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di Antonello Anappo (on line dal 27/06/2006, 1017 letture) |
Gli Orti di Cesare - in latino Horti Tiberini o Caesaris - sono una proprietà fondiaria romana extraurbana, localizzabile tra le propaggini ovest del Trans Tiberim (il Gianicolo) e la Piana di Pietra Papa. Verso il 49 a.C. il console Caio Giulio Cesare ne acquista la proprietà, per mettervi al pascolo allo stato brado la Mandria sacra di cavalli con cui ha attraversato, vittoriosamente, il fiume Rubicone. Nell’anno 46 Cesare alloggia negli Horti, lontano da occhi indiscreti, la regina Cleopatra, sua preda di guerra e allo stesso tempo sua amante e conquistatrice. Alla morte del dittatore, nel 44, gli Horti diventano proprietà pubblica, attraverso una donazione al Popolo di Roma contenuta nel suo testamento. La struttura edilizia degli Horti è nota solo attraverso la descrizione degli storici. Plutarco attesta che verso le pendici del Gianicolo sorgeva il Palatium, un edificio di medie dimensioni non archeologicamente noto. Esso si collocava in posizione elevata ed era circondato da alti e odorosi pini. Dopo l’arrivo di Cleopatra il Palatium è ampliato, per adeguarsi al rango di una regina: si aggiungono un peristilio, sontuosi affreschi e la statua colossale di un guerriero gallico. Nei rigogliosi giardini trovava posto un tempietto dedicato alla Dea Fortuna, voluto da Cesare per ringraziare la Sorte favorevole in occasione della nomina a dictator perpetuus (dittatore a vita). I giardini si aprivano sul Tevere con ormeggi e darsene portuali, in cui era alla fonda il barcone egizio di Cleopatra.
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Sommario: » Gli Orti di Cesare |
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Cleopatra (69-30 a.C.) nasce ad Alessandria d’Egitto dalla famiglia regale dei Tolomei. Governa dalla primavera 51 insieme al fratello Tolomeo XIII, di cui è sposa, fino alla tumultuosa deposizione, ispirata dal consigliere Potino. Quando Pompeo, inseguito da Cesare, sbarca in Egitto, è in corso una furibonda guerra civile: da una parte gli eserciti di Tolomeo XIII e della sorella minore Arsinoe, dall’altra gli eserciti di Cleopatra e dell’altro fratello, Tolomeo XIV. Cleopatra è destinata a sicura sconfitta: Tolomeo controlla la capitale, Cleopatra è allo sbando nel deserto nei pressi di Alessandria. L’arrivo di Pompeo, in fuga da Cesare, rimescola le carte in tavola. Il consigliere di Tolomeo XIII, Potino, nella speranza di ingraziarsi Roma, fa uccidere Pompeo subito dopo lo sbarco, e ne offre a Caio Giulio la testa. La reazione del console è però sdegnata, tanto da catturare Potino e giustiziarlo sommariamente, e prendere le parti della sua oppositrice Cleopatra. Ma Cleopatra non è solo un’alleata di Caio Giulio: nel frattempo ne è divenuta l’amante. Lo scontro militare decisivo avviene ad Alessandria nel 48: le successive vittorie di Tapso e Munda consegnano a Caio Giulio l’intero Egitto, che rimane formalmente indipendente, sotto la guida di Cleopatra. Molto si è scritto sulla relazione tra Cleopatra e Cesare, in verità con poca documentazione e molte ipotesi. L’avvenenza di Cleopatra è spesso messa in dubbio (sarebbe stata bassa e col naso a becco!). Senza dubbio però gli interessi del console romano e della regina sono convergenti: Caio Giulio vuole l’Egitto per impadronirsi delle sue risorse finanziarie, e Cleopatra, non potendo fermarlo, mira a sedersi al suo fianco. A complicare il tutto, scoppia tra i due una relazione, che forse non fu sincera, ma di sicuro fu ardente. Nel 46 Caio Giulio, ormai padrone di un Egitto pacificato, prende la decisione improvvisa di tornare a Roma, per incassare il credito di popolarità maturato con le sue campagne e candidarsi al potere supremo nella Repubblica. La regina-amante decide di partire con lui, con il figlioletto Tolomeo Cesare, detto Cesarione, appena nato dalla loro passione. Dopo breve navigazione le navi di Caio Giulio gettano l’ancora ad Ostia. Il console alloggia Cleopatra poco al di fuori di Roma, nei suoi Horti sulla Riva Portuense. Cleopatra è pur sempre una straniera, e occorre cautela nel presentarla ai Romani e alla moglie legittima, Calpurnia. Nella corte egiziana in Riva destra Cleopatra rimarrà due anni, dal 46 fino alla tragica morte dell’amante, console, dittatore alle idi di marzo del 44. (Antonello Anappo)
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La Villa romana di Pietra Papa La Villa di Pietra Papa è una villa di età romana, sita sull’omonimo tratto del lungotevere a Marconi. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada (è al di sotto del piano stradale). È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). (Antonello Anappo)
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Il Porto fluviale di Pietra Papa si sviluppa sulle due sponde del Tevere all’altezza di San Paolo, con darsene in riva sinistra e cippi di attracco in riva destra. È attivo tra fine I sec. a.C. e inizio II d.C., ma le banchine sono ancora praticabili nel 1483, quando Sisto IV vi si imbarca diretto a Ostia su una grande nave bucinatoria. Due campagne di scavo (1915 e 1939) portano alla luce nel tratto portuense un complesso termale di età augustea, composto di cinque ambienti con pavimenti in mosaico bianco e nero con scene di palestra. Il complesso ha una seconda vita nel 123 d.C., quando una corporazione mercantile (mercatores) ne fa un centro per lo smercio del pesce. Le decorazioni a fresco raffigurano in una sorta di listino murario con 34 varietà ittiche realisticamente caratterizzate. La corporazione aggiunge mosaici policromi e, nei locali E e C, rende omaggio al genius loci con le immagini del Dio Portunus, protettore del prospiciente guado fluviale, e con l’immagine di un linter (imbarcazione fluviale) inghirlandato per la festa della Dea Fortuna. Il sito è stato generoso di ritrovamenti: già a metà Ottocento restituisce le Lastre Campana, mentre la campagna del 1915 individua la via alzaria. La magra del 1947 fa emergere i cippi portuali di attracco, con iscrizioni dei consoli Gallo e Censorino. I materiali sono oggi al Museo Nazionale Romano. (Antonello Anappo)
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Il Deposito di grano del Consorzio Agrario di Roma - edificato nel 1935 su progetto di Tullio Passarelli, tra le attuali via Pietro Blaserna e via Enrico Fermi - aveva il suo accesso originario lungo l’antico percorso di via di Pietra Papa, a breve distanza dalla sponda del Tevere, immediatamente a sud dei Depositi di petrolio SIAP (Società Italo-Americana Petroli). La gigantesca mole, entrata nell’immaginario dei Romani grazie anche a film del Secondo dopoguerra, come Ladri di biciclette e Bellissima, in cui compariva in diverse scene, permetteva al silos granario di essere individuato da notevole distanza. Esso infatti caratterizzava il profilo dell’intera area, allora non edificata, rappresentando una sorta di confine sud dell’area industriale del Piano di Pietra Papa, che iniziava a nord con i Molini Biondi adiacenti al muraglione della Ferrovia Roma-Pisa. Il silos, conosciuto anche come Granaio di Roma, rappresentò per l’epoca una costruzione all’avanguardia, sia per il design asciutto e razionale che per la tecnica costruttiva in cemento armato, che segnò la successiva produzione edilizia. Sulle sue strutture portanti è stata recentemente realizzata la Città del gusto del Gambero Rosso, inaugurata nel 2002, che ne ha però reso pressoché irriconoscibili le forme originarie. (Andrea Di Mario)
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