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Il Megaceronte di Ponte Galeria

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Il Megaceronte di Ponte Galeria - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Ponte Galeria - I Grottoni - La Necropoli Preistorica - La Strada alle Spallette - Le Strade sulla Roma-Fiumicino - L’Acquedotto Portuense (I tratto) - Il Sito arcaico di Ponte Galeria - La Strada di Ponte Galeria - L’uomo senza sorriso di Malnome - La Necropoli di Malnome - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

Il Megaceronte di Ponte Galeria

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Il Megaceros, in una stampa d'epoca

Nel 1986 gli studiosi Petronio e Capasso pubblicano un saggio sulla fauna di Ponte Galeria nel Pleistocene medio-inferiore, cioè quella fase del mondo preistorico che precede l’affermazione dell’Homo sapiens. Il testo prende spunto dai ritrovamenti della Cava Alibrandi, ma è l’occasione per fare il punto sulle 7 species antiquae fin lì documentate, habitat e clima.

Tra le specie il Megàceros savini è certamente la più singolare. Si tratta di un cervo gigante, alto più di 2 metri al garrese. Il palco di corna presenta due ramificazioni, in ciascuna delle quali vi sono 5 o 6 pugnali più un primo pugnale anteriore, appiattito, a forma di paletta. Il Megaceros condivideva le selve, senza entrare in competizione, con un altro cervide, di piccola taglia, chiamato Dama nestii eurygonos, antenato dell’odierno daino.

Oltre al Megaceros erano presenti altri giganti: l’Uro (Bos primigenius), un bovide progenitore degli attuali buoi domestici, l’Elephas antiquus, antenato dell’elefante asiatico, l’Hippopotamus, antenato dell’ippopotamo di fiume, e l’Equus altidens, sorta di equide arcaico molto più vicino all’asino che al cavallo domestico. Singolare è la diffusione dell’Emys orbicularis, una specie di tartaruga palustre ancora oggi vivente.

La conclusione dei due studiosi è che « il daino, l’ippopotamo, l’elefante, il megaceros e il bue potrebbero indicare un clima temperato-caldo, con foreste ed abbondanti corsi d’acqua, con frequenti specchi lacustri più o meno collegati al mare ». Inoltre « l’equide indica anche l’esistenza di praterie con carattere di steppe, che costituivano radure alternate alle foreste ». Infine « la tartaruga palustre consente di pensare alla vicinanza di uno specchio d’acqua con correnti assenti o deboli ». Della presenza di un lago-stagno tra Roma e il mare, vi è del resto testimonianza anche in epoca storica [1].



[1] Carmelo Petronio e Lucia Capasso-Barbato, Nuovi resti di mammiferi del Pleistocene medio-inferiore di Ponte Galeria, in Bollettino Italiano di Geologia, pp. 157 e segg. Un’aggiunta del 1987, a cura del professor Petronio, riporta il ritrovamento di una mandibila di rinoceronte.

 

 

Ponte Galeria

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Bucoliche, olio su tela di Antonello Anappo (Località Mezzocammino)

Ponte Galeria è il settimo quadrante del Municipio XV, il più periferico (tutto al di fuori del Raccordo Anulare) ed esteso (da solo è grande come gli altri sei messi insieme). I confini sono il Raccordo a est, il Tevere a sud, L’Autostrada per Civitavecchia a ovest e l’asse viario della Pisana a nord.

L’Agro Romano abbraccia cinque frazioni. La principale è la frazione omonima, Ponte Galeria, a ridosso della quale sta sorgendo l’edificazione residenziale e terziaria della Fiera di Roma. Le altre quattro sono: Piana del Sole (al confine con Fiumicino), La Pisana (al bivio di Monte Stallonara), Fontignani (al crocicchio di Malagrotta) e Spallette (su Via Portuense).

La presenza umana è attestata già dal Paleolitico. Gli Etruschi controllano il corso d’acqua chiamato Careia (Rio Galeria, da cui deriva il nome di Galeria) e i Romani vi lasciano presenze considerevoli (ponte, acquedotto, strada e necropoli). Nell’VIII sec. Papa Adriano vi edifica la sua domusculta (una masseria fortificata), trasformata da Gregorio IV in un castello, oggi perduto.

L’edificazione moderna inizia sotto il Fascismo, con l’insediamento della grande Vetreria e dello snodo ferroviario, portando con sé l’imponente bonifica fondiaria. L’area comprende la chiesa parrocchiale di Santa Maria. Da segnalare i complessi della Regione Lazio e la Città dei Ragazzi. Vi risiedono 6905  abitanti (dicembre 2009).

 

 

I Grottoni

di Antonello Anappo

 

 

 
 
L'area in cui ipoteticamente si collocano le Catacombe di S. Felice (cartografia francese)

I Grottoni sono un complesso di gallerie e ambienti ipogei, originati in epoca romana da un’attività estrattiva di tufo e pozzolane.

Taluni associano i Grottoni alle perdute Catacombe di San Felice, attestate al III miglio della Via Portuense-Campana. Un’indagine del Primo Novecento ha confermato il parziale utilizzo cimiteriale di alcuni ambienti. Tuttavia successivi crolli hanno impedito una attribuzione certa. Le fonti storiche che parlano di catacombe sono il De locis sanctis, che elenca Felice tra i martiri portuensi (« qui iuxtam Viam Portuensem dormiunt »); l’Index coemeteriorum, che cita un cymiterium ad Sanctum Felicem Via Portuensi; un carme di Papa Damaso (366-384), che descrive il Sepolcro di Felice, dipinto dal Presbitero Vero.

Gli Itinera medievali collocano la tomba del Martire dopo quella di Paolo (San Paolo) e prima di Ponziano (Monteverde), al di sopra di un’altura dominante il punto in cui « il Tevere s’impaluda ». Lo studioso Emilio Venditti ritiene che la descrizione sia compatibile con il costone di Vigna Pia. Styger e Cecchinelli-Trinci avanzano invece ipotesi diverse: il primo colloca le catacombe vicino San Ponziano; la seconda a via Traversari a Monteverde.

Nel Settecento i Grottoni sono in uso come cantina da vino di Vigna Jacobini. Gli ambienti attuali, sebbene assai ridotti, sono ancora in uso.

 

 

La Necropoli Preistorica

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Mappa secentesca di Pian Due Torri

La Necropoli preistorica alla Muratella è un sito necropolare di epoca preistorica, situato in via della Magliana, nella località omonima, alla Magliana vecchia.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Strada alle Spallette

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Ponte Galeria

La Strada alle Spallette è un asse viario verosimilmente di epoca romana, sito in via Senorbi, in località Spallette, a Ponte Galeria.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico (scavi recenti); non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

Le Strade sulla Roma-Fiumicino

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia. Mappa stradale

Le Strade glareate sulla Roma-Fiumicino sono un sistema viario verosimilmente di epoca romana, sito nei pressi dell’autostrada omonima a Ponte Galeria.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

L’Acquedotto Portuense (I tratto)

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia. Mappa stradale

Il Tratto di Acquedotto Portuense sulla Roma-Fiumicino è un’opera idraulica verosimilmente di epoca romana, sita nei pressi dell’autostrada omonima a Ponte Galeria.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

Il Sito arcaico di Ponte Galeria

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Caposaldo di Ponte Galeria. Postazione circolare monoarma su via della Muratella (km 23,00)

L’Abitato arcaico di Ponte Galeria è un insediamento di età arcaica, sito nella via omonima a Ponte Galeria.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico (scavi recenti); non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Strada di Ponte Galeria

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia. Mappa stradale

La Strada glareata di Ponte Galeria è un asse viario verosimilmente di epoca romana, sito nei pressi della via omonima a Ponte Galeria.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

L’uomo senza sorriso di Malnome

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Ponte Galeria

Gli studi degli antropologi sulle umili tombe di Castel Malnome hanno restituito il racconto aspro della vita nella comunità dei lavoratori portuali dei bacini di Claudio e Traiano e delle vicine saline: facchini ai moli, portatori di sale e uomini di fatica in genere, con lo status di schiavi o liberti.

Gli scheletri appartengono in gran parte a maschi (il 72%), tra i 20 e i 40 anni) e con la schiena “rotta dalla fatica”: presentano lesioni della colonna vertebrale dovute al trasporto di carichi e frequenti fratture agli arti.

Un cranio, radiografato alla tac al Policlinico Casilino, ha rivelato la storia di un uomo con la rara patologia della “signazia”, mai rilevata finora in popolazioni antiche. L’individuo 30-35enne presenta un’ossificazione dell’articolazione temporo-mandibolare: in pratica è nato con la mandibola saldata alla tempia e non ha mai potuto sorridere, masticare, parlare..

Una mano pietosa gli ha strappato via gli incisivi, per permettergli di alimentarsi e respirare, e svolgere così la sua vita di facchino. Gli antropologi interpretano questo intervento come volontario ed operato dalla comunità portuense per assicurare la sopravvivenza ad un individuo che sarebbe morto in età infantile. La mentalità del tempo infatti consentiva al pater familias di lasciar morire un figlio nato deforme.

 

 

La Necropoli di Malnome

di Antonello Anappo

 

 

 
 
La Necropoli di Malnome

La Necropoli di Malnome è una cimitero romano di epoca imperiale, databile tra fine I sec. e II sec. d. C. Gli scavi si sviluppano su 3000 mq, sulla sommità di un bancone di sabbia e ghiaia marina nella parte sud-est della Tenuta di Castel Malnome.

Sono stati individuati 270 scheletri perfettamente conservati, in sepolture a fossa con copertura di legno o fittile (tegole a cappuccina). Il 63% dei corpi è fasciato o avvolto in un sudario. Sono state trovate due sole urne cinerarie. Le tombe appartengono umili lavoratori del Porto di Claudio e di Traiano o delle vicine Saline e ruota intorno ad un percorso stradale che in parte ricalca quello di via della Muratella. Solo un terzo dei corpi è provvisto di corredo e solo 70 di essi hanno, stretto tra i denti, il sesterzio per pagare il pedaggio a Caronte.

Un bambino di 8 anni è stato accompagnato per l’ultimo viaggio verso i Campi Elisi da una collana con pendagli di ambra, osso e conchiglie e altri piccoli monili. Una donna è stata sepolta con il suo specchio; un’altra con orecchini in oro. Tra i materiali sono stati rinvenuti boccali e ollette in ceramica.

La necropoli è stata scoperta nell’estate 2006 dalla Guardia di Finanza, sulle tracce di tombaroli. Gli scavi sono iniziati nel marzo 2007, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica. A scavi conclusi la necropoli sarà reinterrata.

 

 

Credits:

On line dal 02/07/2002, 427 letture.