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Pagani, vignarolo in leasing

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Pagani, vignarolo in leasing - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Ultime vicende della Tenuta Bonelli - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - La Tomba E al Drugstore - Il Recinto al Drugstore - La Sacra Famiglia - Nostra Signora del Sacro Cuore - Il Portale Forlanini - I coniugi Monaco, eroi partigiani - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

Pagani, vignarolo in leasing

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

Un documento fiscale del 1693 nomina l’abate Cenci e monsignor Pallavicini, proprietari della vigna “in contrada Vicolo Inbrecciato”, per la quale pagano le tasse più alte del comprensorio.

Un secolo dopo e oltre, il Catasto gregoriano (anno 1818, mappa 159, particella 235) attesta una “casa con corte per l’uso del Vignarolo”, primo nucleo della moderna Villa Bonelli, su una superficie di 32 centesimi catastali. La proprietà è ancora ecclesiastica - precisamente della chiesa di S. Maria in via Lata - ma su di essa il vignarolo Giuseppe Pagani vanta il diritto di “enfiteusi perpetua”, una sorta di affitto a basso canone, riscattabile, molto vicino al moderno contratto di “leasing”.

Non solo. Pagani ha in enfiteusi anche l’intera “vigna” (particella catastale 234) che misura 8 quadrati, 8 tavole e 27 centesimi, e il “fienile” (particella 233) che misura 6 centesimi. Verso il 1839 l’operoso vignarolo aggiunge al casale un corpo perpendicolare (visibile nella mappa della Congregazione del Censo), ma verso metà Ottocento l’attività deve conoscere un rapido declino: nelle mappe la nuova ala è crollata, e un documento del 1878 annota che il fienile è ormai “diruto”.

L’enfiteusi sarà “riscattata” (pagando il valore capitalizzato del canone) verosimilmente intorno al 1870, anno in cui la piena proprietà passa a Giuseppe Balzani.

 

 

Ultime vicende della Tenuta Bonelli

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Ragazze a Villa Bonelli. L'Italia del Dopoguerra riprende la marcia

Fra il 1818 e il 1839 il Sancta sanctorum rileva le quote ‘pro indiviso’ del Gonfalone e dei proprietari privati, e costituisce la proprietà unitaria “Tenuta di Pian due Torri, tutta in piano”, coltivata a rotazione tra seminativo e maggese. Poco dopo vende al conte Filippo Cini di Pianzano, e suo figlio rivende a monsignor Angelo, della casata locale dei Bianchi.

Il Monsignore tenta l’unificazione della piana con la sovrastante collina di S. Passera, con motivazioni assai semplici: differenti quote altimetriche tengono al riparo dai capricci del fiume, e permettono di variegare le colture. Le stesse intuizioni, mezzo secolo dopo, saranno alla base dell’opera di Bonelli.

La studiosa Benocci ha ricostruito le acquisizioni fondiarie di Angelo Bianchi: i primi acquisti di “terreni e casali ad uso vignarolo” datano 1870, in comproprietà con Salvatore, figlio del capostipite Luigi Bianchi; alla morte di Salvatore, nel 1885, la sua quota passa al figlioletto Luigi (con lo stesso nome del nonno); quando anche monsignor Angelo muore, nel 1897, il giovane Luigi eredita la quota dello zio, e si ritrova unico proprietario di un latifondo da 72 ettari.

Luigi rimane proprietario fino al 1912, anno in cui la proprietà si frammenta nuovamente. La piana viene acquistata nel 1923 da Bonelli, che nel 1926 la gira alla società anonima GIT (“Gestione Immobili Torino”). Nel 1938 la società diventa in nome collettivo, e dal 1941 passa ad Adriano Tournon, genero di Bonelli.

 

 

La Tomba B al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba B al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba C al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba C al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba D al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba D al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba E al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba E al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

Il Recinto al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Recinto al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Sacra Famiglia

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa della Sacra famiglia al Portuense

Pagina in aggiornamento.

 

 

Nostra Signora del Sacro Cuore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Nostra Signora del Sacro cuore

Pagina in aggiornamento.

 

 

Il Portale Forlanini

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Portale dell'Ospedale San Camillo-Forlanini

Pagina in aggiornamento.

 

 

I coniugi Monaco, eroi partigiani

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Portale Forlanini

Alfredo Monaco, medico di campagna al Portuense, è con sua moglie Marcella tra gli animatori del PSI clandestino a Roma, nei giorni terribili dell’Occupazione nazista.

Studente in medicina, Alfredo conosce Marcella nel 1935. “Avevo 17 anni, facevo la seconda liceo - racconta la moglie in Roma città prigioniera di Cesare De Simone -. Scoprimmo di avere le stesse idee. Abbiamo fatto insieme scelte gravi che capivamo pericolose ma imprescindibili: non potevamo sopportare la soppressione della libertà fatta dal fascismo; potevamo forse dare un contributo al ripristinarsi della democrazia”.

Divenuto dottore, Alfredo è assegnato al tubercolosario Forlanini. Al Portuense, con la guerra, si perde l’uso del denaro. Racconta Marcella: “Dai clienti di campagna non si faceva più pagare; chiedeva in cambio quello che avevano, e cioè farina, uova, carne”. Rimasto senza casa, Alfredo accetta un secondo incarico: medico di notte al Carcere di Regina Coeli, con il beneficio di un appartamento che dà proprio sul cortile del carcere.

Nell’estate 1943 Alfredo ha ormai 32 anni, Marcella 25. Hanno due bambini: Giorgio di 2 anni e il lattante Fabrizio. I Monaco hanno stretto amicizia con il giurista Giuliano Vassalli (28 anni) ed il magistrato Mario Fioretti (sarà ucciso il 4 dicembre 1943). Quando il 25 agosto Vassalli ricostituisce in clandestinità il Partito socialista, i Monaco vi aderiscono, fondando la sezione romana. Conoscono il segretario Pietro Nenni, i vicari Sandro Pertini e Carlo Andreoni, e Saragat, direttore de L’Avanti.

Con l’8 settembre a Roma arrivano i Tedeschi: requisiscono il III braccio di Regina Coeli e lo governano con ferocia, così come l’intera città. Il PSI reagisce dandosi una struttura militare, il cui massimo organo è il Comando, affidato a Peppino Gracceva. Roma è divisa in otto settori militari; i Monaco sono a capo della II Divisione Matteotti, con quartier generale proprio a casa loro. Il comandante tedesco Kappler non immagina nulla di quello che avviene nelle mura del carcere. Racconta Marcella: “Non c’era posto più sicuro di Regina Coeli!”. Alle riunioni venivano Nenni, Pertini, Saragat, Gracceva, Severo Giannini, e talvolta Bauer, Rossi Doria e Leone Ginzburg di Giustizia e Libertà e Marazza della Dc. Mio marito portava e riceveva notizie dai detenuti. Aveva alcune guardie fedelissime, che lo informavano di tutto”.

L’attività clandestina del PSI si sviluppa in vaste forme di assistenza, con una rete di alloggi protetti, documenti di identità e tessere annonarie false, staffette, azioni di sabotaggio e di salvataggio, raccolta di armi. Monaco, con la complicità di una suora, nasconde dentro il Forlanini un piccolo arsenale. Il rischio è enorme, ma i Monaco se lo impongono come un dovere verso la Patria. Marcella rischia l’arresto due volte. La prima viene fermata con una borsa a doppio fondo carica di rivoltelle; il milite ci casca e dice: “Mutti, vai, vai”. La seconda, sul tram a piazza Sonnino, viene invece scoperta: ha un fucile. L’autista capisce al volo, inchioda e le spalanca le porte.

Il 15 ottobre l’organizzazione accusa il colpo più duro: Pertini e Saragat sono arrestati e rinchiusi a Regina Coeli. Li faranno fuggire.

 

 

Credits:

On line dal 11/06/2002, 1189 letture.