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Lettere dal Forte 1920-1956

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Lettere dal Forte 1920-1956 - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Il Quartiere d’Armi - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - La Tomba E al Drugstore - Il Recinto al Drugstore - La Sacra Famiglia - Nostra Signora del Sacro Cuore - Il Portale Forlanini - Tum tum tum, qui Radio Londra - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

Lettere dal Forte 1920-1956

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Un osservatorio sopra un terrapieno

Nel 1886 la cerchia trincerata di Roma è completa, e ormai già fatalmente inadeguata ad asservire alla funzione militare.

Un carteggio impietoso tra uffici del Genio, scovato dalla studiosa Francesca Ritucci, mostra come già nel 1920 forte Portuense abbia perso importanza strategica, sebbene ancora armato e sede di comando. Le missive si occupano infatti della complessa trattativa per l'affitto dei terreni intorno al fossato ad un pecoraio locale. La spunta il pecoraio: con risoluzione 25/11/1920 "l'Ufficio Tecnico [fissa] il canone in £. 290", erba invernale e maggenga comprese.

Una ventina di anni dopo, l'Erario relaziona ancora su questioni rurali, ma il pecoraio se n'è andato via: "La vegetazione è molto scarsa, il terreno arido; non risulta sufficiente quantitativo di acque".

Dopo la guerra il solerte impiegato erariale relaziona sconsolato sulla occupazione tedesca: "Le riservette ed i locali presentano molte manchevolezze, disfacimento dei pavimenti, mancanza di vetri e avarie a infissi a porte e finestre, cancelli, intonaci. Danneggiati gli impianti elettrici e idraulici". Il 1956 segna il definitivo esonero dalle funzioni militari. Il forte diventa un'immensa santabarbara, deposito di armi, munizioni, materiali del Genio e documenti d'archivio.

 

 

Il Quartiere d’Armi

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Quartiere d’Armi di Forte Portuense

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba B al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba B al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba C al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba C al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba D al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba D al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Tomba E al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Tomba E al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

Il Recinto al Drugstore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Recinto al Drugstore

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Sacra Famiglia

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa della Sacra famiglia al Portuense

Pagina in aggiornamento.

 

 

Nostra Signora del Sacro Cuore

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Nostra Signora del Sacro cuore

Pagina in aggiornamento.

 

 

Il Portale Forlanini

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Portale dell'Ospedale San Camillo-Forlanini

Pagina in aggiornamento.

 

 

Tum tum tum, qui Radio Londra

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Portale Forlanini

Dopo l’arresto di Pertini e Saragat (15 ottobre 1943) il medico portuense Alfredo Monaco e sua moglie Marcella progettano l’evasione che passerà alla storia con il nome di Beffa di Regina Coeli.

Nello stabile attiguo a Regina Coeli, dove Monaco ha la disponibilità di un alloggio, in qualità di medico notturno, si tiene una riunione d’urgenza della Direzione clandestina del PSI. Occorre fare in fretta: si teme che i due prigionieri, sotto tortura, possano fare i nomi dell’intero organigramma socialista in clandestinità.

Spinelli e Colorni propongono un’evasione classica, segando le sbarre. Nenni e Gracceva sostengono invece un assalto militare. Vassalli escogita di liberarli con falsi ordini di rilascio: è questa proposta che viene approvata. Nel frattempo però il numero di detenuti da liberare è salito a 7, con l’aggiunta di Allori, Andreoni, Bracco, Ducci e Lunedei.

A comandare l’operazione nelle fasi finali è Marcella Monaco, la moglie del dottore, che può muoversi dentro Regina Coeli senza destare sospetti. Intanto Vassalli e Severo Giannini rubano dal Tribunale militare 7 moduli di scarcerazione in bianco, mentre la guardia carceraria Schlitzer procura un ordine di scarcerazione autentico, da cui copiare timbri e firme.

Il 24 gennaio 1944, prima delle 13, Marcella Monaco si presenta a Regina Coeli, accreditandosi alle SS. Il simpatizzante Schlitzer la porta di filato al Centralino e fa protocollare i 7 finti ordini. Il capoguardia Ugo Gala, anch’egli simpatizzante, porta a mano i documenti al direttore carcerario Donato Carretta.

Carretta, che nutre intimamente sentimenti antifascisti ma è all’oscuro di tutto, si oppone, poiché per i prigionieri politici occorre anche la vidimazione della Questura. Carretta - resosi probabilmente conto di quanto gli sta accadendo sotto il naso, ma non contrario a che ciò avvenga - suggerisce a Marcella Monaco di trovare qualcuno in Questura per farsi dare un assenso telefonico, chiamato in gergo carcerario lasciare alla porta. Sono le 16,30: nel giro di 30 minuti scatterà il coprifuoco e il piano sarà irrimediabilmente compromesso.

La signora Monaco corre in strada, per inscenare con il socialista Lupis una finta telefonata. Tutto va storto: tre telefoni pubblici non funzionano. Marcella e Lupis raggiungono la PAI a San Callisto, dove un simpatizzante elettrotecnico crea un ponte telefonico. Lupis, con sangue freddo, impartisce finalmente al centralinista l’ordine di lasciare alla porta. Alle 17 Carretta firma: i 7 detenuti escono e si disperdono rapidamente, mettendosi in salvo.

L’indomani, sera del 25 gennaio, alla radio clandestina la voce di Paolo Treves annuncia: “Tum, tum, tum! Qui Radio Londra. Ieri pomeriggio una patriota italiana ha fatto fuggire dal carcere Pertini e Saragat, i due massimi dirigenti del Partito Socialista Italiano e capi della Resistenza italiana”.

Il tedesco Kappler, informatone, va su tutte le furie con Carretta, minacciandolo di morte: sia per avergli taciuto dell’evasione, sia per non avergli detto che i capi del PSI sono stati nelle sue mani.

Nei giorni seguenti Pertini torna a guidare il PSI e Saragat a dirigere il giornale L’Avanti. I coniugi Monaco, convinti di non destare sospetti, tornano alla vita di sempre: Alfredo a fare il medico di campagna; Marcella ad accudire i due bambini. Saranno scoperti di lì a poco.

 

 

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On line dal 05/12/2006, 434 letture.