La Cabinovia della Magliana
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: La Cabinovia della Magliana - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Vicus Alexandri - La Chiesa inferiore di Santa Passera - La Cripta di Santa Passera - Il Sepolcro di via Teodora - Lentulo Lentuli, scapolo impenitente - La Tenuta Pian Due Torri - Casal Germanelli - Il Casale Mungo - Il Fosso Santa Passera - Il Casale al Fosso di Santa Passera - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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La Cabinovia della Magliana di Antonello Anappo
La Cabinovia è un progetto di trasporto pubblico sospeso, tra la Magliana nuova e l’Eur, studiato dalla società RomaMetropolitane. Il sistema a trazione elettrica funziona come una stazione sciistica, con 32 cabine da 8 posti ammorsate ad un cavo d’acciaio, teso tra la stazione motrice (“Eur”) e la stazione di rinvio (“Magliana nuova”). La stazione Eur è prevista in piattaforma, sopra i binari della metro B, a +17 m rispetto la quota d’argine. La stazione Magliana nuova (m 50 x 15) è progettata presso il giardino “Otto marzo” di via dell’Impruneta, a quota 0, e si compone di una torre in calcestruzzo e acciaio, con biglietteria, tornelleria, cabina di controllo e servizi. All’atrio e al piano d’imbarco si accede dalla strada (quota –5 m) con scale mobili. Il percorso sospeso ha una proiezione di 650 m: in 2 minuti e 5 secondi (velocità 21 km/h) supera l’argine portuense, il Tevere, il viadotto della Magliana, l’argine ostiense e la via del Mare. Una simulazione Atac indica 1650 passeggeri l’ora nella fascia di punta e 10 mila accessi al giorno. L’imbarco è a ciclo continuo (ogni 10 sec.). RomaMetropolitane stima i costi in 12.000.000 di euro e prevede che un cantiere avviato a metà 2008 si possa chiudere in 12 mesi, utilizzando componenti prefabbricate. |
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Vicus Alexandri di Antonello Anappo
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La Chiesa inferiore di Santa Passera di Antonello Anappo
La Chiesa inferiore di Santa Passera è un luogo di culto dell’VIII secolo (su preesistenza), da taluni considerato in origine una domus ecclesiae. Si trova al civico 1 di via di Santa Passera, con accesso dai locali della sagrestia della Chiesa superiore. Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e di interesse archeologico; non è direttamente visibile da strada (è al di sotto del piano stradale); attualmente non è visitabile (restauri in corso). È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970730A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.). |
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La Cripta di Santa Passera di Antonello Anappo
L’ipogeo dei martiri Ciro e Giovanni è una camera sepolcrale romana, di modeste dimensioni, datata tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., nella quale avrebbero riposato in epoca altomedievale le spoglie dei due santi egiziani. Esso viene realizzato al di sotto del piano di calpestio del Mausoleo di Santa Passera, all’epoca in cui questo era già saturo di sepolture. Vi si accede da una ripida scaletta; l’ambiente trae luce unicamente dal foro della scala e da un’apertura centrale nella volta. Già in antico lo spazio interno viene ridotto, con una controparte sul lato ovest, per ricavarne ulteriori spazi funerari. La decorazione pittorica è oggi quasi completamente perduta: non solo per gli straripamenti del vicino Tevere, ma soprattutto per le spicconature di quanti, nel tempo, hanno cercato senza esito di recuperare le reliquie dei martiri. I pochi resti si presentano campiti su un fondo d’intonaco chiaro delimitato da fascioni, partiture semicircolari e quadranti rossi, con soggetti di repertorio funerario, a fresco con dense pennellate senza linee di contorno. Nella parete nord vi è il c.d. Ciclo della dea Dike, con la dea, un volatile e un pugile; nella parete sud vi è una pecora; nella volta grandi stelle decorative a 6 e 8 punte). La controparte si presenta coperta di uno spesso strato pittorico con soggetti non riconoscibili, sul quale, a fine XIII sec., è stata aggiunta una Natività, oggi perduta. L’ipogeo, interrato dopo il 1706, è stato riscoperto nel 1904. |
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Il Sepolcro di via Teodora di Antonello Anappo
L’Ipogeo alla Torre del Giudizio è un sepolcro di età romana, sito in via Teodora alla Magliana nuova. Per quanto noto, la proprietà è pubblica e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada (è al di sotto del piano stradale). È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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Lentulo Lentuli, scapolo impenitente di Antonello Anappo
La studiosa Carla Benocci ha ricostruito i passaggi di proprietà della Tenuta Due Torri, riportando alla luce un vivace quadro di vita rinascimentale. Il primo padrone conosciuto è tale Carlo Boccabella, nominato nel testamento di Mariano Castellani (1526). Questi lascia la proprietà, composta “di prato e grotticella”, alla moglie Bernardina Rustici, che a sua volta designa come erede Lentulo Lentuli (1538). Lentulo è scapolo e, a quanto pare, per nulla desideroso di formare una famiglia. Per ricondurlo a costumi più tradizionali la Vedova Bernardina aggiunge nel testamento, in punto di morte, una pesantissima condicione (1544): l’obbligo per Lentulo di sposarsi e di avere una discendenza legittima; in caso contrario la tenuta sarebbe passata alle pie arciconfraternite romane del Gonfalone e del Santissimo Salvatore ad Sancta Sanctorum. Divenuto erede, Lentulo si applica nell’adempiere alle volontà della defunta, sposando Donna Gerolama De Nigris, e dimostra anche una certa accortezza nella conduzione della tenuta: prima ne estende i confini comprando il “prato al Casale dei Doi torri” da Pietro Paolo Fabi (1545) e poi compra anche un vicino poderetto (1554). Nel 1556 Lentulo vende la tenuta a Bernardino Capodiferro, e questa è l’ultima sua notizia. Dalla spartizione ereditaria, che si concluse l’11 marzo 1565, deduciamo che Lentulo Lentuli non ebbe figli ma diede vita ad un florido fondo suburbano (“con certo prato volgarmente detto Prato Rotondo, canneto di sei pezze e vigna di sei pezze con casa, vasca e tino”). La tenuta venne divisa in tre quote di proprietà indivisa: una alla Confraternita del Gonfalone, una alla Confraternita del Salvatore e una alla Vedova Gerolama. L’acquirente Capodiferro fu escluso (la vendita venne probabilmente annullata o riscattata), anche se un nome vagamente assonante (Guastaferri) ricorre tempo dopo come proprietario nella mappa catastale di Francesco Calamo del 1660, che cita: “Casale detto Li Doi Torri, proprietà delle Arciconfraternite […] e dei signori Fabrizio Guastaferri e Costantino Gigli, proveniente dall’heredità della quondam Bernardina Rustici de’ Castellani” [1] . |
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La Tenuta Pian Due Torri di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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Casal Germanelli di Antonello Anappo
Casal Germanelli è un edificio rurale dell’Ottocento, sito in vicolo di Santa Passera, 51, alla Magliana nuova. Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970731A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.). |
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Il Casale Mungo di Antonello Anappo
Il Casale Mungo è un edificio rurale dell’Ottocento, sito in vicolo Pian Due Torri, 16, alla Magliana nuova. Per quanto noto, la proprietà è privata e funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970732A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.). |
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Il Fosso Santa Passera di Antonello Anappo
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Il Casale al Fosso di Santa Passera di Antonello Anappo
Il Casale al Fosso di Santa Passera è un edificio rurale dell’Ottocento, sito in via Riccardo Lombardi, 64, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e presenta elementi di degrado; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970743A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.). |
Credits:
On line dal 29/05/2007, 1005 letture.