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di Antonello Anappo (on line dal 11/03/2008, 702 letture) |
Michele contro il Drago è un affresco della metà del XIII secolo, situato in posizione centrale nella curva dell’abside di Santa Passera. La scena raffigura il terribile combattimento tra angeli e demoni narrato da San Giovanni nell’Apocalisse: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo : Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli. Ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo” (vv. 12, 7-8). La rappresentazione è allegorica: il solo Michele sta a simboleggiare le schiere angeliche e il Drago morente rappresenta le turbe del Maligno, sconfitte. Di Michele sono ancora ben visibili i duri lineamenti di guerriero, le vesti, parte delle ali e la lancia con cui ha trafitto la rossa figura del Drago, agonizzante ai suoi piedi. Si ritiene che il Drago sia stato aggiunto in un secondo momento (non compare nel disegno 8936 della Collezione Dal Pozzo conservata a Windsor: al suo posto vi è una figuretta di orante inginocchiato). La tradizione vuole che tale raffigurazione del Demonio sia stata così realistica e terrificante che nel XVII secolo fu necessario coprire tutto l’affresco con un sovraddipinto, raffigurante Santa Prassede che lava i corpi dei martiri (scompaiono le ali di Michele; l’attributo del globo crociato nella mano sinistra diventa una spugna; il Drago è coperto da un recipiente per lavare i corpi sanguinolenti dei martiri). L’immagine dell’angelo guerriero e del suo sconfitto antagonista è tornata alla luce durante un restauro del 1934.
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Sommario: » Michele contro il Drag... |
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Santa Passera Santa Passera compone di due elementi sovrapposti (chiesa superiore ed inferiore), più una cripta ipogea nella quale si ritenevano collocate le spoglie dei martiri egiziani Ciro e Giovanni. Il nome Passera deriverebbe dalla distorsione di Abbas Cirus (Appàciro > Pàcera). La chiesa superiore del XIII sec. è a navata unica, con un presbiterio absidato incorniciato da un arco e soffitto a capriate lignee. La facciata, rivolta verso il Tevere, è in laterizio preceduta da una doppia rampa di scale. Gli affreschi absidali raffigurano il Cristo benedicente tra i martiri ed altri santi, gli ordini superiori il Cristo tra gli apostoli, mentre gli ordini inferiori sono dedicati a figure devozionali. L’affresco in parete destra è dedicato a santi orientali. La chiesa inferiore è un oratorio del V sec., composto di un’aula quadrangolare (le cui pitture consunte raffigurano tre vescovi) e di un avancorpo allungato. L’architrave edell’XI sec. evoca con un’epigrafe i nomi dei santi martiri. Una stretta scala immette alla cella ipogea, un sepolcro romano del III sec. Vi si conservano le pitture della Giustizia e di un atleta, tra quadranti e stelle decorative. Vi era dipinta una Vergine con bambino, rubata nel 1968. (Antonello Anappo)
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La Necropoli di Pozzo Pantaleo La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza). Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo. Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale. Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi. (Moena Giovagnoli e Antonello Anappo)
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I Casali Ciccarelli I casali che formano la Proprietà Ciccarelli (detta anche Ceccarelli) si trovano sull’originario piano di campagna, lungo l’antico tracciato di via di Pietra Papa, presso l'odierna via Einstein. Le prime costruzioni vengono realizzate nel XIX secolo: il nucleo originale è infatti già presente nella mappa del Catasto Pio-Gregoriano del 1818. Allora la vigna, all’interno della quale esse vennero edificate, era di proprietà della chiesa di S. Crisogono in Trastevere ed era stata concessa in enfiteusi a tale Orazio Gazzanini. Nel 1870, quando ormai la tenuta ha già preso il nome con cui è nota oggi, viene costruito un altro edificio verso est e viene ampliato quello originario. Intorno al 1900 alla proprietà si aggiungono altri due casali paralleli, a nord di quelli già esistenti, che sono oggi visibili immediatamente al di sotto di via Einstein. Nel 1931 vengono infine costruiti i tre blocchi (recentemente demoliti) posti a sud-ovest degli edifici realizzati verso il 1900. Recentemente, in concomitanza con la costruzione di un vicino edificio alberghiero, gli edifici superstiti della Proprietà Ciccarelli sono stati restaurati. Per quanto noto la proprietà è privata ed è visibile da strada. E' stata censita nella Carta dell'Agro Romano, con numero di repertorio 77. (Andrea Di Mario)
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Il gioco del Trigon Il trigon è un gioco sportivo, assai popolare nella Roma imperiale, simile allo sphaeristerium (il gioco della palla). La sua rappresentazione più antica è contenuta nella Scena dei Campi Elisi nella Tomba affrescata di via Majorana. Tre giovani imberbi dalle tuniche variopinte, disposti ai vertici di un triangolo, con il braccio destro alzato colpiscono la pila trigonalis, una palla dura realizzata con un sacco di pelle conciata, imbottito di sabbia o sassolini. Manca una partizione in squadre: l’obiettivo comune è mantenere la sfera sospesa in aria il più a lungo possibile, finché, compiuta una sequenza di palleggi, uno dei giocatori vi pone termine, probabilmente con un lancio. Purtroppo non si conoscono le regole esatte, sebbene in epoca moderna siano state suggerite varie ricostruzioni. Diffuso, nelle scuole italiane, è un gioco assai simile chiamato schiacciasette, sorta di trigon a più giocatori che prende a prestito le regole mancanti dalla pallavolo. I Romani conoscevano numerosi giochi con la palla. Nel pulverulentus in grandi spazi sterrati gli adolescenti maschi si contendevano una palla dura, l’harpastum, per scagliarla nel settore avversario. Ai bambini di entrambi i sessi erano graditi i palleggi con una grande sfera leggera, la paganica, riempita delle piume di animali da cortile. Esisteva anche un grande pallone gonfiato d’aria, il follis: gli adulti vi giocavano nelle terme al ludere expulsim (“alla respinta”). Ma il follis era un lusso davvero per pochi: nella Tomba di via Majorana per rappresentare la beatitudine dei Campi Elisi bastava una pila trigonalis. (Antonello Anappo)
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La Tomba dei Dipinti La Tomba affrescata di via Q. Majorana è un sepolcro a camera di epoca romana, scoperto nel 1951 nella ex Raffineria Permolio. Fa parte del vasto complesso della Necropoli Portuense e risale alla prima metà del II sec. d.C. È appartenuta ad un unico nucleo familiare, benestante, con uno stuolo di ancelle e servi. Un piccolo cippo marmoreo ha restituito il nome del liberto Protus Zosimus e del suo patrono Publius Aelius; alcuni graffiti nello stucco tramandano quelli di Timius frater Horinae (fratello di Horina), Pardula anima bona (dal buon carattere), una tale Asclepia e i liberti Alexander, Philetus, Aphrodisia, Eutychia e Felicissima. La tomba è scavata nel tufo, misura 9 mq ed ha pianta grossomodo rettangolare. Presentava 26 nicchie per le urne cinerarie dei defunti (utilizzate solo in parte), 6 fosse per inumazione e 2 sarcofagi. La ricca decorazione a fresco è distribuita sulle quattro pareti e sul soffitto. I dipinti più noti sono: la Scena dei Campi Elisi, la Navicella sul fiume Lete, il Banchetto dei Giusti, i Geni delle stagioni. Compaiono sulle pareti laterali una Coppia di pavoni e una Scena di lotta tra due caproni. Nella parete frontale sono raffigurati i coniugi padroni della tomba e, in due medaglioni, i ritratti di due giovani. Il sepolcro è emerso durante la dismissione della Permolio. L’Istituto Centrale per il Restauro ha curato il taglio dal costone tufaceo e il trasporto al Museo Nazionale Romano, dove è oggi visitabile. I professori Aurigemma e Felletti-Mai vi hanno compiuto accurati studi. È stato restaurato nel 2008. (Antonello Anappo)
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