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di Antonello Anappo (on line dal 07/03/2006, 658 letture) |
Nell'8 d.C. Ovidio chiude frettolosamente le opere incompiute, prima di partire per l'esilio. Fra di esse i Fortunalia, dedicati alla Dea bendata e al suo culto portuense, tradotti per la Riva da Antonello Anappo. La dea voltò le spalle a Ovidio, che non tornò più a Roma.
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Sommario: » I Fortunalia di Ovidio... |
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Il Tempio della Dea Fortuna al I miglio Le fonti latine attestano in Riva destra il culto pagano della Dea Fortuna (« Fors, huius aedes Transtiberim est »). Ne sono noti tre templi: uno a Pietra Papa, uno al complesso arvalico della Magliana e uno agli Orti di Cesare. Il Tempio di Fortuna è stato scoperto a metà Ottocento. Scavi sommari individuano che si tratta di un complesso religioso dal doppio sistema murario: i muri interni risalgono all’epoca di Tiberio, mentre quelli esterni (forse un rifacimento) sono dell’epoca di Traiano. Gli scavi riprendono prima nel 1915 e poi nel 1939. L’archeologo Jacobi rinviene parte del fregio, un altare e un idoletto con cornucopia, grazie al quale attribuisce il tempio alla dea Fortuna. Le conclusioni di Jacobi tuttavia incontrano delle perplessità, sia per l’esiguità dei ritrovamenti, sia perché le fonti collocano il tempio al I miglio (i ritrovamenti avvengono a II miglio inoltrato). Il sito è oggi interrato. Gli altri due templi sono uno al VI miglio, sotto la Stazione ferroviaria della Magliana, e l’altro agli Orti di Cesare. Quest’ultimo non è noto archeologicamente, ma solo attraverso la narrazione di Plutarco. Lo storico greco riferisce che Cesare, giunto alla dittatura, volle ringraziare la sua buona stella edificandole un tempietto nella sua villa suburbana. (Antonello Anappo)
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Il Tempio della dea Fortuna al VI miglio In costruzione. (Antonello Anappo)
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La Necropoli Portuense è un’area cimiteriale di età romana, situata sui due lati della Via Portuensis. Di essa, il tratto più consistente, è quello emerso in località Pozzo Pantaleo, presso via Quirino Majorana. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma. (Antonello Anappo)
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Juliano, bodyguard di Caligola Una lastrina funeraria della Necropoli portuense (Museo naz. romano, sala VIII, inv. 622.84) racconta la storia dello schiavo Romano Juliano. Juliano apparteneva al corpo dei Germani, barbari dalla forza erculea catturati da Caligola durante l’offensiva del 39 d.C. in Batavia (Olanda), e da allora suoi devoti “corpores custodes”, guardie del corpo. A differenza dei Pretoriani - milizia pubblica con la stessa funzione - i Germani erano però incorruttibili, e il folle e sanguinario Caligola se ne fidava ciecamente. Ne avrebbe avuto ottimi motivi. Dal 31 agosto del 40 Caligola rientra a Roma, e gli attentati si ripetono, e tutti falliscono. Il compito dei Germani si fa proibitivoo. Finché un giorno, il 24 gennaio 41, arriva l’appuntamento col destino: lasciata l’arena dei Ludi palatini, l’Imperatore è pugnalato dai tribuni Cherea e Sabino, mentre il tribuno Lupo stermina la famiglia imperiale, deciso a riconsegnare l’autorità nelle mani del Senato. I Germani rispondono uccidendo sul momento i congiurati Asprenate, Norbano e Anteio e compiono arresti. Ma la congiura ha sostenitori ovunque: il medico Alcione, accorso al capezzale di Caligola morente, fa scappare gli arrestati; a liberare altri prigionieri ci pensa Arrecino, prefetto del Pretorio. I Senatori intanto votano l’incriminazione postuma di Caligola: il colpo di stato si consuma. Claudio, lo zio di Caligola, si oppone con una serie di mosse ben congegnate: compra l’appoggio dei Pretoriani che fa marciare verso il Senato, e si assicura il sostegno della plebe, che circonda Palazzo senatorio acclamando Claudio nuovo imperatore. Non c’è bisogno dell’azione di forza: i Patres comprendono il fallimento e sconfessano precipitosamente la congiura, incriminando Cherea e Lupo. Il nuovo imperatore Claudio conferma i Germani nel ruolo di guardia d’élite. L’epigrafe di Juliano recita orgogliosamente: ROMANO IULIANO / CORPORE CUSTOS / CAESERIS (bodyguard dell’Imperatore). La dedica è della compagna Fausta Iulia. (Antonello Anappo)
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