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Il Casale Ascenzi

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Il Casale Ascenzi - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Arvalia e la linea del tempo - La Necropoli di Pozzo Pantaleo - Portuense - La Tomba A al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - La Tomba E al Drugstore - La Necropoli di Vigna Pia - I Grottoni - Felice, martire con Adautto - Felice II, anti-papa della Magliana - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

Il Casale Ascenzi

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Casale di via dell’Imbrecciato, 124

Il Casale Ascenzi è un edificio rurale del XVIII secolo, sito in via dell’Imbrecciato, 124, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970668A, Banchini R. - cat. Tantini G.).

 

 

Arvalia e la linea del tempo

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Pianta delle Grandi tenute portuensi frontistanti il Tevere

L’Archivio Storico Portuense segue un modello lineare del tempo, con gli eventi ordinati in sequenza, secondo l’ordine del prima e del poi. Taluni eventi sono chiamati cesure storiche, perché - portando con sé un cambiamento del tipo di società - determinano anche un passaggio di epoca. Il modello ha individuato nella storia locale 8 eventi di cesura e, conseguentemente, 9 epoche.

L’Epoca arcaica va dalle origini al 509 a.C., anno della cacciata del re Tarquinio il Superbo e dell’instaurazione della Repubblica. Questa nuova fase si chiude nel 31 a.C., quando Ottaviano, sconfitti i rivali, assume il potere assoluto. L’Impero termina a Roma con una data simbolica, il 410 d.C., anno del saccheggio dei Goti. Il lungo sonno del Medioevo termina nel 1471, con l’avvento di Papa Sisto IV e dei suoi successori rinascimentali, grandi frequentatori della Tenuta della Magliana. Abbiamo scelto di unificare la breve stagione del Rinascimento ai due secoli della Decadenza (Seicento e Settecento), facendo terminare questa epoca nel 1799, con l’arrivo delle truppe napoleoniche.

Segue una fase di straordinaria fioritura urbanistica, il Primo Ottocento, segnata dalla nascita del Catasto e dagli slanci riformatori dei papi-re. La Repubblica Romana del 1848 avvia una nuova epoca, quella del Risorgimento e della nascita del Regno unitario d’Italia. La Marcia su Roma del 1922 apre il Ventennio fascista, che si conclude con la Liberazione del 1944. Da qui ai giorni nostri parliamo infine di Epoca contemporanea.

Il modello comprende anche due epoche supplementari: il Futuro, dove classifichiamo i beni culturali progettati ma non ancora realizzati, e una categoria residuale, che include i beni paesistici, per i quali la nozione del tempo storico non rileva.

 

 

La Necropoli di Pozzo Pantaleo

di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo

 

 

 
 
Necropoli Portuense (immagine aerea)

La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza).

Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo.

Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale.

Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi.

 

 

Portuense

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia

Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato).

I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere.

Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme.

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti.

 

 

La Tomba A al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba A al Drugstore

Dal drugstore di via Portuense, 313 (oggi chiuso al pubblico) si accede ad un complesso funerario di 5 ambienti, frequentato dal I al IV sec. d.C.

La camera A, scavata nel tufo con volta a botte, ha intonaci giallo e porpora, e pavimenti in mosaico bianco e nero, con le rapresentazioni dionisiache di Licurgo inebriato che assale la ninfa Ambrosia e delle fasi della vendemmia. La camera B è un piccolo locale in mattoni con pitture floreali, preceduto da un recinto esterno per le urne cinerarie dei servi.

L’ambiente C, di importanza minore, intagliato nel tufo e intonacato di bianco, conservava i resti di un bimbo di 4 anni. La camera D, anch’essa scavata nel tufo e con intonaci giallo e porpora, presenta quattro file di nicchiette, in cui si leggono graffiti i nomi dei defunti. Vi è stato trovato il corredo in oro di una bimba di 10 anni e quattro sarcofagi, uno dei quali rievoca il culto esotico di Helios e Selene, simboli del ciclo giorno-notte. L’ambiente E, di importanza minore, in muro reticolato e blocchetti di tufo, ha al centro una vasca rettangolare profonda 40 cm.

Il sito, che in precedenza ospitava gli Stabilimenti Purfina, è stato scoperto nel 1966 durante la costruzione di una palazzina, e studiato a partire dal 1982. I materiali più preziosi sono oggi al Museo nazionale romano.

 

Il Drugstore (parte della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana, situato in via Portuense, 313, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

La Tomba D al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba D al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba E al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba E al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Necropoli di Vigna Pia

di Moena Giovagnoli

 

 

 
 
Necropoli di Vigna Pia

Nel luglio 1998, durante lavori di archeologia preventiva per la realizzazione di box auto nell’area tra le vie R. Bianchi, E. Paladini, viale di Vigna Pia e via Portuense, emerse una porzione del vasto Complesso necropolare Portuense, di cui fanno parte anche le aree di Pozzo Pantaleo, dell’ex Drugstore e di via Ravizza. Tutte e quattro le aree si trovano infatti sullo stesso asse viario dell’antica Via Portuensis.

I resti sono oggi compresi nella fascia centrale del terreno del ristorante La Carovana, posto su un diverso piano di calpestìo. Gli scavi sono iniziati nel 2000 e sono continuati anche nel biennio successivo. Essi hanno messo in luce strutture funerarie di diverse tipologie, appartenenti a diversi modi di trattare il corpo del defunto: l’inumazione (data la presenza di sarcofagi, tombe a cappuccina e anche fosse ricavate nel terreno, a volte anche distruttive per quanto riguarda i mosaici) e l’incinerazione (sono state trovate ollette e anfore, usate per conservare le ceneri del defunto). Complessivamente, la Necropoli di Vigna Pia risulta articolata in tre sezioni: il Sepolcro di famiglia,  l’area del Colombario e un’area con murature oggi ricoperta.

Il Sepolcro di famiglia è dedicato da Atilius Abascantus alla defunta moglie Atilia, citata in epigrafe e raffigurata a mezzo busto nel mosaico a tessere bianche e nere. Proprio la scoperta del sepolcro dedicato a questa donna porta gli archeologi a nominare l’intera area, oltre che Necropoli di Vigna Pia, anche Necropoli di Atilia.

L’area del Colombario presenta mosaici a tessere bianche e nere, con figure ad elemento vegetale o geometrico oppure simbolico (come il nodo di Salomone). Il colore che spicca di più sulle pareti, all’inizio identificate solo di colore bianco, è il rosso, il quale delinea anche le nicchie del colombario. Le pareti presentano anche decorazioni a motivo floreale (roselline) oppure volatili, animali ultraterreni (ippocampi) e anche raffigurazioni simboliche di carattere dionisiaco (maschera). È stata evidenziata la presenza di fumo sulle pitture: queste tracce stanno ad indicare l’uso di una cucina funeraria, unica testimonianza nella zona portuense, sebbene sappiamo che l’uso di banchetti per cerimonie e commemorazioni di defunti fosse molto diffuso nella civiltà romana.

Al centro tra le due aree principali si trova un’area composta da muri, oggi ricoperta perché ritenuta di minor rilevanza (fu scavata per la possibile presenza di un diverticolo o di un tratto di Via Campana, non trovato).

Il sito è visitabile nella settimana della Cultura 18-26 aprile 2009.

 

La Necropoli di Vigna Pia (anche Sepolcro di Atilia Romana, già Tratto della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana. Si trova in via Riccardo Bianchi, 8 nel giardino del ristorante La Carovana.

Il sito è stato scoperto casualmente nel 2000, durante lo sbancamento di un costone collinare per la realizzazione di un parcheggio; Gli scavi archeologici e la sistemazione si sono conclusi nel 2006.

L'area consiste in due nuclei frontistanti, destinati alla sepoltura. Caratteristica la presenza di una cucina funeraria, di due suggestive decorazioni a fresco di piccole dimensioni (dette la rosa e il torello) e il ritrovamento della lastrina funeraria di Atilia Romana.

La proprietà è per quanto noto pubblica, sebbene interclusa nelle strutture del Ristorante. La Necropoli è visibile dalla strada; si organizzano visite periodiche (contattare il Ristorante o la SSBAR).

 

 

I Grottoni

di Antonello Anappo

 

 

 
 
L'area in cui ipoteticamente si collocano le Catacombe di S. Felice (cartografia francese)

I Grottoni sono un complesso di gallerie e ambienti ipogei, originati in epoca romana da un’attività estrattiva di tufo e pozzolane.

Taluni associano i Grottoni alle perdute Catacombe di San Felice, attestate al III miglio della Via Portuense-Campana. Un’indagine del Primo Novecento ha confermato il parziale utilizzo cimiteriale di alcuni ambienti. Tuttavia successivi crolli hanno impedito una attribuzione certa. Le fonti storiche che parlano di catacombe sono il De locis sanctis, che elenca Felice tra i martiri portuensi (« qui iuxtam Viam Portuensem dormiunt »); l’Index coemeteriorum, che cita un cymiterium ad Sanctum Felicem Via Portuensi; un carme di Papa Damaso (366-384), che descrive il Sepolcro di Felice, dipinto dal Presbitero Vero.

Gli Itinera medievali collocano la tomba del Martire dopo quella di Paolo (San Paolo) e prima di Ponziano (Monteverde), al di sopra di un’altura dominante il punto in cui « il Tevere s’impaluda ». Lo studioso Emilio Venditti ritiene che la descrizione sia compatibile con il costone di Vigna Pia. Styger e Cecchinelli-Trinci avanzano invece ipotesi diverse: il primo colloca le catacombe vicino San Ponziano; la seconda a via Traversari a Monteverde.

Nel Settecento i Grottoni sono in uso come cantina da vino di Vigna Jacobini. Gli ambienti attuali, sebbene assai ridotti, sono ancora in uso.

 

 

Felice, martire con Adautto

di Antonello Anappo

 

 

 
 
L'immagine di San Felice

Felice è un presbitero romano, condannato secondo la “Passio Felicis” (VII sec.) al martirio al tempo di Diocleziano. Nel cammino verso il supplizio, sulla via per il mare, uno sconosciuto gli si affianca e dichiara di volerne condividere la sorte: gli increduli militari romani lo accontentano senza indugi, decapitando i due cristiani con il medesimo colpo di spada.

La Passio descrive l’audace compagno di fede con un giro di parole: “eo quod sancto Felici auctus sit ad coronam martyrii” (colui che ‘sarà aggiunto’ nella corona del martirio); la tradizione liturgica lo ricorda perciò insieme a Felice (il 30 agosto) col nome di Adautto (ad-auctus=aggiunto).

Il culto decade precocemente alla Magliana, tanto che a fine IV sec. le spoglie si spostano dalla catacomba portuense a quella di Commodilla a S. Paolo. Le reliquie dei due martiri prendono poi la via del Nord Europa sotto papa Leone IV (847-855) che le dona a Ermengarda, moglie di Lotario. A Roma rimane la reliquia della testa decapitata di Sant’Adautto (chiesa di S. Maria in Cosmedin).

Le uniche immagini di Felice e Adautto giungono da affreschi paleocristiani dalla basilica sotterranea di Papa Siricio (384-399), alla catacomba di San Paolo.

 

 

Felice II, anti-papa della Magliana

di Antonello Anappo

 

 

 
 
L'Antipapa Felice, dopo essersi occupato della disputa ariana, si ritirò amareggiato alla Magliana

Il caso letterario “Codice da Vinci” di Dan Brown attinge a piene mani dalla “polemica ariana” (‘Cristo era un uomo?’), che infiammò l’Europa del IV sec.. Un tassello di questa storia passa anche per la Magliana, e riguarda l’antipapa Felice (356-357), che con nobiltà d’animo si occupò della spinosa disputa dottrinale.

Occorre però fare un passo indietro. Se per l’ebraismo Cristo è un uomo al pari degli altri profeti, già nei Vangeli emerge la sua specialità nel disegno della Creazione. Il Concilio di Nicea (325) fissa questo concetto in un dogma (‘il Figlio è della stessa sostanza del Padre’) e condanna come eretica la dottrina del monaco Ario, sostenitore della natura umana di Cristo.

Terminato il Concilio la disputa prosegue, ora prevalendo l’ortodossia, ora l’arianesimo, grazie al sostegno di cui Ario gode alla corte di Costanzo II, imperatore d’Oriente. Nel 335 Costanzo II compie un colpo di mano: caccia via da Costantinopoli il vescovo Atanasio, che del Concilio di Nicea era stato il principale animatore.

L’illustre uomo di fede si rifugia a Roma, accolto prima da papa Giulio, e poi da papa Liberio (353-356). Entrambi i pontefici si oppongono con forza alla richiesta imperale di condannare Atanasio. Costanzo II opera allora un nuovo colpo di mano: depone papa Liberio e lo sostituisce con la mite figura dell’arcidiacono Felice (356-357), pontefice col nome di Felice II.

L’Imperatore non immaginava certo quale energia papa Felice avrebbe dimostrato, opponendo all’eresìa ariana un’avversione fiera, maggiore dei suoi predecessori Giulio e Liberio. L’Imperatore corre ai ripari, e perdona in gran fretta Liberio, concedendogli un secondo pontificato (357-366) in cui lui e Felice avrebbero governato congiuntamente la Chiesa.

Ma papa Felice non accetta la nuova situazione: abbandona l’abito pastorale e si ritira in preghiera nel suo poderetto alla Magliana (“in praediolo suo qui est via Portuense”), conoscendo infine il martirio.

Sepolto nelle catacombe di San Felice, è oggetto di grande venerazione popolare, tanto che il suo culto si fonde con quello del martire Felice, e le catacombe prendono il nome di “Ad duo Felices”, in memoria dei due uomini di fede. Gli equivoci di omonimia sono stati risolti solo nel secolo scorso, dagli studiosi De Rossi, Duhesne e Verrando che ne hanno separato del biografie.

Il “rifiuto” di papa Felice è stato per lo più condannato. Nel 1505 l’umanista Vigerio ottiene da Giulio II (1503-1513) una riabilitazione, ma Gregorio XIII (1572-1585), cui si deve il riordino dell’elenco dei pontefici (e la loro divisione in ‘papi’ eletti da conclave e ‘antipapi’ nominati dall’imperatore), cancella addirittura Felice II dal novero dei pontefici, relegandolo tra gli antipapi. Nel 2005 la disputa ariana è tornata di attualità, grazie al bestseller di Brown, in cui lo studioso Langdon inseguendo il Sacro Graal si imbatte nell’umanissima discendenza del matrimonio tra il Cristo e la Maddalena.

 

 

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On line dal 08/03/2005, 879 letture.