Garibaldi, eroe contro
di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)
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In questa monografia: A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Garibaldi, eroe contro - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Vigna Pia - Come funziona Forte Portuense - Il Casale degli Irlandesi - La Caponiera - La Necropoli di Pozzo Pantaleo - Portuense - Le Cave romane alla ex Purfina - La Tomba A al Drugstore - La Tomba B al Drugstore - La Tomba C al Drugstore - Pag. 16: La IV di Copertina. |
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Garibaldi, eroe contro di Antonello Anappo
Tra le voci contrarie al Campo trincerato vi fu quella lucida e autorevole di Giuseppe Garibaldi, espressa fra marzo e agosto 1877 in una corrispondenza con la gazzetta di Roma “La Capitale”, rinvenuta dalla studiosa Ritucci. La prosa dell’Eroe dei due mondi è gradevolissima, alternando la retorica risorgimentale all’ironia di chi la sa lunga. Uno dei primi scritti, “Fortificazioni di Roma” del 20 marzo, conclude: “Speriamo che questi milioni non servano soltanto ad ingrassare gli appaltatori e i generali! Sono le loro borse che vengono le più volte fortificate!”. Ma il talento di Garibaldi è nel raggiungere le corde del cuore, infervorare gli animi. Il 16 agosto scrive: “Signor Direttore, la Patria non vive dietro i muniti castelli! Essa vive nel petto dei cittadini! Coteste parole vorrei le meditassero Depretis e Mezzacapo nel loro poco serio progetto di fortificar Roma! Roma ha bisogno d’esser abbellita, preservata dalle inondazioni, non attorniata da fossi, che sono una sèntina di febbri!”. Le argomentazioni militari sono stringenti. Il Campo trincerato non ferma i bombardamenti di lunga gittata: “Ricordatevi quanto hanno resistito le fortificazioni di Parigi!”, scrive sarcastico. Vi è poi un problema di tempo: “A eriger fortificazioni occorre troppo: possono scoppiare dieci guerre prima che siano compiute!”. Il generale attacca anche nel merito: piuttosto che fortificare Roma è sufficiente una cittadella tra “Vaticano, Gianicolo, Aventino, Palatino, Campidoglio, Esquilino, Pincio”, rimodernando le vecchie mura con l’aggiunta della piazzaforte a Montemario. Garibaldi pensa in realtà ad un’alternativa radicale: impiegare i fondi dei forti per armare la Guardia cittadina con fucili di ultima generazione, i temibili “chassepots a retrocarica”, con cui i Francesi avevano battuto proprio Garibaldi a Mentana nel 1866. La retrocarica aveva cambiato il modo di far guerra: il bossolo non veniva più introdotto anteriormente (dalla bocca della canna, come avveniva per i moschetti), ma dalla parte posteriore (la culatta, chiusa da un otturatore). Quando il cane colpiva il bossolo liberando la carica, l’otturatore si apriva automaticamente, espellendo il bossolo vuoto e preparandosi ad accoglierne uno nuovo: una rivoluzione tecnologica, in grado di far passare dai 3 o 4 colpi-minuto tradizionali a 10. La potenza di fuoco triplicava. In questo progetto l’eroe rivoluzionario è osteggiato da Depretis, contrario ad armare le masse di Roma, di cui teme l’insurrezione. Garibaldi esce allo scoperto il 18 agosto: “Tutti converranno che le migliori fortificazioni di Roma sono i petti de’ suoi cittadini. Ebbene, non si è ancora armata la guardia nazionale di Roma di fucili a retrocarica! Si avrà bel spendere per alzare fortificazioni, saranno denari buttati! Le vedremo cadere in mano al nemico senza contrasto”. Le posizioni di Depretis e Garibaldi erano troppo diverse per trovare una sintesi. Mentre Garibaldi scriveva, la costruzione dei forti era già decisa. La Francia rinunciò all’invasione. |
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Vigna Pia di Antonello Anappo
L’istituto Vigna Pia è un edificio del 1858, originariamente adibito a scuola agraria e opera assistenziale, al centro della tenuta omonima. Tra 1850 e 1851 il principe Torlonia, la principessa Wolkonski e l’Ordine religioso dei Minimi costituiscono una proprietà fondiaria unitaria di 22 ettari, denominata Istituto agrario di carità Vigna Pia in onore del papa regnante, Pio IX. L’insediamento è strutturato secondo lo schema della colonìa, con vasti terreni a coltura intorno ad un corpo di fabbrica principale. La popolazione è costituita di « orfani e altri garzonetti più sventurati », tra i 7 e i 21 anni. Dopo l’alfabetizzazione essi ricevono la formazione teorica in agronomia e agrimensura, cui segue l’apprendistato di orticultura, cerealicultura e viticultura ed infine il collocamento a servizio in una famiglia rurale. Il Convitto, di forma quadrangolare, rivolge il prospetto principale alla valle della Magliana. È sormontato dallo stemma papale tra due cornucopie colme di grano. L’edificio si prolunga in un padiglione di minor altezza, realizzato da Leone XIII nel 1889. Il 23 aprile 1891 gli edifici sono danneggiati dallo scoppio della Polveriera di Forte Portuense. La tenuta aveva un portale monumentale, oggi scomparso. Nel Dopoguerra l’estensione della tenuta viene erosa dall’urbanizzazione, fino a perdere la vocazione agraria. Il complesso è oggi sede di convitto, centro giovanile e polisportiva locale. |
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Come funziona Forte Portuense di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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Il Casale degli Irlandesi di Antonello Anappo
Il toponimo Casale degli Irlandesi indica l’altura, alle spalle di largo La Loggia, scelta nel 1877 per l’edificazione di forte Portuense. Nell’estate di quell’anno una commissione militare - composta dal gen. Giovanbattista Bruzzo e da progettisti genieri e artiglieri - ispeziona l’altura una prima volta, e dispone profondi modellamenti: lo sbancamento della sommità, lo scavo degli spazi del forte al di sotto del piano di sbancamento, e la formazione con i materiali di riporto di una cintura di spalto artificiale scarpata rispetto il piano di campagna, e infine la deviazione a valle di via Portuense, per ostacolare un’avanzata nemica. La commissione torna al Casale una seconda volta a distanza di pochi giorni, e visiona sul terreno il tracciato delimitato da paletti. Approvato il progetto dal ministro della guerra, gen. Luigi Mezzacapo, i lavori iniziano il 12 novembre 1877. La studiosa Francesca Ritucci ha rinvenuto un carteggio da cui risulta un’esecuzione regolare. Il 7 febbraio 1878 il gen. Cosenz invita Bruzzo: “Signor Generale, desidererei ch’ella vedesse…”. A fine 1881 la collina ha l’aspetto di un “tartaruga corazzata”, da cui sporgono i soli piani di batteria, la cannoniera e le lunette laterali. Le fortificazioni sono costate 733.000 lire. |
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La Caponiera di Antonello Anappo
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La Necropoli di Pozzo Pantaleo di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
La Necropoli di Pozzo Pantaleo è la maggiore delle quattro sezioni note della Necropoli Portuense (le altre sono: via Belluzzo, via Bianchi, via Ravizza). Nel 1951, durante lo sbancamento del terreno di proprietà Purfina - compreso fra la Via Portuense, via Quirino Majorana, via della Magliana Antica e la Ferrovia Roma-Pisa -, affiorano due camere sepolcrali scavate nel tufo (colombarî) e un settore cimiteriale parallelo ad esse, con ambienti scavati nel tufo, fosse e recinti per la deposizione di anfore cinerarie. La campagna del 1983-1989 porta alla luce altri due ambienti, appartenenti a un edificio funerario in laterizi, nel quale i defunti sono deposti in formae (al di sotto di tegole). Nella campagna del 1998-99 emerge il Mausoleo circolare in laterizi, in seguito foderato di malta idraulica e reimpiegato come cisterna, dal quale potrebbe forse derivare il toponimo altomedievale di Pozzo Pantaleo. Insieme ai resti funerari, le campagne archeologiche hanno restituito anche variegate testimonianze del vissuto dell’area: un tratto della Via Campana (strada basolata con crepidine), una probabile stazione di sosta (mansio) e un edificio termale. Nel 1996 si è indagato sul lato opposto della Via Portuense: il ritrovamento di una serie di tombe a camera lascia supporre che la necropoli abbia dimensioni assai maggiori della porzione scavata. Nel 2010 è iniziata una campagna sotto il ponte ferroviario: il terreno - oggi di proprietà ENI e in parte delle Ferrovie e del Comune - pertanto non è accessibile. Le cancellate perimetrali a tondini del tipo Soprintendenza consentono ai passanti la vista dall’esterno. Nel 2010, in una porzione non interessata da ritrovamenti su via della Magliana Antica, è stato realizzato un parco giochi e saranno realizzati dei parcheggi. |
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Portuense di Antonello Anappo
Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato). I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere. Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme. I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti. |
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Le Cave romane alla ex Purfina di Moena Giovagnoli e Antonello Anappo
La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Tomba A al Drugstore di Antonello Anappo
Dal drugstore di via Portuense, 313 (oggi chiuso al pubblico) si accede ad un complesso funerario di 5 ambienti, frequentato dal I al IV sec. d.C. La camera A, scavata nel tufo con volta a botte, ha intonaci giallo e porpora, e pavimenti in mosaico bianco e nero, con le rapresentazioni dionisiache di Licurgo inebriato che assale la ninfa Ambrosia e delle fasi della vendemmia. La camera B è un piccolo locale in mattoni con pitture floreali, preceduto da un recinto esterno per le urne cinerarie dei servi. L’ambiente C, di importanza minore, intagliato nel tufo e intonacato di bianco, conservava i resti di un bimbo di 4 anni. La camera D, anch’essa scavata nel tufo e con intonaci giallo e porpora, presenta quattro file di nicchiette, in cui si leggono graffiti i nomi dei defunti. Vi è stato trovato il corredo in oro di una bimba di 10 anni e quattro sarcofagi, uno dei quali rievoca il culto esotico di Helios e Selene, simboli del ciclo giorno-notte. L’ambiente E, di importanza minore, in muro reticolato e blocchetti di tufo, ha al centro una vasca rettangolare profonda 40 cm. Il sito, che in precedenza ospitava gli Stabilimenti Purfina, è stato scoperto nel 1966 durante la costruzione di una palazzina, e studiato a partire dal 1982. I materiali più preziosi sono oggi al Museo nazionale romano.
Il Drugstore (parte della più vasta Necropoli Portuense) è un sito necropolare di età romana, situato in via Portuense, 313, al Portuense. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente). |
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La Tomba B al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
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La Tomba C al Drugstore di Antonello Anappo
Pagina in aggiornamento. |
Credits:
On line dal 27/02/2007, 1346 letture.