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I Capannoni Nervi

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: I Capannoni Nervi - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Vicus Alexandri - Il Ponte dei Francesi - La Chiesa inferiore di Santa Passera - Dike e l’Età dell’oro - La Cripta di Santa Passera - Santa Passera - Michele contro il Drago - Borghetto Santa Passera - Magliana Nuova - Il Sepolcro di via Teodora - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

I Capannoni Nervi

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Padiglioni Nervi

Negli anni ‘40 si insedia alla Magliana lo stabilimento “Nervi & Bartoli”, dove l’ingegner Pierluigi Nervi (1891-1979) sperimenta il “ferrocemento”, materiale resistente ed elastico composto di maglia d’acciaio e malta.

Le innovazioni di Nervi hanno una collocazione specifica nella storia della tecnica costruttiva italiana: Nervi risolve infatti in maniera esteticamente valida la richiesta pressante degli architetti italiani di poter “slanciare” le proprie opere, superando i problemi strutturali del peso complessivo e della portanza dei materiali. Nervi stesso è parte di questo fenomeno architettonico, progettando il Palazzo Unesco a Parigi, la cattedrale di S. Francisco, grattacielo Pirelli a Milano, e a Roma il Palazzetto dell’Eur, Stadio Flaminio e Aula Paolo VI. Nervi amava dire: “Una buona soluzione costruttiva ha naturale espressività estetica”.

La Nervi & Bartoli si componeva di un “campus” a padiglioni, disposti intorno ad una piazza interna e serviti da un piccolo scalo ferroviario. Gli artt. 11 della Magliana ne prevedono il recupero, conservando gli esterni e cambiando gli interni da destinazione artigianale a commerciale.

Per il padiglione principale (10.271 mc, oggi supermercato GS) è prevista l’articolazione su 2 livelli; il complesso della Vetreria (11.112) si dividerà in: residenza privata (1138), area commerciale (4181), uffici (3748) e altri negozi (2.179). Infine, è prevista la riapertura della piazza interna, con un vicino corpo di fabbrica (7.623) dedicato ad attività culturali.

 

 

Vicus Alexandri

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Vicus Alexandri

Pagina in aggiornamento.

 

 

Il Ponte dei Francesi

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Ponte dei Francesi - immagine aerea

Pagina in aggiornamento.

 

 

La Chiesa inferiore di Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa inferiore di Santa Passera

La Chiesa inferiore di Santa Passera è un luogo di culto dell’VIII secolo (su preesistenza), da taluni considerato in origine una domus ecclesiae. Si trova al civico 1 di via di Santa Passera, con accesso dai locali della sagrestia della Chiesa superiore.

Per quanto noto, la proprietà è di ente ecclesiasico e di interesse archeologico; non è direttamente visibile da strada (è al di sotto del piano stradale); attualmente non è visitabile (restauri in corso). È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970730A, Banchini R. - cat. Peixoto J.R.).

 

 

Dike e l’Età dell’oro

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa inferiore di Santa Passera

Una figuretta a fresco nell’Ipogeo di Santa Passera attesta, nel Territorio Portuense, il culto di origine greca di Dike.

Personificazione del sentimento di giustizia, Dike protegge quanti hanno subìto un torto e punisce chi si è sottratto ai tribunali degli uomini: ha una bilancia in una mano e una spada nell’altra. Il suo mito diventa popolare a Roma nel I sec. d.C., grazie alle Metamorfosi di Ovidio (I, 149). Dike - sorella di Irene (la pace) e di Eunomia (le buone leggi) - vive durante l’Età dell’Oro, un’epoca mitica in cui mortali e dèi vivono in familiarità, senza bisogno di lavorare e tracciare confini. Quando la rivolta di Giove introduce nel mondo fatica, avidità e violenza la Dea ripone la spada e abbandona gli uomini alla loro malvagità. Ovidio lo racconta con versi struggenti: « Victa iacet Pietas et Virgo caedet madentes […] terras » (La Pietà giace sconfitta e Dike fugge dalla terra insanguinata).

Il culto della dea consiste in preghiere rituali per invocarne il ritorno, che avrebbe coinciso con una nuova Età dell’Oro. Ma Dike, dal malinconico Cielo della Vergine in cui risiede, lascia cadere ogni appello, e osserva muta le vicende umane.

Nell’Ipogeo figurano altre due immaginette - un volatile ad ali spiegate (l’anima libera dai legami corporei) e un lottatore ignudo - che è possibile ricomporre in un nobile messaggio allegorico: « Riposa sereno / chi ha lottato / per la giustizia ».

 

 

La Cripta di Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa inferiore di Santa Passera

L’ipogeo dei martiri Ciro e Giovanni è una camera sepolcrale romana, di modeste dimensioni, datata tra la fine del II e l’inizio del III sec. d.C., nella quale avrebbero riposato in epoca altomedievale le spoglie dei due santi egiziani.

Esso viene realizzato al di sotto del piano di calpestio del Mausoleo di Santa Passera, all’epoca in cui questo era già saturo di sepolture. Vi si accede da una ripida scaletta; l’ambiente trae luce unicamente dal foro della scala e da un’apertura centrale nella volta. Già in antico lo spazio interno viene ridotto, con una controparte sul lato ovest, per ricavarne ulteriori spazi funerari.

La decorazione pittorica è oggi quasi completamente perduta: non solo per gli straripamenti del vicino Tevere, ma soprattutto per le spicconature di quanti, nel tempo, hanno cercato senza esito di recuperare le reliquie dei martiri. I pochi resti si presentano campiti su un fondo d’intonaco chiaro delimitato da fascioni, partiture semicircolari e quadranti rossi, con soggetti di repertorio funerario, a fresco con dense pennellate senza linee di contorno. Nella parete nord vi è il c.d. Ciclo della dea Dike, con la dea, un volatile e un pugile; nella parete sud vi è una pecora; nella volta grandi stelle decorative a 6 e 8 punte).

La controparte si presenta coperta di uno spesso strato pittorico con soggetti non riconoscibili, sul quale, a fine XIII sec., è stata aggiunta una Natività, oggi perduta. L’ipogeo, interrato dopo il 1706, è stato riscoperto nel 1904.

 

 

Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Chiesa dei SS. Ciro e Giovanni (S. Passera)

Santa Passera compone di due elementi sovrapposti (chiesa superiore ed inferiore), più una cripta ipogea nella quale si ritenevano collocate le spoglie dei martiri egiziani Ciro e Giovanni. Il nome Passera deriverebbe dalla distorsione di Abbas Cirus (Appàciro > Pàcera).

La chiesa superiore del XIII sec. è a navata unica, con un presbiterio absidato incorniciato da un arco e soffitto a capriate lignee. La facciata, rivolta verso il Tevere, è in laterizio preceduta da una doppia rampa di scale. Gli affreschi absidali raffigurano il Cristo benedicente tra i martiri ed altri santi, gli ordini superiori il Cristo tra gli apostoli, mentre gli ordini inferiori sono dedicati a figure devozionali. L’affresco in parete destra è dedicato a santi orientali.

La chiesa inferiore è un oratorio del V sec., composto di un’aula quadrangolare (le cui pitture consunte raffigurano tre vescovi) e di un avancorpo allungato. L’architrave edell’XI sec. evoca con un’epigrafe i nomi dei santi martiri.

Una stretta scala immette alla cella ipogea, un sepolcro romano del III sec. Vi si conservano le pitture della Giustizia e di un atleta, tra quadranti e stelle decorative. Vi era dipinta una Vergine con bambino, rubata nel 1968.

 

 

Michele contro il Drago

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Santa Passera

Michele contro il Drago è un affresco della metà del XIII secolo, situato in posizione centrale nella curva dell’abside di Santa Passera.

La scena raffigura il terribile combattimento tra angeli e demoni narrato da San Giovanni nell’Apocalisse: “Scoppiò quindi una guerra nel cielo : Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli. Ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo” (vv. 12, 7-8). La rappresentazione è allegorica: il solo Michele sta a simboleggiare le schiere angeliche e il Drago morente rappresenta le turbe del Maligno, sconfitte. Di Michele sono ancora ben visibili i duri lineamenti di guerriero, le vesti, parte delle ali e la lancia con cui ha trafitto la rossa figura del Drago, agonizzante ai suoi piedi.

Si ritiene che il Drago sia stato aggiunto in un secondo momento (non compare nel disegno 8936 della Collezione Dal Pozzo conservata a Windsor: al suo posto vi è una figuretta di orante inginocchiato). La tradizione vuole che tale raffigurazione del Demonio sia stata così realistica e terrificante che nel XVII secolo fu necessario coprire tutto l’affresco con un sovraddipinto, raffigurante Santa Prassede che lava i corpi dei martiri (scompaiono le ali di Michele; l’attributo del globo crociato nella mano sinistra diventa una spugna; il Drago è coperto da un recipiente per lavare i corpi sanguinolenti dei martiri).

L’immagine dell’angelo guerriero e del suo sconfitto antagonista è tornata alla luce durante un restauro del 1934.

 

 

Borghetto Santa Passera

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Borghetto Santa Passera - immagine aerea

Il Borghetto di Santa Passera è un insediamento spontaneo, sorto agli inizi del Novecento nella golena tra via della Magliana e il Tevere, a ridosso della chiesina di Santa Passera, da cui prende il nome.

Durante il fascismo il Governatorato di Roma si occupò diffusamente delle condizioni miserevoli delle famiglie che vi dimoravano, con una serie di ispezioni e relazioni di visita. Tale attività di studio fu portata avanti anche dal Comune di Roma, fino ad anni recenti.

L’area si estende in lunghezza per circa 1 km, e i limiti possono essere determinati per approssimazione fra le Idrovore di piazza Meucci e la Torre del Giudizio. La proprietà è in massima parte demaniale, trattandosi di riva e argine fluviale. L’edilizia presenta caratteri assai eterogenei. Ad un nucleo di preesistenti casali rurali si sono aggiunte case in pietrame di tufo e laterizio ad un unico piano e composte di un unico ambiente, per lo più prive di fondazioni e spesso addossate le une alle altre, o con fazzoletti di terreno intorno. Più recente è la costruzione di capannoni artigianali, ricavati negli spazi di risulta tra casa e casa.

In anni recenti il borghetto si è progressivamente spopolato e versa oggi in condizioni di abbandono.

 

 

Magliana Nuova

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia

Magliana Nuova è la terza delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, compresa entro l’Ansa fluviale di Pian Due Torri, fino alla Ferrovia Roma-Pisa.

Ad essa è comunemente associata anche una striscia di territorio intorno alla chiesina medievale di Santa Passera. Proprio qui si concentra il primo popolamento, in epoca romana, con comunità di lavoratori egiziani (gli Alessandrini) impiegati nel porto fluviale di Vicus Alexandri. Il resto della piana non è popolato, perché coperto da un nemus (una fascia boschiva consacrata) e in parte acquitrinoso e insalubre. Dal Cinque-Seicento le confraternite del Gonfalone e del Sancta Santorum iniziano una difficile ricolonizzazione agraria, condizionata dalle cicliche inondazioni. Il reddito maggiore, comunque, è offerto dalla coppia di torri doganiere (le Due Torri), che impongono il dazio alle merci in risalita del Tevere.

La storia moderna del quartiere inizia nel 1926, con la costruzione dell’Argine e la bonifica integrale. Il piano regolatore del 1954 mette le basi per l’urbanizzazione intensiva, fissando l’obbligo di reinterrare la piana di 8 metri fino alla quota dell’Argine, per prevenire le inondazioni. Da questa prescrizione, rimasta disattesa, e dalla convulsa fase edilizia che è seguita negli anni Settanta, è derivato un periodo di aspre lotte sociali - per l’ottenimento di servizi essenziali e locazioni a canoni equi - noto come lotta per la casa. Da allora sono arrivate significative conquiste, ma la piena riqualificazione della Magliana è una pagina ancora non del tutto scritta.

Nel quartiere vi sono due chiese parrocchiali: San Gregorio Magno e la recente Santo Volto. I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 26.038 abitanti.

 

 

Il Sepolcro di via Teodora

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Sepolcro romano di via della Magliana in località Pian Due Torri

L’Ipogeo alla Torre del Giudizio è un sepolcro di età romana, sito in via Teodora alla Magliana nuova.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada (è al di sotto del piano stradale). È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

Credits:

On line dal 15/02/2005, 1491 letture.