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di Antonello Anappo (on line dal 09/09/2008, 397 letture) |
Cleopatra (69-30 a.C.) nasce ad Alessandria d’Egitto dalla famiglia regale dei Tolomei. Governa dalla primavera 51 insieme al fratello Tolomeo XIII, di cui è sposa, fino alla tumultuosa deposizione, ispirata dal consigliere Potino. Quando Pompeo, inseguito da Cesare, sbarca in Egitto, è in corso una furibonda guerra civile: da una parte gli eserciti di Tolomeo XIII e della sorella minore Arsinoe, dall’altra gli eserciti di Cleopatra e dell’altro fratello, Tolomeo XIV. Cleopatra è destinata a sicura sconfitta: Tolomeo controlla la capitale, Cleopatra è allo sbando nel deserto nei pressi di Alessandria. L’arrivo di Pompeo, in fuga da Cesare, rimescola le carte in tavola. Il consigliere di Tolomeo XIII, Potino, nella speranza di ingraziarsi Roma, fa uccidere Pompeo subito dopo lo sbarco, e ne offre a Caio Giulio la testa. La reazione del console è però sdegnata, tanto da catturare Potino e giustiziarlo sommariamente, e prendere le parti della sua oppositrice Cleopatra. Ma Cleopatra non è solo un’alleata di Caio Giulio: nel frattempo ne è divenuta l’amante. Lo scontro militare decisivo avviene ad Alessandria nel 48: le successive vittorie di Tapso e Munda consegnano a Caio Giulio l’intero Egitto, che rimane formalmente indipendente, sotto la guida di Cleopatra. Molto si è scritto sulla relazione tra Cleopatra e Cesare, in verità con poca documentazione e molte ipotesi. L’avvenenza di Cleopatra è spesso messa in dubbio (sarebbe stata bassa e col naso a becco!). Senza dubbio però gli interessi del console romano e della regina sono convergenti: Caio Giulio vuole l’Egitto per impadronirsi delle sue risorse finanziarie, e Cleopatra, non potendo fermarlo, mira a sedersi al suo fianco. A complicare il tutto, scoppia tra i due una relazione, che forse non fu sincera, ma di sicuro fu ardente. Nel 46 Caio Giulio, ormai padrone di un Egitto pacificato, prende la decisione improvvisa di tornare a Roma, per incassare il credito di popolarità maturato con le sue campagne e candidarsi al potere supremo nella Repubblica. La regina-amante decide di partire con lui, con il figlioletto Tolomeo Cesare, detto Cesarione, appena nato dalla loro passione. Dopo breve navigazione le navi di Caio Giulio gettano l’ancora ad Ostia. Il console alloggia Cleopatra poco al di fuori di Roma, nei suoi Horti sulla Riva Portuense. Cleopatra è pur sempre una straniera, e occorre cautela nel presentarla ai Romani e alla moglie legittima, Calpurnia. Nella corte egiziana in Riva destra Cleopatra rimarrà due anni, dal 46 fino alla tragica morte dell’amante, console, dittatore alle idi di marzo del 44.
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Sommario: » Cleopatra, amante port... |
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Gli Orti di Cesare - in latino Horti Tiberini o Caesaris - sono una proprietà fondiaria romana extraurbana, localizzabile tra le propaggini ovest del Trans Tiberim (il Gianicolo) e la Piana di Pietra Papa. Verso il 49 a.C. il console Caio Giulio Cesare ne acquista la proprietà, per mettervi al pascolo allo stato brado la Mandria sacra di cavalli con cui ha attraversato, vittoriosamente, il fiume Rubicone. Nell’anno 46 Cesare alloggia negli Horti, lontano da occhi indiscreti, la regina Cleopatra, sua preda di guerra e allo stesso tempo sua amante e conquistatrice. Alla morte del dittatore, nel 44, gli Horti diventano proprietà pubblica, attraverso una donazione al Popolo di Roma contenuta nel suo testamento. La struttura edilizia degli Horti è nota solo attraverso la descrizione degli storici. Plutarco attesta che verso le pendici del Gianicolo sorgeva il Palatium, un edificio di medie dimensioni non archeologicamente noto. Esso si collocava in posizione elevata ed era circondato da alti e odorosi pini. Dopo l’arrivo di Cleopatra il Palatium è ampliato, per adeguarsi al rango di una regina: si aggiungono un peristilio, sontuosi affreschi e la statua colossale di un guerriero gallico. Nei rigogliosi giardini trovava posto un tempietto dedicato alla Dea Fortuna, voluto da Cesare per ringraziare la Sorte favorevole in occasione della nomina a dictator perpetuus (dittatore a vita). I giardini si aprivano sul Tevere con ormeggi e darsene portuali, in cui era alla fonda il barcone egizio di Cleopatra. (Antonello Anappo)
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Marconi è la prima delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV (insieme a Magliana Nuova, Portuense, Corviale, Trullo, Magliana Vecchia e Ponte Galeria), di cui costituisce la parte più vicina al Centro storico. Le testimonianze archeologiche più antiche sono localizzate alla Ex Mira Lanza, con resti di una postazione commerciale sul Tevere di epoca arcaica. Il popolamento dell’area è compreso tuttavia tra la fine dell’epoca repubblicana (Horti di Cesare) e l’inizio di quella imperiale (Via Portuensis, Villa di Pietra Papa), quando i ceti sociali più deboli di Roma (ma economicamente più vitali: artigiani, portuali, liberti, stranieri) si insediano nella fascia extraurbana a ridosso del Trans Tiberim. In epoca medievale le fonti attestano il ripopolamento agrario (Piana di Pietra Papa) fin dall’anno Mille. Con la costituzione dello Stato unitario nell’area si insediano le prime attività produttive (Mira Lanza, Molini Biondi, Porto fluviale). Nel Dopoguerra inizia l’edificazione in forme intensive, lungo il tridente Oderisi da Gubbio - Viale Marconi - Lungotevere, con origine da Piazzale della Radio. Il nome del quartiere deriva dalla sua arteria principale (Viale Guglielmo Marconi) che ne attraversa longitudinalmente il territorio da Ponte Marconi al sottopasso di Porta Portese. I confini attuali, determinati nel 1977, comprendono, oltre l’area pianeggiante disegnata dall’ansa fluviale e dalla Ferrovia Roma-Pisa (Pietra Papa), anche la fascia precollinare lungo l’asse di via Quirino Majorana (Ex Purfina e Nuovo Trastevere). I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 35.111 abitanti. (Antonello Anappo)
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Juliano, bodyguard di Caligola Una lastrina funeraria della Necropoli portuense (Museo naz. romano, sala VIII, inv. 622.84) racconta la storia dello schiavo Romano Juliano. Juliano apparteneva al corpo dei Germani, barbari dalla forza erculea catturati da Caligola durante l’offensiva del 39 d.C. in Batavia (Olanda), e da allora suoi devoti “corpores custodes”, guardie del corpo. A differenza dei Pretoriani - milizia pubblica con la stessa funzione - i Germani erano però incorruttibili, e il folle e sanguinario Caligola se ne fidava ciecamente. Ne avrebbe avuto ottimi motivi. Dal 31 agosto del 40 Caligola rientra a Roma, e gli attentati si ripetono, e tutti falliscono. Il compito dei Germani si fa proibitivoo. Finché un giorno, il 24 gennaio 41, arriva l’appuntamento col destino: lasciata l’arena dei Ludi palatini, l’Imperatore è pugnalato dai tribuni Cherea e Sabino, mentre il tribuno Lupo stermina la famiglia imperiale, deciso a riconsegnare l’autorità nelle mani del Senato. I Germani rispondono uccidendo sul momento i congiurati Asprenate, Norbano e Anteio e compiono arresti. Ma la congiura ha sostenitori ovunque: il medico Alcione, accorso al capezzale di Caligola morente, fa scappare gli arrestati; a liberare altri prigionieri ci pensa Arrecino, prefetto del Pretorio. I Senatori intanto votano l’incriminazione postuma di Caligola: il colpo di stato si consuma. Claudio, lo zio di Caligola, si oppone con una serie di mosse ben congegnate: compra l’appoggio dei Pretoriani che fa marciare verso il Senato, e si assicura il sostegno della plebe, che circonda Palazzo senatorio acclamando Claudio nuovo imperatore. Non c’è bisogno dell’azione di forza: i Patres comprendono il fallimento e sconfessano precipitosamente la congiura, incriminando Cherea e Lupo. Il nuovo imperatore Claudio conferma i Germani nel ruolo di guardia d’élite. L’epigrafe di Juliano recita orgogliosamente: ROMANO IULIANO / CORPORE CUSTOS / CAESERIS (bodyguard dell’Imperatore). La dedica è della compagna Fausta Iulia. (Antonello Anappo)
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La Necropoli Portuense è un’area cimiteriale di età romana, situata sui due lati della Via Portuensis. Di essa, il tratto più consistente, è quello emerso in località Pozzo Pantaleo, presso via Quirino Majorana. Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma. (Antonello Anappo)
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