
Quartieri
Prima visita? Parti da qui: con un click accedi a tutte le schede del tuo quartiere!
» Marconi
» Magliana Nuova
» Portuense
» Corviale
» Trullo
» Magliana Vecchia
» Ponte Galeria
Epoche
Una ricerca veloce per fasce cronologiche: entra subito nell'epoca giusta!
» Età arcaica
» Età repubblicana
» Età imperiale
» Medioevo
» Rinascimento-Decadenza
» Primo Ottocento
» Risorgimento e Regno
» Ventennio
» Contemporanea
» Futuro
Forme
Cerchi un bene culturale e non sai come trovarlo? Prova a descriverlo!
» Abitato urbano
» Basilica
» Borghetto
» Bosco sacro
» Casale
» Casale fortificato
» Catacomba
» Cava
» Chiesa
» Cimitero
» Corso d’acqua
» Edificio intensivo
» Fabbrica dismessa
» Fontanile
» Impianto idraulico
» insediamento
» Istituto religioso
» Luogo della memoria
» Manufatto
» Memoriale
» Necropoli
» Opera devozionale
» Opera idraulica
» Ponte
» Portale
» Porto fluviale
» Progetto
» Proprietà fondiaria
» Riserva
» Santuario
» Scuola
» Spazio urbano
» Stalla
» Stazione
» Strada
» Struttura assistenziale
» Struttura militare
» Teatro
» Terme
» Tomba
» Toponimo
» Torre
» Viadotto
» Villa
» Villa romana
» Villino
|
di Antonello Anappo (on line dal 13/04/2010, 434 letture) |
L’Asilo nido Fantasia (ex ONMI - Opera Nazionale Maternità e Infanzia) è un edificio scolastico edificato nel 1939, sito in via Volpato, 20, a Marconi. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente).
|
Sommario: » L’Asilo nido Fantasia |
|
Pubblichiamo il tema svolto nel 2008 da un alunno di quinta elementare della scuola Cuoco, in ricordo delle donne uccise dai nazifascisti al Ponte dell’Industria il 7 aprile 1944.
Di loro sappiamo solo che la mattina del 7 aprile 1944 erano arrivate ai forni della Tesei, nel quartiere Ostiense, per procurarsi un po’ di pane e farina per i propri figli. La città era occupata e affamata dai nazi-fascisti e quel giorno l’esercito tedesco si stava rifornendo a quei forni. La Polizia Africa Italiana, complice delle SS, le denunciò, decidendo così della loro fucilazione. Lo storico Cesare De Simone ha trovato i loro nomi nei Mattinali della Questura di Roma: Clorinda Falsetti, Italia Ferraci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistoiesi e Silvia Loggreolo. Racconta Padre Efisio che, quando fu chiamato per la benedizione, al muro di destra del Ponte dell’Industria il corpo di una delle dieci donne era stato gettato sulla sponda del Tevere: era giovane e bella ed era stata violentata. A ricordo di quella brutale strage è stata posta la stele con i volti in bronzo, il 7 aprile del 2003. Se voi venite da via Ostiense, verso viale Marconi, sulla via del Porto fluviale fermatevi davanti alla lapide che si trova sulla destra del ponte. Questo non è ricordato tra i grandi monumenti di Roma, non celebra vittorie, ma ricorda a tutti la violenza della guerra e il coraggio disperato delle madri.. Michele Crocco è lo scultore del bassorilievo di bronzo che ha dato di nuovo vita agli sguardi e alle voci di quelle donne[1] .
[1] Il tema è stato letto il 25 aprile 2009 di fronte alla Stele di Ponte di ferro, durante l’iniziativa di Commemorazione e patrocinio della semina della cultura storica in tema di democrazia promossa dal Circolo PD Marconi, che ringraziamo.
(Antonello Anappo)
|
|
|
Scuola Pascoli, primi in igiene Correva l'anno 1928. Gli alunni della scuola rurale della Magliana eccellono nella lettura, nel far di conto, ma soprattutto nell’igiene personale, con la quale si proteggono dalle febbri malariche. L'insegnante Fedra Angelelli li iscrive alle gare d’igiene del Governatorato, e, con grande stupore, la sua classe IV si piazza prima su tutta Roma. Un anno più tardi il Governatore Francesco Boncompagni-Ludovisi decide di scrivere alla maestra della Magliana, e le conferisce lo speciale diploma (su pergamena cm 50 x 34, con firma autografa dello stesso governatore), che potete vedere in foto e che Rivaportuense ha acquisito nella sua Collezione. Il testo, sormontato da tre corone d’alloro, il fascio littorio e l’epigrafe S.P.Q.R., recita: “Gare d’Igiene anno scolastico 1927-28. Diploma di I° premio conferito all’insegnante sig.[ra] Angelelli Fedra della classe IV - Scuola Magliana, distintasi nella gara fra le scuole elementari rurali del Governatorato. Dal Campidoglio, il 21 aprile 1929, anno VII. Il Governatore Francesco Boncompagni Ludovisi”. (Antonello Anappo)
|
|
|
Ponte della Scienza è un’opera di ingegneria, in costruzione, destinata a collegare le due sponde del Tevere tra lungotevere Gassman e il Gazometro. Progettato dall’architetto Andreoletti, il ponte misura 142 m x 10 di larghezza e si compone di tre elementi: le due stampelle d’appoggio lungo gli argini e la travata centrale in cemento su funi sospese. La stampella in Riva Portuense è in acciaio corten e misura 63 m (di cui 30 protési a sbalzo sull’alveo fluviale). La stampella in Riva Ostiense è in cemento armato e misura 42 m (di cui 15 a sbalzo). Sulla distanza tra le due stampelle, 36 m, sono tese le funi in fibra di carbonio, su cui poggia una soletta e la travata centrale in cemento precompresso, ad altezza 15 m. Il progetto prevede che la travata centrale sia realizzata a piè d’argine e posta sulle stampelle con speciali gru. L’impalcato è concepito come una terrazza sul fiume, destinata all’incontro e alla circolazione ciclo-pedonale: una corsia ciclabile è in battuto di cemento; il resto, pedonale, è coperto da legno di tek e attrezzato con panchine. I parapetti in acciaio sono dotati di illuminazione continua a neon sotto i corrimano. Le fondazioni si innestano a 40 m di profondità. In Riva Portuense è prevista la carteratura dei muraglioni con lastre di cemento solcate da fessure per il verde. Il costo netto del ponte è di € 4.161.969,58. (Antonello Anappo)
|
|
|
La Casa del Fascio di via Portuense, 549 è un edificio di matrice razionalista, composto di caserma della Milizia, Uffici corporativi e torre. La caserma nasce verosimilmente intorno al 1925, anno in cui le “camicie nere” del Partito Nazionale Fascista sono regolarizzate nel Corpo della Milizia e dotate di strutture di acquartieramento nella periferia romana. Con abile artificio costruttivo la caserma si sviluppa longitudinalmente e a perpendicolo con la strada, in modo che sia impossibile dall’esterno rilevarne le notevoli volumetrie o stimare la reale presenza di militi. Gli uffici (probabilmente Fascio locale, Gioventù Littoria, Dopolavoro) affacciavano invece su strada, con un fronte a parallelepipedo, sormontato dal corpo torre in travertino, la cui visuale raggiungeva Corviale e Vigna Pia. Al primo piano si apre la balconata circolare, dalla quale i dirigenti del PNF arringavano alla comunità locale adunata nello slarghetto antistante, oggi scomparso. È stato osservato che “la ricerca architettonica, specialmente nelle proporzioni del corpo torre” (arch. G. Tantini) e l’abile camuffamento delle volumetrie militari denotano suggestivamente l’intervento di un progettista autorevole, il cui nome rimane però custodito negli archivi militari. L’intera struttura risulta sostenuta da un telaio in cemento armato, con solai e coperture anch’essi in cemento armato, mentre i tamponamenti in muratura non hanno funzione portante. Questa caratteristica edilizia fa della Casa del Fascio il primo edificio portuense moderno. Dalle tessere del PNF locale apprendiamo che la caserma sovrintendeva al vasto territorio di Portuense e Monteverde. Essa rimase in funzione sicuramente fino alla caduta del fascismo nel luglio 1943, ma non passò immediatamente ad altre funzioni: il CLN di Portuense e Monteverde sorse infatti altrove, sul Lungotevere degli Anguillara. Nel dopoguerra la Casa del Fascio è riutilizzata prima come Casa del Popolo e poi come abitazione e attività commerciale.
La Casa del Fascio è una caserma dismessa del c.d. Ventennio, sita in via Portuense, 549, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970667A, Banchini R. - cat. Tantini G.). (Antonello Anappo)
|
|