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Il Sepolcro di via Teodora

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Il Sepolcro di via Teodora - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Vicus Alexandri - La Chiesa inferiore di Santa Passera - La Cripta di Santa Passera - La Tenuta Pian Due Torri - Lentulo Lentuli, scapolo impenitente - Casal Germanelli - Il Casale Mungo - Il Fosso Santa Passera - Il Casale al Fosso di Santa Passera - Il Ponte della Magliana - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

Il Sepolcro di via Teodora

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Sepolcro romano di via della Magliana in località Pian Due Torri

L’Ipogeo alla Torre del Giudizio è un sepolcro di età romana, sito in via Teodora alla Magliana nuova.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada (è al di sotto del piano stradale). È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

Vicus Alexandri

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Vicus Alexandri

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Chiesa inferiore di Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa inferiore di Santa Passera

La Chiesa inferiore di Santa Passera è un luogo di culto dell’VIII secolo (su preesistenza), da taluni considerato in origine una domus ecclesiae. Si trova al civico 1 di via di Santa Passera, con accesso dai locali della sagrestia della Chiesa superiore.

Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e di interesse archeologico; non è direttamente visibile da strada (è al di sotto del piano stradale); attualmente non è visitabile (restauri in corso). È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970730A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

 

 

La Cripta di Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa inferiore di Santa Passera

L’ipogeo dei martiri Ciro e Giovanni è una camera sepolcrale romana, di modeste dimensioni, datata tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., nella quale avrebbero riposato in epoca altomedievale le spoglie dei due santi egiziani.

Esso viene realizzato al di sotto del piano di calpestio del Mausoleo di Santa Passera, all’epoca in cui questo era già saturo di sepolture. Vi si accede da una ripida scaletta; l’ambiente trae luce unicamente dal foro della scala e da un’apertura centrale nella volta. Già in antico lo spazio interno viene ridotto, con una controparte sul lato ovest, per ricavarne ulteriori spazi funerari.

La decorazione pittorica è oggi quasi completamente perduta: non solo per gli straripamenti del vicino Tevere, ma soprattutto per le spicconature di quanti, nel tempo, hanno cercato senza esito di recuperare le reliquie dei martiri. I pochi resti si presentano campiti su un fondo d’intonaco chiaro delimitato da fascioni, partiture semicircolari e quadranti rossi, con soggetti di repertorio funerario, a fresco con dense pennellate senza linee di contorno. Nella parete nord vi è il c.d. Ciclo della dea Dike, con la dea, un volatile e un pugile; nella parete sud vi è una pecora; nella volta grandi stelle decorative a 6 e 8 punte).

La controparte si presenta coperta di uno spesso strato pittorico con soggetti non riconoscibili, sul quale, a fine XIII sec., è stata aggiunta una Natività, oggi perduta. L’ipogeo, interrato dopo il 1706, è stato riscoperto nel 1904.

 

 

La Tenuta Pian Due Torri

di Antonello Anappo

 

 

 
 
PR della zona tra ferrovia, Tevere, fosso La Passera. Dettaglio della Parte di valle.

Pagina in aggiornamento.

 

 

Lentulo Lentuli, scapolo impenitente

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Le Due Torre, particolare dalla mappa di Eufrosino della Volpaia

La studiosa Carla Benocci ha ricostruito i passaggi di proprietà della Tenuta Due Torri, riportando alla luce un vivace quadro di vita rinascimentale. Il primo padrone conosciuto è tale Carlo Boccabella, nominato nel testamento di Mariano Castellani (1526).

Questi lascia la proprietà, composta “di prato e grotticella”, alla moglie Bernardina Rustici, che a sua volta designa come erede  Lentulo Lentuli (1538). Lentulo è scapolo e, a quanto pare, per nulla desideroso di formare una famiglia. Per ricondurlo a costumi più tradizionali la Vedova Bernardina aggiunge nel testamento, in punto di morte, una pesantissima condicione (1544): l’obbligo per Lentulo di sposarsi e di avere una discendenza legittima; in caso contrario la tenuta sarebbe passata alle pie arciconfraternite romane del Gonfalone e del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum.

Divenuto erede, Lentulo si applica nell’adempiere alle volontà della defunta, sposando Donna Gerolama De Nigris, e dimostra anche una certa accortezza nella conduzione della tenuta: prima ne estende i confini comprando il “prato al Casale dei Doi torri” da Pietro Paolo Fabi (1545) e poi compra anche un vicino poderetto (1554). Nel 1556 Lentulo vende la tenuta a Bernardino Capodiferro, e questa è l’ultima sua notizia.

Dalla spartizione ereditaria, che si concluse l’11 marzo 1565, deduciamo che Lentulo Lentuli non ebbe figli ma diede vita ad un florido fondo suburbano (“con certo prato volgarmente detto Prato Rotondo, canneto di sei pezze e vigna di sei pezze con casa, vasca e tino”). La tenuta venne divisa in tre quote di proprietà indivisa: una alla Confraternita del Gonfalone, una alla Confraternita del Salvatore e una alla Vedova Gerolama. L’acquirente Capodiferro fu escluso (la vendita venne probabilmente annullata o riscattata), anche se un nome vagamente assonante (Guastaferri) ricorre tempo dopo come proprietario nella mappa catastale di Francesco Calamo del 1660, che cita: “Casale detto Li Doi Torri, proprietà delle Arciconfraternite […] e dei signori Fabrizio Guastaferri e Costantino Gigli, proveniente dall’heredità della quondam Bernardina Rustici de’ Castellani” [1] .



[1] Da Carla Benocci, Villa Bonelli nella Piana Due Torri, ed. Comune di roma, 2005.

 

 

Casal Germanelli

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casale di vicolo Santa Passera, 51

Casal Germanelli è un edificio rurale dell’Ottocento, sito in vicolo di Santa Passera, 51, alla Magliana nuova.

Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970731A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

 

 

Il Casale Mungo

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casale Mungo (immagine aerea)

Il Casale Mungo è un edificio rurale dell’Ottocento, sito in vicolo Pian Due Torri, 16, alla Magliana nuova.

Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970732A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

 

 

Il Fosso Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Fosso Santa Passera

Pagina in aggiornamento.

 

 

Il Casale al Fosso di Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casale al fosso di Santa Passera - immagine aerea

Il Casale al Fosso di Santa Passera è un edificio rurale dell’Ottocento, sito in via Riccardo Lombardi, 64, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970743A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

 

 

Il Ponte della Magliana

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Ponte della Magliana

Ponte della Magliana misura 224 m ed è costituito da 7 archi in cemento armato e travertino, 3 dei quali poggiano in acqua su piloni. La campata centrale in acciao è apribile.

La storia del ponte è travagliata. Progettato nel 1930 da Romolo Raffaelli come ingesso ovest dell’EUR (congiungeva via del Cappellaccio con via dell’Imbrecciato), nel 1937 la piena del Tevere spazza via il cantiere e le prime opere murarie. Ripresi i lavori nello stesso punto, il ponte viene danneggiato dai Tedeschi l’8 settembre 43 durante la battaglia della Magliana.

Il colpo di grazia e il crollo arrivano il 12 febbraio 44, con il bombardamento americano della stazione ferroviaria di Mercato Nuovo. La ricostruzione è del 48, in posizione avanzata di 200 m e senza le decorazioni del progetto iniziale, ispirate al passato regime. Dagli anni Ottanta un discusso prolungamento di 1,7 km su piloni di cemento raggiunge le Tre fontane.

Il ponte è completato da un piccolo scalo portuale, poco distante dal quale si trova il relitto di uno dei vaporetti che fino alla seconda guerra mondiale percorrevano la tratta mare-Ripa grande.

 

 

Credits:

On line dal 24/12/2002, 1171 letture.