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di Antonello Anappo (on line dal 25/09/2007, 321 letture) |
La Collezione di Rivaportuense ha acquistato il numero de La Tribuna illustrata (con la copertina dell’illustratore A. Minardi) dedicato all’incidente ferroviario dell’11 settembre 1921 alla Magliana. Quel giorno, una domenica, un treno viaggiatori stracolmo, partito da Roma Ostiense, raggiunge Ladispoli, dove celebri atleti si esibiscono in tuffi, a conclusione della stagione balneare. Al ritorno avviene la sciagura, presso l’attuale sottopasso di via del Trullo, in un tratto allora intersecato dai binari a servizio delle industrie di zona. Il fotocronista Ferri accorre tra i primi e racconta con crudo realismo: “Un treno merci in manovra, malauguratamente affidato alle mani inesperte di un fuochista diciassettenne, è andato a cozzare come un ariete sulle vetture centrali del treno, che filava velocemente su Roma. Il cozzo è stato terribile”. I vagoni deragliano, precipitando nella scarpata di Montecucco. “24 viaggiatori, in gran parte donne e bambini, v’hanno perduto miseramente la vita, e oltre 100 individui han lasciato brandelli delle loro carni e frammenti delle loro ossa in quel groviglio immane di ferri contorti e legname stroncato”. Il bilancio finale superò le 30 vittime. L’episodio (definito “uno dei più terribili disastri che mente umana ricordi”) colpì duramente l’opinione pubblica, incrinando i miti della ferrovia e del mare per tutti.
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Sommario: » 1921, disastro ferrovi... |
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In costruzione. (Antonello Anappo)
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Giovanni Paolo II visita N.S. di Valme il 16 dicembre 96. È la terza domenica d’Avvento, tradizionalmente chiamata “Gaudete” in memoria di un passo di S. Paolo ai Filippesi che esorta a gioire per la vicinanza del Natale. Le prime parole sono per i più piccoli: “Vi ringrazio per questa accoglienza chiassosa. E grazie a Dio che c’è chiasso, perché è un segno della gioia! Essendo ragazzi siete la gioia incarnata; io vi voglio bene!”. In chiesa Wojtila scandisce S. Paolo (4,4-5): “Rallegratevi sempre nel Signore! Ve lo ripeto, siate felici! Il Signore è vicino!”. I diaconi leggono Isaia (61,10 “il Signore mi ha rivestito di salvezza”), S. Paolo ai Tessalonicesi (5,16 “Dio vi santifichi fino alla perfezione”) e spiegano le figure di S. Giovanni Battista e S. Elisabetta, preparatori dell’Avvento. Il discorso ai “carissimi fratelli e sorelle della parrocchia” è un elogio per le opere di evangelizzazione, fin dentro i condomìni. “Sono lieto di celebrare l’eucarestia insieme con voi!”, dice. “Che la buona Novella possa entrare in ogni casa ed aiutare a riscoprire che solo in Cristo c’è salvezza. In Lui è possibile trovare pace interiore, speranza e forza per affrontare ogni giorno le situazioni della vita, anche le più pesanti e difficili". (Antonello Anappo)
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Summanus e le porte dell’Inferno La chiesa di Santa Bibiana all’Esquilino - dove nel VII sec. giungono i materiali di recupero del sito degli Arvali - ha restituito una lastra di marmo sacra al dio infernale Summanus. Summano è una divinità minore da cui dipendono i fulmini notturni (che i Romani ritenevano generati dagli Inferi e diretti al cielo), posta in relazione antitetica con Giove, che presiede invece alle saette diurne. Durante i Summanalia (20 giugno) al dio era sacrificato un montone nero, il suo l’idolo a forma di caprone riceveva l’unzione rituale e si consumavano focacce di farina. Il culto si mantenne associato a Giove fino al 278 a.C., quando se ne staccò ricevendo un tempio autonomo al Circo massimo. La lastra era posta in una porzione boschiva (probabilmente all’interno del Lucus) devastata da un fulmine notturno. Il pericoloso varco fra mondo superficiale e mondo degli Inferi era carico di sacralità negativa e per questo interdetto agli uomini. La lastra aveva la funzione complessa di riconciliare la divinità, chiudere il varco ed ammonire i colòni circa la natura ‘terribile’ del luogo. La lastra, datata II-III sec. a.C. (oggi ai Musei capitolini, galleria del palazzo Senatorio, rep. NCE14), riporta minacciosa: ‘Summanium fulgur conditum’, ‘qui il fulmine di Summano ha generato un solco’. (Antonello Anappo)
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Fratelli di Romolo, fratres Arvales In costruzione. (Antonello Anappo)
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