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Home    »     Monografie    »     n. 27
Il Ponte dei Congressi

di Antonello Anappo (on line dal 02/07/2002, 1460 letture)

 

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  Ponte dei Congressi.
Foto: Antonello Anappo.

Nel gennaio 2000 il comune ha bandito un concorso per progettare un ponte sul Tevere fra viale Newton e l’EUR, con uscite su v.le Oceano Indiano e v.le Egeo. Misurerà 900 m, superando ferrovia, area industriale, argine destro (90), Tevere (70), argine sinistro (90), via del Mare e Roma-Lido, con 2 carreggiate da 2 corsie.

Al concorso hanno partecipato i progettisti Calzona, D’Ardia, Desideri, Femia, Paul, Schlaich e Siviero. Nell’ottobre 2000 la giuria ha scelto tra questi il prof. Enzo Siviero di Venezia, del cui studio di progettazione fa parte lo spagnolo Juan Arenas de Pablo.

Siviero propone un arco unico in acciaio, con una travatura metallica retta da tiranti. L’impalcato stradale in cemento innervato passerà al di sopra, mentre il percorso pedonale sarà di sotto. La giuria lo definisce “una struttura chiara dal segno deciso e unitario, impostata su soluzioni viabilistiche convincenti per semplicità di tracciato e controllato inserimento nella topografia”, “ottimale nei confronti delle condizioni povere del terreno”.

Il costo è stimato in 50 milioni di euro. La parola ai pubblici amministratori.

 

 

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Sommario:

» Il Ponte dei Congressi...
» Le Officine SARA
» Un romantico 1950
» Trullo
» Una «cosmonauta» al Tr...
» La Cisterna romana di ...

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Dossier Dossier

 
Torni meccanici alla SARA.
Foto: Antonello Anappo.
 

Le Officine SARA

La Officine SARA sono un complesso di capannoni e caseggiati industriali in muratura e ferrocemento, legati alla lavorazione della viscosa, oggi demoliti o riconvertiti ad usi diversi.

La viscosa, inventata nel 1904 da Hylaire De Chardonnet, è una fibra chimica autarchica dagli impieghi molteplici: può sostituire la plastica, essere filata come un tessuto, o persino diventare pellicola cinematografica. Nel 1939 le due principali produttrici, la CISA e SNIA, si consorziano, nazionalizzando la produzione. Nella riorganizzazione che segue, gli stabilimenti SARA (Studi Attrezzature Realizzazioni Automeccaniche) di via Monte delle Capre, 23-37, vengono destinati alla produzione di macchine per filatura e telai meccanici per la viscosa per seta artificiale (con cui si facevano splendidi capi d’abbigliamento).

Man Mano che i venti di guerra soffiano più forte la SARA si concentra sui macchinari per la viscosa da film. Si producono qui - su licenza OMI Ottico Meccanica Italiana - gli apparecchi fotografici SARA-Nistri per riprese planimetriche e ricognizioni aeree, per poi passare, in piena guerra, a dispositivi ottici di puntamento (mirini, collimatori, ecc.) e altri armamenti di precisione. La fabbrica continua a vivere anche sotto l’occupazione tedesca. Dopo la Liberazione, il presidente CISA Francesco Maria Oddasso, avendo capito che l’era della viscosa è ormai finita, affida la SARA alla direzione del giovane avvocato Telemaco Corsi, con il compito di smontare, rimontare e reinventare gli inutili residuati lasciati dalla guerra.

Carri armati, autoblindo, furgoni, motociclette (ma anche cannoni e aeroplani) diventano veicoli civili, soprattutto motociclette per la Polizia di Stato e ambulanze. Nelle Officine SARA nascono anche le cosiddette lambrette del mare, piccoli natanti da diporto, in origine barchini esplosivi della Regia Marina Italiana. Nel dopoguerra troveremo questi mezzi d’assalto (capaci di portare 300 kg di tritolo sotto la pancia delle navi nemiche) sfrecciare sul litorale romano e sul Tevere, con nuovi motori Alfa Romeo da 80 cavalli, alla velocità di 32 miglia marine.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Una veduta del quartiere Trullo, nello scatto del fotografo Altan (1950 circa).
Foto: Antonello Anappo.
 

Un romantico 1950

Nel Dopoguerra il bar tabaccheria di Domenico Pescolloni mette in commercio questa cartolina illustrata, dal titolo “Roma - Borgata del Trullo (Magliana)”.

Essa riproduce un'immagine del V Lotto, ultimato da pochi mesi, nello scatto del fotografo E. Altan.

La Collezione di Rivaportuense ne ha acquisito questo esemplare viaggiato, scritto il 22 giugno 1949 ed avviato al destinatario il giorno stesso dal locale ufficio postale.

Il messaggio, scritto con grafia insicura a firma “Maria e Vincenzino”, è rivolto ad una famiglia del Palermitano: bastano quattro parole per esprimere tutta l’ansia sognatrice di un’Italia in attesa degli anni Cinquanta e del boom economico: “Buon 50 romantico baci”.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.
 

Trullo

Il Trullo (Borgata Trullo, già Borgata Costanzo Ciano; toponimi minori: Vigne, Magliana-Stazione) è una partizione urbanistica del Municipio XV Arvalia.Portuense.

L’area, i cui confini sono stati determinati nel 1977, si estende su una superficie grossomodo quadrangolare (determinata dal fiume Tevere e dal fosso della Magliana, da via Portuense, viale Newton e viabilità minore), al cui interno sono riconoscibili tre zone storiche: il Trullo propriamente detto (lungo la valle determinata dal prosciugato torrente Affogalasino); le Vigne (nelle colline sovrastanti, tra il nucleo di Magliana-Stazione e Colle del Sole); la Piana di Affogalasino (in prossimità del Tevere).

L’abitato moderno, sviluppatosi in più fasi tra l'inizio del Novecento e la Seconda guerra mondiale, si snoda lungo via del Trullo, via della Magliana (via del Tempio degli Arvali), via delle Vigne, via Portuense. Vi risiedono 28.133 abitanti (dati 2006).

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Una scena dal film Cosmonauta, di S. Nicchiarelli.
Foto: Antonello Anappo.
 

Una «cosmonauta» al Trullo

« Cosmonauta » è un film di Susanna Nicchiarelli ambientato nel quartiere Trullo, premiato a Venezia (Controcampo, 2009), Colonia (miglior esordio alla regia, 2010) e Roma (Premio Verdone, 2010).

Si tratta di un racconto di formazione, in cui la ragazzina Luciana, cresciuta nel mito delle esplorazioni spaziali e dell’infinitamente grande, va alla scoperta del mondo di prossimità: le passioni politiche, il gruppo di amici, gli amori, il quartiere, imparando a conoscere se stessa. La vicenda è ambientata nel 1963, quando, in piena Guerra fredda, due modelli sociali alternativi - l’America capitalista e la Russia comunista - si contendono il primato ideologico sul campo della corsa allo spazio. I Sovietici sono avanti: hanno mandato fuori atmosfera la cagnetta Laika, lanciano i missili orbitanti Sputnik e il primo uomo nello spazio (Yuri Gagarin), e si preparano a lanciare la prima donna (Valentina Tereshkova). L’Occidente segna il passo. Le missioni lunari Apollo sono ancora molto lontane e l’Italia sta a guardare, in bilico tra Est e Ovest, assistendo con ingenuità e fascinazione a quella corsa contro la gravità.

La protagonista è una bimbetta alle prese con il dolore per la perdita del padre e la difficoltà di accettare un nuovo patrigno deciso ad educarla secondo schemi convenzionali (interpretato da Sergio Rubini). Durante la cerimonia della Prima comunione (la scena è girata alla chiesa di San Raffaele) la piccola improvvisamente fugge e inizia a correre a perdifiato per le campagne di Montecucco: è l’inizio della sua corsa verso l’adolescenza, con gli slanci e l’incanto dell’esplorazione del Cosmo.

Accanto a Luciana (l’attrice è una ragazzina di liceo, l’esordiente Miriana Raschillà) c’è il fratello maggiore Arturo (Pietro Del Giudice, anche lui esordiente). È un sognatore, appassionato delle missioni spaziali sovietiche e dei cosmonauti (da non confondere con gli astronauti, che sono americani). Arturo soffre di epilessia e la sua corsa all’adolescenza finisce presto in un’orbita cieca, tutta interiore.

I due si iscrivono alla FIGC, l’associazione giovanile del PCI, dove sono accolti con affetto e tenerezza. La sezione del film è una vera sezione di partito (l’attuale sezione PD del Trullo, che gli scenografi hanno riallestito dipingendo un grande murale con i ritratti di Marx, Engels e Lenin, ancora oggi visibile). E Luciana cresce, affascinata da Valentina Tereshkova, simbolo di un nascente femminismo e della scoperta dell’identità femminile. Arrivano i primi amori e i primi baci, girati nei prati sotto il casolare diroccato di Villa Usai.

Negli amori Luciana è impulsiva, persino spregiudicata e aggressiva. E di pari passo porta avanti sogni sconfinati e straripanti. La ragazzina, inevitabilmente, finisce per combinare disatri. Come quando incendia la sezione dei compagni del PSI, che incolpa di aver tradito gli ideali accettando il compromesso con la DC, o come quando ruba il fidanzatino alla compagna di sezione, beccandosi una sospensione al liceo (la location è la Scuola Collodi).

In breve, Luciana compromette la sua reputazione e si ritrova a fare i conti con la rigida disciplina richiesta dalla sezione. Perché, tra i comunisti di allora, spesso maschilisti e moralisti, la liberazione sessuale non esiste ancora: « Avere più di un fidanzato e rubare il ragazzo a una compagna - ha scritto la regista - sono cose che non si fanno ». Quando arriva la condanna da parte dei compagni adulti, suo fratello non è più al suo fianco come quando erano bambini, e al suo fianco non c’è nemmeno Marisa, la compagna più anziana (interpretata dalla stessa Nicchiarelli), da sempre sua alleata. « Non volevo prenderli in giro e non volevo che fossero grotteschi - scrive la Nicchiarelli -. Sono adolescenti, umani e goffi. Sono degli ottimisti ma poi alla fine sbagliano. Li giustifico perché sono pasticcioni ».

Neanche a dirlo, in famiglia i litigi col patrigno diventano quotidiani. Luciana non sopporta lui e il modo in cui cerca di mantere un precario equilibrio tra gli scossoni di quegli anni. Per la madre (interpretata da Claudia Pandolfi) è una situazione difficilissima, divisa fra le apprensioni per la salute di Arturo e la comprensione per le esuberanze di Luciana. In tutto ciò Luciana cresce, imparando dalle proprie debolezze e da quelle di chi la circonda ad accettare la propria fragilità, a fare i conti con la sconfitta, a riprendere con più slancio dopo ogni battuta d’arresto la sua corsa verso l’esplorazione del Cosmo di prossimità.

Le riprese del film sono durate sette settimane. La produzione (colore, 35 mm, 85 minuti) è della Fandango, in collaborazione con Rai Cinema con il sostegno del Ministero dei Beni culturali. Susanna Nicchiarelli è una regista esordiente, al primo lungometraggio dopo il dottorato in filosofia e il diploma al Centro sperimentale di Cinematografia. Le musiche - temi del pop italiano di quegli anni - sono state riarrangiate da Max Casacci dei Subsonica.

Cosmonauta, seguendo i passi della ragazzina anticonformista in un tempo di grandi trasformazioni, fa il ritratto dei comunisti romani pre-68, in cui si sapeva fare i conti con la realtà ma la prospettiva di realizzare le utopie era tutt’altro che lontana. La narrazione - tenera, drammatica, spesso fiabesca - finisce così per raccontare una storia senza tempo, in cui i sogni di conquista dei cosmonauti si incrociano con gli sguardi dei ragazzi-adolescenti di ogni epoca.

Il film si trova già in DVD. La versione in vendita contiene un extra con il making of, con interviste alle comparse del Trullo.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Arvalia. Mappa stradale - cortesia di Virtual Earth.
Foto: Antonello Anappo.
 

La Cisterna romana di via Collemandina

La Cisterna di via Collemandina è un’opera idraulica verosimilmente di epoca romana, sita nella via omonima al Trullo.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)