Arvaliastoria - Archivio Storico del Municipio Roma XVArvaliastoria - Archivio Storico del Municipio Roma XV Questo sito è un Web World Portal UNESCO

Processione di Arvali - Museo del Louvre
 
 

Quartieri

Prima visita? Parti da qui: con un click accedi a tutte le schede del tuo quartiere!

» Marconi
» Magliana Nuova
» Portuense
» Corviale
» Trullo
» Magliana Vecchia
» Ponte Galeria

 

Epoche

Una ricerca veloce per fasce cronologiche: entra subito nell'epoca giusta!

» Età arcaica
» Età repubblicana
» Età imperiale
» Medioevo
» Rinascimento-Decadenza
» Primo Ottocento
» Risorgimento e Regno
» Ventennio
» Contemporanea
» Futuro

 

Forme

Cerchi un bene culturale e non sai come trovarlo? Prova a descriverlo!

» Abitato urbano
» Basilica
» Borghetto
» Bosco sacro
» Casale
» Casale fortificato
» Catacomba
» Cava
» Chiesa
» Cimitero
» Corso d’acqua
» Edificio intensivo
» Fabbrica dismessa
» Fontanile
» Impianto idraulico
» insediamento
» Istituto religioso
» Luogo della memoria
» Manufatto
» Memoriale
» Necropoli
» Opera devozionale
» Opera idraulica
» Ponte
» Portale
» Porto fluviale
» Progetto
» Proprietà fondiaria
» Riserva
» Santuario
» Scuola
» Spazio urbano
» Stalla
» Stazione
» Strada
» Struttura assistenziale
» Struttura militare
» Teatro
» Terme
» Tomba
» Toponimo
» Torre
» Viadotto
» Villa
» Villa romana
» Villino

 

Home    »     Monografie    »     n. 430
Il gioco del Trigon

di Antonello Anappo (on line dal 27/07/2010, 309 letture)

 

Condividi su Facebook

 

 
  Particolare dell'Affresco della Tomba Portuense (Rappresentazione dei Campi Elisi). Particolare del gioco del Trigon, antenato della moderna pallavolo.
Foto: Antonello Anappo.

Il trigon è un gioco sportivo, assai popolare nella Roma imperiale, simile allo sphaeristerium (il gioco della palla). La sua rappresentazione più antica è contenuta nella Scena dei Campi Elisi nella Tomba affrescata di via Majorana.

Tre giovani imberbi dalle tuniche variopinte, disposti ai vertici di un triangolo, con il braccio destro alzato colpiscono la pila trigonalis, una palla dura realizzata con un sacco di pelle conciata, imbottito di sabbia o sassolini. Manca una partizione in squadre: l’obiettivo comune è mantenere la sfera sospesa in aria il più a lungo possibile, finché, compiuta una sequenza di palleggi, uno dei giocatori vi pone termine, probabilmente con un lancio.

Purtroppo non si conoscono le regole esatte, sebbene in epoca moderna siano state suggerite varie ricostruzioni. Diffuso, nelle scuole italiane, è un gioco assai simile chiamato schiacciasette, sorta di trigon a più giocatori che prende a prestito le regole mancanti dalla pallavolo.

I Romani conoscevano numerosi giochi con la palla. Nel pulverulentus in grandi spazi sterrati gli adolescenti maschi si contendevano una palla dura, l’harpastum, per scagliarla nel settore avversario. Ai bambini di entrambi i sessi erano graditi i palleggi con una grande sfera leggera, la paganica, riempita delle piume di animali da cortile. Esisteva anche un grande pallone gonfiato d’aria, il follis: gli adulti vi giocavano nelle terme al ludere expulsim (“alla respinta”). Ma il follis era un lusso davvero per pochi: nella Tomba di via Majorana per rappresentare la beatitudine dei Campi Elisi bastava una pila trigonalis.

 

 

Entra nella monografia

Stampa la versione PDF

Sommario:

» Il gioco del Trigon
» La Tomba dei Dipinti
» Le donne di Ponte di f...
» Scuola Pascoli, primi ...
» La Scuola Pascoli
» L’Asilo nido Fantasia

Galleria fotografica Galleria fotografica

Dossier Dossier

 
Tomba dei dipinti al Museo Nazionale Romano.
Foto: Antonello Anappo.
 

La Tomba dei Dipinti

La Tomba affrescata di via Q. Majorana è un sepolcro a camera di epoca romana, scoperto nel 1951 nella ex Raffineria Permolio.

Fa parte del vasto complesso della Necropoli Portuense e risale alla prima metà del II sec. d.C. È appartenuta ad un unico nucleo familiare, benestante, con uno stuolo di ancelle e servi. Un piccolo cippo marmoreo ha restituito il nome del liberto Protus Zosimus e del suo patrono Publius Aelius; alcuni graffiti nello stucco tramandano quelli di Timius frater Horinae (fratello di Horina), Pardula anima bona (dal buon carattere), una tale Asclepia e i liberti Alexander, Philetus, Aphrodisia, Eutychia e Felicissima.

La tomba è scavata nel tufo, misura 9 mq ed ha pianta grossomodo rettangolare. Presentava 26 nicchie per le urne cinerarie dei defunti (utilizzate solo in parte), 6 fosse per inumazione e 2 sarcofagi. La ricca decorazione a fresco è distribuita sulle quattro pareti e sul soffitto. I dipinti più noti sono: la Scena dei Campi Elisi, la Navicella sul fiume Lete, il Banchetto dei Giusti, i Geni delle stagioni. Compaiono sulle pareti laterali una Coppia di pavoni e una Scena di lotta tra due caproni. Nella parete frontale sono raffigurati i coniugi padroni della tomba e, in due medaglioni, i ritratti di due giovani.

Il sepolcro è emerso durante la dismissione della Permolio. L’Istituto Centrale per il Restauro ha curato il taglio dal costone tufaceo e il trasporto al Museo Nazionale Romano, dove è oggi visitabile. I professori Aurigemma e Felletti-Mai vi hanno compiuto accurati studi. È stato restaurato nel 2008.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Le dieci donne di Ponte di ferro (bronzo). Particolare.
Foto: Antonello Anappo.
 

Le donne di Ponte di ferro

Pubblichiamo il tema svolto nel 2008 da un alunno di quinta elementare della scuola Cuoco, in ricordo delle donne uccise dai nazifascisti al Ponte dell’Industria il 7 aprile 1944.

   Li ho guardati tutti quei visi di donne scolpiti sul bronzo, cinque rivolti a destra e cinque rivolti a sinistra. Forse cercavano un aiuto prima di essere fucilate. Ho letto i loro nomi incisi sul bordo della lastra di bronzo inserita in una stele di granito.

Di loro sappiamo solo che la mattina del 7 aprile 1944 erano arrivate ai forni della Tesei, nel quartiere Ostiense, per procurarsi un po’ di pane e farina per i propri figli. La città era occupata e affamata dai nazi-fascisti e quel giorno l’esercito tedesco si stava rifornendo a quei forni. La Polizia Africa Italiana, complice delle SS, le denunciò, decidendo così della loro fucilazione.

Lo storico Cesare De Simone ha trovato i loro nomi nei Mattinali della Questura di Roma: Clorinda Falsetti, Italia Ferraci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistoiesi e Silvia Loggreolo. Racconta Padre Efisio che, quando fu chiamato per la benedizione, al muro di destra del Ponte dell’Industria il corpo di una delle dieci donne era stato gettato sulla sponda del Tevere: era giovane e bella ed era stata violentata.

A ricordo di quella brutale strage è stata posta la stele con i volti in bronzo, il 7 aprile del 2003. Se voi venite da via Ostiense, verso viale Marconi, sulla via del Porto fluviale fermatevi davanti alla lapide che si trova sulla destra del ponte. Questo non è ricordato tra i grandi monumenti di Roma, non celebra vittorie, ma ricorda a tutti la violenza della guerra e il coraggio disperato delle madri..

Michele Crocco è lo scultore del bassorilievo di bronzo che ha dato di nuovo vita agli sguardi e alle voci di quelle donne[1] .

 



[1] Il tema è stato letto il 25 aprile 2009 di fronte alla Stele di Ponte di ferro, durante l’iniziativa di Commemorazione e patrocinio della semina della cultura storica in tema di democrazia promossa dal Circolo PD Marconi, che ringraziamo.

 

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Scuola Pascoli.
Foto: Antonello Anappo.
 

Scuola Pascoli, primi in igiene

Correva l'anno 1928. Gli alunni della scuola rurale della Magliana eccellono nella lettura, nel far di conto, ma soprattutto nell’igiene personale, con la quale si proteggono dalle febbri malariche. L'insegnante Fedra Angelelli li iscrive alle gare d’igiene del Governatorato, e, con grande stupore, la sua classe IV si piazza prima su tutta Roma.

Un anno più tardi il Governatore Francesco Boncompagni-Ludovisi decide di scrivere alla maestra della Magliana, e le conferisce lo speciale diploma (su pergamena cm 50 x 34, con firma autografa dello stesso governatore), che potete vedere in foto e che Rivaportuense ha acquisito nella sua Collezione.

Il testo, sormontato da tre corone d’alloro, il fascio littorio e l’epigrafe S.P.Q.R., recita:

“Gare d’Igiene anno scolastico 1927-28. Diploma di I° premio conferito all’insegnante sig.[ra] Angelelli Fedra della classe IV - Scuola Magliana, distintasi nella gara fra le scuole elementari rurali del Governatorato. Dal Campidoglio, il 21 aprile 1929, anno VII. Il Governatore Francesco Boncompagni Ludovisi”.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Scuola Pascoli.
Foto: Antonello Anappo.
 

La Scuola Pascoli

La Scuola Pascoli (Palazzina degli Uffici, Portineria, Nursery, Refettorio, alloggi dei dirigenti, poi Scuola) è un edificio scolastico, già fabbrica dismessa, di epoca risorgimentale-unitaria. Fa parte del Complesso storico della Mira Lanza.

Non disponiamo di notizie storiche dettagliate su questo bene. Non  disponiamo di notizie architettoniche/funzionali più dettagliate. Si trova tra Via Pacinotti e via Pierantoni. È visibile da strada. Per visite rivolgersi al dirigente scolastico dell’Istituto. Per saperne di più: Roberto Banchini, Scheda inventariale n. 970903 - Sopr. BBAA e Paesaggio Roma. Catalogo di Sara Isgrò.

(Andrea Di Mario)

 

 

 

 
Casa della madre e del bambino, ex ONMI Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e Infanzia (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.
 

L’Asilo nido Fantasia

L’Asilo nido Fantasia (ex ONMI - Opera Nazionale Maternità e Infanzia) è un edificio scolastico edificato nel 1939, sito in via Volpato, 20, a Marconi.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)