La Colonìa Mattei
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: La Colonìa Mattei - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Il Casale al 378 di via Casetta Mattei - Borghetto Santa Passera - Vigna Pia - Villa Bonelli - Il Casale D’Arcangeli - Casal Sodini - Corviale - Il Casale delle Suore Eucaristiche - Il Casale al 54 di vicolo del Conte - Alla corte di Cleopatra - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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La Colonìa Mattei di Antonello Anappo
La Colonìa o Macchia Mattei è un insediamento agrario di bonifica, esteso tra Portuense e Bravetta, legato al riformismo fondiario di epoca napoleonica. Antica proprietà ecclesiastica, la tenuta passa nel 1527 a Pietro Antonio Mattei. Sotto la nobile famiglia portuense la tenuta produce scarsissimo reddito, alternando vallette insalubri e boscaglia, nella quale i soli che trovano conveniente insediarsi sono i briganti. Nel 1802 papa Pio VII ne promuove la riconversione agricola. I Mattei incassano ingenti somme di denaro (ma al mutare della situazione politica, non esiteranno a passare nelle schiere napoleoniche) e incaricano del disboscamento, bonifica e colonizzazione l’avventuriere Basilio Salvi. L’opera di Salvi è meritoria: realizza cisterne e casali di bonifica, dalla tipica struttura a capanna. L’economia dell’insediamento si regge inizialmente sulla vendita di legname e in seguito sulle risorse di un avaro vigneto. Lo studioso G. Tomassetti descrive la vita epica e durissima dei colòni: quelli che non si ammalano di malaria sono soliti fuggire; Salvi, con pugno di ferro, li riporta alla Colonìa. In breve però Salvi deve arrendersi all’evidenza del fallimento, segnato dalla caduta di Napoleone e dal ritorno del vendicativo Pio VII. Nel 1815 l’Ospedale Santo Spirito rileva in blocco i terreni e l’ingente patrimonio edilizio, iniziandone la vendita frazionata. All’inizio del Novecento la tenuta è divisa fra 7 proprietari privati. La particella più fortunata è quella denominata La Contea, efficiente fino a tempi recenti. |
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Il Casale al 378 di via Casetta Mattei di Antonello Anappo
Il Casale al 378 di via Casetta Mattei è un edificio rurale verosimilmente dell’Ottocento, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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Borghetto Santa Passera di Antonello Anappo
Il Borghetto di Santa Passera è un insediamento spontaneo, sorto agli inizi del Novecento nella golena tra via della Magliana e il Tevere, a ridosso della chiesina di Santa Passera, da cui prende il nome. Durante il fascismo il Governatorato di Roma si occupò diffusamente delle condizioni miserevoli delle famiglie che vi dimoravano, con una serie di ispezioni e relazioni di visita. Tale attività di studio fu portata avanti anche dal Comune di Roma, fino ad anni recenti. L’area si estende in lunghezza per circa 1 km, e i limiti possono essere determinati per approssimazione fra le Idrovore di piazza Meucci e la Torre del Giudizio. La proprietà è in massima parte demaniale, trattandosi di riva e argine fluviale. L’edilizia presenta caratteri assai eterogenei. Ad un nucleo di preesistenti casali rurali si sono aggiunte case in pietrame di tufo e laterizio ad un unico piano e composte di un unico ambiente, per lo più prive di fondazioni e spesso addossate le une alle altre, o con fazzoletti di terreno intorno. Più recente è la costruzione di capannoni artigianali, ricavati negli spazi di risulta tra casa e casa. In anni recenti il borghetto si è progressivamente spopolato e versa oggi in condizioni di abbandono. |
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Vigna Pia di Antonello Anappo
L’istituto Vigna Pia è un edificio del 1858, originariamente adibito a scuola agraria e opera assistenziale, al centro della tenuta omonima. Tra 1850 e 1851 il principe Torlonia, la principessa Wolkonski e l’Ordine religioso dei Minimi costituiscono una proprietà fondiaria unitaria di 22 ettari, denominata Istituto agrario di carità Vigna Pia in onore del papa regnante, Pio IX. L’insediamento è strutturato secondo lo schema della colonìa, con vasti terreni a coltura intorno ad un corpo di fabbrica principale. La popolazione è costituita di « orfani e altri garzonetti più sventurati », tra i 7 e i 21 anni. Dopo l’alfabetizzazione essi ricevono la formazione teorica in agronomia e agrimensura, cui segue l’apprendistato di orticultura, cerealicultura e viticultura ed infine il collocamento a servizio in una famiglia rurale. Il Convitto, di forma quadrangolare, rivolge il prospetto principale alla valle della Magliana. È sormontato dallo stemma papale tra due cornucopie colme di grano. L’edificio si prolunga in un padiglione di minor altezza, realizzato da Leone XIII nel 1889. Il 23 aprile 1891 gli edifici sono danneggiati dallo scoppio della Polveriera di Forte Portuense. La tenuta aveva un portale monumentale, oggi scomparso. Nel Dopoguerra l’estensione della tenuta viene erosa dall’urbanizzazione, fino a perdere la vocazione agraria. Il complesso è oggi sede di convitto, centro giovanile e polisportiva locale. |
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Villa Bonelli di Antonello Anappo
Villa Bonelli (già Casa Balzani) è una villa ottocentesca, legata alla memoria dell'agronomo Michelangelo Bonelli, cui si deve l'impianto della Tenuta Due torri, l'organizzazione a terrazze del parco e la ristrutturazione edilizia della villa. Il casino agricolo originario (del 1839) passa nel 1906 ai Balzani e nel 1925 all’ing. Bonelli, già proprietario dal 1923 della attigua paludosa Proprietà Due Torri. L'opera di bonifica condotta da Bonelli avrà del prodigioso: unificate le proprietà, prosciuga le acque stagnanti con idrovore di sua invenzione, scava canalizzazioni (se ne possono riscontrare i tracciati nelle attuali via della Magliana nuova e via di Pian Due torri) e, con vasche e chiuse, porta l’acqua per l’irrigazione sù in collina. In pochi anni la valle si copre di carciofi e altri ortaggi, il pendìo collinare di vigna pregiata e frutteto. Bonelli commissiona all'architetto Busiri-Vici ingenti ristrutturazioni sul casolare esistente (trasformandolo in villa, con l'aggiunta di un nuovo corpo di fabbrica e una serra-studio). Il parco si addolcisce con scalinate, fontane e terrazze prospettiche, e con alberature di querce, pini e cipressi. La tenuta rimane produttiva fino agli anni Sessanta, per poi frazionarsi e conoscere una attività edilizia speculativa. Negli anni ’80 Villa Bonelli passa al Comune; nel 2004 gli architetti Panunti e Santarelli hanno progettato il restauro, completato nel marzo 2005. Il parco (con accessi da via Camillo Montalcini, 1 e via Domenico Lupatelli, snc) misura oggi 4,5 ettari. Nella Villa risiede la Presidenza del Municipio XV Arvalia-Portuense. Villa Bonelli è stata studiata dalla Sovrintendenza Comunale di Roma e dalla Soprintendenza ai BB.AA. e del Paesaggio di Roma (cfr. Roberto Banchini, Scheda inventariale n. 970673 - Sopr. BBAA e Paesaggio Roma. Catalogo di G. Tantini). |
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Il Casale D’Arcangeli di Antonello Anappo
Casale D’Arcangeli è un piccolo complesso rurale posto sulla sommità nord-est della collina dell’Imbrecciato, in posizione un tempo dominante sul Fosso di Santa Passera, il cui alveo asciutto è oggi percorso da via Pietro Frattini. Nel 2005 è stato catalogato dalle Belle Arti, dall’architetto Jean Rosa Peixoto De Oliveira (repertorio n. 00970742). È identificato tra i « beni d’interesse storico-monumentale ». Il caseggiato, del XIX sec. circa, del tipo rurale della campagna romana, è costituito da un corpo doppio a piante rettangolari, con elevazioni di uno o due piani e coperture a falda singola o doppia. Le murature sono in tufo, laterizi e pietre, ricoperte ad intonaco. Sono presenti dei corpi minori e un ricovero per mezzi agricoli, di edificazione successiva. Il fondo agricolo è caratterizzato da un uliveto, segnalato per pregio, produttività ed estensione nel Piano costitutivo della Riserva naturale regionale Valle dei Casali. L’accesso attuale, a monte, è dal civico 191 di via dell’Imbrecciato, mentre l’ingresso storico era probabilmente da fondovalle. Della piccola tenuta della famiglia D’Arcangeli faceva parte anche un secondo complesso rurale, situato nel fondovalle, oggi in condizioni degradate. |
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Casal Sodini di Antonello Anappo
Casal Sodini è un casale rurale ottocentesco, facente parte del nucleo della Borgata Magliana alla Magliana Vecchia. L’odierno accesso carrabile è da una traversa di piazza Madonna di Pompei, anche se la presenza di un balcone padronale sul lato opposto lascia supporre che l’accesso storico doveva probabilmente trovarsi in direzione della strada che costeggia la stazione ferroviaria (oggi via del Tempio degli Arvali), parallela a via della Magliana. La tipologia edilizia è quella rurale della campagna romana, ampiamente presente nella zona. Il casale si sviluppa su una pianta quadrangolare, a due piani, con esterni intonacati e coperture a falde e alcuni corpi di fabbrica minori addossati. L’edificio è in buono stato di conservazione ed è adibito a privata abitazione. Il nome popolare deriva da quello di una famiglia che ne è stata proprietaria. Non è purtroppo visitabile ma è agevolmente visibile da strada, dal civico 7 di via dei Martiri Portuensi, 7. Il casale è stato catalogato dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (repertorio n. 00700749, a cura di Giampaoli & Fracasso). |
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Corviale di Antonello Anappo
Corviale è la sesta delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, estesa lungo la destra della Via Portuense, fra via del Casaletto e il fosso della Magliana. Le modeste testimonianze archeologiche (tomba arcaica di Poggio verde, villa romana all’Infernaccio) indicano come in epoca romana il territorio fosse coperto di selve, solcate solo nel I sec. d.C. dalla Via Portuensis. La situazione rimane invariata fino al 1527, quando la famiglia Mattei tenta una colonizzazione agraria intorno alla torre doganale al confine fra le diocesi di Roma e Porto (Casetta Mattei). Nel 1802 Pio VII avvia una nuova colonizzazione, anch’essa senza esito. Il nuovo proprietario, l’Ospedale Santo Spirito, fraziona il territorio in contee (piccole tenute), alcune delle quali destinate alla prosperità, altre al fallimento, altre all’urbanizzazione. La storia recente inizia nel 1972, con la progettazione del Complesso IACP Nuovo Corviale, dell’architetto Mario Fiorentino, ispirato alle unités d’habitation di Le Corbusier. Fin dalle prime assegnazioni e occupazioni le parti destinate a servizi rimangono incompiute, lasciando il posto al degrado e a un lungo difficile recupero. Il dibattito su come reinventare Corviale è ancora aperto. Risiedono nel quartiere, al 31 dicembre 2009, 14.044 abitanti. Vi sono due chiese parrocchiali. Il territorio retrostante è dal 1996 costituito nella riserva naturale Tenuta dei Massimi. |
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Il Casale delle Suore Eucaristiche di Antonello Anappo
Il Casale delle Suore Eucaristiche è un edificio rurale verosimilmente dell’Ottocento, sito in via Badoer al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599149A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli). |
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Il Casale al 54 di vicolo del Conte di Antonello Anappo
Il Casale al 54 di vicolo del Conte è un edificio rurale visibile già dal catasto del 1807, sito nella via omonima al Corviale. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00599131A, Sacchi G. - cat. Fracasso-Giampaoli). |
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Alla corte di Cleopatra di Antonello Anappo
Tra il 46 e il 44 a.C. la regina Cleopatra trasforma gli Horti di Cesare in una corte reale, sul modello della Corte egiziana di Alessandria. Della breve vita della Corte portuense - caratterizzata da ingenti opere edilizie, ingente sfarzo, ingenti spese -, rimangono oggi solo i racconti degli artisti e delle personalità pubbliche che vi soggiornarono. Le opere edilizie si concentrano sulla villa alle pendici del Gianicolo, ampliata e trasformata in Palatium. Vengono dipinti affreschi con episodi mitologici e viene innalzata la statua colossale di un guerriero gallico. Nei campi portuensi, dove pascolano bradi i cavalli della Mandria Sacra, la circolazione è regolata da due strade: la Via Campana che taglia dritto verso le terme (oggi Pozzo Pantaleo), e la via alzaria che segue la riva del Tevere. I campi diventano giardini di delizia, con il barcone di Cleopatra all’àncora nelle darsene (presso l’odierno Ponte Marconi). Cesare segue i lavori di persona, tanto che gli oppositori lo accusano per questo di trascurare gli impegni pubblici. Nella Corte risiedono stabilmente 200 dignitari, 30 cortigiani, il corpo armato della Guardia reale e un numero imprecisato di ancelle e servi. La lingua comunemente parlata è il greco, nella varietà alessandrina. Cleopatra ha chiesto a Cesare organici ben maggiori (1000 dignitari e 200 cortigiani), ma Cesare l’ha convinta ad accontentarsi, per non rivaleggiare in sfarzo con i suscettibili patrizi della Reggia palatina. Sono numerose infatti nell’Urbe le critiche e i chiacchiericci: sia per aver concesso a una straniera onori regali, sia per averle riconosciuto lo status divino di reincarnazione di Iside. Tra i poeti vi troviamo spesso Sallustio, Asinio Pollione, Lucio Apuleio e i due giovanissimi Virgilio e Orazio. Quest’ultimo, che ha appena 21 anni, non fa mistero di detestare la Regina. E tuttavia è per lui che Cleopatra stravede: Cleopatra si annoia mortalmente nel sentire Sallustio declamare il Bellum Iughurtinum ma quando Orazio prende la parola e racconta le avventure amorose delle sue eroine Cleopatra ascolta ammaliata. Addirittura, pare che Cleopatra stessa si sia cimentata nella composizione di un’opera letteraria, andata perduta, sulla cosmesi femminile simile ai Medicamina faciei di Ovidio. Agli occhi dei poeti Cleopatra appare concordemente bellissima. Cleopatra, racconta Lucio Apuleio, indossa solitamente una conturbante tunica di lino, simile a quelle delle sacerdotesse egizie; possiede anche vesti elaborate, nei colori tradizionali di Roma, il rosso e il giallo, tutte assai discinte rispetto agli standard capitolini. Alla Corte risiedono anche mimi e attori, tra i quali Publilio Siro, e lo scultore greco, Arcesilao, che fonde in euricalco una statua della regina nelle vesti di Iside. Tra i personaggi pubblici agli Horti sono frequentatori abituali Bruto, Antonio e il giovane Ottavio, dall’indole severa e assai critico. Ci sono anche Tolomeo XIV, il fratello-sposo di Cleopatra di appena 13 anni, e l’infante Cesarione. Il grande assente dalla Corte portuense di Cleopatra è Cicerone: per il Padre della Patria Roma ha un’unica corte regale, quella sul Palatino. |
Credits:
On line dal 19/12/2006, 1056 letture.