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Don Aluffi, amministratore di S. Maria

di AA.VV. (a cura di Antonello Anappo)

 

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In questa monografia:

A pag. 1: La Copertina. Pagine 2 e 3: Don Aluffi, amministratore di S. Maria - Appunti di viaggio (scheda tecnica). Pagine 4 e 5: Il reportage fotografico. Pagine da 6 a 15: Il Cimitero della Parrocchietta - Indagine sulle anime portuensi - Una Spoon River portuense - 1772, secessione alla Parrocchietta - La Sacra Rota e la Parrocchietta - Le Officine SARA - Un romantico 1950 - Trullo - Una cosmonauta al Trullo - La Cisterna romana di via Collemandina - Pag. 16: La IV di Copertina.

 

 

Don Aluffi, amministratore di S. Maria

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

Nel 1762 il Capitolo di Santa Maria in Trastevere conosce una grave crisi finanziaria, dovuta all’abolizione delle congrue urbane e alle spese di una vorace corte di parroci, viceparroci e preti confessori. Il principe rettore, cardinal Pamphili, corre ai ripari, nominando amministratore uno straniero stimato e rigoroso, don Giuseppe Aluffi da Pavia. Il nuovo amministratore orienta il risanamento in due direzioni: riduce gli organici della corte (ad 1 curato, 2 vicari e 4 confessori), e, soprattutto, riordina produttivamente le vigne tra Portuense e Aurelia, unica ricchezza del Capitolo.

Fin dalle prime ricognizioni, don Aluffi è accolto dalla fiera ostilità dei vignajoli portuensi, i quali lamentano un insostenibile abbandono. Don Aluffi chiede loro di scrivere una petizione, e il suo stupore è grande quando legge che i vignajoli non chiedono denari, ma una chiesa: “Se chiedessimo beni temporali e licenze meritaressimo rimproveri e negative”; invece chiedono “cibo spirituale e aiuti per la salvezza delle anime”, cioè un curato che dica messa, somministri i sacramenti e faccia un po’ di scuola

Autorizzato dal principe Pamphili, don Aluffi provvede. Compera a Bravetta, nel 1770, una “vigna con casa e cappella”, 3 miglia fuori Roma. Ma Bravetta è lontana, e la soluzione non piace agli irrequieti vignajoli, “riconoscendo tal sito non adatto”.

Nel 1772 don Aluffi compera il terreno sullo sperone roccioso “in località Fogalasino”, 3 miglia e 1/3 fuori Roma. Stavolta l’acquisto è felice, e l’ostilità dei vignajoli si tramuta in favore. In breve don Aluffi vi edifica, attingendo a capitali personali, un “casaletto” di campagna, che destina a chiesa. La piccola chiesa, scrivono i vignajoli, “per privata, non ha l’uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi e di tutto il bisognevole”. Era appena nata la “Parrocchietta”.

 

 

Il Cimitero della Parrocchietta

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

Il Cimitero della Parrocchietta è un luogo di sepoltura dell’Ottocento, sito in viale Isacco Newton, già tratto di via Portuense, al Trullo.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

Indagine sulle anime portuensi

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

In costruzione.

 

 

Una Spoon River portuense

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

Pubblichiamo un’inedita antologia di epigrammi, tratti dalle tombe del Cimitero rurale della Parrocchietta.

Come nella celebre Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters, le vivide voci della comunità portuense di fine Ottocento e del Primo Novecento - braccianti, padroni, soldati, ma anche il Maestro, l’Agronomo, l’Innamorato e persino il Pazzo - si ricompongono nel quadro unitario di una società complessa e per molti versi attuale.

L’agricolo. Qui riposa / [un] agricolo solerte e laborioso / Morì il 18 marzo 1898 all’età di anni 58.

La zappatrice. Delizia del suol / esempio di virtù a chi la conobbe / Visse anni 70 e mesi 7.

Il guardiano. Fu agricolo solerte / e vigilante.

L’immigrato. Nato a Fallerano in provincia di Fermo / Morì al età giovanile (ndr, con errore grammaticale).

Il tenutario d’azienda. Giusto nella azienda / forte nelle avversità / coi poveri benefico.

Il maestro. Insegnante comunale / con affettuose cure / per tre lustri illuminò le vergini menti / educandole ad amare / Dio, famiglia e Patria.

L’uomo di progresso. [Fu] agronomo.

L’innamorato. Dopo Dio / nulla ebbe di più caro / della sua diletta sposa.

Il pazzo. Di animo gentile e religioso / nell’età di 36 anni / non sano di mente / si diè la morte.

Il camionista. Col suo camion carico / al passaggio a livello mentre traversava alla Magliana / sopraggiungeva / il treno che lo uccise.

L’automobilista. A Castel di Guido / fatale incidente d’auto / recise.

Il caduto. Uomo laborioso è onesto (ndr, con errore grammaticale) / periva miseramente / di fatale infortunio ove lavorava.

Il giovane dalla doppia sfortuna. Nato a Rendinara (ndr, località colpita dal Sisma di Avezzano) / morì per terribile disgrazia sul lavoro.

Il combattente d’Africa. Classe 1887 / prese parte / alla Guerra libica.

Due fanti. Rimase ferito a Zacora / Morì a Plava (Epigramma I). Sacrificò la giovane vita / contro l’odiato nemico / Cadde da valoroso nel Passo del Falzareco (Epigramma II).

Il bersagliere. Caduto da eroe / nel campo dell’onore.

L’aiutante di campo. Caduto per la Patria / sul Montello.

Il richiamato. Fu richiamato a combattere / per la grandezza della Patria / Cadde valoroso / sul Monte San Michele.

Due reduci. Grande invalido / di guerra (Epigramma I). Dopo 4 anni di guerra / tornò dal fronte malato / e in seguito morì (Epigramma II).

Il padre che attese invano. Con l’assillante desiderio / di rivedere il figliuolo / combattente contro l’odiato nemico / spegnevasi.

L’aviatore. Sacrificava la sua giovanissima esistenza / per una più grande Italia.

Il caduto in tempo di pace. Nel cielo di Avezzano / volò a Dio.

Il buono. Mite, pacifico, lieto / animo.

Due virtuosi. Amato da tutti (Epigramma I). Di elette virtù (Epigramma II).

Il previdente. Uomo onesto e laborioso / dedicato alla famiglia / eresse in vita per sé questa umile tomba.

L’ironico. Libero / pensatore.

Due uomini di fede. Uomo onesto e laborioso / visse gristianamente / dedigò la sua vita per la famiglia / perì miseramente (Epigramma I). Sorretto da fede viva / passò la sua vita nell’ideale cristiano / Suo vanto la famiglia, il lavoro, l’onestà.

I polemici. Nata / il 9 maggio 1861 / romana (Epigramma I). Romano, / visse onesto e operoso / tutto dedito alla famiglia (Epigramma II). Soldato romano / cadeva colpito / da piombo austriaco / sulle vette del Trentino (Epigramma III).

Il malato di febbre quartana. Rapito / da repentino morbo / dopo 5 giorni di malattia / volò.

La vecchia dura a morire. Fu colpita più volte da paralisi / Il 10 maggio 1919 / fu ripresa e fu colpita / [e in conseguenza] cessava di vivere.

Due tempre forti. Agricolo solerte e laborioso / visse nel lavoro cristianamente / finché il fiero morbo lo rapì (Epigramma I). Morbo insidioso / fiaccò in breve / la fibra robusta (Epigramma II).

I fratellini. Qui riposano [tre] fratelli / che nel periodo di giorni dodici / il morbo crudele li rapiva.

Tre rapimenti. Rapita / da repentino malore (Epigramma I). Rapita / nel fior degli anni (Epigramma II). Rapito / da morbo crudele / il 19 maggio 1925.

Piccoli angeli. Omissis (si è scelto di non pubblicare gli epigrammi degli infanti).

Madre e figlia. Spinta al sacrificio / per salvare la figlia Pasquina / periva eroicamente (Epigramma della madre). Nei primi passi della vita / è ghermita dal destino (Epigramma della figlia).

Due uomini di cristiana pazienza. Dopo lunga e penosa malattia / sopportata cristianamente / lasciava la terra (Epigramma I). Dopo lunga e penosa malattia / si addormentò nel Signore (Epigramma II).

L’uomo che seppe aspettare. Uomo onesto e laborioso / raggiunse la sua consorte / lì 8 gennaro1924.

La donna che seppe aspettare. Nata a Torre Sabino / fu esempio di virtù come sposa e madre / Raggiunse [infine] il suo consorte.

Il figlio (epigramma criptico). I genitori e i parenti / quando lo conobbero / lo piangono.

Tre sposi. Uomo di esemplare virtù / amato dalla moglie, il figlio / e tutti quanti coloro che lo conobbero (Epigramma I). La numerosa figliolanza / educò / alla religione, al lavoro, all’onestà (Epigramma II). Sposo e padre esemplare / si sacrificò e visse / per il bene della famiglia.

Il padre affettuoso. Fu sposo e padre affettuoso / Amante / del lavoro e della famiglia.

Due padri di famiglia. Uomo onesto e laborioso / amoroso verso la famiglia (Epigramma I). Trascorse una vita esemplare e laboriosa / dedicata all’affetto della sua famiglia (Epigramma II).

Tre madri affettuose. Fu madre affettuosa / donna esemplare / rapita sì presto (Epigramma I). Fu madre affettuosissima / moglie esemplare (Epigramma II). Sposa e madre affettuosa / di rare virtù (Epigramma III).

La madre equanime. Madre di quattro figli / e tutti li adorava.

Due madri cristiane. Qui riposa in pace / [una] madre affettuosa / [che] allevò la famiglia cristianamente (Epigramma I). Donna, sposa e madre / cristiana (Epigramma II).

Tre spose. Madre esemplare / cercò con amorosa tenacia / di rendere sempre più bella la vita della sua famiglia (Epigramma I). Sposa e madre di alte virtù (Epigramma II). […] la cui virtù e l’eterna rugiata […] (Epigramma III, incompleto).

Due donne di civili virtù. Esempio / di domestiche e civili virtù (Epigramma I). [Ne] sarà ricordata / la fortezza d’animo / la sagacità operosa / nella cara famiglia e nelle associazioni (Epigramma II).

La donna delle pie opere. Nobile esempio / di fede antica e pietà operosa / modello di sposa e di madre.

Uomini e donne che attendono nel sonno dei giusti la resurrezione della carne. Accanto all’amato sposo / dorme il sonno dei giusti / in attesa della risurrezione (Epigramma I). Generoso e pio / qui riposa / in perenne attesa della risurrezione (Epigramma II). Aspettando la risurrezione / riposano in pace / le [sue] spoglie mortali (Epigramma III). Nella ridente serenità dei giusti / si addormentava nel Signore (Epigramma IV).

 

 

1772, secessione alla Parrocchietta

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

In costruzione.

o di Santa Maria in Trastevere conosce una grave crisi finanziaria, dovuta all’abolizione delle congrue urbane e alle spese di una vorace corte di parroci, viceparroci e preti confessori. Il principe rettore, cardinal Pamphili, corre ai ripari, nominando amministratore uno straniero stimato e rigoroso, don Giuseppe Aluffi da Pavia. Il nuovo amministratore orienta il risanamento in due direzioni: riduce gli organici della corte (ad 1 curato, 2 vicari e 4 confessori), e, soprattutto, riordina produttivamente le vigne tra Portuense e Aurelia, unica ricchezza del Capitolo.

Fin dalle prime ricognizioni, don Aluffi è accolto dalla fiera ostilità dei vignajoli portuensi, i quali lamentano un insostenibile abbandono. Don Aluffi chiede loro di scrivere una petizione, e il suo stupore è grande quando legge che i vignajoli non chiedono denari, ma una chiesa: “Se chiedessimo beni temporali e licenze meritaressimo rimproveri e negative”; invece chiedono “cibo spirituale e aiuti per la salvezza delle anime”, cioè un curato che dica messa, somministri i sacramenti e faccia un po’ di scuola

Autorizzato dal principe Pamphili, don Aluffi provvede. Compera a Bravetta, nel 1770, una “vigna con casa e cappella”, 3 miglia fuori Roma. Ma Bravetta è lontana, e la soluzione non piace agli irrequieti vignajoli, “riconoscendo tal sito non adatto”.

Nel 1772 don Aluffi compera il terreno sullo sperone roccioso “in località Fogalasino”, 3 miglia e 1/3 fuori Roma. Stavolta l’acquisto è felice, e l’ostilità dei vignajoli si tramuta in favore. In breve don Aluffi vi edifica, attingendo a capitali personali, un “casaletto” di campagna, che destina a chiesa. La piccola chiesa, scrivono i vignajoli, “per privata, non ha l’uguale nella campagna, ben corredata di sacri arredi e di tutto il bisognevole”. Era appena nata la “Parrocchietta”.

 

 

La Sacra Rota e la Parrocchietta

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo

Nel 1777, in pieno scontro tra i “secessionisti” portuensi e i capitoli di S. Maria e S. Cecilia, la Sacra Rota si pronuncia, in favore dei primi.

Il tribunale ecclesiastico era stato chiamato in causa da un quarto contendente, il cardinal Rezzonico vescovo di Porto e S. Rufina, che vantava un’antica giurisdizione sulle vigne portuensi. Da tempo tollerava che S. Maria vi riscuotesse le congrue, facendosi in cambio carico dei mantenimenti civili, ma il vescovo aveva impugnato l’accordo. La delegazione rotale, nominata dal cardinal Colonna, vicario di Pio VI per Roma, soggiorna lungamente sul posto, per verificare a chi spetti la cura delle anime vignajole. In meno di due anni i giudici pronunciano sentenza e danno ragione al Vescovo di Porto, suggerendo allo stesso tempo comporre la disputa “liquidando” in denaro il vescovo e costituendo il territorio portuense in parrocchia autonoma. “Troppo necessaria è ivi l’erezione di una nuova parrocchia”, scrivono.

Pio VI e il Sacro Collegio approvano la sentenza dagli evidenti riflessi politici, “come unico mezzo per sedare le controversie e come vero rimedio per accorrere alli bisogni spirituali della campagna”. Colonna scrive allora ai Vignajoli: “Il SS.mo Signor nostro Pio VI, è venuto a sapere che i fedeli abitanti nelle vigne, nei casolari e nelle campagne fuori Porta Portese, a causa delle difficoltà di accedere alle loro chiese parrocchiali di S. Maria e S. Cecilia, sono quasi del tutto privati del cibo spirituale…”.

Sembra fatta. E alla Parrocchietta si canta vittoria. Ma in quel momento sopraggiunge l’incidente: il paladino don Aluffi si ammala gravemente, e lascia la Parrocchietta a un vice-curato, di cui Santa Maria ottiene facilmente ragione, richiamandolo all’obbedienza. In breve, proprio quando il Papa è pronto a concedere l’autonomia, la chiesetta al Portuense si svuota. Occorrerà attendere ancora due anni.

 

 

Le Officine SARA

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Torni meccanici alla SARA

La Officine SARA sono un complesso di capannoni e caseggiati industriali in muratura e ferrocemento, legati alla lavorazione della viscosa, oggi demoliti o riconvertiti ad usi diversi.

La viscosa, inventata nel 1904 da Hylaire De Chardonnet, è una fibra chimica autarchica dagli impieghi molteplici: può sostituire la plastica, essere filata come un tessuto, o persino diventare pellicola cinematografica. Nel 1939 le due principali produttrici, la CISA e SNIA, si consorziano, nazionalizzando la produzione. Nella riorganizzazione che segue, gli stabilimenti SARA (Studi Attrezzature Realizzazioni Automeccaniche) di via Monte delle Capre, 23-37, vengono destinati alla produzione di macchine per filatura e telai meccanici per la viscosa per seta artificiale (con cui si facevano splendidi capi d’abbigliamento).

Man Mano che i venti di guerra soffiano più forte la SARA si concentra sui macchinari per la viscosa da film. Si producono qui - su licenza OMI Ottico Meccanica Italiana - gli apparecchi fotografici SARA-Nistri per riprese planimetriche e ricognizioni aeree, per poi passare, in piena guerra, a dispositivi ottici di puntamento (mirini, collimatori, ecc.) e altri armamenti di precisione. La fabbrica continua a vivere anche sotto l’occupazione tedesca. Dopo la Liberazione, il presidente CISA Francesco Maria Oddasso, avendo capito che l’era della viscosa è ormai finita, affida la SARA alla direzione del giovane avvocato Telemaco Corsi, con il compito di smontare, rimontare e reinventare gli inutili residuati lasciati dalla guerra.

Carri armati, autoblindo, furgoni, motociclette (ma anche cannoni e aeroplani) diventano veicoli civili, soprattutto motociclette per la Polizia di Stato e ambulanze. Nelle Officine SARA nascono anche le cosiddette lambrette del mare, piccoli natanti da diporto, in origine barchini esplosivi della Regia Marina Italiana. Nel dopoguerra troveremo questi mezzi d’assalto (capaci di portare 300 kg di tritolo sotto la pancia delle navi nemiche) sfrecciare sul litorale romano e sul Tevere, con nuovi motori Alfa Romeo da 80 cavalli, alla velocità di 32 miglia marine.

 

 

Un romantico 1950

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Trullo. Via Capalbio e via Massa Marittima. Scatto del fotografo E. Altan (1950 circa)

Nel Dopoguerra il bar tabaccheria di Domenico Pescolloni mette in commercio questa cartolina illustrata, dal titolo “Roma - Borgata del Trullo (Magliana)”.

Essa riproduce un'immagine del V Lotto, ultimato da pochi mesi, nello scatto del fotografo E. Altan.

La Collezione di Rivaportuense ne ha acquisito questo esemplare viaggiato, scritto il 22 giugno 1949 ed avviato al destinatario il giorno stesso dal locale ufficio postale.

Il messaggio, scritto con grafia insicura a firma “Maria e Vincenzino”, è rivolto ad una famiglia del Palermitano: bastano quattro parole per esprimere tutta l’ansia sognatrice di un’Italia in attesa degli anni Cinquanta e del boom economico: “Buon 50 romantico baci”.

 

 

Trullo

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia

Il Trullo è il quarto dei sette quadranti urbani che compongono il Municipio XV, denominato 15D. I confini sono dati dal Tevere (sud), dal fosso della Magliana (ovest), dalla Via Portuense (nord) e dal fosso prosciugato di Papa Leone, oggi percorso da viale Isacco Newton (est).

Al suo interno si distinguono quattro aree storiche: la Borgata Trullo (Valle di Affogalasino e vicine alture del Trullo, Monte delle Capre e Monte delle Piche); la Piana di Affogalasino (golena fluviale); le Vigne (nell’interno) e la Borgata Magliana (sul fianco sud del Monte delle Piche). Quest’ultima area è comunemente associata al quadrante della Magliana Vecchia.

Il quartiere prende il nome dal Trullo dei Massimi, sepolcro romano a tumulo lungo la riva del Tevere. La denominazione compare già nelle carte medievali, ma è dal Settecento che si verifica un popolamento diffuso, con la nascita delle efficienti tenute fondiarie degli Jacobini, Gioacchini, Neri, Bianchi e altre. Nel 1939 inizia l’edificazione in forme razionaliste della Borgata Costanzo Ciano, cui segue nel Dopoguerra l’edificazione intensiva e spontanea.

L’area comprende due chiese parrocchiali (San Raffaele e Martiri Portuensi). Tra i beni culturali si annoverano la Torre Righetti e il Cimitero della Parrocchietta. Parte del territorio è incluso nella Valle dei Casali. Vi risiedono 28.372 abitanti (dicembre 2009).

 

 

Una cosmonauta al Trullo

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Una scena dal film Cosmonauta, di S. Nicchiarelli

« Cosmonauta » è un film di Susanna Nicchiarelli ambientato nel quartiere Trullo, premiato a Venezia (Controcampo, 2009), Colonia (miglior esordio alla regia, 2010) e Roma (Premio Verdone, 2010).

Si tratta di un racconto di formazione, in cui la ragazzina Luciana, cresciuta nel mito delle esplorazioni spaziali e dell’infinitamente grande, va alla scoperta del mondo di prossimità: le passioni politiche, il gruppo di amici, gli amori, il quartiere, imparando a conoscere se stessa. La vicenda è ambientata nel 1963, quando, in piena Guerra fredda, due modelli sociali alternativi - l’America capitalista e la Russia comunista - si contendono il primato ideologico sul campo della corsa allo spazio. I Sovietici sono avanti: hanno mandato fuori atmosfera la cagnetta Laika, lanciano i missili orbitanti Sputnik e il primo uomo nello spazio (Yuri Gagarin), e si preparano a lanciare la prima donna (Valentina Tereshkova). L’Occidente segna il passo. Le missioni lunari Apollo sono ancora molto lontane e l’Italia sta a guardare, in bilico tra Est e Ovest, assistendo con ingenuità e fascinazione a quella corsa contro la gravità.

La protagonista è una bimbetta alle prese con il dolore per la perdita del padre e la difficoltà di accettare un nuovo patrigno deciso ad educarla secondo schemi convenzionali (interpretato da Sergio Rubini). Durante la cerimonia della Prima comunione (la scena è girata alla chiesa di San Raffaele) la piccola improvvisamente fugge e inizia a correre a perdifiato per le campagne di Montecucco: è l’inizio della sua corsa verso l’adolescenza, con gli slanci e l’incanto dell’esplorazione del Cosmo.

Accanto a Luciana (l’attrice è una ragazzina di liceo, l’esordiente Miriana Raschillà) c’è il fratello maggiore Arturo (Pietro Del Giudice, anche lui esordiente). È un sognatore, appassionato delle missioni spaziali sovietiche e dei cosmonauti (da non confondere con gli astronauti, che sono americani). Arturo soffre di epilessia e la sua corsa all’adolescenza finisce presto in un’orbita cieca, tutta interiore.

I due si iscrivono alla FIGC, l’associazione giovanile del PCI, dove sono accolti con affetto e tenerezza. La sezione del film è una vera sezione di partito (l’attuale sezione PD del Trullo, che gli scenografi hanno riallestito dipingendo un grande murale con i ritratti di Marx, Engels e Lenin, ancora oggi visibile). E Luciana cresce, affascinata da Valentina Tereshkova, simbolo di un nascente femminismo e della scoperta dell’identità femminile. Arrivano i primi amori e i primi baci, girati nei prati sotto il casolare diroccato di Villa Usai.

Negli amori Luciana è impulsiva, persino spregiudicata e aggressiva. E di pari passo porta avanti sogni sconfinati e straripanti. La ragazzina, inevitabilmente, finisce per combinare disatri. Come quando incendia la sezione dei compagni del PSI, che incolpa di aver tradito gli ideali accettando il compromesso con la DC, o come quando ruba il fidanzatino alla compagna di sezione, beccandosi una sospensione al liceo (la location è la Scuola Collodi).

In breve, Luciana compromette la sua reputazione e si ritrova a fare i conti con la rigida disciplina richiesta dalla sezione. Perché, tra i comunisti di allora, spesso maschilisti e moralisti, la liberazione sessuale non esiste ancora: « Avere più di un fidanzato e rubare il ragazzo a una compagna - ha scritto la regista - sono cose che non si fanno ». Quando arriva la condanna da parte dei compagni adulti, suo fratello non è più al suo fianco come quando erano bambini, e al suo fianco non c’è nemmeno Marisa, la compagna più anziana (interpretata dalla stessa Nicchiarelli), da sempre sua alleata. « Non volevo prenderli in giro e non volevo che fossero grotteschi - scrive la Nicchiarelli -. Sono adolescenti, umani e goffi. Sono degli ottimisti ma poi alla fine sbagliano. Li giustifico perché sono pasticcioni ».

Neanche a dirlo, in famiglia i litigi col patrigno diventano quotidiani. Luciana non sopporta lui e il modo in cui cerca di mantere un precario equilibrio tra gli scossoni di quegli anni. Per la madre (interpretata da Claudia Pandolfi) è una situazione difficilissima, divisa fra le apprensioni per la salute di Arturo e la comprensione per le esuberanze di Luciana. In tutto ciò Luciana cresce, imparando dalle proprie debolezze e da quelle di chi la circonda ad accettare la propria fragilità, a fare i conti con la sconfitta, a riprendere con più slancio dopo ogni battuta d’arresto la sua corsa verso l’esplorazione del Cosmo di prossimità.

Le riprese del film sono durate sette settimane. La produzione (colore, 35 mm, 85 minuti) è della Fandango, in collaborazione con Rai Cinema con il sostegno del Ministero dei Beni culturali. Susanna Nicchiarelli è una regista esordiente, al primo lungometraggio dopo il dottorato in filosofia e il diploma al Centro sperimentale di Cinematografia. Le musiche - temi del pop italiano di quegli anni - sono state riarrangiate da Max Casacci dei Subsonica.

Cosmonauta, seguendo i passi della ragazzina anticonformista in un tempo di grandi trasformazioni, fa il ritratto dei comunisti romani pre-68, in cui si sapeva fare i conti con la realtà ma la prospettiva di realizzare le utopie era tutt’altro che lontana. La narrazione - tenera, drammatica, spesso fiabesca - finisce così per raccontare una storia senza tempo, in cui i sogni di conquista dei cosmonauti si incrociano con gli sguardi dei ragazzi-adolescenti di ogni epoca.

Il film si trova già in DVD. La versione in vendita contiene un extra con il making of, con interviste alle comparse del Trullo.

 

 

La Cisterna romana di via Collemandina

di Antonello Anappo

 

 

 
 
Arvalia. Mappa stradale

La Cisterna di via Collemandina è un’opera idraulica verosimilmente di epoca romana, sita nella via omonima al Trullo.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

 

 

Credits:

On line dal 25/07/2006, 1291 letture.