Il Nuovo Corviale
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Il Nuovo Corviale - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Arvalia e la linea del tempo - Gesù Divino Lavoratore - Il Ponte della Scienza - Le Officine SARA - La Colonìa Mattei - Corviale - La Valle dei Casali al Portuense - San Paolo a Poggio verde - Lo Stadio del rugby - Il Villino alla Fanella - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Il Nuovo Corviale di Antonello Anappo
Il Nuovo Corviale è un edificio-città, progettato a partire dal 1972 dall’architetto Mario Fiorentino su commessa dell’Istituto Autonomo Case Popolari. Le idee guida del team di Fiorentino (Michele Valori, Giulio Sterbini, Federico Gorio, Pier Maria Lugli) sono il quartiere-satellite (un nucleo abitato in grado di offrire agli abitanti i servizi necessari senza spostarsi in Centro) e le soluzioni residenziali del primo razionalismo, prendendo come modello le unités d’habitation di Le Corbusier. L’edificio principale, realizzato di setti in cemento armato, si sviluppa linearmente per 1 km, per 9 piani di altezza più 2 di autorimesse interrate. I piani fuori terra - percorsi da lunghissimi ballatoi - sono ad uso abitativo, ad eccezione del 4° piano, destinato alla galleria delle attività commerciali. È suddiviso in cinque lotti (condomìni) lunghi 200 m ciascuno, intervallati dalle quattro torri dei vani scala. Secondo il progetto ogni lotto è dotato di sale, cortili e spazi comuni; nella adiacente spina dei servizi debbono trovarsi scuole, strutture socio-sanitarie e laboratori artigianali. Le prime abitazioni sono consegnate nell’ottobre 1982. Sono di poco successive le occupazioni abusive, l’abbandono, il degrado e poi un lungo difficile cammino di riqualificazione. Al complesso appartengono anche due corpi secondari: la traversa (poste a 45° rispetto al corpo principale) e le case basse (alte 2 o 3 piani, in parallelo al corpo principale). |
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Arvalia e la linea del tempo di Antonello Anappo
L’Archivio Storico Portuense segue un modello lineare del tempo, con gli eventi ordinati in sequenza, secondo l’ordine del prima e del poi. Taluni eventi sono chiamati cesure storiche, perché - portando con sé un cambiamento del tipo di società - determinano anche un passaggio di epoca. Il modello ha individuato nella storia locale 8 eventi di cesura e, conseguentemente, 9 epoche. L’Epoca arcaica va dalle origini al 509 a.C., anno della cacciata del re Tarquinio il Superbo e dell’instaurazione della Repubblica. Questa nuova fase si chiude nel 31 a.C., quando Ottaviano, sconfitti i rivali, assume il potere assoluto. L’Impero termina a Roma con una data simbolica, il 410 d.C., anno del saccheggio dei Goti. Il lungo sonno del Medioevo termina nel 1471, con l’avvento di Papa Sisto IV e dei suoi successori rinascimentali, grandi frequentatori della Tenuta della Magliana. Abbiamo scelto di unificare la breve stagione del Rinascimento ai due secoli della Decadenza (Seicento e Settecento), facendo terminare questa epoca nel 1799, con l’arrivo delle truppe napoleoniche. Segue una fase di straordinaria fioritura urbanistica, il Primo Ottocento, segnata dalla nascita del Catasto e dagli slanci riformatori dei papi-re. La Repubblica Romana del 1848 avvia una nuova epoca, quella del Risorgimento e della nascita del Regno unitario d’Italia. La Marcia su Roma del 1922 apre il Ventennio fascista, che si conclude con la Liberazione del 1944. Da qui ai giorni nostri parliamo infine di Epoca contemporanea. Il modello comprende anche due epoche supplementari: il Futuro, dove classifichiamo i beni culturali progettati ma non ancora realizzati, e una categoria residuale, che include i beni paesistici, per i quali la nozione del tempo storico non rileva. |
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Gesù Divino Lavoratore di Antonello Anappo
Gesù Divino Lavoratore è una chiesa parrocchiale, realizzata dall’architetto Raffaele Fagnoni tra il 24 marzo 1955 (prima pietra) e il 15 maggio 1960 (consacrazione). La struttura a pianta ellittica è in cemento armato, con i setti di nervatura a vista e disposti radialmente a sostenere la cupola. « La spazialità avvolgente - scrive lo studioso Massimo Alemanno -, che riesce a coinvolgere visivamente lo spettatore, e il ricorso alla pianta centrale con la cupola nervata impostata sulla pianta ellittica, rimandano ad una tradizione barocca, reinterpretata secondo le esperienze dell’architettura moderna ». Una scala in marmi rosa e bianchi conduce al presbiterio, leggermente sopraelevato. L’altare ha come fondale un pannello in tessere dorate, a sostegno della croce. Esternamente, l’edificio sacro è rivestito di mattoni di tufo rossi ed è cinto da una fascia di vetri policromi. Separato dall’edificio si trova il campanile. Alla parrocchia sono annessi la Polisportiva, l’istituto religioso femminile Missionarie della Dottrina cristiana e la scuola materna Angiola Maria Migliavacca. Dal 22 aprile 1969 la parrocchia è assegnataria - su decreto di Paolo VI - del titolo cardinalizio di Gesù Divin Lavoratore. A seguito della ridefinizione dei confini operata nel 1991, la parrocchia cura oggi circa trentamila anime. |
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Il Ponte della Scienza di Antonello Anappo
Ponte della Scienza è un’opera di ingegneria, in costruzione, destinata a collegare le due sponde del Tevere tra lungotevere Gassman e il Gazometro. Progettato dall’architetto Andreoletti, il ponte misura 142 m x 10 di larghezza e si compone di tre elementi: le due stampelle d’appoggio lungo gli argini e la travata centrale in cemento su funi sospese. La stampella in Riva Portuense è in acciaio corten e misura 63 m (di cui 30 protési a sbalzo sull’alveo fluviale). La stampella in Riva Ostiense è in cemento armato e misura 42 m (di cui 15 a sbalzo). Sulla distanza tra le due stampelle, 36 m, sono tese le funi in fibra di carbonio, su cui poggia una soletta e la travata centrale in cemento precompresso, ad altezza 15 m. Il progetto prevede che la travata centrale sia realizzata a piè d’argine e posta sulle stampelle con speciali gru. L’impalcato è concepito come una terrazza sul fiume, destinata all’incontro e alla circolazione ciclo-pedonale: una corsia ciclabile è in battuto di cemento; il resto, pedonale, è coperto da legno di tek e attrezzato con panchine. I parapetti in acciaio sono dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano. Le fondazioni si innestano a 40 m di profondità. In Riva Portuense è prevista la carteratura dei muraglioni con lastre di cemento solcate da fessure per il verde. Il costo netto del ponte è di € 4.161.969,58. |
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Le Officine SARA di Antonello Anappo
La Officine SARA sono un complesso di capannoni e caseggiati industriali in muratura e ferrocemento, legati alla lavorazione della viscosa, oggi demoliti o riconvertiti ad usi diversi. La viscosa, inventata nel 1904 da Hylaire De Chardonnet, è una fibra chimica autarchica dagli impieghi molteplici: può sostituire la plastica, essere filata come un tessuto, o persino diventare pellicola cinematografica. Nel 1939 le due principali produttrici, la CISA e SNIA, si consorziano, nazionalizzando la produzione. Nella riorganizzazione che segue, gli stabilimenti SARA (Studi Attrezzature Realizzazioni Automeccaniche) di via Monte delle Capre, 23-37, vengono destinati alla produzione di macchine per filatura e telai meccanici per la viscosa per seta artificiale (con cui si facevano splendidi capi d’abbigliamento). Man Mano che i venti di guerra soffiano più forte la SARA si concentra sui macchinari per la viscosa da film. Si producono qui - su licenza OMI Ottico Meccanica Italiana - gli apparecchi fotografici SARA-Nistri per riprese planimetriche e ricognizioni aeree, per poi passare, in piena guerra, a dispositivi ottici di puntamento (mirini, collimatori, ecc.) e altri armamenti di precisione. La fabbrica continua a vivere anche sotto l’occupazione tedesca. Dopo la Liberazione, il presidente CISA Francesco Maria Oddasso, avendo capito che l’era della viscosa è ormai finita, affida la SARA alla direzione del giovane avvocato Telemaco Corsi, con il compito di smontare, rimontare e reinventare gli inutili residuati lasciati dalla guerra. Carri armati, autoblindo, furgoni, motociclette (ma anche cannoni e aeroplani) diventano veicoli civili, soprattutto motociclette per la Polizia di Stato e ambulanze. Nelle Officine SARA nascono anche le cosiddette lambrette del mare, piccoli natanti da diporto, in origine barchini esplosivi della Regia Marina Italiana. Nel dopoguerra troveremo questi mezzi d’assalto (capaci di portare 300 kg di tritolo sotto la pancia delle navi nemiche) sfrecciare sul litorale romano e sul Tevere, con nuovi motori Alfa Romeo da 80 cavalli, alla velocità di 32 miglia marine. |
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La Colonìa Mattei di Antonello Anappo
La Colonìa o Macchia Mattei è un insediamento agrario di bonifica, esteso tra Portuense e Bravetta, legato al riformismo fondiario di epoca napoleonica. Antica proprietà ecclesiastica, la tenuta passa nel 1527 a Pietro Antonio Mattei. Sotto la nobile famiglia portuense la tenuta produce scarsissimo reddito, alternando vallette insalubri e boscaglia, nella quale i soli che trovano conveniente insediarsi sono i briganti. Nel 1802 papa Pio VII ne promuove la riconversione agricola. I Mattei incassano ingenti somme di denaro (ma al mutare della situazione politica, non esiteranno a passare nelle schiere napoleoniche) e incaricano del disboscamento, bonifica e colonizzazione l’avventuriere Basilio Salvi. L’opera di Salvi è meritoria: realizza cisterne e casali di bonifica, dalla tipica struttura a capanna. L’economia dell’insediamento si regge inizialmente sulla vendita di legname e in seguito sulle risorse di un avaro vigneto. Lo studioso G. Tomassetti descrive la vita epica e durissima dei colòni: quelli che non si ammalano di malaria sono soliti fuggire; Salvi, con pugno di ferro, li riporta alla Colonìa. In breve però Salvi deve arrendersi all’evidenza del fallimento, segnato dalla caduta di Napoleone e dal ritorno del vendicativo Pio VII. Nel 1815 l’Ospedale Santo Spirito rileva in blocco i terreni e l’ingente patrimonio edilizio, iniziandone la vendita frazionata. All’inizio del Novecento la tenuta è divisa fra 7 proprietari privati. La particella più fortunata è quella denominata La Contea, efficiente fino a tempi recenti. |
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Corviale di Antonello Anappo
Corviale è la sesta delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, estesa lungo la destra della Via Portuense, fra via del Casaletto e il fosso della Magliana. Le modeste testimonianze archeologiche (tomba arcaica di Poggio verde, villa romana all’Infernaccio) indicano come in epoca romana il territorio fosse coperto di selve, solcate solo nel I sec. d.C. dalla Via Portuensis. La situazione rimane invariata fino al 1527, quando la famiglia Mattei tenta una colonizzazione agraria intorno alla torre doganale al confine fra le diocesi di Roma e Porto (Casetta Mattei). Nel 1802 Pio VII avvia una nuova colonizzazione, anch’essa senza esito. Il nuovo proprietario, l’Ospedale Santo Spirito, fraziona il territorio in contee (piccole tenute), alcune delle quali destinate alla prosperità, altre al fallimento, altre all’urbanizzazione. La storia recente inizia nel 1972, con la progettazione del Complesso IACP Nuovo Corviale, dell’architetto Mario Fiorentino, ispirato alle unités d’habitation di Le Corbusier. Fin dalle prime assegnazioni e occupazioni le parti destinate a servizi rimangono incompiute, lasciando il posto al degrado e a un lungo difficile recupero. Il dibattito su come reinventare Corviale è ancora aperto. Risiedono nel quartiere, al 31 dicembre 2009, 14.044 abitanti. Vi sono due chiese parrocchiali. Il territorio retrostante è dal 1996 costituito nella riserva naturale Tenuta dei Massimi. |
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La Valle dei Casali al Portuense di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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San Paolo a Poggio verde di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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Lo Stadio del rugby di Antonello Anappo
Lo stadio del rugby di Corviale è un campo regolamentare in erba con tribuna da 300 posti, torri per l’illuminazione notturna, spogliatoi, primo soccorso, uffici, bar e parcheggio. Si sviluppa su 1287 mq ed è il terzo impianto pubblico di Roma dopo l’Acqua Acetosa e le Tre fontane. È stato progettato nel 1998 dai tecnici comunali del XII dipartimento. Il cantiere è iniziato nel dicembre 2003 ed è terminato nel marzo 2005. Con la tribuna e il parcheggio, realizzati successivamente, lo stadio è costato 920.000 euro. Il Municipio ne ha affidato la gestione per bando alla società sportiva Arvalia-Villa Pamphili Rugby Roma. La società è stata fondata nel 1980 da Salvatore Gallo (attuale presidente), già atleta di fama nell’Amatori Catania, Cus Roma, SS Roma e insegnante di ginnastica all’ITC Ceccherelli. La squadra si è allenata a Villa Pamphili e poi alle Tre fontane e vi hanno militato l’azzurro Angelo Bencetti, l’ex-capitano della SS Lazio Francesco D’Angelo, le atlete Anna Basile, Serena Oliva e Cristina Tonna (team manager della Nazionale). Basile e Oliva sono oggi responsabile del giovanile e allenatrice della prima squadra. I colori sociali sono bianco-verde. Il campo è stato inaugurato il 25 giugno 2007 dal capitano della Nazionale Andrea Lo Cicero e dal sindaco Veltroni. Nel primo torneo “Corviale Rugby Seven” gli “All Reds” hanno segnato la prima meta e i locali hanno vinto la prima partita. La competizione è stata vinta dai “Prætoriani”. |
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Il Villino alla Fanella di Antonello Anappo
Il Villino alla Fanella è una dimora signorile verosimilmente dell’Ottocento, sita sul distacco della via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599150A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli). |
Credits:
On line dal 18/06/2002, 1370 letture.