Le Cave romane alla ex Purfina
di AA.VV. (a cura di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Le Cave romane alla ex Purfina - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: La Necropoli di Pozzo Pantaleo - Arvalia e la linea del tempo - Il tratto di Via Campana - Portuense - La Tomba dei Dipinti - La Tomba A al Drugstore - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - La Tomba D al Drugstore - La Tomba E al Drugstore - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Le Cave romane alla ex Purfina di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Necropoli di Pozzo Pantaleo di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza). Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo. Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale. Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi. |
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Arvalia e la linea del tempo di Antonello Anappo
L’Archivio Storico Portuense segue un modello lineare del tempo, con gli eventi ordinati in sequenza, secondo l’ordine del prima e del poi. Taluni eventi sono chiamati cesure storiche, perché - portando con sé un cambiamento del tipo di società - determinano anche un passaggio di epoca. Il modello ha individuato nella storia locale 8 eventi di cesura e, conseguentemente, 9 epoche. L’Epoca arcaica va dalle origini al 509 a.C., anno della cacciata del re Tarquinio il Superbo e dell’instaurazione della Repubblica. Questa nuova fase si chiude nel 31 a.C., quando Ottaviano, sconfitti i rivali, assume il potere assoluto. L’Impero termina a Roma con una data simbolica, il 410 d.C., anno del saccheggio dei Goti. Il lungo sonno del Medioevo termina nel 1471, con l’avvento di Papa Sisto IV e dei suoi successori rinascimentali, grandi frequentatori della Tenuta della Magliana. Abbiamo scelto di unificare la breve stagione del Rinascimento ai due secoli della Decadenza (Seicento e Settecento), facendo terminare questa epoca nel 1799, con l’arrivo delle truppe napoleoniche. Segue una fase di straordinaria fioritura urbanistica, il Primo Ottocento, segnata dalla nascita del Catasto e dagli slanci riformatori dei papi-re. La Repubblica Romana del 1848 avvia una nuova epoca, quella del Risorgimento e della nascita del Regno unitario d’Italia. La Marcia su Roma del 1922 apre il Ventennio fascista, che si conclude con la Liberazione del 1944. Da qui ai giorni nostri parliamo infine di Epoca contemporanea. Il modello comprende anche due epoche supplementari: il Futuro, dove classifichiamo i beni culturali progettati ma non ancora realizzati, e una categoria residuale, che include i beni paesistici, per i quali la nozione del tempo storico non rileva. |
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Il tratto di Via Campana di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
Nel terreno ex Purfina di Pozzo Pantaleo è visibile un tratto di strada romana basolata, ritenuto parte della Via Campana. L’antica Via prende il nome dalla sua destinazione, il Campus Salinarum, le saline alla foce del Tevere. Sale ed altre merci erano stivati su imbarcazioni a fondo piatto (navi caudicarie o semplici chiatte) e risalivano il fiume in controcorrente - trainate in riva destra da coppie di buoi - verso l’abitato arcaico di Roma al Foro Boario. Di qui, passata l’Isola Tiberina, la Campana confluiva nella Via Salaria: per questo si parla anche di Asse viario Salaro-Campano, battuto sin dal X sec. a.C. Un unico magistrato (curator viarum) presiedeva al mantenimento della viabilità tra Roma e il mare, occupandosi sia della Via Campana che della Via Ostiensis, la sua gemella in riva sinistra del Tevere. Alla fine del I sec. d.C. l’imperatore Claudio costruisce la Via Portuensis, destinata al traffico leggero. Portuense e Campana seguono il medesimo tracciato fino al II miglio (Pozzo Pantaleo), per poi separarsi (la Portuense avanza in rettilineo lungo le alture portuensi; la Campana segue le curve del Tevere) e ricongiungersi al XIV miglio (Ponte Galeria) fino al Porto di Claudio. Nel 1983 i sondaggi per la realizzazione di una centrale operativa ACEA a Pozzo Pantaleo rilevano la presenza di resti del tracciato stradale. La successiva campagna di scavi della Soprintendenza Archeologica di Roma - protratta fino al 1989 - porta alla luce una porzione, lunga circa 50 metri e larga 6, pavimentata con basali (pietre di lava leucitica di forma poligonale). Tale tratto viene identificato con l’antica Via Campana, o con una sua diramazione di servizio (diverticolo), a congiunzione tra la Campana e la Portuense. |
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Portuense di Antonello Anappo
Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato). I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere. Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme. I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti. |
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La Tomba dei Dipinti di Antonello Anappo
La Tomba affrescata di via Q. Majorana è un sepolcro a camera di epoca romana, scoperto nel 1951 nella ex Raffineria Permolio. Fa parte del vasto complesso della Necropoli Portuense e risale alla prima metà del II sec. d.C. È appartenuta ad un unico nucleo familiare, benestante, con uno stuolo di ancelle e servi. Un piccolo cippo marmoreo ha restituito il nome del liberto Protus Zosimus e del suo patrono Publius Aelius; alcuni graffiti nello stucco tramandano quelli di Timius frater Horinae (fratello di Horina), Pardula anima bona (dal buon carattere), una tale Asclepia e i liberti Alexander, Philetus, Aphrodisia, Eutychia e Felicissima. La tomba è scavata nel tufo, misura 9 mq ed ha pianta grossomodo rettangolare. Presentava 26 nicchie per le urne cinerarie dei defunti (utilizzate solo in parte), 6 fosse per inumazione e 2 sarcofagi. La ricca decorazione a fresco è distribuita sulle quattro pareti e sul soffitto. I dipinti più noti sono: la Scena dei Campi Elisi, la Navicella sul fiume Lete, il Banchetto dei Giusti, i Geni delle stagioni. Compaiono sulle pareti laterali una Coppia di pavoni e una Scena di lotta tra due caproni. Nella parete frontale sono raffigurati i coniugi padroni della tomba e, in due medaglioni, i ritratti di due giovani. Il sepolcro è emerso durante la dismissione della Permolio. L’Istituto Centrale per il Restauro ha curato il taglio dal costone tufaceo e il trasporto al Museo Nazionale Romano, dove è oggi visitabile. I professori Aurigemma e Felletti-Mai vi hanno compiuto accurati studi. È stato restaurato nel 2008. |
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La Tomba A al Drugstore di Antonello Anappo
Dal drugstore di via Portuense, 313 (oggi chiuso al pubblico) si accede ad un complesso funerario di 5 ambienti, frequentato dal I al IV sec. d.C. La camera A, scavata nel tufo con volta a botte, ha intonaci giallo e porpora, e pavimenti in mosaico bianco e nero, con le rapresentazioni dionisiache di Licurgo inebriato che assale la ninfa Ambrosia e delle fasi della vendemmia. La camera B è un piccolo locale in mattoni con pitture floreali, preceduto da un recinto esterno per le urne cinerarie dei servi. L’ambiente C, di importanza minore, intagliato nel tufo e intonacato di bianco, conservava i resti di un bimbo di 4 anni. La camera D, anch’essa scavata nel tufo e con intonaci giallo e porpora, presenta quattro file di nicchiette, in cui si leggono graffiti i nomi dei defunti. Vi è stato trovato il corredo in oro di una bimba di 10 anni e quattro sarcofagi, uno dei quali rievoca il culto esotico di Helios e Selene, simboli del ciclo giorno-notte. L’ambiente E, di importanza minore, in muro reticolato e blocchetti di tufo, ha al centro una vasca rettangolare profonda 40 cm. Il sito, che in precedenza ospitava gli Stabilimenti Purfina, è stato scoperto nel 1966 durante la costruzione di una palazzina, e studiato a partire dal 1982. I materiali più preziosi sono oggi al Museo nazionale romano.
Il Drugstore (parte della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana, situato in via Portuense, 313, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Tomba B al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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La Tomba C al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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La Tomba D al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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La Tomba E al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
Credits:
On line dal 14/12/2010, 1050 letture.