini per l’igiene personale. Anch’essi, come la stearina, sono ricavati dagli scarti della macellazione animale.

Le motivazioni che portano la Mira ad acquistare il lontano stabilimento romano, sono molto complesse, e vanno ricercate nella c.d. guerra dei saponi, una guerra commerciale che oppone la Mira alla sua diretta rivale, la Lanza.

 

La Lanza, le Stearinerie Italiane e le Saponerie riunite

 

La Lanza ha una storia esattamente parallela a quella della Mira. Nasce nel 1832 nel borgo torinese delle Molinette, ad opera dei fratelli Giovanni e Vittorio Lanza, con il nome di Premiata Real Manifattura Fratelli Lanza. La società cresce rapidamente, fino a divenire, nel 1849, una delle industrie prioritarie del Piemonte. Come la Mira, la società torinese produce le innovative candele addittivate alla stearina. Non produce inizialmente i saponi, prodotti invece da un’altra società torinese, l’Oleificio Lombardo-Piemontese T. Ovazza.

Nel 1873 entra in scena un terzo contendente, la Fabbrica di candele steariche, sapone e acido solforico L. Bottaro & C., con sede nel borgo genovese di Rivarolo. La società, fondata da Luigi Bottaro, Pasquale Pastorino ed Erasmo Piaggio, vede in quest’ultimo la sua figura di riferimento. Armatore navale, industriale dello zucchero, banchiere e senatore del Regno, Erasmo Piaggio da semplice socio finanziatore assume via via ruoli sempre crescenti. Diviene presidente della società nel 1889, e dal 1904 ne assume la direzione come amministratore delegato, rifondando la società con il nome di Stearinerie Italiane. Piaggio è anche proprietario di un’altra società genovese, le Saponerie Riunite di Cornigliano (altro sobborgo genovese), specializzate nei saponi di Marsiglia, saponi gialli resinati, e i saponi secchi.

Ad inizio Novecento le tre fabbriche di Venezia, Torino e Genova, sono impegnate in una guerra commerciale furibonda, cercando di occupare nuovi mercati, e di sottrarne alle concorrenti.

 

La guerra dei saponi

 

Il primo atto di guerra sembra possa attribuirsi alla Mira, che nel 1905 si costituisce in società anonima e si quota in borsa a Milano, accompagnando il cambio di ragione sociale con un programma bellicoso verso le due concorrenti.

La contromossa della Lanza non si fa attendere, e nel giro di due anni vengono compiute tre importanti operazioni societarie.

Nel 1905 la Fratelli Lanza (candele) si fonde con l’Oleificio Lombardo-Piemontese (saponi), uniformando così la sua gamma di prodotti con quella della Mira. La nuova società si chiama Stearinerie e Oleifici Lanza, e assume anch’essa la forma della società anonima. Due anni dopo, nel 1907, questa nuova società si fonde a sua volta con la rivale genovese Stearinerie Italiane e prende il nome di Unione Stearinerie Lanza. L’ultima operazione, sempre del 1907, è l’alleanza commerciale con le Saponerie Riunite di Cornigliano. In pratica la Lanza compie una vera e propria manovra di accerchiamento verso la Mira.

La Mira è ancora la più forte, ma l’unione delle sue piccole e agguerrite rivali la spiazza. Per la Mira le cose si mettono davvero male con lo scoppio della Prima Guerra mondiale, con il fronte appena dietro l’angolo. Succede che la manodopera maschile è interamente richiamata al fronte, le materie prime si fanno introvabili e cala a picco la richiesta di saponi.

La Mira reagisce elaborando un piano commerciale coraggioso, di quelli che o la va o la spacca, che tante volte ritroviamo della storia gloriosa dell’imprenditoria italiana. La parola chiave di questo piano è delocalizzazione: spostarsi dal teatro di guerra e riposizionarsi su un’altra area del territorio italiano, dal quale riprendere la produzione con rinnovato vigore. Alla fine l’area viene scelta, ed è Roma, la Capitale: al sicuro dagli eventi bellici, con sufficiente manodopera a spasso da impiegare in fabbrica, con un mercato locale tutto da conquistare.

Presa la decisione della città, rimane solamente la scelta del terreno su cui insediare la produzione. E il terreno della Colle e concimi pare magicamente disposto per le esigenze della Mira: gli scarti del Mattatoio sull’altra sponda del fiume, 9 ettari di terreno in gran parte liberi da costruzioni (e sul resto del terreno un impianto chimico nuovo di zecca a disposizione), la ferrovia Roma-Pisa e il porto fluviale dietro l’angolo. La vendita col Comune di Roma viene concordata facilmente.

 

La Società Colle e concimi, monografia pp. 4 di Antonello Anappo, in Biblioteca (Sala 2) inv. 228 /B

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Colle e concimi (foto di Antonello Anappo, altre 7 immagini nel Fondo fotografico)

scheda inventariale

Inventario

 

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