Una Spoon River portuense
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Una Spoon River portuense - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Il Cimitero della Parrocchietta - La Sacra Rota e la Parrocchietta - 1772, secessione alla Parrocchietta - La Collodi - Don Aluffi, amministratore di S. Maria - Indagine sulle anime portuensi - La Mansio della Via Portuensis - L’Ipogeo di via Ravizza - La Tomba 2 di via Ravizza - Portunus, il ragazzo sul delfino - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Una Spoon River portuense di Antonello Anappo
Pubblichiamo un’inedita antologia di epigrammi, tratti dalle tombe del Cimitero rurale della Parrocchietta. Come nella celebre Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, le vivide voci della comunità portuense di fine Ottocento e del Primo Novecento - braccianti, padroni, soldati, ma anche il Maestro, l’Agronomo, l’Innamorato e persino il Pazzo - si ricompongono nel quadro unitario di una società complessa e per molti versi attuale. L’agricolo. Qui riposa / [un] agricolo solerte e laborioso / Morì il 18 marzo 1898 all’età di anni 58. La zappatrice. Delizia del suol / esempio di virtù a chi la conobbe / Visse anni 70 e mesi 7. Il guardiano. Fu agricolo solerte / e vigilante. L’immigrato. Nato a Fallerano in provincia di Fermo / Morì al età giovanile (ndr, con errore grammaticale). Il tenutario d’azienda. Giusto nella azienda / forte nelle avversità / coi poveri benefico. Il maestro. Insegnante comunale / con affettuose cure / per tre lustri illuminò le vergini menti / educandole ad amare / Dio, famiglia e Patria. L’uomo di progresso. [Fu] agronomo. L’innamorato. Dopo Dio / nulla ebbe di più caro / della sua diletta sposa. Il pazzo. Di animo gentile e religioso / nell’età di 36 anni / non sano di mente / si diè la morte. Il camionista. Col suo camion carico / al passaggio a livello mentre traversava alla Magliana / sopraggiungeva / il treno che lo uccise. L’automobilista. A Castel di Guido / fatale incidente d’auto / recise. Il caduto. Uomo laborioso è onesto (ndr, con errore grammaticale) / periva miseramente / di fatale infortunio ove lavorava. Il giovane dalla doppia sfortuna. Nato a Rendinara (ndr, località colpita dal Sisma di Avezzano) / morì per terribile disgrazia sul lavoro. Il combattente d’Africa. Classe 1887 / prese parte / alla Guerra libica. Due fanti. Rimase ferito a Zacora / Morì a Plava (Epigramma I). Sacrificò la giovane vita / contro l’odiato nemico / Cadde da valoroso nel Passo del Falzareco (Epigramma II). Il bersagliere. Caduto da eroe / nel campo dell’onore. L’aiutante di campo. Caduto per la Patria / sul Montello. Il richiamato. Fu richiamato a combattere / per la grandezza della Patria / Cadde valoroso / sul Monte San Michele. Due reduci. Grande invalido / di guerra (Epigramma I). Dopo 4 anni di guerra / tornò dal fronte malato / e in seguito morì (Epigramma II). Il padre che attese invano. Con l’assillante desiderio / di rivedere il figliuolo / combattente contro l’odiato nemico / spegnevasi. L’aviatore. Sacrificava la sua giovanissima esistenza / per una più grande Italia. Il caduto in tempo di pace. Nel cielo di Avezzano / volò a Dio. Il buono. Mite, pacifico, lieto / animo. Due virtuosi. Amato da tutti (Epigramma I). Di elette virtù (Epigramma II). Il previdente. Uomo onesto e laborioso / dedicato alla famiglia / eresse in vita per sé questa umile tomba. L’ironico. Libero / pensatore. Due uomini di fede. Uomo onesto e laborioso / visse gristianamente / dedigò la sua vita per la famiglia / perì miseramente (Epigramma I). Sorretto da fede viva / passò la sua vita nell’ideale cristiano / Suo vanto la famiglia, il lavoro, l’onestà. I polemici. Nata / il 9 maggio 1861 / romana (Epigramma I). Romano, / visse onesto e operoso / tutto dedito alla famiglia (Epigramma II). Soldato romano / cadeva colpito / da piombo austriaco / sulle vette del Trentino (Epigramma III). Il malato di febbre quartana. Rapito / da repentino morbo / dopo 5 giorni di malattia / volò. La vecchia dura a morire. Fu colpita più volte da paralisi / Il 10 maggio 1919 / fu ripresa e fu colpita / [e in conseguenza] cessava di vivere. Due tempre forti. Agricolo solerte e laborioso / visse nel lavoro cristianamente / finché il fiero morbo lo rapì (Epigramma I). Morbo insidioso / fiaccò in breve / la fibra robusta (Epigramma II). I fratellini. Qui riposano [tre] fratelli / che nel periodo di giorni dodici / il morbo crudele li rapiva. Tre rapimenti. Rapita / da repentino malore (Epigramma I). Rapita / nel fior degli anni (Epigramma II). Rapito / da morbo crudele / il 19 maggio 1925. Piccoli angeli. Omissis (si è scelto di non pubblicare gli epigrammi degli infanti). Madre e figlia. Spinta al sacrificio / per salvare la figlia Pasquina / periva eroicamente (Epigramma della madre). Nei primi passi della vita / è ghermita dal destino (Epigramma della figlia). Due uomini di cristiana pazienza. Dopo lunga e penosa malattia / sopportata cristianamente / lasciava la terra (Epigramma I). Dopo lunga e penosa malattia / si addormentò nel Signore (Epigramma II). L’uomo che seppe aspettare. Uomo onesto e laborioso / raggiunse la sua consorte / lì 8 gennaro1924. La donna che seppe aspettare. Nata a Torre Sabino / fu esempio di virtù come sposa e madre / Raggiunse [infine] il suo consorte. Il figlio (epigramma criptico). I genitori e i parenti / quando lo conobbero / lo piangono. Tre sposi. Uomo di esemplare virtù / amato dalla moglie, il figlio / e tutti quanti coloro che lo conobbero (Epigramma I). La numerosa figliolanza / educò / alla religione, al lavoro, all’onestà (Epigramma II). Sposo e padre esemplare / si sacrificò e visse / per il bene della famiglia. Il padre affettuoso. Fu sposo e padre affettuoso / Amante / del lavoro e della famiglia. Due padri di famiglia. Uomo onesto e laborioso / amoroso verso la famiglia (Epigramma I). Trascorse una vita esemplare e laboriosa / dedicata all’affetto della sua famiglia (Epigramma II). Tre madri affettuose. Fu madre affettuosa / donna esemplare / rapita sì presto (Epigramma I). Fu madre affettuosissima / moglie esemplare (Epigramma II). Sposa e madre affettuosa / di rare virtù (Epigramma III). La madre equanime. Madre di quattro figli / e tutti li adorava. Due madri cristiane. Qui riposa in pace / [una] madre affettuosa / [che] allevò la famiglia cristianamente (Epigramma I). Donna, sposa e madre / cristiana (Epigramma II). Tre spose. Madre esemplare / cercò con amorosa tenacia / di rendere sempre più bella la vita della sua famiglia (Epigramma I). Sposa e madre di alte virtù (Epigramma II). […] la cui virtù e l’eterna rugiata […] (Epigramma III, incompleto). Due donne di civili virtù. Esempio / di domestiche e civili virtù (Epigramma I). [Ne] sarà ricordata / la fortezza d’animo / la sagacità operosa / nella cara famiglia e nelle associazioni (Epigramma II). La donna delle pie opere. Nobile esempio / di fede antica e pietà operosa / modello di sposa e di madre. Uomini e donne che attendono nel sonno dei giusti la resurrezione della carne. Accanto all’amato sposo / dorme il sonno dei giusti / in attesa della risurrezione (Epigramma I). Generoso e pio / qui riposa / in perenne attesa della risurrezione (Epigramma II). Aspettando la risurrezione / riposano in pace / le [sue] spoglie mortali (Epigramma III). Nella ridente serenità dei giusti / si addormentava nel Signore (Epigramma IV). |
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Il Cimitero della Parrocchietta di Antonello Anappo
Il Cimitero della Parrocchietta è un luogo di sepoltura dell’Ottocento, sito in viale Isacco Newton, già tratto di via Portuense, al Trullo. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Sacra Rota e la Parrocchietta di Antonello Anappo
Nel 1777, in pieno scontro tra i “secessionisti” portuensi e i capitoli di S. Maria e S. Cecilia, la Sacra Rota si pronuncia, in favore dei primi. Il tribunale ecclesiastico era stato chiamato in causa da un quarto contendente, il cardinal Rezzonico vescovo di Porto e S. Rufina, che vantava un’antica giurisdizione sulle vigne portuensi. Da tempo tollerava che S. Maria vi riscuotesse le congrue, facendosi in cambio carico dei mantenimenti civili, ma il vescovo aveva impugnato l’accordo. La delegazione rotale, nominata dal cardinal Colonna, vicario di Pio VI per Roma, soggiorna lungamente sul posto, per verificare a chi spetti la cura delle anime vignajole. In meno di due anni i giudici pronunciano sentenza e danno ragione al Vescovo di Porto, suggerendo allo stesso tempo comporre la disputa “liquidando” in denaro il vescovo e costituendo il territorio portuense in parrocchia autonoma. “Troppo necessaria è ivi l’erezione di una nuova parrocchia”, scrivono. Pio VI e il Sacro Collegio approvano la sentenza dagli evidenti riflessi politici, “come unico mezzo per sedare le controversie e come vero rimedio per accorrere alli bisogni spirituali della campagna”. Colonna scrive allora ai Vignajoli: “Il SS.mo Signor nostro Pio VI, è venuto a sapere che i fedeli abitanti nelle vigne, nei casolari e nelle campagne fuori Porta Portese, a causa delle difficoltà di accedere alle loro chiese parrocchiali di S. Maria e S. Cecilia, sono quasi del tutto privati del cibo spirituale…”. Sembra fatta. E alla Parrocchietta si canta vittoria. Ma in quel momento sopraggiunge l’incidente: il paladino don Aluffi si ammala gravemente, e lascia la Parrocchietta a un vice-curato, di cui Santa Maria ottiene facilmente ragione, richiamandolo all’obbedienza. In breve, proprio quando il Papa è pronto a concedere l’autonomia, la chiesetta al Portuense si svuota. Occorrerà attendere ancora due anni. |
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1772, secessione alla Parrocchietta di Antonello Anappo
In costruzione. o di Santa Maria in Trastevere conosce una grave crisi finanziaria, dovuta all’abolizione delle congrue urbane e alle spese di una vorace corte di parroci, viceparroci e preti confessori. Il principe rettore, cardinal Pamphili, corre ai ripari, nominando amministratore uno straniero stimato e rigoroso, don Giuseppe Aluffi da Pavia. Il nuovo amministratore orienta il risanamento in due direzioni: riduce gli organici della corte (ad 1 curato, 2 vicari e 4 confessori), e, soprattutto, riordina produttivamente le vigne tra Portuense e Aurelia, unica ricchezza del Capitolo.Fin dalle prime ricognizioni, don Aluffi è accolto dalla fiera ostilità dei vignajoli portuensi, i quali lamentano un insostenibile abbandono. Don Aluffi chiede loro di scrivere una petizione, e il suo stupore è grande quando legge che i vignajoli non chiedono denari, ma una chiesa: “Se chiedessimo beni temporali e licenze meritaressimo rimproveri e negative”; invece chiedono “cibo spirituale e aiuti per la salvezza delle anime”, cioè un curato che dica messa, somministri i sacramenti e faccia un po’ di scuola Autorizzato dal principe Pamphili, don Aluffi provvede. Compera a Bravetta, nel 1770, una “vigna con casa e cappella”, 3 miglia fuori Roma. Ma Bravetta è lontana, e la soluzione non piace agli irrequieti vignajoli, “riconoscendo tal sito non adatto”. Nel 1772 don Aluffi compera il terreno sullo sperone roccioso “in località Fogalasino”, 3 miglia e 1/3 fuori Roma. Stavolta l’acquisto è felice, e l’ostilità dei vignajoli si tramuta in favore. In breve don Aluffi vi edifica, attingendo a capitali personali, un “casaletto” di campagna, che destina a chiesa. La piccola chiesa, scrivono i vignajoli, “per privata, non ha l’uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi e di tutto il bisognevole”. Era appena nata la “Parrocchietta”. |
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La Collodi di Antonello Anappo
La Collodi è una scuola elementare comunale, dedicata alla figura di Carlo Lorenzini (in arte Collodi, 1826-1890), autore del romanzo per ragazzi Le Avventure di Pinocchio (1883). La decisione di intitolare una scuola allo scrittore e giornalista toscano è presa nel 1940, quando, essendo trascorsi cinquant’anni dalla morte, Pinocchio diventa di pubblico dominio ed entra a pieno titolo nella didattica italiana. Grande sostenitore di Pinocchio è l’intellettuale Benedetto Croce, che nel burattino di legno dalla bugia facile vede la metafora del fanciullo che diventa ragazzo, acquisendo via via consapevolezza di sé e valori di riferimento, secondo il principio « sbagliando s’impara ». Individuato il sito, presso l’allora Borgata Ciano (Trullo) in costruzione, la costruzione inizia nel 1942 ed è subito interrotta a causa degli eventi bellici. L’edificazione riprende nel Dopoguerra e i corsi regolari iniziano nel 1948. Negli Anni Sessanta, per il crescente popolamento, alla sede di via Massa Marittima si affianca il Secondo plesso su via Porzio (a Montecucco), chiamato Collodi II. In quegli anni insegna nella scuola la maestrina Maria Luisa Bigiaretti: i suoi scolari sono d’ispirazione al giornalista Gianni Rodari nel romanzo breve La torta in cielo (1966). |
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Don Aluffi, amministratore di S. Maria di Antonello Anappo
Nel 1762 il Capitolo di Santa Maria in Trastevere conosce una grave crisi finanziaria, dovuta all’abolizione delle congrue urbane e alle spese di una vorace corte di parroci, viceparroci e preti confessori. Il principe rettore, cardinal Pamphili, corre ai ripari, nominando amministratore uno straniero stimato e rigoroso, don Giuseppe Aluffi da Pavia. Il nuovo amministratore orienta il risanamento in due direzioni: riduce gli organici della corte (ad 1 curato, 2 vicari e 4 confessori), e, soprattutto, riordina produttivamente le vigne tra Portuense e Aurelia, unica ricchezza del Capitolo. Fin dalle prime ricognizioni, don Aluffi è accolto dalla fiera ostilità dei vignajoli portuensi, i quali lamentano un insostenibile abbandono. Don Aluffi chiede loro di scrivere una petizione, e il suo stupore è grande quando legge che i vignajoli non chiedono denari, ma una chiesa: “Se chiedessimo beni temporali e licenze meritaressimo rimproveri e negative”; invece chiedono “cibo spirituale e aiuti per la salvezza delle anime”, cioè un curato che dica messa, somministri i sacramenti e faccia un po’ di scuola Autorizzato dal principe Pamphili, don Aluffi provvede. Compera a Bravetta, nel 1770, una “vigna con casa e cappella”, 3 miglia fuori Roma. Ma Bravetta è lontana, e la soluzione non piace agli irrequieti vignajoli, “riconoscendo tal sito non adatto”. Nel 1772 don Aluffi compera il terreno sullo sperone roccioso “in località Fogalasino”, 3 miglia e 1/3 fuori Roma. Stavolta l’acquisto è felice, e l’ostilità dei vignajoli si tramuta in favore. In breve don Aluffi vi edifica, attingendo a capitali personali, un “casaletto” di campagna, che destina a chiesa. La piccola chiesa, scrivono i vignajoli, “per privata, non ha l’uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi e di tutto il bisognevole”. Era appena nata la “Parrocchietta”. |
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Indagine sulle anime portuensi di Antonello Anappo
In costruzione. |
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La Mansio della Via Portuensis di Moena Giovagnoli
La Mansio della Via Portuensis è un manufatto romano di epoca imperiale, identificato dagli archeologi come una sosta per viandanti, qualcosa di molto simile ad un moderno snack bar. Era possibile trovare ristoro, breve ospitalità e compagnia. Il sito emerge durante la campagna di scavi del 1983-1989. A margine dell’indagine principale (Via Campana e impianto termale) si esplora anche un settore periferico posto più ad ovest. Ne emerge un gruppo di ambienti in opera mista, ad oggi non completamente esaminati, posti in serie l’uno accanto all’altro, e affacciati sulla strada attraverso un porticato. Gli ambienti sono serviti da un doppio sistema idraulico (acque chiare e acque scure) alimentato dal vicino torrente e con cunicoli fognari per smaltire il refluo. Sono presenti anche una vasca impermeabile, foderata con malta idraulica, e un pozzo (per sopperire all’essiccazione estiva del torrente). I viandanti potevano godere della frescura della vasca e dell’ombra del porticato e, con l’occasione, consumare a pagamento un pasto frugale, un bicchiere di vino o, magari, un incontro amoroso. L’indagine di questo settore ha restituito anche i resti di due ambienti in opera laterizia appartenenti ad un edificio funerario, con ingresso opposto alla Via Campana, caratterizzati dalla presenza di sepolture in formae (sotto tegole). |
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L’Ipogeo di via Ravizza di Antonello Anappo
Dal garage della palazzina di via Ravizza, 12 si accede a una camera sepolcrale romana del II sec. d.C. (misure m 6,40 × 4,20), scavata nel tufo con volta a botte. È una tomba familiare, con fosse e sarcofagi a cassone sul pavimento, e nicchie alle pareti. L’importanza risiede nelle pitture funerarie, che rappresentano uccelli diversi, e offrono al medesimo tempo una testimonianza fedele dell’avifauna locale, e un’immagine serena della morte, raffigurata come anima che vola via dal corpo. La decorazione principale sopra la nicchia del pater familias riproduce un pavone ad ali chiuse, mentre sulla parete opposta è raffigurato un airone che si leva in volo. Sulla parete sinistra è presente una colomba di fronte ad un’anatra. Sono dipinti anche tre cavalli marini (ippocampi), due a guardia della sepoltura del capofamiglia e un terzo su una nicchia laterale. Le decorazioni minori riproducono una pantera, rose rosse sbocciate, una cesta con fiori, offerte votive, un candelabro, una maschera. Il monogramma M sotto l’airone ci indica forse la famiglia proprietaria del sepolcro. |
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La Tomba 2 di via Ravizza di Antonello Anappo
La Tomba 2 di via Ravizza è un sepolcro di età romana, sito nella via omonima in zona Marconi/Nuovo Trastevere. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada (è al di sotto del piano stradale). È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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Portunus, il ragazzo sul delfino di Antonello Anappo
Gli scavi archeologici di Pietra Papa (1939) hanno restituito l’immagine a fresco del dio Portuno che cavalca un delfino (inizio II sec. d.C.), oggi al Museo Nazionale Romano. Portuno (Portumnus, o Portunus) è una divinità indigena, precedente cioè la formazione del Pantheon classico romano, invocata durante l’attraversamento delle due rive del Tevere, attività non priva di pericoli. Al dio sono affidati la piccola navigazione rivierasca, i commerci per via d’acqua, gli imbarchi e gli approdi. Secondo Marco Terenzio Varrore è « deus portuum portarumque », dio dei porti e delle porte, e secondo Georges Dumézil il suo nome contiene la radice indoeuropea « protu », che significa guado sul fiume. Portunus è dunque il nume del passaggio, ma insieme dell’incontro e dello scambio, funzionale ad una comunità arcaica che vive del fiume e dell’umanità in transito lungo le sue rive. La sua festa pubblica annuale - i Portunalia - si celebra il 17 agosto, con un rito che prevede la purificazione delle chiavi nel fuoco. Il suo sacerdote, il flamen portunalis, è uno dei dodici flamini minori di Roma. Portunus è raffigurato come un ragazzo su un delfino, imberbe o con un’ispida barba azzurro-verde (Apuleio: « Portunus caerulis barbis hispidus »). La sua presenza è annunciata dall’odore di alghe e incenso. Portunus compare anche nell’Eneide di Virgilio e nell’Adversus Nationes di Arnobio. |
Credits:
On line dal 28/09/2010, 694 letture.