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La Necropoli di via Blaserna

di Antonello Anappo (on line dal 21/11/2006, 491 letture)

 

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  Resti di necropoli di via Blaserna (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.

La Necropoli di via Blaserna è un sito necropolare di epoca romana, sito nella via omonima a Marconi.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

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Sommario:

» La Necropoli di via Bl...
» Marconi
» La Necropoli Portuense...
» Juliano, bodyguard di ...
» La Cisterna romana di ...
» Il Tratto di Via Campa...

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Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.
 

Marconi

Marconi è la prima delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV (insieme a Magliana Nuova, Portuense, Corviale, Trullo, Magliana Vecchia e Ponte Galeria), di cui costituisce la parte più vicina al Centro storico.

Le testimonianze archeologiche più antiche sono localizzate alla Ex Mira Lanza, con resti di una postazione commerciale sul Tevere di epoca arcaica. Il popolamento dell’area è compreso tuttavia tra la fine dell’epoca repubblicana (Horti di Cesare) e l’inizio di quella imperiale (Via Portuensis, Villa di Pietra Papa), quando i ceti sociali più deboli di Roma (ma economicamente più vitali: artigiani, portuali, liberti, stranieri) si insediano nella fascia extraurbana a ridosso del Trans Tiberim. In epoca medievale le fonti attestano il ripopolamento agrario (Piana di Pietra Papa) fin dall’anno Mille. Con la costituzione dello Stato unitario nell’area si insediano le prime attività produttive (Mira Lanza, Molini Biondi, Porto fluviale). Nel Dopoguerra inizia l’edificazione in forme intensive, lungo il tridente Oderisi da Gubbio - Viale Marconi - Lungotevere, con origine da Piazzale della Radio.

Il nome del quartiere deriva dalla sua arteria principale (Viale Guglielmo Marconi) che ne attraversa longitudinalmente il territorio da Ponte Marconi al sottopasso di Porta Portese. I confini attuali, determinati nel 1977, comprendono, oltre l’area pianeggiante disegnata dall’ansa fluviale e dalla Ferrovia Roma-Pisa (Pietra Papa), anche la fascia precollinare lungo l’asse di via Quirino Majorana (Ex Purfina e Nuovo Trastevere).

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 35.111 abitanti.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Necropoli Portuense (immagine aerea - cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.
 

La Necropoli Portuense

La Necropoli Portuense è un’area cimiteriale di età romana, situata sui due lati della Via Portuensis. Di essa, il tratto più consistente, è quello emerso in località Pozzo Pantaleo, presso via Quirino Majorana.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Necropoli Portuense.
Foto: Antonello Anappo.
 

Juliano, bodyguard di Caligola

Una lastrina funeraria della Necropoli portuense (Museo naz. romano, sala VIII, inv. 622.84) racconta la storia dello schiavo Romano Juliano.

Juliano apparteneva al corpo dei Germani, barbari dalla forza erculea catturati da Caligola durante l’offensiva del 39 d.C. in Batavia (Olanda), e da allora suoi devoti “corpores custodes”, guardie del corpo. A differenza dei Pretoriani - milizia pubblica con la stessa funzione - i Germani erano però incorruttibili, e il folle e sanguinario Caligola se ne fidava ciecamente.

Ne avrebbe avuto ottimi motivi. Dal 31 agosto del 40 Caligola rientra a Roma, e gli attentati si ripetono, e tutti falliscono. Il compito dei Germani si fa proibitivoo. Finché un giorno, il 24 gennaio 41, arriva l’appuntamento col destino: lasciata l’arena dei Ludi palatini, l’Imperatore è pugnalato dai tribuni Cherea e Sabino, mentre il tribuno Lupo stermina la famiglia imperiale, deciso a riconsegnare l’autorità nelle mani del Senato.

I Germani rispondono uccidendo sul momento i congiurati Asprenate, Norbano e Anteio e compiono arresti. Ma la congiura ha sostenitori ovunque: il medico Alcione, accorso al capezzale di Caligola morente, fa scappare gli arrestati; a liberare altri prigionieri ci pensa Arrecino, prefetto del Pretorio. I Senatori intanto votano l’incriminazione postuma di Caligola: il colpo di stato si consuma.

Claudio, lo zio di Caligola, si oppone con una serie di mosse ben congegnate: compra l’appoggio dei Pretoriani che fa marciare verso il Senato, e si assicura il sostegno della plebe, che circonda Palazzo senatorio acclamando Claudio nuovo imperatore. Non c’è bisogno dell’azione di forza: i Patres comprendono il fallimento e sconfessano precipitosamente la congiura, incriminando Cherea e Lupo.

Il nuovo imperatore Claudio conferma i Germani nel ruolo di guardia d’élite. L’epigrafe di Juliano recita orgogliosamente: ROMANO IULIANO / CORPORE CUSTOS / CAESERIS (bodyguard dell’Imperatore). La dedica è della compagna Fausta Iulia.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Tratto di Via Campana.
Foto: Antonello Anappo.
 

La Cisterna romana di Pozzo Pantaleo

La Cisterna di Pozzo Pantaleo è un’opera idraulica di età romana, sita nella località omonima.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Panoramica del sito di Pozzo Pantaleo.
Foto: Antonello Anappo.
 

Il Tratto di Via Campana

In località Pozzo Pantaleo, nei pressi di via Quirino Majorana, è visibile un tratto lungo circa 50 m della antica Via Campana.

La Campana collegava lungo la riva destra del Tevere le Saline di Ostia (Campus Salinarum) con l’abitato arcaico di Roma al Foro Boario. Di qui, passata l’Isola Tiberina, confluiva nella Via Salaria. L’asse viario Salaro-campano, risalente al X sec. a.C., è ritenuto il più antico dell’Italia centrale. I Romani rivestono la Campana di un basolato largo 6 m e la pongono, insieme alla Via Ostiensis (la sua gemella in riva sinistra), sotto l’autorità di un unico magistrato, il curator viarum.

La Campana era una via di alaggio, era destinata cioè al traffico pesante delle merci in risalita del Tevere verso Roma. Il trasporto avveniva su navi caudicarie (a fondo piatto) o, durante la magra, su linter (strette e con la prua sollevata), trainate da terra da pariglie di buoi. La risalita richiedeva due giorni.

Alla fine del I sec. d.C. l’imperatore Claudio costruisce la Via Portuense, destinata al traffico leggero. Le due vie seguivano indistintamente lo stesso percorso fino al II miglio (Pozzo Pantaleo); qui si separavano (la Campana seguiva il corso del fiume; la Portuense l’interno), per riunirsi dal XIV miglio (Ponte Galeria) al bacino del Porto di Claudio. La Campana è stata scavata in tre punti dagli archeologi dell’École française (Pozzo Pantaleo, Magliana vecchia e Ponte Galeria).

(Antonello Anappo)