Ultime vicende della Tenuta Bonelli
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Ultime vicende della Tenuta Bonelli - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Pagani, vignarolo in leasing - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - La Tomba E al Drugstore - Il Recinto al Drugstore - La Sacra Famiglia - Nostra Signora del Sacro Cuore - Il Portale Forlanini - Tum tum tum, qui Radio Londra - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Ultime vicende della Tenuta Bonelli di Antonello Anappo
Fra il 1818 e il 1839 il Sancta sanctorum rileva le quote ‘pro indiviso’ del Gonfalone e dei proprietari privati, e costituisce la proprietà unitaria “Tenuta di Pian due Torri, tutta in piano”, coltivata a rotazione tra seminativo e maggese. Poco dopo vende al conte Filippo Cini di Pianzano, e suo figlio rivende a monsignor Angelo, della casata locale dei Bianchi. Il Monsignore tenta l’unificazione della piana con la sovrastante collina di S. Passera, con motivazioni assai semplici: differenti quote altimetriche tengono al riparo dai capricci del fiume, e permettono di variegare le colture. Le stesse intuizioni, mezzo secolo dopo, saranno alla base dell’opera di Bonelli. La studiosa Benocci ha ricostruito le acquisizioni fondiarie di Angelo Bianchi: i primi acquisti di “terreni e casali ad uso vignarolo” datano 1870, in comproprietà con Salvatore, figlio del capostipite Luigi Bianchi; alla morte di Salvatore, nel 1885, la sua quota passa al figlioletto Luigi (con lo stesso nome del nonno); quando anche monsignor Angelo muore, nel 1897, il giovane Luigi eredita la quota dello zio, e si ritrova unico proprietario di un latifondo da 72 ettari. Luigi rimane proprietario fino al 1912, anno in cui la proprietà si frammenta nuovamente. La piana viene acquistata nel 1923 da Bonelli, che nel 1926 la gira alla società anonima GIT (“Gestione Immobili Torino”). Nel 1938 la società diventa in nome collettivo, e dal 1941 passa ad Adriano Tournon, genero di Bonelli. |
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Pagani, vignarolo in leasing di Antonello Anappo
Un documento fiscale del 1693 nomina l’abate Cenci e monsignor Pallavicini, proprietari della vigna “in contrada Vicolo Inbrecciato”, per la quale pagano le tasse più alte del comprensorio. Un secolo dopo e oltre, il Catasto gregoriano (anno 1818, mappa 159, particella 235) attesta una “casa con corte per l’uso del Vignarolo”, primo nucleo della moderna Villa Bonelli, su una superficie di 32 centesimi catastali. La proprietà è ancora ecclesiastica - precisamente della chiesa di S. Maria in via Lata - ma su di essa il vignarolo Giuseppe Pagani vanta il diritto di “enfiteusi perpetua”, una sorta di affitto a basso canone, riscattabile, molto vicino al moderno contratto di “leasing”. Non solo. Pagani ha in enfiteusi anche l’intera “vigna” (particella catastale 234) che misura 8 quadrati, 8 tavole e 27 centesimi, e il “fienile” (particella 233) che misura 6 centesimi. Verso il 1839 l’operoso vignarolo aggiunge al casale un corpo perpendicolare (visibile nella mappa della Congregazione del Censo), ma verso metà Ottocento l’attività deve conoscere un rapido declino: nelle mappe la nuova ala è crollata, e un documento del 1878 annota che il fienile è ormai “diruto”. L’enfiteusi sarà “riscattata” (pagando il valore capitalizzato del canone) verosimilmente intorno al 1870, anno in cui la piena proprietà passa a Giuseppe Balzani. |
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La Tomba B al Drugstore di Antonello Anappo
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La Tomba C al Drugstore di Antonello Anappo
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La Tomba D al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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La Tomba E al Drugstore di Antonello Anappo
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Il Recinto al Drugstore di Antonello Anappo
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La Sacra Famiglia di Antonello Anappo
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Nostra Signora del Sacro Cuore di Antonello Anappo
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Il Portale Forlanini di Antonello Anappo
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Tum tum tum, qui Radio Londra di Antonello Anappo
Dopo l’arresto di Pertini e Saragat (15 ottobre 1943) il medico portuense Alfredo Monaco e sua moglie Marcella progettano l’evasione che passerà alla storia con il nome di Beffa di Regina Coeli. Nello stabile attiguo a Regina Coeli, dove Monaco ha la disponibilità di un alloggio, in qualità di medico notturno, si tiene una riunione d’urgenza della Direzione clandestina del PSI. Occorre fare in fretta: si teme che i due prigionieri, sotto tortura, possano fare i nomi dell’intero organigramma socialista in clandestinità. Spinelli e Colorni propongono un’evasione classica, segando le sbarre. Nenni e Gracceva sostengono invece un assalto militare. Vassalli escogita di liberarli con falsi ordini di rilascio: è questa proposta che viene approvata. Nel frattempo però il numero di detenuti da liberare è salito a 7, con l’aggiunta di Allori, Andreoni, Bracco, Ducci e Lunedei. A comandare l’operazione nelle fasi finali è Marcella Monaco, la moglie del dottore, che può muoversi dentro Regina Coeli senza destare sospetti. Intanto Vassalli e Severo Giannini rubano dal Tribunale militare 7 moduli di scarcerazione in bianco, mentre la guardia carceraria Schlitzer procura un ordine di scarcerazione autentico, da cui copiare timbri e firme. Il 24 gennaio 1944, prima delle 13, Marcella Monaco si presenta a Regina Coeli, accreditandosi alle SS. Il simpatizzante Schlitzer la porta di filato al Centralino e fa protocollare i 7 finti ordini. Il capoguardia Ugo Gala, anch’egli simpatizzante, porta a mano i documenti al direttore carcerario Donato Carretta. Carretta, che nutre intimamente sentimenti antifascisti ma è all’oscuro di tutto, si oppone, poiché per i prigionieri politici occorre anche la vidimazione della Questura. Carretta - resosi probabilmente conto di quanto gli sta accadendo sotto il naso, ma non contrario a che ciò avvenga - suggerisce a Marcella Monaco di trovare qualcuno in Questura per farsi dare un assenso telefonico, chiamato in gergo carcerario lasciare alla porta. Sono le 16,30: nel giro di 30 minuti scatterà il coprifuoco e il piano sarà irrimediabilmente compromesso. La signora Monaco corre in strada, per inscenare con il socialista Lupis una finta telefonata. Tutto va storto: tre telefoni pubblici non funzionano. Marcella e Lupis raggiungono la PAI a San Callisto, dove un simpatizzante elettrotecnico crea un ponte telefonico. Lupis, con sangue freddo, impartisce finalmente al centralinista l’ordine di lasciare alla porta. Alle 17 Carretta firma: i 7 detenuti escono e si disperdono rapidamente, mettendosi in salvo. L’indomani, sera del 25 gennaio, alla radio clandestina la voce di Paolo Treves annuncia: “Tum, tum, tum! Qui Radio Londra. Ieri pomeriggio una patriota italiana ha fatto fuggire dal carcere Pertini e Saragat, i due massimi dirigenti del Partito Socialista Italiano e capi della Resistenza italiana”. Il tedesco Kappler, informatone, va su tutte le furie con Carretta, minacciandolo di morte: sia per avergli taciuto dell’evasione, sia per non avergli detto che i capi del PSI sono stati nelle sue mani. Nei giorni seguenti Pertini torna a guidare il PSI e Saragat a dirigere il giornale L’Avanti. I coniugi Monaco, convinti di non destare sospetti, tornano alla vita di sempre: Alfredo a fare il medico di campagna; Marcella ad accudire i due bambini. Saranno scoperti di lì a poco. |
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On line dal 28/08/2007, 536 letture.