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di Andrea Di Mario (on line dal 13/05/2008, 357 letture) |
Il Ponte di ferro (già ponte ferroviario e Ponte dell’Industria) è un ponte di epoca risorgimentale-unitaria. Fa parte del Complesso storico di Ponte di ferro. Risale al XIX sec. La proprietà è, per quanto noto, pubblica. Il bene è funzionale: non disponiamo di notizie architettoniche/funzionali più dettagliate. Si trova su Via Pacinotti, snc. È visibile da strada e l'accesso è libero. Sulla riva sinistra, nel territorio dell'XI Municipio, si trova una lapide memoriale, a ricordo dell'eccidio delle dieci donne di Ponte di ferro.
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Sommario: » Il Ponte di ferro |
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Pubblichiamo il tema svolto nel 2008 da un alunno di quinta elementare della scuola Cuoco, in ricordo delle donne uccise dai nazifascisti al Ponte dell’Industria il 7 aprile 1944.
Di loro sappiamo solo che la mattina del 7 aprile 1944 erano arrivate ai forni della Tesei, nel quartiere Ostiense, per procurarsi un po’ di pane e farina per i propri figli. La città era occupata e affamata dai nazi-fascisti e quel giorno l’esercito tedesco si stava rifornendo a quei forni. La Polizia Africa Italiana, complice delle SS, le denunciò, decidendo così della loro fucilazione. Lo storico Cesare De Simone ha trovato i loro nomi nei Mattinali della Questura di Roma: Clorinda Falsetti, Italia Ferraci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistoiesi e Silvia Loggreolo. Racconta Padre Efisio che, quando fu chiamato per la benedizione, al muro di destra del Ponte dell’Industria il corpo di una delle dieci donne era stato gettato sulla sponda del Tevere: era giovane e bella ed era stata violentata. A ricordo di quella brutale strage è stata posta la stele con i volti in bronzo, il 7 aprile del 2003. Se voi venite da via Ostiense, verso viale Marconi, sulla via del Porto fluviale fermatevi davanti alla lapide che si trova sulla destra del ponte. Questo non è ricordato tra i grandi monumenti di Roma, non celebra vittorie, ma ricorda a tutti la violenza della guerra e il coraggio disperato delle madri.. Michele Crocco è lo scultore del bassorilievo di bronzo che ha dato di nuovo vita agli sguardi e alle voci di quelle donne[1] .
[1] Il tema è stato letto il 25 aprile 2009 di fronte alla Stele di Ponte di ferro, durante l’iniziativa di Commemorazione e patrocinio della semina della cultura storica in tema di democrazia promossa dal Circolo PD Marconi, che ringraziamo.
(Antonello Anappo)
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Juliano, bodyguard di Caligola Una lastrina funeraria della Necropoli portuense (Museo naz. romano, sala VIII, inv. 622.84) racconta la storia dello schiavo Romano Juliano. Juliano apparteneva al corpo dei Germani, barbari dalla forza erculea catturati da Caligola durante l’offensiva del 39 d.C. in Batavia (Olanda), e da allora suoi devoti “corpores custodes”, guardie del corpo. A differenza dei Pretoriani - milizia pubblica con la stessa funzione - i Germani erano però incorruttibili, e il folle e sanguinario Caligola se ne fidava ciecamente. Ne avrebbe avuto ottimi motivi. Dal 31 agosto del 40 Caligola rientra a Roma, e gli attentati si ripetono, e tutti falliscono. Il compito dei Germani si fa proibitivoo. Finché un giorno, il 24 gennaio 41, arriva l’appuntamento col destino: lasciata l’arena dei Ludi palatini, l’Imperatore è pugnalato dai tribuni Cherea e Sabino, mentre il tribuno Lupo stermina la famiglia imperiale, deciso a riconsegnare l’autorità nelle mani del Senato. I Germani rispondono uccidendo sul momento i congiurati Asprenate, Norbano e Anteio e compiono arresti. Ma la congiura ha sostenitori ovunque: il medico Alcione, accorso al capezzale di Caligola morente, fa scappare gli arrestati; a liberare altri prigionieri ci pensa Arrecino, prefetto del Pretorio. I Senatori intanto votano l’incriminazione postuma di Caligola: il colpo di stato si consuma. Claudio, lo zio di Caligola, si oppone con una serie di mosse ben congegnate: compra l’appoggio dei Pretoriani che fa marciare verso il Senato, e si assicura il sostegno della plebe, che circonda Palazzo senatorio acclamando Claudio nuovo imperatore. Non c’è bisogno dell’azione di forza: i Patres comprendono il fallimento e sconfessano precipitosamente la congiura, incriminando Cherea e Lupo. Il nuovo imperatore Claudio conferma i Germani nel ruolo di guardia d’élite. L’epigrafe di Juliano recita orgogliosamente: ROMANO IULIANO / CORPORE CUSTOS / CAESERIS (bodyguard dell’Imperatore). La dedica è della compagna Fausta Iulia. (Antonello Anappo)
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La Necropoli Portuense è un’area cimiteriale di età romana, situata sui due lati della Via Portuensis. Di essa, il tratto più consistente, è quello emerso in località Pozzo Pantaleo, presso via Quirino Majorana. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma. (Antonello Anappo)
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La Cisterna romana di Pozzo Pantaleo La Cisterna di Pozzo Pantaleo è un’opera idraulica di età romana, sita nella località omonima. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). (Antonello Anappo)
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