Home   »   Biblioteca (Sala 2)   »   inv. 155 /B

San Camillo-Forlanini-Spallanzani

Il San Camillo-Forlanini-Spallanzani, monografia pp. 8 di Antonello Anappo (Fondo Riva Portuense, Roma 2005 )

 

Il San Camillo-Forlanini-Spallanzani è un complesso ospedaliero, situato esternamente al Municipio XI, ma con ingressi dai civici 292 e 232 della Via Portuense.

 
Il San Camillo
 

L’idea di un nuovo ospedale polivalente per i Romani venne al sindaco Ernesto Nathan, che nel 1903 fece predisporre un primo progetto, rimasto però sulla carta.

Se ne riparlò subito dopo la Grande guerra, come ricorda il nome Ospedale della Vittoria. Fu scelto il terreno periferico di Vigna San Carlo, a 60 metri sul livello del mare, ceduto a buon prezzo dal Vaticano. Un po’ per la complessità dell’impresa, un po’ per la mancanza di fondi, il cantiere, aperto il 28 aprile 1919, ben presto chiuse i battenti. Li riaprì il 15 settembre 1927, sotto la spinta della grave epidemia di influenza spagnola, che colpì con durezza la popolazione romana. Il 28 ottobre 1929 il nosocomio fu inaugurato, con il nome di Ospedale del Littorio.

Alla fine della Seconda guerra mondiale cambiò nome in Ospedale Ernesto Nathan e, già nel 1945, in Ospedale San Camillo De Lellis, in memoria del protettore della sanità militare e fondatore dell’ordine religioso dedito all’assistenza agli infermi. La gestione fu affidata al Pio Istituto Ospedali Riuniti di Roma. Alla fine degli anni Cinquanta furono eseguiti i primi lavori di ammodernamento e di ampliamento della struttura, per nuovi reparti.

Negli ultimi decenni il complesso ospedaliero polivalente, esteso su un’area di 40 ettari, con un ampio parco e con piante secolari, ha subìto varie modifiche nello stato giuridico, fino alla nascita dell’Azienda Ospedaliera San Camillo-Forlanini-Spallanzani, dal 1996 San Camillo-Forlanini a seguito del distacco dell’Ospedale Lazzaro Spallanzani, divenuto autonomo Istituto di Ricerca.

 

Il Forlanini

 

Portale Forlanini è l’ingresso monumentale dell’Ospedale Forlanini.

Inaugurato il 10 dicembre 1934, il nosocomio è intitolato al medico milanese Carlo Forlanini (1847-1918), prosecutore italiano delle ricerche del professor Robert Koch, che nel 1882 riuscì a isolare il bacillo della tubercolosi. Allora, in città come Roma, il morbo colpiva e spesso uccideva una persona su cinque.

Il complesso è stato progettato, edificato ed organizzato secondo criteri igienico-sanitari allora d’avanguardia, dettati dal direttore Enrico Morelli, a sua volta allievo di Forlanini. Gli edifici si trovano al centro di un parco di 280 mila mq, con migliaia di alberi d’alto fusto. Infatti, prima della scoperta dei farmaci ad attività battericida e batteriostatica, la tubercolosi si curava con il riposo in ambiente igienico e ben ventilato, oltre che con interventi chirurgici. Nel complesso non mancavano biblioteca, museo, perfino un cinema da ottocento posti e, naturalmente spazi per le lezioni destinate agli specializzandi, accanto a infrastrutture di servizio e tecniche, per l’epoca decisamente nuove. Al Forlanini ha prestato servizio il medico partigiano Alfredo Monaco.

Il portale si trova al civico 323 di via Portuense (è visibile da strada; l’accesso è riservato al personale di servizio e ai familiari in visita ai degenti).

 

Lo Spallanzani

 

Dal portale di via Portuense, 292 si accede all’Ospedale Lazzaro Spallanzani, dedicato a uno dei fondatori della biologia sperimentale (1729-1799).

Fu inaugurato nel 1936 come presidio destinato alla prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive, organizzato in differenti padiglioni in un’area di 134 mila metri quadri. Nel corso degli anni il suo campo di interesse si è via via modificato, in conseguenza dell’evolversi delle malattie infettive prevalenti. Una sezione dedicata alla cura e riabilitazione della poliomelite fu attivata nel corso degli anni Trenta.

Nel 1991, considerata l’espansione dei settori di interesse, inizia la costruzione di un nuovo complesso ospedaliero, progettato secondo i più avanzati standard e con caratteristiche di isolamento delle patologie contagiose uniche nel Paese.

Fino al 1996 faceva parte dell’ospedale polivalente San Camillo-Forlanini-Spallanzani. Nel dicembre 1996 i ministeri della Sanità e della Ricerca hanno riconosciuto lo Spallanzani come autonomo IRCCS (Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico).

 
 

Alfredo Monaco, medico di campagna al Portuense, è con sua moglie Marcella tra gli animatori del PSI clandestino a Roma, nei giorni terribili dell’Occupazione nazista.

Studente in medicina, Alfredo conosce Marcella nel 1935. “Avevo 17 anni, facevo la seconda liceo - racconta la moglie in Roma città prigioniera di Cesare De Simone -. Scoprimmo di avere le stesse idee. Abbiamo fatto insieme scelte gravi che capivamo pericolose ma imprescindibili: non potevamo sopportare la soppressione della libertà fatta dal fascismo; potevamo forse dare un contributo al ripristinarsi della democrazia”.

Divenuto dottore, Alfredo è assegnato al tubercolosario Forlanini. Al Portuense, con la guerra, si perde l’uso del denaro. Racconta Marcella: “Dai clienti di campagna non si faceva più pagare; chiedeva in cambio quello che avevano, e cioè farina, uova, carne”. Rimasto senza casa, Alfredo accetta un secondo incarico: medico di notte al Carcere di Regina Coeli, con il beneficio di un appartamento che dà proprio sul cortile del carcere.

Nell’estate 1943 Alfredo ha ormai 32 anni, Marcella 25. Hanno due bambini: Giorgio di 2 anni e il lattante Fabrizio. I Monaco hanno stretto amicizia con il giurista Giuliano Vassalli (28 anni) ed il magistrato Mario Fioretti (sarà ucciso il 4 dicembre 1943). Quando il 25 agosto Vassalli ricostituisce in clandestinità il Partito socialista, i Monaco vi aderiscono, fondando la sezione romana. Conoscono il segretario Pietro Nenni, i vicari Sandro Pertini e Carlo Andreoni, e Saragat, direttore de L’Avanti.

Con l’8 settembre a Roma arrivano i Tedeschi: requisiscono il III braccio di Regina Coeli e lo governano con ferocia, così come l’intera città. Il PSI reagisce dandosi una struttura militare, il cui massimo organo è il Comando, affidato a Peppino Gracceva. Roma è divisa in otto settori militari; i Monaco sono a capo della II Divisione Matteotti, con quartier generale proprio a casa loro. Il comandante tedesco Kappler non immagina nulla di quello che avviene nelle mura del carcere. Racconta Marcella: “Non c’era posto più sicuro di Regina Coeli!”. Alle riunioni venivano Nenni, Pertini, Saragat, Gracceva, Severo Giannini, e talvolta Bauer, Rossi Doria e Leone Ginzburg di Giustizia e Libertà e Marazza della Dc. Mio marito portava e riceveva notizie dai detenuti. Aveva alcune guardie fedelissime, che lo informavano di tutto”.

L’attività clandestina del PSI si sviluppa in vaste forme di assistenza, con una rete di alloggi protetti, documenti di identità e tessere annonarie false, staffette, azioni di sabotaggio e di salvataggio, raccolta di armi. Monaco, con la complicità di una suora, nasconde dentro il Forlanini un piccolo arsenale. Il rischio è enorme, ma i Monaco se lo impongono come un dovere verso la Patria. Marcella rischia l’arresto due volte. La prima viene fermata con una borsa a doppio fondo carica di rivoltelle; il milite ci casca e dice: “Mutti, vai, vai”. La seconda, sul tram a piazza Sonnino, viene invece scoperta: ha un fucile. L’autista capisce al volo, inchioda e le spalanca le porte.

Il 15 ottobre l’organizzazione accusa il colpo più duro: Pertini e Saragat sono arrestati e rinchiusi a Regina Coeli. Li faranno fuggire.

 
 

Dopo l’arresto di Pertini e Saragat (15 ottobre 1943) il medico portuense Alfredo Monaco e sua moglie Marcella progettano l’evasione che passerà alla storia con il nome di Beffa di Regina Coeli.

Nello stabile attiguo a Regina Coeli, dove Monaco ha la disponibilità di un alloggio, in qualità di medico notturno, si tiene una riunione d’urgenza della Direzione clandestina del PSI. Occorre fare in fretta: si teme che i due prigionieri, sotto tortura, possano fare i nomi dell’intero organigramma socialista in clandestinità.

Spinelli e Colorni propongono un’evasione classica, segando le sbarre. Nenni e Gracceva sostengono invece un assalto militare. Vassalli escogita di liberarli con falsi ordini di rilascio: è questa proposta che viene approvata. Nel frattempo però il numero di detenuti da liberare è salito a 7, con l’aggiunta di Allori, Andreoni, Bracco, Ducci e Lunedei.

A comandare l’operazione nelle fasi finali è Marcella Monaco, la moglie del dottore, che può muoversi dentro Regina Coeli senza destare sospetti. Intanto Vassalli e Severo Giannini rubano dal Tribunale militare 7 moduli di scarcerazione in bianco, mentre la guardia carceraria Schlitzer procura un ordine di scarcerazione autentico, da cui copiare timbri e firme.

Il 24 gennaio 1944, prima delle 13, Marcella Monaco si presenta a Regina Coeli, accreditandosi alle SS. Il simpatizzante Schlitzer la porta di filato al Centralino e fa protocollare i 7 finti ordini. Il capoguardia Ugo Gala, anch’egli simpatizzante, porta a mano i documenti al direttore carcerario Donato Carretta.

Carretta, che nutre intimamente sentimenti antifascisti ma è all’oscuro di tutto, si oppone, poiché per i prigionieri politici occorre anche la vidimazione della Questura. Carretta - resosi probabilmente conto di quanto gli sta accadendo sotto il naso, ma non contrario a che ciò avvenga - suggerisce a Marcella Monaco di trovare qualcuno in Questura per farsi dare un assenso telefonico, chiamato in gergo carcerario lasciare alla porta. Sono le 16,30: nel giro di 30 minuti scatterà il coprifuoco e il piano sarà irrimediabilmente compromesso.

La signora Monaco corre in strada, per inscenare con il socialista Lupis una finta telefonata. Tutto va storto: tre telefoni pubblici non funzionano. Marcella e Lupis raggiungono la PAI a San Callisto, dove un simpatizzante elettrotecnico crea un ponte telefonico. Lupis, con sangue freddo, impartisce finalmente al centralinista l’ordine di lasciare alla porta. Alle 17 Carretta firma: i 7 detenuti escono e si disperdono rapidamente, mettendosi in salvo.

L’indomani, sera del 25 gennaio, alla radio clandestina la voce di Paolo Treves annuncia: “Tum, tum, tum! Qui Radio Londra. Ieri pomeriggio una patriota italiana ha fatto fuggire dal carcere Pertini e Saragat, i due massimi dirigenti del Partito Socialista Italiano e capi della Resistenza italiana”.

Il tedesco Kappler, informatone, va su tutte le furie con Carretta, minacciandolo di morte: sia per avergli taciuto dell’evasione, sia per non avergli detto che i capi del PSI sono stati nelle sue mani.

Nei giorni seguenti Pertini torna a guidare il PSI e Saragat a dirigere il giornale L’Avanti. I coniugi Monaco, convinti di non destare sospetti, tornano alla vita di sempre: Alfredo a fare il medico di campagna; Marcella ad accudire i due bambini. Saranno scoperti di lì a poco.

 

Il San Camillo-Forlanini-Spallanzani, monografia pp. 8 di Antonello Anappo, in Biblioteca (Sala 2) inv. 155 /B

Vedi anche:
Stazione Trastevere
Villa Flora
Chiesa del Casaletto
Il Parco di Montemar…
San Lorenzo
Amarsi a Roma
 


Portale dell'Ospedale San Camillo-Forlanini (foto di Antonello Anappo, altre 14 immagini nel Fondo fotografico)

scheda inventariale

Inventario

 

Puoi contribuire a migliorare questo testo segnalando errori/imprecisioni o postando informazioni aggiuntive qui sotto: