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Camillo, fascista n. 44

di Antonello Anappo (on line dal 11/12/2007, 527 letture)

 

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  Casa del Fascio.
Foto: Antonello Anappo.

La collezione di Rivaportuense ha acquistato la tessera n. 44 del Fascio Rionale Portuense, emessa il 26 luglio 1936 per il fascista Camillo [...] dal caporione Vito [...].

La tessera, pighevole su quattro facciate e stampata in robusto cartone nelle tipografie del Resto del Carlino a Bologna, presenta in epigrafe la scritta PNF (Partito Nazionale Fascista) ed il nome del gruppo rionale, i numerali II e XV (secondo anno dell'Impero, quindicesimo della rivoluzione fascista), il busto marziale del dittatore italiano.

Le facciate interne riportano rispettivamente il giuramento di fedeltà personale al Duce e alla causa rivoluzionaria, e i dati anagrafici del tesserato, convalidati del caporione. Abbiamo scelto, sebbene siano ormai passati 72 anni da quel giorno, di tenere ancora schermati i cognomi di caporione e tesserato, limitandoci a chiamarli Vito e Camillo. Il giuramento recita: "Nel nome di Dio e dell'Italia giuro di eseguire gli ordini del Duce e di servire con tutte le mie forze, e, se necessario, col mio sangue, la causa della Rivoluzione fascista".

In quarta si trova il bollo a secco del gruppo rionale. Al centro compare il simbolo littorio, mentre un doppio giro riporta i riferimenti del Gruppo rionale Portuense-Monteverde "Luigi Platania", della Federazione dell'Urbe. Non è stato possibile rintracciare elementi sulla biografia di Luigi Platania. Abbiamo comunque appurato che parte dei materiali prodotti da questo gruppo rionale sono oggi conservati alla Biblioteca nazionale di Firenze.

 

 

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Sommario:

» Camillo, fascista n. 4...
» La Casa del Fascio
» Portuense
» Le donne di Ponte di f...
» L’Asilo nido Fantasia
» Le Cave romane alla ex...

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Dossier Dossier

 
Casa del "Fascio" a largo La Loggia.
Foto: Antonello Anappo.
 

La Casa del Fascio

La Casa del Fascio di via Portuense, 549 è un edificio di matrice razionalista, composto di caserma della Milizia, Uffici corporativi e torre.

La caserma nasce verosimilmente intorno al 1925, anno in cui le “camicie nere” del Partito Nazionale Fascista sono regolarizzate nel Corpo della Milizia e dotate di strutture di acquartieramento nella periferia romana. Con abile artificio costruttivo la caserma si sviluppa longitudinalmente e a perpendicolo con la strada, in modo che sia impossibile dall’esterno rilevarne le notevoli volumetrie o stimare la reale presenza di militi. Gli uffici (probabilmente Fascio locale, Gioventù Littoria, Dopolavoro) affacciavano invece su strada, con un fronte a parallelepipedo, sormontato dal corpo torre in travertino, la cui visuale raggiungeva Corviale e Vigna Pia. Al primo piano si apre la balconata circolare, dalla quale i dirigenti del PNF arringavano alla comunità locale adunata nello slarghetto antistante, oggi scomparso.

È stato osservato che “la ricerca architettonica, specialmente nelle proporzioni del corpo torre” (arch. G. Tantini) e l’abile camuffamento delle volumetrie militari denotano suggestivamente l’intervento di un progettista autorevole, il cui nome rimane però custodito negli archivi militari. L’intera struttura risulta sostenuta da un telaio in cemento armato, con solai e coperture anch’essi in cemento armato, mentre i tamponamenti in muratura non hanno funzione portante. Questa caratteristica edilizia fa della Casa del Fascio il primo edificio portuense moderno.

Dalle tessere del PNF locale apprendiamo che la caserma sovrintendeva al vasto territorio di Portuense e Monteverde. Essa rimase in funzione sicuramente fino alla caduta del fascismo nel luglio 1943, ma non passò immediatamente ad altre funzioni: il CLN di Portuense e Monteverde sorse infatti altrove, sul Lungotevere degli Anguillara. Nel dopoguerra la Casa del Fascio è riutilizzata prima come Casa del Popolo e poi come abitazione e attività commerciale.

 

La Casa del Fascio è una caserma dismessa del c.d. Ventennio, sita in via Portuense, 549, al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e risulta funzionale; non è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio di Roma (scheda inventariale 00970667A, Banchini R. - cat. Tantini G.).

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Appena aggiunta.
Foto: Antonello Anappo.
 

Portuense

Portuense è la seconda delle sette sezioni urbanistiche del Municipio XV, di cui occupa il versante collinare alla sinistra della Via Portuense, nel tratto tra la Ferrovia Roma-Pisa e il fosso di Papa Leone (oggi interrato).

I confini urbanistici disegnati nel 1977 comprendono solo una parte dell’Area storica portuense, termine con cui si indicano i due lati della Via Portuensis di epoca romana, « ab Janiculo ad mare », cioè dalle pendici del Gianicolo in direzione del mare. Il territorio era allora coperto di distese boschive, e l’impiego del suolo era limitato all’estrazione del tufo (cave di Pozzo Pantaleo) e agli usi funerari (Necropoli Portuense). Dal Rinascimento le Vigne portuensi disegnano un vivace territorio agricolo, solcato dai percorsi di crinale, che sono ancora oggi alla base del sistema viario del quartiere.

Tra Sette e Ottocento le tenute si frammentano (fra le famiglie Jacobini, Gioacchini, Neri e Ceccarelli per citare le maggiori) e sorgono i grandi casali: Villa Jacobini, Casa Petrella, Casa Balzani (in seguito Villa Bonelli) e il Convitto Vigna Pia. Nel 1877 sorge la struttura militare di Forte Portuense. L’edificazione moderna inizia nel Primo Novecento nelle forme dei villini, cui seguono nel Dopoguerra caseggiati a maggior densità abitativa. Oggi è possibile individuare nel quartiere tre nuclei principali: Vigna Pia, Santa Silvia e Villa Bonelli, cui corrispondono grossomodo tre chiese parrocchiali: Sacra famiglia, Santa Silvia, Nostra Signora di Valme.

I dati comunali al 31 dicembre 2008 indicano una popolazione residente di 29.771 abitanti.

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Le dieci donne di Ponte di ferro (bronzo). Particolare.
Foto: Antonello Anappo.
 

Le donne di Ponte di ferro

Pubblichiamo il tema svolto nel 2008 da un alunno di quinta elementare della scuola Cuoco, in ricordo delle donne uccise dai nazifascisti al Ponte dell’Industria il 7 aprile 1944.

   Li ho guardati tutti quei visi di donne scolpiti sul bronzo, cinque rivolti a destra e cinque rivolti a sinistra. Forse cercavano un aiuto prima di essere fucilate. Ho letto i loro nomi incisi sul bordo della lastra di bronzo inserita in una stele di granito.

Di loro sappiamo solo che la mattina del 7 aprile 1944 erano arrivate ai forni della Tesei, nel quartiere Ostiense, per procurarsi un po’ di pane e farina per i propri figli. La città era occupata e affamata dai nazi-fascisti e quel giorno l’esercito tedesco si stava rifornendo a quei forni. La Polizia Africa Italiana, complice delle SS, le denunciò, decidendo così della loro fucilazione.

Lo storico Cesare De Simone ha trovato i loro nomi nei Mattinali della Questura di Roma: Clorinda Falsetti, Italia Ferraci, Esperia Pellegrini, Elvira Ferrante, Eulalia Fiorentino, Elettra Maria Giardini, Concetta Piazza, Assunta Maria Izzi, Arialda Pistoiesi e Silvia Loggreolo. Racconta Padre Efisio che, quando fu chiamato per la benedizione, al muro di destra del Ponte dell’Industria il corpo di una delle dieci donne era stato gettato sulla sponda del Tevere: era giovane e bella ed era stata violentata.

A ricordo di quella brutale strage è stata posta la stele con i volti in bronzo, il 7 aprile del 2003. Se voi venite da via Ostiense, verso viale Marconi, sulla via del Porto fluviale fermatevi davanti alla lapide che si trova sulla destra del ponte. Questo non è ricordato tra i grandi monumenti di Roma, non celebra vittorie, ma ricorda a tutti la violenza della guerra e il coraggio disperato delle madri..

Michele Crocco è lo scultore del bassorilievo di bronzo che ha dato di nuovo vita agli sguardi e alle voci di quelle donne[1] .

 



[1] Il tema è stato letto il 25 aprile 2009 di fronte alla Stele di Ponte di ferro, durante l’iniziativa di Commemorazione e patrocinio della semina della cultura storica in tema di democrazia promossa dal Circolo PD Marconi, che ringraziamo.

 

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Casa della madre e del bambino, ex ONMI Opera Nazionale per la Protezione della Maternità e Infanzia (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.
 

L’Asilo nido Fantasia

L’Asilo nido Fantasia (ex ONMI - Opera Nazionale Maternità e Infanzia) è un edificio scolastico edificato nel 1939, sito in via Volpato, 20, a Marconi.

Per quanto noto, la proprietà è pubblica e funzionale; è visitabile, è visibile da strada. È stata studiata dalla Sovrintendenza comunale ai Beni Culturali (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)

 

 

 

 
Cave romane di via Portuense e via Belluzzo a Vigna Pia (cortesia di Virtual Earth).
Foto: Antonello Anappo.
 

Le Cave romane alla ex Purfina

La Cava ex Purfina è una cava di età romana, sita in via Belluzzo al Portuense.

Per quanto noto, la proprietà è privata e di interesse archeologico; non è visitabile, non è visibile da strada. È stata studiata dalla Soprintendenza Archeologica di Roma (scheda inventariale presso l’Ente).

(Antonello Anappo)